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Come mai in TV due più due è uguale a 4 milioni?

Mi è capitato nei giorni passati di dover fare un confronto tra i risultati che si ottengono facendo investimenti pubblicitari sulla tv e quelli che si ottengono investendo invece la stessa cifra sul web.

Difficile il confronto, se non impossibile.
Nel caso del web quando parliamo di numeri “certificati” ci riferiamo al conteggio dei click, ovvero agli utenti che volutamente hanno cliccato un link o un banner e letto poi il contenuto promozionale.
E se quantitativamente il dato è calcolabile senza errori (ci sono i click), qualitativamente il fatto che un utente abbia fatto “click”, dimostra che abbiamo generato in lui un certo interesse.

Cosa accade invece in TV?
Esattamente l’opposto.
La famosa “Certificazione” non è relativa ai numeri ottenuti o agli ascoltatori reali: quella che viene certificata è la metodologia.
Un poco come nei processi di qualità industriale in cui il termine “qualità” non c’entra niente con la bontà del prodotto ma solo con il fatto che tutti i prodotti sono fatti nella stessa maniera.
Magari tutti fatti male, ma con la sicurezza che sono tutti fatti male allo stesso modo.

10 milioni di ascoltatori sul Festival, 100 milioni di persone che hanno visto uno spot… sono solo giochi di numeri e statistiche:
- si misura il comportamento di un campione di 5000 famiglie (un niente rispetto alle circa 25 milioni che ce ne sono in Italia)
- si suppone che in famiglia ci siano 3 persone
- si ipotizza che tutte guardino la tv e tutte sullo stesso canale
- che nessuno cambi canale quando c’è la pubblicità
- e poi… e poi…
ed alla fine con una proporzione si partoriscono questi numeri milionari.

Della serie, se 10 di quelle 5000 famiglie hanno visto la tv allora è come dire:

10 famiglie x 3 persone = 30 persone
30 persone x (25.000.000/5.000) = 150.000 persone

e se poi lo spot va in onda per 30 giorni 5 volte al giorno ecco altri fattori moltiplicativi
150.000 x 30 x 5 = 22,5 Milioni di contatti.

Io ho provato a fare un check con amici, per carità niente di significativo, ma su 20 intervistati, quando c’è la pubblicità:

- 5 abbassano la tv e fanno 2 chiacchiere
- 4 cambiano canale
- 4 escono dalla stanza
- 3 vanno a fare la pipì
- 2 vanno a fare uno spuntino
- 2 fanno altro
Ce ne fosse 1 che mi ha detto che guarda la pubblicità.

Bene, secondo i sistemi di rilevamento televisivi, siccome in questo test 16 dei miei amici NON hanno cambiato canale allora con un poco di proporzioni, statistiche e magheggi viene fuori che la pubblicità ha avuto circa 250.000 contatti in una sera e quasi 36 milioni certificati in 1 mese.

E pensare che a me avevano insegnato che 2 + 2 = 4. E non 40 milioni!

Fonte: www.federicopicardi.it

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Digitale? Si, ma di carta!

Pillo(n)line:

E’ tutto online!
Ho bisogno di sapere quali sono le scartoffie che devo fare per dichiarare una attività di affittacamere.
Telefono in Comune ed una gentilissima signorina mi conferma: “Può fare tutto on-line”.
Fermi tutti, forse ho sentito male. Lo ripeto ad alta voce: “PUO’ FARE TUTTO ON-LINE”.

Vado sul sito del Comune, cerco, clicco ed ecco:
un modulo non modificabile, da scaricare, stampare, compilare a penna e consegnare “di persona” all’ufficio competente.
Alla faccia del “è tutto online”.

Le mando il link!
Partecipo ad una gara e chiamo il numero indicato per sapere dove posso trovare una serie di moduli.
La signorina che mi risponde, gentilissima, mi dice che mi manderà subito il link alla pagina dalla quale scaricare il tutto.
10 minuti, 1 ora, mezza giornata… Niente!
Richiamo e scopro che in effetti il link me lo avevano inviato subito.
Si, ma per fax!!!

Pensata per Internet
Questa volta ho preso la fregatura.
Ho acquistato un lettore di mp3 online su un sito che oggi è sparito; insieme al mio lettore.
Peccato e pazienza, chiamo il call center della carta di credito, scelta anche per l’assicurazione contro le frodi su internet, racconto quanto accaduto e 10 giorni dopo arriva la lettera di conferma dell’apertura della mia pratica.

Bha!, penso io, una lettera di conferma; fanno tutto online potevano mandarmi una email.
Apro la busta, leggo e resto basito: devo fornire PER FAX la copia del reclamo che io, secondo loro, avrei dovuto mandare PER RACCOMANDATA alla socità (Giapponese e pagata tramite Paypal) per contestare la non ricezione della merce.
Rileggo: mandare PER FAX il reclamo inviato tramite LETTERA RACCOMANDATA.
Alla faccia della carta di credito “Pensata per Internet”, come recita il loro promo.

Siamo ancora lontani dal digitale vero.

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Sindrome di estraneamento da connessione perenne: twitt, twitt, smsg, smsg!!!

La riunione sta per iniziare ed io preparo davanti a me gli appunti sui temi da trattare, le criticità e gli obiettivi. Ci scambiamo i saluti e le battutine di rito ed iniziamo; siamo io, il mio collega Gianni ed i nostri interlocutotri.
Si aprono i lavori e Gianni apre l’iPhone: “twitt, twitt, chat, chat, smsg, smsg, fbook, fbook”. E’ andato! Entrato nel suo mondo virtuale, completamente estraniato da noi poveri mortali in carne ed ossa che ancora oggi siamo costretti a subire incontri permeati di quella fisicità che ormai per lui non è più nemmeno reale. La sua è un’altra realtà.

Il gruppo lavora, la discussione si fa accesa, si toccano i temi cari a Gianni, per i quali l’opinione di Gianni è necessaria e… niente. Il suo mondo è un altro: “twitt, twitt, smsg, smsg…”.
Cazzarola Gianni ma cosa stanno dicendo? Sarai mica d’accordo con loro? Hai capito? O forse non hai nemmeno ascoltato!
Provo a coinvolgerlo inserendo il suo nome all’interno del discorso.

