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Il regalo che aspetto? La semplicità

Io me li ricordo semplici i miei Natali preferiti. Cugini, zii, babbi, mamme, nonni, cani e gatti, tutti stipati in una casa. A tavola stretti, con la pasta fatta in casa e il ragù che era un profumo che iniziava alla vigilia e ci portava fino a dopo Santo Stefano. Tombole interminabili con il panettone avanzato dal pranzo, nel mezzo alla tavola. Appena più grandini, si cominciò a trasgredire con la “Bestia”, gioco infernale che parte dalla briscola e ti porta chissà dove. Ma il Natale era soprattutto stare insieme, appiccicati. Si rideva di poco, si parlava di tutto. E noi, più piccoli, ad ascoltare. Era un Natale semplice. Ma bellissimo. Ed è questo tipo di Natale che è il più sognato da tutti: me ne sono reso conto anche dai pensieri sul profilo di Faceradio, la trasmissione che faccio, insieme a Simona e Giovanni su Radio Toscana ogni giovedì - anche stasera! - dalle 20 alle 22. E ‘ il Natale della semplicità, in questo mondo così complicato, che mi piace di più.
Tempi difficili, in cui si fa fatica a stare al passo con cose di cui si potrebbe tranquillamente fare a meno. Ma bisogna correre, comunque. E complicarsi la vita, complicare la nostra vita, marcare sempre di più il distacco tra chi ha gli strumenti e la voglia di complicarsi la vita, e chi non ha nè gli strumenti nè la possibilità di partecipare a questa immensa complicazione delle nostre esistenze.
Mi viene di pensare a Gramsci, che ci ha lasciato in eredità il dovere e il diritto di istruirsi, per non essere succubi delle classi più agiate, che l’istruzione potevano pagarsela. La cultura era un modo per affrancarsi dal disagio e dalle povertà. Senza l’acquisizione di un minimo di cultura, di istruzione, era difficile emanciparsi dalla marginalità.
Ho l’impressione che oggi, se male applicate, se assunte a dogma, se non messe al centro di processi reali e diffusi di un nuova “istruzione di massa”, le nuove tecnologie possano ancora marcare la differenza tra una nuova casta iper-tecnologica e talvolta portatrice di una cultura aristocratica distante dalla gente, e il nuovo “proletariato” che non può, o non ce la fa, o non vuole “istruirsi” al nuovo verbo. Destinato, così, a rimanere marginale nei processi di innovazione e sviluppo. A volte troppo complicati e lontani dalla realtà per migliorare davvero la nostra vita. Che poi, dovrebbe essere il fine unico e ultimo di ogni innovazione.
Anche per questo, oggi, per il mio Natale, vorrei in regalo tanta semplicità, una valanga di semplicità. Cose semplici, per qualche giorno da vivere in semplicità. Per poi tornare nell’era della complicazione, almeno un po’ ossigenato. Buon Natale, e se volete, tanta semplicità a tutti voi!

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1 Risposta a “Il regalo che aspetto? La semplicità”


  1. 1 silvia torri

    Daniele, anche questa volta sono d’accordo cone te.
    tutto molto complesso e chi riesce a star dietro a certe tecnologie sta diventando snob .
    incredibile, spuntano caste in luoghi preposti ad agevolare la comunicazione fra tutte le genti.
    è strano ma non avrei mai pensato un giorno di diventare nostalgica, anche solo per un attimo… ma lo siamo.
    comunque coccoliamoci in questi pochi giorni di pausa, per poi rituffarci in modi e maniere a volte aliene.
    tanta felicità
    S

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