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Vignaioli e vignerons, vino e filosofia

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E’ una inedita e suggestiva prospettiva quella che soprattutto Sergio Givone offre, all’iniziativa “Ripensando al Caffè filosofico davanti a un fiasco di vino”, che nell’ambito di Vignaioli e Vignerons, ha visto il Teatro del Sale riempirsi di tante persone, tutte richiamate dal fascino della riflessione su un tema:il rapporto tra vino e filosofia. E Givone ha offerto con semplicità, quasi con leggerezza, profonde chiavi di lettura: io bevo per ben pensare, diceva Socrate. Bevo per avere l’animo più libero di riflettere e discettare di filofosofia e per capire la vita. Come se l’ebrezza consentisse, allora come oggi, di avere l’animo meno ingombrato dai fardelli dell’esistenza: “Il vino non cura - ha detto Givone - ma rende sopportabili i mali e i dolori degli uomini”. Sembra dunque plausibile bere vino per curarsi l’anima, senza appesantirla, ovviamente, dal troppo bere. Oggi tutto sembra indicare che il bere è semmai la strada per dimenticare, per addentrarsi nell’oblio dei pensieri. E invece, ha aggiunto Givone, cosa altro è il vino da meditazione, se non uno strumento piacevole per meditare, appunto, riflettere, perfino filosofeggiare sulle nostre ambasce quotidiane.
E poi, ancora, il rapporto tra il produttore e la bottiglia del suo vino, ruolo che Givone intepreta anche in prima persona con un ottimo Chianti e poi con un vinsanto: “Stappare la bottiglia - ha detto Givone - significa incamminarsi sulla via della conoscenza. Gustare per capire quel vino, la fatica che c’è dentro, approfondire, appunto la conoscenza: il vino è la prova che della verità non si potrà mai fare a meno”. Una gran bella serata, con l’anfitrione Picchi, a offrire il meglio di sè con i suoi sformati, uno splendido lampredotto ed un’incantevole trippa. E, tra i vini gustati, la scoperta di un incredibile bianco, uno Sgiraz (non è un refuso…) fiorentino, che incanta per la sua naturalezza. E che fa ben pensare, almeno per stanotte.

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