mercoledì 19 giugno 2013   | intoscana.it
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Meno genitori, sicuramente più amici

Per un figlio uno degli aspetti che differenziano un padre da un amico è il modello di relazione che si instaura con i due. Di un genitore conosciamo bene la quotidianità domestica, vagamente la vita professionale e quasi mai il passato se non per piccoli aneddoti o racconti che ogni tanto sentiamo raccontare. Situazione che si riflette poi nel modo con il quale un figlio valuta ed elabora le informazioni che provengono da quello che dovrebbe essere per lui un modello di riferimento per la propria crescita.

Ma la Rete non guarda tanto per il sottile e quello che accadrà tra qualche anno è che ogni adolescente avrà libero accesso alla vita digitale dei propri genitori: il diario di FB, i Tweet, i video, le foto, siano essi postati volutamente che messi in rete da altri.
Tutto a disposizione dei ragazzi che si troveranno di fronte, in un attimo, alla storia dei propri genitori. Lavoro, amori, feste, vacanze, prese in giro, soprannomi: quello che, forse ancora per un briciolo di buon senso, viene raccontato ai propri figli con il tempo e con le dovute attenzioni.
In un solo attimo, in un appiattimento temporale che non considera la maturità, le situazioni e nemmeno l’opportunità di tralasciare qualcosina, la vita dei genitori sarà riversata di prepotenza dentro quella dei ragazzi.

Non credo che sarà la fine del mondo, ma sicuramente sarà la fine di un modello di paternità che da tempo ci portiamo dietro e che da sempre ha contraddistinto un padre da un amico.

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La TV sull’iPad

E’ qualche giorno che mi sono messo a giocare con l’ipad per capire se e come fosse possibile vedere la TV sulla bella tavoletta della Apple.
Dopo aver girovagato un poco sul web, su Google e su iTunes ho trovato molte App di dubbia o nulla utilità, ma anche qualcuna niente male che vi descrivo sotto:

- Rai TV: app gratuita che permette di vedere i in diretta i canali Rai 1,2,3,5,News,Sport1, Sport2, una serie di trasmissioni e speciali on demand, nonchè l’archivio della settimana passata per i canali 1,2,3 e 5.

- iTalian TV: app dal costo contenuto (0,79 euro) sulla quale è possibile vedere le trasmissioni in diretta di Canale 5, Italia 1, La7, Sport Italia, Eurosport e una decina di TG News. L’applicazione è più che basic: lista dei canali e visione degli stessi. Niente programmi, palinsesti o altro, un poco come un vecchio televisore.
Ma, a parte questo, funziona.

- SPB TV: gratuita, molto funzionale ed elabora addirittura i flussi differentemente a seconda del tipo di connessione che stiamo utilizzando (3G o WiFi). Oltre 100 canali ma quelli in italiano sono veramente pochi (6 o 7). Richiede una registrazione per vedere alcuni canali.

- Sky Go: per gli abbonati Sky HD permette la visione di alcuni (prevalentemente sport e news) dei canali satellitari

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Un nuovo modo di percepire il passato

Click!
Scatto una foto, guardo il display e scopro che negli ultimi 2 anni ho fatto circa 300 fotografie, un quarto delle quali a mio figlio che oggi ha 2 anni.
Impressionante se faccio un confronto con le mie: credo che nei primi 10 anni di vita mia abbiano fatto in tutto una quindicina di foto. Ed eccetto le rare volte che ho visto queste foto, non ho mai avuto altri grandi stimoli che mi abbiano portato a ricordare un passato così lontano.

Oggi le cose sono parecchio differenti: le nuove generazioni non solo sono immortalate in centinaia, migliaia di foto, ma hanno questo enorme archivio digitale sempre a loro disposizione. Il che significa crescere con uno stimolo a ricordare le esperienze passate che è continuo e molto più invasivo di quanto non lo sia stato per noi.
Oggi a 3 anni un bambino chiede di rivedersi in foto ogni qualvolta incrocia la macchina fotografica o il telefonino di mamma e la stessa cosa accade anche negli anni successivi. Quindi la sua percezione del presente è continuamente affiancata dai ricordi del passato in una sorta di sovrapposizione continua dei livelli temporali della sua vita.

Ora sinceramente non credo che la nostra memoria possa esaurirsi o impazzire per le troppe informazioni; quello che è certo è che se la nostra mente ha impiegato milioni di anni per evolversi distinguendo passato e presente, gestendo in una certa modalità la memoria, in un paio di anni noi gli abbiamo mischiato le carte.
Non ho idea di cosa questo possa significare: ne riparleremo tra una ventina d’anni osservando i bambini di oggi che nel frattempo avranno vissuto la loro vita costantemente in bilico tra presente e passato.

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Telepatia e pensieri in giro per la rete

Tranquilla serata in casa, la piccola iena a letto -mio figlio- e un poco di zapping in TV mentre sparecchio.
Per la verità era un po’ che non guardavo la TV ma girovagando su Sky ho trovato un documentario su Discovery Channel che mostrava la possibilità per un uomo di comandare un braccio meccanico tramite l’impianto di un sensore sotto pelle.
In pratica io muovo le dita, la mano o un braccio ed il robot replica il movimento grazie ai segnali dei miei centri nervosi che il sensore raccoglie e invia al braccio meccanico.
E mentre il presentatore raccontava e illustrava questa tecnologia la mia mente in una frazione di secondo è partita verso lidi ancora più lontani.

