Le classifiche di fine anno o sono considerate la “bibbia” o vengono catalogate come un giochino. Io preferisco considerarle come un utile rilevatore di vivibilità . La più longeva delle graduatorie, quella del Sole 24 ore, pubblicata oggi per quanto riguarda il 2008, colloca ancora una volta al primo posto in Toscana, la provincia di Siena (prima per analoga classifica di Italia Oggi di qualche settimana fa). Siena è al settimo posto, ma è soprattutto l’unica provincia toscana sempre presente fra le prime dieci dal 1999 ad oggi, salvo la parentesi del 2000 in cui scivolò un po’ più in basso. Sempre tenendo presente l’arco del decennio, Firenze è stata in top ten sette volte, mentre l’unca altra toscana fra le prime dieci è stata Arezzo , quarta nel 2003. Il dato complessivo della Toscana è comunque buono anche se il tris di toscane al 75° posto (Prato, Pistoia e Massa Carrara) è indice di un malesere che va al di là della classifica.
Il dato che riguarda la costante di Siena (e anche di Firenze) nella top ten nell’arco del decennio è un segnale che la qualità della vita non flette, proprio laddove i livelli di benessere erano già alti. Mentre il ritardo nel livello di qualità del vivere è difficile da colmare in tempi di crisi.
Un altro dato è interessante e dovrebbe stare a cuore a molti amministratori: la rilevazione sulla percezione della qualità della vita. Accanto agli indicatori scientifici, il Sole24 ore quest’anno ha varato una graduatoria del “sentire dei cittadini”: una classifica sulla percezione del miglioramento della qualità della vita negli ultimi 2/3 anni. Tra le province della top ten del 2008, solo Siena conferma la qualità della vita anche in termini di percezione positiva dei cittadini, piazzandosi al secondo posto nazionale. Ed è un patrimonio importante, da salvaguardare e da difendere con le unghie e con i denti, in questi grami tempi di crisi.
Archivio per Dicembre, 2008
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Reduce dall’abituale e ancora non conclusa tempesta di conferenze stampa di fine anno, in cui si fanno bilanci e si delineano auspici, avendo partecipato ormai da trent’anni ad appuntamenti di questo tipo, posso dire che mai come per questo 2008, la voglia di andare incontro all’anno successivo, appare così densa di motivazioni. Basta con quest’anno brutto e cattivo, bisestile, anno di crisi, di guerre, di terrorismo. di povertà che si allarga, di catastrofi e preoccupazioni incombenti. Mai come quest’anno siamo stati sicuri che i nostri figli avranno una vita meno facile della nostra. Mai come quest’anno il pensiero del mutuo ci ha turbato una o più notti. Mai come quest’anno il lavoro ci è apparso il bene più prezioso e, di conseguenza, la fonte di maggiore preoccupazione. Mai come quest’anno, durante i resoconti del bollettino della crisi e di fronte agli auspici di fuoriuscita dal tunnel, mi sono rimbalzate nella mente due cose, di segno opposto. La prima è una battuta, forse una citazione, ma non ricordo neppure da chi l’ho sentita: “Uscire dal tunnel? Intanto proviamo almeno ad accendere una luce e a sistemarci per star dentro un po’ più comodi”. L’altra cosa che mi è venuta in testa, mentre assistevo all’ultima conferenza stama pre-natalizia, era una rimembranza scolastica, il “Dialogo tra un venditore di almanacchi e un passeggero”, dalle Operette Morali del Leopardi. Non che il genio di Recanati sia prototipo dell’ottimismo. Tutt’altro. Anche in questo Dialogo la morale è amara alquanto. Ma quest’anno mi attacco anche al suo venditore di almanacchi, per sperare - doverosamente - in tempi miglori. Rileggere almeno l’inizio del dialogo, un po’ conforta. Oppure no?
Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore. Si signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere. Come quest’anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là ?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore. Saranno vent’anni, illustrissimo.
Passeggere. A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
Venditore. Io? non saprei.
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore. No in verità , illustrissimo.
Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa.
Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore. Cotesto non vorrei.
Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore. Lo credo cotesto.
Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore. Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.
Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?
Venditore. Appunto.
Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore. Speriamo.
Passeggere. Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.
Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere. Ecco trenta soldi.
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.
In questo blog personale esprimo pensieri e riflessioni. Punti di vista, appunto, personali. Indignazioni, anche, come in questo caso. Ho appena visto a “Mi manda Rai 3″ la rappresentazione di un triste spettacolo, che peraltro pensavo già concluso nel novembre scorso. Il caso è quello dell’Unicoop Firenze, che ha licenziato 7 lavoratori del magazzino di Scandicci, perchè sorpresi, attraverso l’uso di telecamere, a prelevare merendine e biscotti da quella che le immagini mostrate in trasmissione, foto e ricostruzioni avvalorate da sentenze di magistrati, appare possibile definire come ”la gabbia dei rotti”. In pratica alcuni dipendenti sono stati ripresi mentre attingevano da quello che appariva come un magazzino di merci se non deperite, non più destinate alla vendita, per sbocconcellare qualche merendina. Su questo caso si sono già pronunciati sia il Tribunale penale che il magistrato del lavoro.  Nel novembre scorso, appunto, la sentenza del Tribunale ha accolto la richiesta del pubblico ministero e ha disposto l’archiviazione del procedimento penale contro 24 lavoratori del magazzino di Scandicci dell’Unicoop. A quel momento il sindacato ha commentato:“Siamo di fronte a una sentenza che riconosce l’onorabilità e la rispettabilità dei lavoratori accusati ingiustamente di essere dei ladri, per aver usufruito di merendine e biscotti buttati nella “gabbia dei rotti†e non più destinati alla vendita. La vicenda, ormai nota a tutti, trova così il suo giusto epilogo dal punto di vista penaleâ€.