Per un attimo ripiomba nella realtà, ma ha gli occhi che lo tradiscono e che rivelano la sua estraneità a questo mondo terreno. Sgrolla la testa e cerca di recuperare il filo del discorso; come a me, quando al liceo, preso dal pisolo pomeridiano, crollava la testa sui libri e con uno strattone la ritiravo su.
Dice qualcosa insicuro… ripeto le ultime cose dette per ricalarlo nella realtà.

La riunione riprende. 30 secondi e Gianni è nuovamente immerso nel suo turbine di “twitt, twitt, chat, chat, smsg, smsg”.
Cazzarola di nuovo… abbiamo bisogno di te, delle tue valutazioni, delle tue opinioni… niente… “twitt, twtit, chat, chat, smsg, smsg”.
Si ripete la scena: dibattito, attesa, silenzio… “Gianni sveglia!!!!”, siamo qui! Cazzo, ma spengi quel coso! Che sei venuto a fare? Non hai idea di quanto sia snervante avere accanto un collega che invece di aiutare, supportare e condividere, si estranea da tutto lasciandoti solo.

Altra gomitata… Gianni ripiomba con noi per qualche minuto… Ridacchia soddisfatto: “cosa volete farci… è più forte di me… sono un always on…”. Anche gli altri ridacchiano, forse perchè sono nostri fornitori e l’accondiscendenza fa sempre bene.
Io non rido, non rido per niente. Sono stremato da una rianimazione durata una lunghissima ora. Non ce l’ho fatta: Gianni è definitivamente in un’altra dimensione.

Siamo in chiusura, si tirano le somme, si fanno i saluti di rito ed ormai (tra me e Gianni) la discussione di rito sulla sua (non) presenza. Chissà se mi ha ascoltato; chissà se ha capito.
Forse dovrei mandargli un messaggino… “Twitt, twitt, chat, chat, smsg, smsg”

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Ferie always on

Giovanni ha un ingrosso di frutta e verdura, Gabriele è medico, Rossella dentista, Sara operaia e Silvia assicuratrice. Serena lavora in banca, Luigi è muratore in un impresa di costruzioni, Fabio macellaio, Andrea ingegnere e l’altro Andrea oste.
Tutti miei amici e tutti accumunati dallo stesso concetto di ferie: Natale, Pasqua, le vacanze estive o quelle invernali sono in alternativa un periodo di completo riposo o il momento migliore per fare affari. Niente mediazioni e niente compromessi.

Poi ci sono io (nella Rete fino al collo), Mirko (uomo di web 2.0), Debora (Interaction Designer), Andrea (ISP Project Leader), Diego (Web Project Manager), Debby (Web Copywriter) e Pietro (Portal Manager). Ed ancora Lucilla (Innovation Manager) e Carlo (Software developer).
Le nostre vacanze lasciano sempre una porta aperta:
- il cellulare è sempre acceso
- leggo la posta “solo” la sera
- rientro un giorno a metà vacanze
- posso lavorare anche dall’ iPhone

Da sempre ricordo questa differenza tra le vacanze mie e quelle dei miei amici. Da sempre o almeno da quando alla fine degli anni 90 ho iniziato a lavorare sul web.
A quei tempi addirittura, in pieno delirio di new economy, nemmeno si pianificavano le ferie; si facevano quando la direzione del personale te lo imponeva e comunque erano sempre con il portatile in valigia.

Vedo duplice la natura di questo comportamento: industriale e simbiotica.

Sul primo aspetto non credo ci sia molto da dire: l’industria del web procede a ritmi vertiginosi. Ogni giorno una nuova avventura, stressata su scala globale, sempre a rincorrere l’ultima innovazione, sempre a cercare di anticipare tendenze che nascono, crescono e maturano nel giro di pochi attimi.
E’ quindi ovvio che con cicli di vita di prodotti e progetti 10 o anche 50 volte più veloci che negli altri settori anche le vacanze subiscano la stessa contrazione e non durino più settimane ma giorni o addirittura non più giorni ma ore.

Il secondo aspetto deriva invece direttamente dalla natura “simbiotica” della Rete. Non si può lavorare in rete senza prima vivere in rete. Essere “always on” non è riferito alle capacità professionali di una persona ma descrive uno stile di vita che esiste a prescindere dalla vita professione e che abbraccia vari aspetti dell’esistenza: le relazioni con gli altri, l’apertura mentale, il mettersi in gioco, la democrazia che abbatte ogni gerarchia e tutti gli altri espetti di cui spesso si sente spesso parlare come essere il DNA degli internauti.

Cicli di vita e durata dei prodotti, vacanze e riposi: tutto si accorcia e tutto si contrae.
Possibile che l’unica cosa che aumenta e non diminuisce è l’età della pensione?

Fonte: www.federicopicardi.it

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Economia del mondo reale

Qualcuno una volta ha detto che il vero potere lo detiene chi controlla l’informazione.
Spesso questa perla di saggezza, terribilmente vera, viene capita solamente come one-way: chi gestisce i media racconta al mondo quello che gli fa comodo raccontare; gli altri ascoltano: di economia (la pubblicità che mi indica cosa acquistare), di politica (mi dicono chi devo votare), di cronaca (mi danno il loro punto di vista) e così via.
Credo che questo accada da sempre, ma oggi in un mondo globalizzato, dove le idee e le informazioni viaggiano e si condividono in tempo reale, qualcosa è cambiato e guarda caso anche questa volta c’entra la rete.

Esistono da anni alcuni network sui quali quotidianamente le persone di mezzo mondo esprimono in maniera chiara e limpida necessità, desideri, paure e sogni. Sono i motori di ricerca che oltre a svolgere egregiamente il loro lavoro, ci “suggeriscono” (sotto forma di pubblicità) anche cosa acquistare e dove trovare le informazioni che stiamo cercando.

