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Archivio per Agosto, 2008

In treno, ultima fermata: la morte

Sembra un racconto di Dino Buzzati. E invece è la storia di una morte, in treno, all’ultima fermata di un anonimo interprovinciale Roma-Grosseto. Quando il capotreno ha effettuato la ricognizione di rito, come si fa sempre quando un convoglio fa capolinea, ha notato un passeggero, solo, in una carrozza. Si è avvicinato. Pensando che dormisse ha ripetuto a voce alta. “Signore, siamo arrivati a Grosseto. Il treno si ferma”. Era caldo a pomeriggio ormai quasi finito, ma non caldissimo. L’uomo però, avrà pensato il capotreno, sarà rimasto un po’ stordito dalla calura. Per questo quel sonno appariva così profondo. Certo, la spiegazione doveva essere questa. “Grosseto, siamo a Grosseto”, deve aver detto stavolta quasi urlando il capotreno. Poi si deve essere deciso a toccare l’uomo, probabilmente su una spalla, e allora quel signore che pareva dormire si è mosso, o meglio ha oscillato, quasi è caduto. Ma senza una parola, senza un rumore. Se non fosse stato per il capotreno del convoglio Roma-Grosseto arrivato in stazione intorno alle 18,50 del 26 agosto, nessuno si sarebbe accorto che l’uomo che pareva dormire, era giunto all’ultima fermata: la morte. Le cronache racconteranno che quell’uomo aveva 62 anni, che era cardiopatico e residente a Roma. Che in tasca non aveva alcun biglietto, nè è possibile dire a quale stazione sia salito. Chissà se abbia scambiato o meno qualche parola con un passeggero. Chissà se qualcuno abbia colto l’ultimo impercettibile movimento della testa, a reclinare, come per dormire. E invece era la morte. Chissà perchè, a me colpisce tanto così che quell’uomo sia morto in treno, da solo, nel colmo di un colossale equivoco tra il sonno e la fine di una vita. Di certo c’è che quell’uomo aveva un appuntamento sul treno Roma-Grosseto: l’ultimo. E che è arrivato puntuale, ma da solo.

Miss, la carta d’identità della bellezza

La premessa. Elena, la ragazza grossetana che ha vinto il titolo di Miss Toscana è bellissima. Viva Elena, titolo meritato e ogni bene e successo augurato. Il ragionamento di questo post non è riferito a lei. Premessa bis: anche tutto il resto delle ragazze giunte in finale erano belle, applausi anche a loro. Ultima premessa:il mio non vuole essere un discorso bacchettone o filosofico-sociale sul senso di questi concorsi di bellezza, sulle illusioni e le aspettative che creano nelle partecipanti, sul senso di emulazione a cui inducono eserciti di ragazzine. Su questo fronte i reality fanno danni ben più grandi. No, il mio ragionamento verte proprio sulla bellezza, e su quella femminile in particolare. A scorrere la data di nascita delle partecipanti a Miss Toscana, come a qualsiasi altra kermesse del genere, raramente si nota la presenza di over-20. Se capita qualche venticinquenne già viene considerata… in là con gli anni. Ma è giusto? I canoni della bellezza sono così acerbi? Una donna è bella solo al di sotto dei 20 anni? A me pare proprio di no. Certe consapevolezze, certi sguardi che creano fascino e personalità, non sono propri delle under 20. Donne belle ce ne sono a tutte le età, ma un pizzico di maturità in questi concorsi non guasterebbe. Probabilmente qualche anno in più nella carta d’identità delle partecipanti, porterebbe in passerella non solo una bellezza meno acerba, ma anche maggiore capacità di non prendersi poi troppo sul serio.

All’estero, e ti bastino 800 euro al mese…

Qualche giorno fa la Scuola di Scienze Aziendali di Firenze ha reso noto che non si trovano giovani disposti a diventare agenti commerciali all’estero di piccole aziende con meno di 50 dipendenti. Si apprende che nel corso dei colloqui, un’alta percentuale di candidati si ritira nel momento in cui prende coscienza di due circostanze basilari del rapporto di lavoro: uno stipendio di 800-900 euro al mese e l’obbligo di recarsi in trasferte all’estero in modo continuativo anche per più giorni alla settimana, presupposto quest’ultimo perfino ovvio vista la natura dell’occupazione proposta. Nei resoconti sull’indagine ci si stupisce dei no dei candidati e si tirano in ballo le abitudini alle relazioni sociali, il viver bene a Firenze e in Toscana, una certa attitudine al “bamboccionismo”, come presupposti per quei rifiuti. Domanda: ma chi ha stilato certi commenti ha mai vissuto con 800 euro al mese? Altra domanda: i rapporti proposti erano a tempo determinato? La solidità delle aziende era così certa per potersi predisporre senza preoccupazioni all’occupazione itinerante? I rimborsi per le spese di trasferta erano preventivi o arrivavano a posteriori? E un’azienda che vuole impostare una seria politica di marketing rivolta verso l’estero si affida a giovani, presumibilmente inesperti e alla prima occupazione? Ecco, io personalmente mi sarei posto queste domande prima di ritirar fuori la deprimente questione del “bamboccionismo” latente dei nostri giovani. Ai quali continuiamo a chiedere sacrifici, accettazione di bassi stipendi, nessuna o poche prospettive certe per il futuro. Insomma, la solita vita da precari, magari itinerante. Alla faccia dei bamboccioni..