Ma l’epilogo, non pare ancora certo. E lo si è visto anche in trasmissione. Rimane ancora aperta, infatti, sotto l’aspetto civile, la vicenda per i soli sette lavoratori licenziati, perchè nonostante in poco più di trenta giorni il Giudice del Lavoro a luglio abbia, con procedura di urgenza, riammesso al lavoro i dipendenti che l’Unicoop Firenze aveva licenziato, la stessa Unicoop intende andare avanti nel ricorso. E quindi, anche se in questo momento i dipendenti sono al lavoro, pende sulla loro testa la spada di Damocle di un pronunciamento che potrebbe definire legittimo il licenziamento, nonostante sia stata già anche dichiarata l’archiviazione in sede penale. Assurdo. Un altro caso delle mille assurdità a cui siamo costretti ad assistere nel nostro Paese, dove i ladri veri vengono rimessi in libertà in due ore. Quanto è il costo di quelle merendine prelevate dalla “gabbia dei rotti?” Possibile che dopo essere state inserite in un magazzino come merce non destinata alla vendita, quelle merendine tornassero sui banconi di vendita? Ma al di là di questi interrogativi, quello che è apparso inconcepibile,è che durante la trasmissione, dove erano presenti alcuni dei lavoratori licenziati, nonostante fossero state mostrate parti delle sentenze dei magistrati che mostravano chiaramente la sproporzione del provvedimento di licenziamento, il Presidente del Comitato di Gestione dell’Unicoop Firenz, Armando Vanni, abbia non solo difeso la coerenza dei licenziamenti, ma abbia annunciato di voler andare avanti nell’intento di buttare sette lavoratori in mezzo a una strada, per atti che il giudice ha ritenuto irrilevanti dal punto di vista penale. Che valore viene dato alla vita delle persone? Perchè il lavoro, oggi, è vita. Perderlo significa emarginazione, disperazione, morte civile per chi resta disoccupato e per le proprie famiglie. Come è possibile, oltretutto per una cooperativa come la Unicoop Firenze, spesso avamposto di etica e sensibilità , che non si riesca a valutare in un’ottica meno definitiva quanto accaduto? Perchè non sanzionare con una multa, per esempio, i dipendenti, anzichè condannarli alla perdita del lavoro? Comminare una pena spropositata è cosa che appartiene alla categoria delle ingiustizie. Incredibile è che dopo le sentenze in sede penale e del giudice del lavoro, l’Unicoop Firenze abbia annunciato in tv di voler perseguire ancora nell’intento del licenziamento. Incredibile che davanti alla platea televisiva non si sia compreso che annunciare, per esempio, l’intento di derubricare in multa il provvedimento di licenziamento nei confronti dei lavoratori, avrebbe avuto un valore per la stessa Unicoop, decisamente superiore a quello delle merendine nella “gabbia dei rotti”. La speranza è che alla fine di ogni ricorso possibile dell’Unicoop Firenze, quei lavoratori licenziati, oggi riammessi al lavoro ma in regime di sospensione, non debbano davvero trovarsi in mezzo a una strada.
Questo il link per saperne di più http://www.cgil.it/FIRENZE/2008/unicoop2.htm
 Il Piatto è servito - guarda il video di Report
Centonovantesei bambini di una scuola senese sono stati sottoposti ad un test di cui ha dato riscontro la trasmissione “Report” di domenica 30 novembre. Nel programma condotto da Milena Gabbanelli è andata in onda un’inchiesta dal titolo “Il piatto è servito”, in cui si è parlato anche di pesticidi in agricoltura e in particolare del loro impatto sull’uomo. La dottoressa Cristina Aprea del Laboratorio di Sanità Pubblica del Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda USL di Siena, ha reso noti i risultati dello studio condotto in collaborazione con la professoressa Mirella Strambi dell’Università di Siena. In particolare il test riguardava la presenza di residui di pesticidi nelle urine dei bambini senesi dai 6 agli 8 anni. I dati sono affatto confortanti:ai bambini è stato chiesto cosa avessero mangiato il giorno prima, poi sono state raccolte le urine per cercare le sostanze organo fosforiche. Non c’è stato bambino in cui non fosse presente almeno una sostanza organo fosforica ma in molti erano presenti tutte e sei le sostanze derivanti da pesticidi usati in agricoltura: “Il problema è che negli ultimi anni - ha detto la dottoressa Aprea - sono stati rilevati effetti cronici per queste sostanze, dovuti anche all’assorbimento ripetuto di piccole quantità ogni giorno. I bambini sono più suscettibili degli adulti e la presenza di queste sostanze è assolutamente da evitare”. La puntuale e documentata affermazione della dottoressa Aprea non ha trovato grande risalto nei media. Eppure, francamente, mi pare tematica dirompente e decisamente preoccupante.






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