Proviamo ad allargare la mente e facciamo un passo in più con un esempio banale ma che credo faccia intuire la portata del fenomeno a cui siamo di fronte:
siamo a Natale e supponiamo che tra le keyword più cercate in questo periodo, mai come quest’anno, ci sia la frase “vacanza al mare a Pasqua”. Se andiamo ad analizzare su scala locale e globale, sui dati di oggi e su quelli storici l’andamento di questa ricerca, il risultato è sconvolgente: abbiamo appena predetto che nei prossimi mesi, precisamente a Pasqua e nelle località di mare, ci sarà un incremento dei flussi turistici. Abbiamo quindi anticipato come sarà l’andamento dell’economia legata al turismo, in una certa parte del mondo, in un certo periodo.

Prendiamo per un altro esempio  facilmente comprensibile nel settore delle auto: se negli ultimi 6 mesi le ricerche sulle Alfa Romeo non sono più state legate al concetto di “auto nuova” o “cambio auto” ma ad uno di “riparazione”, “pezzi di ricambio” o “tagliando” vuole dire che le vendite di Alfa Romeo nei prossimi mesi di sicuro non aumenteranno.

Adesso quindi se vediamo il fenomeno su scala globale, aggiungiamo qualche modello matematico, una analisi statistica fatta come si deve e lo leghiamo alle borse mondiali, abbiamo appena creato un indicatore real time e future time sull’andamento dell’economia nel mondo in molti settori. Sconvolgente.
Ma quello che in questo momento mi sconvolge ancora di più è che, tra un biberon e l’altro, una ricerca su internet ed una telefonata a Mirko non riesco a capire se tutto ciò esiste già o se per adesso è solo una mia riflessione.

La risposta è banale: basterà vedere se, quando e come i vari Google, Bing e Yahoo iniziaranno a “giocare” in borsa.
Forse forse adesso è il momento di comprare qualche azione di questi signori :-)

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L’eBook e la presa della libreria

nook

Quale sarà il gadget elettronico che questo anno l’industria ha deciso essere indispensabile per la nostra vita?

Uno dei favoriti è senza dubbio l’eBook Reader che con le stesse regole dei suoi predecessori, prezzo basso e design accattivante, probabilmente si prepara a invadere i Mediastore e le nostre case.
Era un poco che ci pensavo e per me è arrivato il momento: inizio così a cercare informazioni in rete e, visto che l’argomento sono i libri (e non la tecnologia), parto da Amazon per poi proseguire la ricerca su Feltrinelli, Mondadori & similari.
I modelli che trovo, con prezzi oscillanti tra i 200 ed i 600 euro, sono tutti più o meno simili e sceglierne uno non è facile. Vedo che negli ultimi 6 mesi ne sono usciti parecchi e che ogni nuovo modello è più bello, più potente e meno costoso del precedente.

Niente di nuovo nel panorama dell’elettronica di consumo; era già successo con i telefonini, i DVD, il Digitale Terreste, le TV piatte: ogni volta è più bello, più potente e meno costoso.
2 click, la carta di credito e tra qualche giorno il nuovo acquisto (si chiama “Nook”) arriverà a casa mia.

Ganzo… E adesso come sempre dopo ogni aquisto d’impulso, ci medito sopra.

Il nome a volte è una garanzia (Amazon) e io nell’entusiasmo del momento mica ho verificato quali e quanti sono i titoli disponibili; eccomi quindi in una ricerca spasmodica per vedere se il “Nook” mi sarà veramente utile.
Navigo, sfoglio, cerco… Wow… è andata bene. Una montagna di libri e, visto che mi sta bene anche l’inglese, molte riviste e pure qualche giornale.

E adesso, come sempre faccio, inizio a spaziare e mi immagino il “Nook” nel mio quotidiano: in cucina insieme ai ricettari, nella tasca del giaccone per le mie letture da pendolare, sul comodino la sera ed infine, scontato a dirsi, appoggiato in libreria in salotto a ricaricarsi dalle fatiche quotidiane.
Già “ricaricarsi”, ovvero pile, ovvero alimentatore, ovvero corrente.

Cazzarola… dopo l’invasione dei caricabatterie dei telefonini con il relativo “filaio” che mi riempie la casa, adesso arrivano anche i “carica-libri” e l’ennesima presa della corrente da installare dietro a un mobile.
Nemmeno la libreria si è salvata dalla corrente del digitale.

www.federicopicardi.it

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Nativo digitale: già vecchio!

Negli ultimi tempi si è parlato molto di nativi analogici e nativi digitali e della loro differente modalità di vivere il web anche se in realtà la riflessione potrebbe benissimo estendersi ad un approccio alla vita in generale che per i ragazzi dai 10 anni in poi è diventato molto istintivo (2 click ed hai tutto), condiviso (tutto deve essere online) e comunitario (se non appartieni ad una comunità non sei nessuno).
Ragazzi abituati ad utilizzare “da sempre” il telefonino, la TV satellitare e per i quali la rete è il luogo naturale dove fare conversazione e coltivare amicizie.
E’ questa la “banda” degli odierni 15-20enni che nell’età della ragione, per quanto a 15 anni si riesca a “ragionare”, si è trovata immersa in un mondo digitale dal quale ha assobito naturalmente modi e modelli.
Ben diverso dai “vecchi” come me che hanno vissuto la rete ed il mondo digitale in genere come un profondo cambiamento del modo di vivere e che alla fine ci si sono avviciati non con la mente “pura” di un adolescente ma con la maturità di una mente già formata e magari viziata dalla propria professionaltà e dal proprio ambiente.
Queste sono le 2 tribù: analogici e digitali.
Ma siccome siamo in rete, è già venuto il tempo di cambiare e considerare che ha ormai varcato la soglia una nuova generazione che farà tabula rasa delle precedenti: quella dei genoma digitali (@Beppe Burschtein).
Sono i bambini che nascendo adesso, non solo vivranno la vita digitale propostagli dal mondo esterno (big company, rete, amici), ma cresceranno in un ambiente domestico presidiato fisicamente e mentalmente da genitori già digitali che gli trasmetteranno il genoma del digitale fin dai primi giorni di vita.
Non credo che mio figlio di 3 mesi dovrà mai aspettare 10 minuti per misurarsi la febbre con un termometro al mercurio. Per lui il termometro è e sarà sempre una sonda ad infrasossi infrangibile che misura la febbre in 4 secondi.
Scommetto che a 2 anni farà la sua prima telefonata, ma per lui sarà altrettanto naturale utilizzare skype (videoconferenza su internet) visto che già adesso a 3 mesi con Skype vede e sente lo zio che abita a Londra. E questo per lui sarà naturale come per me era stato naturale fare un giro in bicicletta.
La TV, il decoder, l’antenna girata male, le trasmissioni fruscianti e con la neve, per lui non solo non saranno un problema, ma addirittura non saranno mai nemmeno esistiti. TV, Telefono, PC, Cellulare saranno un solo oggetto “digitale”, always-on e da portarsi sempre dietro.
Forse nemmeno avrà una pagella cartacea (ci sarà la versione online) ed io non andrò mai ad un ricevimento con gli insegnanti (basta una videoconferenza) e chissà come sarà la lavagna nella sua aula (sicuramente interattiva e connessa in rete per inviare informazioni ai ragazzi che non possono andare a scuola).
Ma soprattutto, essendo nato in un mondo digitale, circondato da un ambiente familiare già digitalizzato, si perderà purtroppo il bello ed il perchè di tante cose dandole per scontate e percependole come “è così da sempre” senza considerare che questa sua percezione del “sempre” alla fine è riferita a qualche anno e non qualche secolo come invece era stato per me.