In ospedale, a Ferragosto

C’è un mondo che non si accorge del Ferragosto imminente, delle vacanze iniziate, del sole e del mare, della sagre in colline e delle feste danzanti in spiaggia. C’è un mondo che resta sempre “altro”, un altro mondo, specialmente quando c’è aria di festa. In ospedale, Ferragosto è - semmai - un giorno più triste degli altri. Mi è capitato di visitare, stamani, un carissimo parente, ricoverato nell’ospedale senese delle Scotte. Un parente di quelli a cui sei più affezionato, che non vedi mai - perchè lui ha 80 anni, e tu sei preso dal lavoro e tutto il resto - ma che ti ricorda la tua infanzia, gli anni più felici, senza vuoti intorno. I ricordi premono, negli occhi, dove stanno le lacrime. Passi per i lunghi corridoi che portano agli ascensori, e nella mensa c’è gente che mangia. Familiari di ricoverati, infermieri, medici. I primi, soprattutto, hanno facce stanche di nottate insonni, vestiti con le grinze per le lunghe attese, occhi arrossati e sfiniti. Questo popolo del dolore è lontano da quello che, fuori, aspetta Ferragosto. Sopra, in corsia, quattro letti per stanza, non molto caldo, ma i muri appaiono intrisi di storie di umanità sofferente. Che stride con i suoni e i colori dell’estate. Uno può uscire, lasciare l’ospedale proprio alla vigilia di Ferragosto. E’ su di giri, si sente fortunato, e dice a sua moglie che gli prepara la valigia: “Hai visto, ho perso sette chili”. Lei non ce la fa a sorridere. Qui, in questo mondo “altro”, sembra tutto più lontano da tutto. Arriva un dottore che snocciola la sua diagnosi, un po’ incoraggiante, un po’ preoccupante. Simpatico, si vede che cerca le parole giuste per un dialogo con chi attende da lui proprio le parole giuste. Poi se ne va, finisce il turno. E dentro l’ospedale inizia Ferragosto. Uguale agli altri giorni, anzi molto peggio.

Olimpiadi, più emozione in quelle in bianco e nero

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Erano Olimpiadi dall’altra parte del mondo. Come queste. Erano Olimpiadi che arrivavano dall’Oriente misterioso come queste appena cominciate. Erano le mie prime Olimpiadi ricordate, quelle in Giappone del 1964. Avevo cinque anni e restavo appiccicato al televisore, non perdendomi niente di quelle affascinanti immagini in bianco e nero. Indelebili nella memoria, più che per le imprese degli atleti (salvo Abebe Bikila, grandissimo… e i nostri Abdon Pamich e Franco Menichelli), per la meraviglia che destò in me la cerimonia inaugurale (questo il link per un video su You Tube http://it.youtube.com/watch?v=tCAveQGrFbI ), il vecchio imperatore Hiroito, il tedoforo nato il giorno dopo la deflagrazione della bomba di Hiroshima. Il fascino di quella cerimonia inaugurale in bianco e nero mi appare inarrivabile oggi, pur di fronte alle meraviglie allestite dalla Cina che vuol mostrarsi potenza di oggi e di domani. Sarà anche per questo sapore geopolitico di cui sono intrise le Olimpiadi cinesi, che l’emozione si ferma ad un gradino più basso. Belle, bellissime, le evoluzioni scenografiche, la regia, tutto bello. Poi, a volte, le immagini portano il volto del presidente cinese e lo scopri impenetrabile, poco scosso da ciò che vede. Così perfetta la cerimonia inaugurale di Pechino, così imperturabile quel volto presidenziale, da farti impressione, quasi timore. Da Tokio, nel ‘64, arrivava un altro messaggio: di speranza, di voglia reciproca di conoscenza. Come tutte le cose che accadevano in quegli anni e che restano nella nostra memoria, in bianco e nero.