Perchè limitarsi a muovere un braccio meccanico di fronte a me quando, grazie alla rete, potrei inviare le informazioni all’altro capo del mondo e muovere un intero corpo?
Perchè non fare il percorso inverso e sentire sul mio braccio che qualcuno, dall’altra parte del mondo, sta toccando quello meccanico?
E perchè ancora non eliminare il braccio meccanico e non collegare direttamente 2 corpi umani che grazie ai sensori sottopelle e tramite la rete condividano e si scambino sensazioni, tatto e movimenti?

Potrebbe essere l’inizio della creazione di una sorta di telepatia artificiale.
Chissà se tra qualche anno invece di telefonare ad un amico magari basterà pensarlo, scambiandoci parole che fluttuano per la rete sotto forma di bit.
Chissà, mi piacerebbe esserci.

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Oggi parliamo di Congressi

Mi chiedono una riflessione “digitale” sul mondo dei congressi e non nascondo che sono un poco un pesce fuor d’acqua ma a volte è proprio l’occhio di un esterno che fa nascere nuove idee.
Dal punto di vista digitale un congresso non è altro che un evento e quindi, se io dovessi elaborare una strategia di comunicazione a complemento di un meeting, lo considererei proprio come tale.
Tralasciando ciò che ormai è uno standard -il sito web, le slide in sincrono con un video, l’archivio online- preferisco concentrarmi di più sull’aspetto divulgativo e partecipativo che la Rete può generare. Andiamo a considerare 3 momenti: prima, durante e dopo l’evento e vediamo, in una breve sintesi, quelle che sono le azioni che metterei in campo nel contesto dei social media:

Prima
Innanzitutto raccoglierei tutte le informazioni sulle passate edizioni e pian piano ne farei una divulgazione andando a coinvolgere tutti gli utenti reperibili nei vari social media che hanno un qualche interesse per gli argomenti trattati. Ma niente pubblicità: solo “storytellig” ovvere narrazione; il racconto di quello che è stato.
Coinvolgerei quindi il gruppo così creato nell’elaborazione di nuove idee per l’anno successivo condividendo i temi, cercando nuovi relatori, discutendo il format ma anche facendo fare agli utenti proposte sulla location, sulla scaletta, persino sui menù ed in generale sul contesto a contorno dell’evento.
Cercherei insomma di far passare in Rete un messaggio positivo e molto interessante rispetto a tutto ciò che ruota intorno al congresso con l’obiettivo di creare interesse per l’evento stesso.

Durante
Punto primo: connessione internet gratuita per tutti.
So che questo è un tasto dolente e che a tutt’oggi spesso da noi in Italia la connessione è ancora un miraggio o un optional per smanettoni ma per poter stimolare interesse e partecipazione intorno all’evento, le persone in sala devono potersi connettere agevolmente e condividere quello che stanno facendo con i loro amici.
Devono poter inviare foto e video su Facebook, generare commenti sui blog, far cinguettare Twitter.
Devono in sintesi poter divulgare l’evento in rete raccontandolo in tempo reale mentre lo stanno vivendo contribuendo così a crearne interesse anche al di fuori della cerchia ristretta dei presenti in sala.

Dopo
Il congresso non deve morire il giorno dopo. Deve continuare a vivere online raccogliendo opinioni e suggerimenti sia da chi c’era in carne ed ossa che da chi lo ha vissuto digitalmente.
Commenti sugli interventi, sui materiali distribuiti, sulle presenze e sulle riflessioni venute dalla rete rappresentano un grande stimolo per la preparazione della prossima edizione senza considerare che in questo modo si riesce a creare un gruppo persone realmente interessate all’argomento che possono sia far nascere nuove idee sia contribuirne alla divulgazione in tutti quei contesti che sicuramente gli organizzatori non riuscirebbero mai a introdursi.

Questo in estrema sintesi con in aggiunta un consiglio: fare tutto questo è un lavoro che non si improvvisa.
Essere in rete, lavorare sulla partecipazione, gestire una presenza sui social network non è uno scherzo e non vuol dire avere un ragazzetto che apre una pagina su Facebook e ci scrive qualcosa ogni tanto.
Ci vogliono competenze, una visione molto chiara del cosa fare, come farlo, come misurarne i risultati, come gestire le derive e soprattutto ci vuole tanta esperienza sul campo.
E’ un mestiere ben preciso diverso da quello dell’informatico, del giornalista e del grafico: è il mestiere di chi si occupa di Social Media Strategy.
E non dimenticate che in rete premiano solo la qualità e la trasparenza e che un approccio alla rete mal gestito può generare danni consistenti e irreparabili perchè tutto ciò che viene messo in rete resta per sempre.
Anche i commenti di chi vi infama perchè avete utilizzato Facebook come una bacheca per i comunicati stampa o Twitter per mandare un jingle pubblicitario.

Fonte: www.federicopicardi.it

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