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Brontosauri in finta pelle

Mi capita sempre più spesso di ritrovare pensieri, idee ed in genere il mio modo di pensare riproposti pari pari in testi, relazioni, progetti e presentazioni di persone con le quali via via scambio 4 chiacchiere sul tema del digitale. Riflessioni fatte davanti ad un caffè o magari anche solo commenti al mondo che mi circonda e “sbadabam” eccomi inconsapevolmente replicato con il nome di altri.
Qualcuno mi chiede: “Ma non ti fa rabbia? non hai paura che qualcuno ti rubi le idee e ti passi avanti?”.

Più che rabbia mi fa tristezza vedere professionisti di grande esperienza rinnegare il loro mondo ed annaspare in un meta-mondo nel quale sono visibilmente disorientati e nel quale arrancano timorosi.

Paura? Direi proprio di no! Prima di tutto perchè non aspiro ad essere il guru digitale di una branca di brontosauri incartapecoriti che tra pochi anni saranno professionalmente e culturalmente (e qualcuno anche fisicamente) morti, estinti da una selezione naturale che nel mondo digitale viaggia a ritmi paurosamente elevati.

Poi perchè le idee sul web durano giusto il tempo di una riflessione e con le riflessioni mutano, crescono e cambiano trasformandosi in continuazione ed invecchiando nel giro di pochi attimi.

E poi perchè alla fine, fa parte dell’essere 2.0 il condividere ed il considerare le proprie idee un bene della comunità. “Open ideas” (@Beppe Burschtein) è la mentalità di chi vive il digitale: idee sul piatto, pronte ad essere condite con il contributo di tutti e con la rete come unico indicatore del successo.

Alla fine essere digitali è un poco come essere artisti: non basta sapere scrivere per essere uno scrittore o disegnare per essere un pittore. Così è con la rete: un mix di cervello e cuore con quel “qualcosa in più” che ” ho si ha” o meglio lasciar perdere e vivere serenamente la vita del fruitore digitale mettendo da parte le velleità da novello Negroponte. Anche perchè può sempre capitare, quando meno te lo aspetti e di fronte alla platea dei tuoi sogni, di incontrare un “Negroponte vero” che ti serve su un piatto d’argento la più clamorosa figura di cacca della tua vita.

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La Banda Obesa

Arriva il tam tam e leggo:

“Il Governo blocca i finanziamenti per la banda larga promessi da Paolo Romani, viceministro per lo Sviluppo con Delega alle Comunicazioni, l’estate scorsa. Questi fondi, che ammontavano a 800 milioni di euro, erano stati più volte tirati in ballo come strumento essenziale per lo sviluppo infrastrutturale del paese” (da “Il Messaggero”)

e così mentre nel resto del mondo si è capito che la Rete serve, in Italia continuiamo a vivere con il lumicino considerando la “Banda Larga” non “larga” ma “obesa” e da rifuggere.

Ma sarà forse mica che un popolo di persone sveglie e con una finestra sul mondo fa poco comodo ai nostri governanti?

Fonte: www.federicopicardi.it

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…e io mi snervo!!!

Strano rapporto quello con il mondo pubblico il mio: lo amo e lo odio.
Bhe, lo amo perchè mi da un lavoro, qualche soddisfazione e mi mette a disposizione un patrimonio (la Toscana) che nessun altro potrebbe nemmeno solo immaginare.
Lo odio, non tanto per le cose che non vanno, ma perchè non riesco a vedere la fine del tunnel e perchè mi rendo conto che quasi nessuno ha ancora messo a fuoco uno dei pilastri base del web: chi costruisce va avanti, chi distrugge o “fa i giochini” muore.

Sono nel settore pubblico da poco più di un paio di anni, e ovunque mi giri vedo quasi sempre lo stesso scenario: per l’ignoranza (in senso letterale) o il tornaconto (nel senso di stronzo) di pochi, si affossano idee e progetti che potrebbero poco alla volta fare la differenza.

