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Archivio per Maggio, 2009

Elezioni, la scelta di esserci

babbo-natale

In questo blog non mi va quasi mai di affrontare temi politici. Non lo ritengo opportuno per ora, poi chissà, mi potrebbe anche tornare la voglia. E sì che ce ne sarebbero tante di cose da commentare, in giro per la Toscana, oltre la Toscana, dentro i meandri dell’informazione politica, dei messaggi di comunicazione pro e contro, dei fenomeni di riassestamento, dei nuovi e vecchi metodi per garantirsi il consenso. Addentrarsi dentro le occasioni perdute, dentro le schermaglie fini a se stesse che non lasceranno tracce nè nella storia, nè nella storia personale di coloro che - tanti - devono mettere insieme il pranzo con la cena, devono contare gli euro per pagare il mutuo, devono pregare chi ritengono opportuno, perchè non hanno certezze sul rinnovo dell’ennesimo contratto a termine. Avrei anche un po’ di gusto a ribattere ai soliti furbacchioni che ritengono di aver capito tutto e che pontificano a tutti i livelli, nazionale e locale - quanti ce sono sui giornali, di miei colleghi così… - magari facendo la lezioncina a chi ritengono inesperti della politica e per questo da bistrattare con titoletti a effetto.
Mi rendo conto, scrivendone, che verrebbe eccome la voglia di parlare di politica anche da questo blog. Forse dopo la bolgia della campagna elettorale, giorni bollenti durante i quali ho sempre avuto un po’ di scetticismo sulla reale possibilità che manifesti poco credibili o slogan a casaccio, possano convincere qualcuno a fare una determinata opzione. Dice che è tornato di moda il contatto personale. Dice che i candidati si devono scrivere una lista di possibili elettori e contattarli a ondate via via che ci si avvicina al gran giorno. Dice che sono utili i “santini”, soprattutto per chi ha una faccia nuova e pulita davvero, da mostrare. Dice che in questi giorni tanta gente sta pensando di non votare. Ecco, questo sarebbe l’errore più grande. Decidere di non esserci, non serve a nessuno. Il voto è una speranza, non votare significa comunque abdicare alla speranza. Io spero che non sia così. Spero che la gente a votare finirà per andarci. Sarà, che mi piace ancora tanto provare a credere alle favole. E essere quindi, certamente un ingenuo credulone, rispetto ai “ganzi” che tutto sanno e capiscono della politica.

Birillo, la supremazia affettiva dei “bastardini”

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L’agenzia Ansa ha battuto la notizia poco prima le ore 21 di ieri, domenica. E oggi giornali e siti Internet di informazione e non, riportavano in bella evidenza la tenera storia di Birillo, cane meticcio che però a me piace chiamare “bastardino”, così come chiamo la mia ineguagliabile Lilly (nelle foto), perchè mi pare che questo appellativo sia più denso di affetto del più burocratico “meticcio” . Birillo è scappato dal suo padrone adottivo che lo aveva da poco prelevato da un canile, ed è tornato di propria spontanea volontà al canile medesimo. Tutto accade a Montecatini, dove gli operatori del canile Hermadia, appena hanno visto Birillo, si sono commossi ed entusiasmati nello stesso tempo. Perchè, evidentemente, da loro Birillo aveva ricevuto quello stesso affetto che solo i “bastardini” sanno regalare a noi umani. Birillo tornerà al suo padrone adottivo, che però ogni tanto ha dichiarato di volerlo portare a trovare i vecchi amici del canile, uomini e cani.
Sempre di più, negli ultimi tempi, le belle notizie sono legate ai cani e soprattutto a quelli non di razza, magari un po’ spelacchiati, dalle gambe storte, senza pedigree, ma che regalano un sentimento puro, inarrivabile. I loro occhi umidi quando ti guardano parlano più di tanto umano dialogare e quello che arriva dentro - almeno a me - è indice di una supremazia affettiva evidente, che i “bastardini” ci offrono disinteressatamente, regalandoci, nel contempo, tanti attimi di vera felicità.

Il senatore e la speranza

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A Firenze è stato presentato il libro di Mario Castelnuovo, “Il badante di Che Guevara” (Salerno editrice), storia che mette ad amaro confronto un ex senatore comunista in carrozzella soprannominato Che Guevara ed il suo badante dell’ Est, soprannominato Drogo. Metafora, anche, delle difficoltà della sinistra di porsi in modo valoriale di fronte al tema dell’immigrazione. Paolo Ermini e Vannino Chiti, con Giovanni Anversa e l’autore, hanno approfondito questi ed altri aspetti, ma la cosa che mi ha più interessato è una citazione, dal libro, che Vannino Chiti ha offerto alla platea. La frase era questa: “Quando non ci si innamora più di niente e di nessuno: questa è la vecchiaia”. E si diventa soli, ha aggiunto Chiti. Ho ripensato al libro, alla citazione di Chiti, a quello che in fondo è il tema che ci sta dietro - la speranza - leggendo avidamente le prime pagine del libro di Zygmunt Bauman, “L’arte della vita”, appena uscito. Bauman dice che “siamo felici finchè non perdiamo la speranza di essere felici in futuro”. E ho la sensazione, sempre di più, che questa - molto più di tante chiacchiere che già affollano la campagna elettorale - sia una delle tematiche di fondo non in chiave intimista, ma a livello di società contemporanea, soprattutto per la prospettiva delle future generazioni. E’, a mio parere, questa la chiave di volta di ogni politica che non sia vecchia e stantia, legata ad antiche mediazioni che non funzionano più, o a decrepiti ricatti fuori luogo: ridare speranza - e quindi felicità possibile - alla gente, ai propri obiettivi minimi, come la casa, il lavoro che non sia precario, l’affermazione del proprio talento. Al di la di questo c’è il nulla continuo da cui siamo bombardati e da cui dovremo cominciare a saperci difendere meglio.