Stuprata? Sempre costretta a difendersi dall’accusa di starci

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La vicenda della violenza subita dalla ventiduenne fiorentina nei pressi della Fortezza da Basso a Firenze ha il sapore del deja vu. I magistrati danno ampio credito alla sua ricostruzione che incastra sei ragazzi, alcuni dei quali avvezzi anche a trastullarsi con video intrisi di sangue e violenza. La testimonianza della ragazzina, per quanto si può leggere dai puntuali resoconti sulla stampa, è tanto precisa quanto inquietante e drammatica. Eppure, la vittima della violenza appare ancora quantomeno sotto osservazione. Il ritornello degli accusati è: “Ma in fondo anche a lei piaceva, ci stava… “. La parola “consenziente” aleggia come un macigno sopra la testa di una ragazzina che ha subito sesso violento da parte di sei assetati di emozioni calde, che per giunta conosceva (non userei la parola amici…). E’ sempre così. Purtroppo.  Ho avuto modo di seguire una vicenda simile accaduta a Siena quasi trent’anni fa. E il sottile sottinteso era quello: l’accusa che, tutto sommato…
Ho anche conosciuto e frequentato per motivi giornalistici, Tina Lagostena Bassi, recentemente scomparsa, l’avvocato che difese Donatella Colasanti, una delle ragazze dello stupro del Circeo. Mi rendo conto di aver scritto una cosa non corretta: “difese Donatella Colasanti”, ma non la cambio. In realtà, la Lagostena era l’avvocato di parte civile, che tutelava la vittima. Ma fu costretta a precisare a voce ben alta, che era in quell’aula per “accusare” gli stupratori, e non per per difendere la ragazze.  Basta riguardare il video di quel processo ( http://www.wikio.it/video/114072 ) per rendersene conto. Tanti anni dopo, il contesto cambia, il fatto è ben diverso, ma limitatamente al ruolo della vittima, si cerca di far ancora aleggiare il dubbio del cosiddetto “consenso” di fronte ad una ragazzina usata in sei. Fin che la cosiddetta opinione pubblica si mostrerà vergognosamente sensibile al tema del “consenso” della stuprata, ci saranno sempre sei accusati di stupro che si difenderanno dicendo che “lei era consenziente“.

Trasparenza in sanità. E i cittadini chiedono informazione alle Ausl toscane

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Centrotrenta indicatori per valutare la sanità in Toscana. E il responso finale sulla qualità del servizio erogato, è possibile trovarlo su internet, azienda per azienda, territorio per territorio. Non sono vere e proprie pagelle ma i cittadini possono farsi un’idea precisa e soprattutto oggettiva. E’ la scelta di trasparenza della Regione Toscana. Il Report sul sistema di valutazione affidato al Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa è da oggi on line all’indirizzo www.meslab.sssup.it, a disposizione di tutti. Su www.intoscana.it abbiamo subito creato un link al sito di valutazione, dato conto della conferenza stampa, pubblicato i video con le interviste.
Ma in questa sede il tema non riguarda liste di attesa o qualità clinica - peraltro buoni i valori -, è più specifico. E’ un aspetto degli indici di valutazione che mi ha particolarmente colpito: quello che riguarda la capacità di informazione delle Ausl delle varie province. Il meccanismo di valutazione vuole accertare il livello di informazione dei cittadini toscani sui servizi offerti dalle Ausl. Così sono stati estratti 6638 abbonati al servizio di telefonia fissa in Toscana e a tutti è stata posta la seguente domanda: “Da 1 a 5 quanto si ritiene informato sui servizi offerti dalla Ausl?” Il quadro che ne è uscito dimostra che c’è ancora tanta strada da fare. Stupisce che in un sistema quale quello della sanità toscana, che esce complessivamente promosso dal Report di valutazione, l’informazione territoriale faccia invece acqua. Eppure i dati sono chiari: giungono ad un punteggio di 2,18 (posto il massimo a 5 e il minimo a 1)  le Ausl di Pistoia e di Pisa, poco sotto Empoli (2,16) Versilia (2,13), Prato (2,02), Arezzo (2,01), Siena (1,92), Firenze (1,90), Lucca (1,84), Massa Carrara (1,78), Grosseto (1,77).
Solo il 20% del campione intervistato si ritiene soddisfatto del tutto o quasi delle informazioni che ha, mentre la somma di chi si dice informato non molto o per niente supera il 46%. Nel mezzo (33%) sta chi si ritiene abbastanza informato. Ma ci sono province in cui la quantità di chi si ritiene “non molto o per niente informato” sfiora o supera la metà: a Grosseto (52%), Massa Carrara (51,9%), Lucca (50%), Firenze (49,6%), Arezzo (48,5%), Siena (47,5%), Livorno (46,8%). E in questo caso la valutazione del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto non calza a pennello. Se un cittadino o due non si sente informato sui servizi sanitari che trova nel proprio territorio, c’è solo da porre rimedio.