Molte le persone appassionate che credono nel loro lavoro, in quello che fanno e per le quali il “pubblico” è un bene prezioso.
Molte però anche le volpi:
- consulenti e società che, detto alla Toscana, rivogano bottino ad amministratori che per formazione e cultura non riescono nemmeno lontanamente a percepire la fregatura che stanno prendendo
- martiri che si immolano per il nostro bene con le famose frasi “Io vi blocco tutto. Però lo faccio per voi e per il vostro bene…”
- professori che all’ennesima riunione se ne escono con verità assolute ( saranno forse banalità sconcertanti? O magari cose già dette… e ridette… e ridette… e ridette…)
- illuminati, che di fronte alle banalità sconcertanti spalancano gli occhi e sospirano come se avessero capito l’alfa e l’omega
- grandi manager per i quali gli obiettivi e i risultati di un progetto sono un optional postumo alle procedure
- amici per i quali il costo di una fornitura… coincide sempre con il budget a disposizione; anzi: “costerebbe un poco di più ma visto che siamo tra amici…”
- integralisti che quando si parla di Rete difendono il principio del “ah si… queste sono ‘cose’ da tecnici… poi si parleranno tra informatici”
- oratori che chiacchiere… chiacchiere… chiacchiere e distintivo.

Ed io mi snervo, perchè con le risorse che una Regione ha a disposizione, potremmo veramente fare la differenza.

Fonte: www.federicopicardi.it

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E’ un diritto perchè…

Leggo distratto  e sorvolo… poi ci penso per qualche giorno ed infine realizzo:
la Finlandia ha reso l’accesso ad internet e larga banda un diritto, da “portare” su un territorio poco più grande dell’Italia ma con una popolazione estremamente diffusa (circa 6 milioni di persone).

Gli obiettivi dichiarati della legge sono tanti, come tanti sono gli articoli sul tema che ho letto sui giornali; lunghi, divaganti, banali, anche fuorvianti.
Non uno che abbia riportato le parole del ministro dei trasporti e della comunicazione finlandese che rappresentano, anche nei modi, l’internet-pensiero del perchè la rete debba essere un diritto: “… perchè serve!”.

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Io, vecchio e conservatore

Ho scritto qualche giorno fa di una litigata fatta con mio suocero che voleva mettere la foto di mio figlio Filippo su Facebook. Il dubbio che tutt’ora mi assilla è il seguente: “ma tra 30 anni Filippo sarà contento che su internet ci siano le sue foto di quando a 40 giorni faceva il bagnetto mezzo nudo?”
In realtà la riflessione è più profonda ed abbraccia un ragionamento valido per tutti i ragazzi ed un periodo di tempo che durerà per i prossimi 20 anni; il bagnetto, l’asilo, la scuola, e poi l’università e il lavoro. E ancora le foto delle vacanze, delle fidanzate, delle cazzate fatte in comitiva e così via (qui il post sul tema), tutto sul web per arrivare a 30 anni con la vita trasmessa in mondovisione.

Bene, mi hanno detto che sono vecchio e conservatore… Io “vecchio e conservatore”!?!?
Ci ho riflettuto ed oggi convengo: sono vecchio e conservatore perché ho ragionato ed immaginato il futuro con la mentalità che ho oggi; con quella che tra 20 anni sarà solamente la testa di “un vecchio di 20 anni fa”.
Ed il motivo è semplice: nel 2020, tutti avranno le proprie foto sparse per la rete, tutti avranno “postato” le foto delle fidanzate e delle vacanze su Facebook. E quindi tra 20 anni questa sarà la normalità.

E con un esempio concreto, cosa dire dei colleghi che potranno avere informazioni sulla vita privata di chiunque…
Che probabilmente anche loro saranno sul web e che la percezione e l’opinione sulle persone seguirà parametri differenti da quelli che utilizziamo oggi.
Alla fine la valutazione di un collega non sarà più legata ad una sola e particolare competenza o caratteristica ma terrà conto della persona nel suo complesso e forse alla fine i “bravi e buoni” saranno premiati più di adesso perché poche cose potranno essere nascoste.

E’ vero, sono vecchio e conservatore! Credo però di salvarmi ugualmente perchè sono sempre pronto a rimettermi in gioco rivalutando nel breve le mie opinioni. E non perchè sono un superficiale, ma perchè quando si parla di rete anche pensieri, ragionamenti ed opinioni devono evolversi velocissimi in simbiosi con la rete.
Altrimenti si invecchia davvero!

Fonte: www.federicopicardi.it

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Intimo, pubblico e privato

Inutile negarlo, ogni giorno che passa, ci possiamo sempre più rendere conto di quanto la rete porti in piazza la vita delle persone.
Non tanto perché io utilizzo Facebook, ma perché magari un amico ha pubblicato le foto della vacanza che abbiamo fatto insieme o un collega ha scritto un post su un incontro a cui abbiamo partecipato. Insomma tutto: dal meeting aziendale, al pomeriggio in parrocchia, alla notte brava per festeggiare un addio al celibato.
Ecco quindi che si delinea una nuova identità, della quale non abbiamo alcun controllo o addirittura che nemmeno conosciamo; una vita digitale che si evolve in maniera differente ed autonoma da quella reale e che tende sempre di più a fondere la sfera privata con quella pubblica.
Addio alla privacy?
Probabilmente ci sarà una più profonda coscienza della dimensione intima ed una maggiore attenzione alla sfera pubblica che fondendosi con quella privata diventerà l’equivalente dell’odierno “glocal” (globale/locale).
Sapete cosa mi viene in mente? Pubblico+Privato –> Pubbli(co/Priv)ato… potremmo chiamarlo il “pubblicato”.
Il cerchio di chiude, tutto torna.

Fonte: www.federicopicardi.it

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Non siamo ancora pronti per la musica…

E’ uscito il nuovo CD live degli U2, mi informo in rete e penso: lo compro, lo scarico, lo compro, lo scarico…
Facciamo che lo scarico e se poi mi piace lo compro… E’ il modo migliore per non acquistare musica; ma non per tirchieria ma perchè un CD scaricato “a gratis” non potrà mai avere dentro di me alcun valore.

Un CD costa e poichè ha un prezzo che io pago, diventa per me un momento di attenzione, di scelta e di valutazione sia in fase di acquisto che di conservazione; sono 20 euro e quindi ci penso prima di buttarli via.
Magari vedo in giro cosa ne pensano gli altri, aspetto di aver sentito un paio di pezzi alla radio o un pre-listen sul sito ma poi finalmente arriva l’acquisto consapevole.
E poichè l’ho pagato, anche se al primo ascolto non mi convince, non me ne sbarazzo con leggerezza ma lo riascolto più volte, mi leggo i testi, osservo la cover, approfondisco sul web. Vivo insomma il CD in una esperienza completa.

