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“La prima cosa bella” ti scava dentro

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Secondo me “La prima cosa bella” non è un film da tempi come quelli in cui viviamo. Falsi fino al midollo, tutta apparenza e niente sostanza. Inondati di tecnologia inutile, nuova religione dei sacerdoti del futuribile, che ammantano le nostre esistenze di presunte necessità affatto necessarie. Invece il film di Paolo Virzì è talmente vero che sembra un assedio. Premessa personale: ero prevenuto. La storia di una mamma particolare, ma che comunque muore nelle braccia dei suoi figli, era per me una sorta di esame. Da affrontare, ma con paura. E infatti mi sono sentito assalito più volte dalle immagini che scorrevano sullo schermo. Scosso nella mia emotività che ogni giorno, come tutti, trasporto come un fardello con cui fare i conti, ogni tanto. Altissimo il rischio di commuoversi nella sala piena. E allora? Chi se ne frega. Il film di Paolo Virzì è così bello che non lascia respirare. Sì’, ci sono attimi in cui si può perfino sorridere, ma in realtà io, come tanti intorno a me, questo film l’ho vissuto in apnea. Aggrappandomi al bracciolo della sedia del cinema, per non perdere di dignità. Virzì riesce a scuotere nell’anima, insieme al suo cast di non attori. La stratosferica Ramazzotti, la meravigliosa Sandrelli che non recita mai, un gigantesco Mastrandrea, una Pandolfi che meglio non poteva. E poi, gli altri: un tenero Marco Messeri innamorato per sempre e nell’ultimo istante; un Bobo Rondelli balbuziente e timoroso del proprio sentimento. Così’ come gli attori non erano attori, la colonna sonora non è un semplice contrappunto musicale delle scene, ma ti accompagna più che all’interno della splendida sceneggiatura del film, nei cassetti segreti della tua anima. E scardina ogni serratura. Virzì scuote nel profondo, fa capire che l’amore è, prima di tutto, amare la vita. “La prima cosa bella” non sale mai in cattedra. Non ti impone niente, nè messaggì, ne dogmi. Lascia tracce in tutta umiltà, fino a farti coraggiosamente sperare che perfino la morte, di fronte all’amore della vita, non sia che un episodio.

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2 Risposte a ““La prima cosa bella” ti scava dentro”


  1. 1 Simona

    E’ vero. La prima cosa bella non è un film che giudica. E’ un film che parla, che racconta, senza doverti insegnare niente. Racconta uno spaccato di vita, quella che ti scorre addosso e non senti pienamente di vivere, quella delle parole non dette, delle persone che non hai capito fino in fondo. Quelle che pensavi di conoscere e che, all’improvviso, ti presentano un’ulteriore parte di sè. Quelle che anche morendo ti fanno un ultimo regalo, un ultimo atto d’amore. Due fratelli che si abbracciano e si ritrovano, in lacrime. E’ la vita di tutti noi che si snoda attraverso una storia. Ma quello è solo il contorno. Perchè al di là della storia, quello che emerge prepotente da questo film, è il sentimento. Ti avvolge e non ti molla. Una pellicola girata con il cuore. Da applausi.

  2. 2 notedigitali

    Hai ragione, Daniele. E’ stato un film vissuto in “apnea”, travolti da una storia potente nella sua “apparente” semplicità narrativa. Un’opera che emoziona, capace di arrivare al cuore di ognuno di noi sinceramente, liberandoci alla fine da veli e ipocrisie. In questo ultimo lavoro di Virzì c’è tutto l’amore del mondo: madre-figli, uomo-donna, fratello-sorella, passione, turbamento e possesso. C’è un’Italia forse lontana, perduta per sempre, più semplice, quotidiana. Alla fine lo spettatore è nudo di fronte alla forza dei sentimenti, allo scorrere della vita e alla verità ultima della morte. Ma con una certezza in più: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.

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