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Archivio per 5 Febbraio 2010

“La prima cosa bella” ti scava dentro

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Secondo me “La prima cosa bella” non è un film da tempi come quelli in cui viviamo. Falsi fino al midollo, tutta apparenza e niente sostanza. Inondati di tecnologia inutile, nuova religione dei sacerdoti del futuribile, che ammantano le nostre esistenze di presunte necessità affatto necessarie. Invece il film di Paolo Virzì è talmente vero che sembra un assedio. Premessa personale: ero prevenuto. La storia di una mamma particolare, ma che comunque muore nelle braccia dei suoi figli, era per me una sorta di esame. Da affrontare, ma con paura. E infatti mi sono sentito assalito più volte dalle immagini che scorrevano sullo schermo. Scosso nella mia emotività che ogni giorno, come tutti, trasporto come un fardello con cui fare i conti, ogni tanto. Altissimo il rischio di commuoversi nella sala piena. E allora? Chi se ne frega. Il film di Paolo Virzì è così bello che non lascia respirare. Sì’, ci sono attimi in cui si può perfino sorridere, ma in realtà io, come tanti intorno a me, questo film l’ho vissuto in apnea. Aggrappandomi al bracciolo della sedia del cinema, per non perdere di dignità. Virzì riesce a scuotere nell’anima, insieme al suo cast di non attori. La stratosferica Ramazzotti, la meravigliosa Sandrelli che non recita mai, un gigantesco Mastrandrea, una Pandolfi che meglio non poteva. E poi, gli altri: un tenero Marco Messeri innamorato per sempre e nell’ultimo istante; un Bobo Rondelli balbuziente e timoroso del proprio sentimento. Così’ come gli attori non erano attori, la colonna sonora non è un semplice contrappunto musicale delle scene, ma ti accompagna più che all’interno della splendida sceneggiatura del film, nei cassetti segreti della tua anima. E scardina ogni serratura. Virzì scuote nel profondo, fa capire che l’amore è, prima di tutto, amare la vita. “La prima cosa bella” non sale mai in cattedra. Non ti impone niente, nè messaggì, ne dogmi. Lascia tracce in tutta umiltà, fino a farti coraggiosamente sperare che perfino la morte, di fronte all’amore della vita, non sia che un episodio.