Ma un mp3 che ho scaricato “a gratis” non ha valore. Non può avere valore, è 1 tra i 1.000 che ho scaricato ed è così che lo vivo: 1 tra 1.000.
Che orrore! La musica, una delle componenti più importanti della nostra vita, ridotta ad una sorta di merce da outlet dove tutto si mescola con tutto, niente emerge e niente merita un approfondimento o una seconda chance.

Mhh… forse non siamo ancora pronti per essere così liberi di scegliere.

Fonte: http://www.federicopicardi.it

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Anche noi viviamo nel “The Truman Show”

Siamo a 1 mese e gli amici mi chiedono la prima foto di Filippo che è nato a Agosto.
Con la macchina digitale fare un book fotografico è banale ed inviarlo a tutti per email o su facebook è un gioco da ragazzi.

Ci pensate… 1 mese è Filippo è già sul web; impotente e soprattuto inconsapevole che da questo momento in poi la sua vita sul web sarà pubblica e che prenderà chissà quale cammino.

Magari il nonno inoltrerà la foto ad un’amica che nemmeno conosco; Google indicizzerà le sue immagini che saranno riutilizzate dall’altra parte del mondo per una pubblicità, per un lavoro o per chissà cos’altro.

Magari Barbara piena di entusiasmo commenterà aggiungendo la foto del bagnetto che io non avevo pubblicato ma che lei ha scattato come ricordo.

E tra 10, 20, 30 anni, tutta la vita di mio figlio sarà a disposizione di chiunque: fidanzate ed ex, amici e nemici, colleghi e capi, venditori e furbetti… Ma che culo Filippo!!!

La mia generazione ha vissuto il web gradualmente ma soprattutto ad una età in cui la ragione (presumibilmente) ci ha reso consapevoli di scegliere cosa fare o non fare, ma soprattutto ci ha permesso una riflessione sulle possibili conseguenze delle nostre e delle azioni altrui.

Ma i bambini che oggi, a meno di 10 anni, si ritrovano sul web per l’ingenuità dei loro genitori, niente possono se non aspettare il giorno in cui il bel sogno diventerà un incubo.

E quindi per mio figlio e per i miei “figliocci”, cari tutti, per il momento niente internet.

Fonte: www.federicopicardi.it

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In un film il mio addio a Facebook

Cosa faccio stasera?

Bho!? quasi quasi cerco su Bing, il nuovo motore di ricerca firmato Microsoft&Yahoo, e vedo quali sono i film usciti questa settimana.
Bing mi rimanda su un paio di siti dedicati al cinema, scorro la classifica ma non trono niente di interessante.

Ok niente cinema stasera e nemmeno niente PC perchè dopo una gionata passata a discutere di progetti in rete, non ho molta voglia di navigare. Solo una piccola occhiata su Facebook per vedere se un amico che avevo contattato mi ha risposto e poi al fresco in giardino ad ascoltare un poco di musica.
Mi “loggo” su Facebook, nessuna risposta dal mio amico, e visto che ci sono faccio un saluto ad un paio di amici che sono online raccontando che non ho trovato niente di interessante al cinema.
Antonella e Fabrizio mi conoscono da anni, conoscono i miei gusti e mi suggeriscono un film per i prossimi giorni.

Fermi tutti, questa è la differenza. Per Bing (o per Google) sono nessuno, 1 tra 1 miliardo di utenti tutti uguali.
Per chi mi conosce sono “io” con i miei interessi.

Interessi e gusti che, se andiamo ad analizzare il mio profilo ma soprattutto le chiacchierate che ho fatto nell’ultimo anno online con gli amici, sono ben identificabili e soprattutto ben custoditi nell’archivio di Facebook.
Cosa c’entra questo con il cinema? Semplice.

Potrebbe essere Facebook a suggerirmi un film. Non tanto perchè sto digitando una parola chiave come su un motore di ricerca, ma perchè dopo un anno di chat, commenti e navigazioni mi conosce come nessun altro.
Mi viene in mente una sola parola: spaventoso! Facebook che mi conosce come nessun altro.

E se poi in un attimo di lucida follia Facebook decidesse di permettere a Google l’indicizzazione dei profili e delle informazioni… un incubo. Me stesso, la mia vita, i miei interessi, i miei amici, riversati sulla rete a disposizione di tutti!

Ed allora addio Facebook perchè, come dicevano i pellerossa di fronte ad una macchiana fotografica, “uomo bianco non catturerai la mia anima”.

Fonte: www.federicopicardi.it

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Il Nello e il Natalino

Mirko, amico e collega, mi fa notare l’editoriale di “Wired Italia” sui tavoli di innovazione e sul loro rapporto con i falegnami (io aggiungerei anche coi segafacenti ma non è questo il tema) e mi torna in mente una riflessione che ho fatto  ogni qualvolta ho letto di “tavoli di innovazione” o similari.

Al mio paese, sperduto tra la Mediavalle e la Garfagnana, ci abitano 2 persone: il Nello, grande maestro falegname al quale ho rotto le scatole nei primi 10 anni della mia vita per una maniacale mia passione per tutto ciò che si poteva inchiodare ed il Natalino che “mandava la macchina” nel cinema di mio cugino.

Il Nello, silenzioso, burbero ed affettuoso nello stesso tempo, era famoso per i suoi tavoli che erano e sono tutt’ora indistruttibili, bellissimi e molto difficili da acquistare.
Mi diceva sempre: “vedi bimbo, c’è chi chiacchiera e chi lavora. I discorsi li porta via il vento ma i miei tavoli nemmeno il terremoto”.
Il Natalino invece, sigaretta e bocchino, “mandava la macchina” al cinema, accendeva le luci ed era talmente fiero del suo ruolo (un cinema in un paesino ha anche un aspetto sociale), che aveva scritto sulla porta della cabina “Cabina di Regia, non disturbare mentre c’è il film”.

