
Stamani avevo fortissimamente bisogno di trattarmi bene. Così ho deciso di prepararmi un’orata al forno. E per il gusto, anche, di fare la spesa in un’atmosfera piacevole e colorata, sono andato al Mercato in San Lorenzo. Ho girato tutti i banchi del pesce e su tutte le orate era riportata -correttamente - la provenienza. Erano tutte orate greche. Ora, non che io abbia nulla contro la Grecia, ma ho deciso di spostarmi su un altro prodotto, perchè visto che siamo un Paese inzuppato nel mare, non dico di avere a portata di mano orate made in Tuscany, ma perlomeno italiane. Così ho provato con il tonno: belli a vedersi, nei tranci che parevano bistecche. Ma su tutti, campeggiava il cartellino: “pinna gialla”. Sapevo che voleva dire, ma -ancora correttamente - il gestore di uno dei banchi del pesce mi ha precisato: “Roba dell’Oceano eh… il pinna azzurro e chi lo vede più?”. Bene, insomma, la mia voglia di pesce nostrano si è scontrata con questo Mercato dell’altro mondo, che purtroppo e ovviamente fa breccia anche in San Lorenzo. Mentalmente ho inscenato una protesta contro la globalizzazione alimentare e ho boicottato i prodotti non made in Italy. Abbandonata l’idea del pesce e ormai votato alla filiera corta, mi sono spostato sulla bistecca disossata. E stavolta era roba di casa nostra davvero. Ho aggiunto un paio di pomodori: “Puzzano ancora d’orto, stia tranquillo” mi ha detto il fruttivendolo. Insomma, ce l’ho fatta a trattarmi bene con prodotti di casa nostra. La bistecca era meravigliosa e i pomodori spettacolari, da non metterci nemmeno il sale. Domani vado al mare, in Maremma, e se trovo un’orata greca, la ributto in mare dentro una bottiglia, con un bigliettino: “Orate e buoi dei paesi tuoi”.













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