Al Nello ed al Natalino penso ogni volta che, ai piani alti, qualcuno mi dice: “facciamo un tavolo”, organizziamo “una cabina di regia”.

Fonte: www.federicopicardi.it

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Povera Italia, anzi povera italia.it

E’ stato messo online qualche giorno fa, il nuovo sito www.italia.it.
Non commento perchè sarebbe come sparare sulla Croce Rossa e mi chiedo solamente: “ma perchè ci ostiniamo a voler fare figure di merda planetarie” ?

La destra, la sinistra, il centro, le cabine di regia, i tavoli di innovazione… ma dove vive tutta questa gente?
Possibile che nessuno di questi grandi geni si renda conto che ciò che è online è posto al giudizio di 900 milioni di utenti ai quali delle lobby, dei gregari e dei lecchinaggi non frega un emerito cavolo.
Un buon prodotto è buono; uno schifo è uno schifo, a prescindere da chi ne sia l’artefice.

Bho? Eppure sembrerebbe così semplice; lo sanno i ragazzini che inserisocno video su youtube, lo sanno i facebookisti, lo sanno tutti quelli che almeno 1 volta nella vita hanno letto un blog, lo sanno tutti quelli che semplicemente ogni tanto usano internet.
Possibile che chi gestisce progetti così importanti non se ne renda conto?

E più che altro, possibile che i nostri “governanti” che sono attenti così all’immagine, alle interviste ed alle relazioni, tralascino il fatto che stanno facendo una figura di cacca planetaria.

Bho, contenti loro e poveri noi!

Fonte: www.federicopicardi.it

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La percezione dei media

newspaper-blogs

Titolo ambiguo “La percezione dei media”. E’ la percezione sui media o da parte dei media?
Direi tutti e due e quindi “La percezione dei media sui media”.

Mi capita spesso di sentir dire:
- “Second Life” è finito
- “Facebook” è al tramonto, adesso c’è “Twitter”
- I giornali? buttiamoli, ormai ci sono i contributi scritti dagli utenti

Bhe, con un tasso di crescita costante da circa un anno e mezzo e 700 milioni di dollari transati nel 2008 vorrei averla io un’aziendina che è finita come Second Life. E con 700.000 nuovi utenti al giorno mi sembra che anche Facebook non se la passi male nonostante Twitter. E avete voglia di raccogliere contributi degli utenti, un giornale è qualcosa in più di una sfilza di articoli raccolti a destra ed a manca.

Ma allora perchè sentiamo continuamente dire: “Questo è finto, quello non va più, l’altro sta passando…”
Semplice, questi sono i commenti di chi internet, il media internet, lo vive per sentito dire e soprattutto lo conosce prevalentemente per come se ne parla sui giornali.

Ora purtroppo in un paese in cui l’informazione è in mano a chi scrive solo di veline, tragedie e scoop, accade che tutto ciò che non fa più notizia è irrimediabilmente destinato a morire.

Si parla quindi di Youtube quando scoppia il “caso bullismo”, si parla di “Second Life” quando qualcuno si sveglia, lo scopre e lo racconta e poi… finito l’effetto notizia, tabula rasa su tutto e avanti in cerca del prossimo “caso”.

E così in questo modo giornali e TV decretano la morte mediatica di interi mondi che sono invece in piena attività e continuo sviluppo, ottenendo un solo risultato: fornire, non informazione, ma disinformazione sull’argomento.

Poveri noi se 4 puppone in riva al mare meritano più attenzione di un media che ha cambiato il mondo.

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Una memoria da elefant…ino!

dumbo

E’ passato un anno da quando ho deciso di regalare alla mia “figlioccia” un pezzettino di storia. La storia dell’anno in cui è nata, il 2008.
E visto che nel 2009 arriverà anche mio figlio, ho allargato il baule ed aumentato il malloppo. Giornali e riviste, dall’economia al gossip alla moda alla cucina e poi ancora qualche maglietta della Benetton e della Sisley, un iPod e un telefonino, un paio di libri, qualche CD di musica e molto altro da riscoprire tra 15/20 anni per vedere come era il mondo nei giorni della loro nascita.

E visto che siamo appunto nel 2009, spazio al digitale: una marea di mp3, fotografie, video, una copia del web che abbiamo oggi, da cnn.com e youtube a google e repubblica; qualcosa su facebook, la registrazione di qualche telefilm in tv e di un paio di video su MTV.
Ho quindi registrato tutto su alcuni DVD che ho riposto nel baule insieme al resto e che con il resto riposeranno una ventina d’anni.

E poi mi sono chiesto “ma… quanti anni dura un DVD”?
Pochi, pochissimi, si parla di 3-5 anni per quelli a basso costo e di 10 per quelli registrati direttamente nelle aziende in cui vengono prodotti.

E così mentre ancora posso vedere lo foto che mio nonno ha scattato nei primi del ‘900, io non potrò lasciare ai miei posteri niente del mondo digitale che vivo e che mi circonda, a meno di non delegare ad altri la conservazione di questi che alla fine non sono altro che dati.
Niente di drammatico, ho addirittura 2 alternative:
1) acquistare un servizio di back up online da una società che per i prossimi 10/20 anni si preoccupi della conservazione dei miei dati (e su come lo fa sono affari suoi)
2) buttare e far girare in rete i dati confidando che, visto che in rete niente si cancella, tra 10 o 20 anni i miei posteri possano recuperarli.

Ed una volta invece come si faceva a tramandare informazioni? E quanto durano le informazioni con i vari metodi?
Partiamo dalle origini:
- Testo su pietra: 20.000 anni stimati e 5.000 verificati
- Testo su papiro: 10.000 anni stimati e 2.300 verificati
- Testo su pergamena: 5.000 anni stimati e 1.200 verificati
- Testo e disegni su carta: 1.000 anni verificati
- Pellicola fotografica (metà del 1800): 500 anni stimati e 150 verificati
- Disco in vinile (anni ‘50): 1.000 anni di vita stimati e 60 verificati
- Dischetti e nastri magnetici: da 10 a 30 anni (stimati e verificati)
- CD/DVD: 100 anni stimati inizialmente, 20 verificati in laboratorio e 5/10 anni di durata reale
- Memoria stick USB, 10 anni dichiarati, 5 verificati fino ad adesso

Eccoci al dunque: l’ultimo ritrovato nel campo delle memorie digitali, la pennina usb, “dura” 5 anni. Pochi o tanti?
Pochi rispetto alla pietra, molti se si considera che mediamente una pennina… la perdiamo una volta l’anno!

Fonte: www.federicopicardi.it

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Mister Smith va a Washington

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Ore 6:20
Lunedì mattina, aiutato dalla mia buona abitudine a svegliarmi presto e dal ponte del 2 di Giugno, ho visto in TV “Mister Smith va a Washington”, film della fine degli anni trenta in cui un neo senatore, armato dei più grandi ideali, lotta fino allo stremo per portare avanti alcune riforme sociali in totale contrasto con le lobby, i partiti e gli interessi dei potenti del tempo che non hanno scrupoli nel soffocare il suo “spirito ribelle” ed idealista con pochi ma efficienti mezzi:
- deviazione dell’opinione pubblica tramite controllo della stampa
- black out ed isolamento mediatico degli appelli del signor Smith
- trappole burocratiche
- diffamazione, ricatti e false accuse montate ad hoc

Mi ha ricordato qualcosa… tipo… l’italia di oggi, quella con la “i” minuscola.

Ore 7:00
Un poco di zapping mi propone televendite, repliche di rotocalchi e trasmissioni e pure mi stimola un confronto:
nel ‘39 i film, le trasmissioni ed anche la pubblicità erano molto più discreti, direi quasi più educati. Togliamo il “più”: semplicemente “educati”.
Buon gusto nel vestire, utilizzo corretto dei cogiuntivi ma soprattutto nessun becero urlerio.

Ore 7:30
Mi alzo e mentre mi incammino verso il giardino per vedere come stanno i miei pomodori, continuo a riflettere sul film che ho appena visto immaginandomi cosa Mister Smith avrebbe potuto fare se avesse avuto a disposizione internet e la possibilità di raccontare al mondo la sua versione della storia.

Apro l’acqua, inizio ad annaffiare i pomodori e l’ultimo pensiero:
politica, lobby ed interessi trasversali: non è cambiato mica niente dal ‘39. Siamo solo più maleducati.

Fonte: www.federicopicardi.it

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La fascia a rischio (e con la benda sugli occhi)

Mi sono lasciato coinvolgere ultimamente nella candidatura alle europee di una cara amica. Non per affinità di pensiero, sono notoriamente molto riservato sul tema e forse pure un poco insofferente ai partiti, ma perchè per me, alla fine, il tutto è semplicemente un nuovo e interessante progetto di comunicazione online da portare avanti. Mi era già capitato parecchi anni fa (guardacaso nello schieramento opposto), ma nel 2009, vista l’evoluzione che c’è stata negli ultimi anni sul web il progetto è senza dubbio più divertente.

Detto questo e dopo aver incontrato il gruppo della comunicazione che segue il candidato, chiudo con il tema politico e butto giù un paio di riflessioni su un tema più allargato sul quale mi accaloro (per non dire di peggio) ogni qualvolta vengo in contatto con uffici stampa e professionisti della comunicazione.
In questi ambienti, ho in genere trovato differenti approcci alla rete che corrispondono spesso anche ad alcune fasce di età ( e guardacaso l’età alla fine è legata all’esperienza professionale). Proviamo volutamente a generalizzare:

- gli ultra 50enni (manager ed imprenditori): quelli che, coscienti di non conoscere il web, ne comprendono invece l’importanza strategica e gli riconoscono la qualità di “arma di comunicazione di massa” caratterizzata da modi, linguaggio e tecniche propri e differenti da quelli dei media tradizionali.

- gli under 30, quelli che sono cresciuti a pane e rete. Ragazzi per i quali è naturale avere un account su gmail o su facebook, scaricare e condividere film e musica e per i quali il PC collegato ad internet rappresenta poco più di un elettrodomestico sempre acceso e per i quali comunicare in rete è naturale come parlare al telefono.

- il nutrito gruppo dei 30/50enni, persone con alle spalle almeno un decennio di esperienza e che volenti o nolenti negli ultimi anni sono stati travolti (e stravolti) da una ragnatela che cresce a ritmi vertiginosi imponendo tendenze e modalità che cambiano ogni giorno e che per essere comprese richiedono oltre ad una grande apertura mentale anche la capacità di mettersi in gioco ed andare avanti.

E qui non si scappa:
c’è chi dice “io so fare altro, lavoriamo insieme per un risultato comune” (grande risposta degna di una grande professionalità) e chi invece:
- è convinto che il web sia una cosa o per informatici o per grafici (l’ottuso)
- chi rinnega anni di onorata carriera e decennali esperienze professionali e si convince senza alcuna base plausibile di essere il nuovo “Negroponte” (da radiare dai vari ordini professionali)
- chi ti dice “io leggo la mail e faccio ricerche su Google: quindi sono un esperto di web” (il cretino)
- chi si è iscritto a facebook e collezionando contatti ed amici si sente il pastore di un nuovo gregge (il megalomane)
- chi non ha ancora capito la differenza che c’è tra “utilizzare” e “fare” (il presuntuoso: tutti noi mangiamo l’insalata ma non per questo siamo tutti agricoltori)

E c’è infine chi vuol fare il furbetto.

Ma occhio, la Rete non conosce padroni, santi, lobby o protettori; e soprattutto non perdona.
Siamo tutti pesci nella Rete.

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Radiohead: che la Rete sia con voi

Chissà quanti di voi sanno che un paio di anni fa i Radiohead, una delle più importanti band pop degli ultimi 20 anni, decisero di distribuire il loro nuovo album non tramite i canali ufficiali della discografica (CD nei circuiti commerciali) ma direttamente e solo dal loro sito, chiedendo ai fan di pagare l’album “a piacere”.
Niente prezzo fisso ma un contributo proporzionale alla soddisfazione che gli ascoltatori avrebbero avuto dai brani.
L’esperimento fece molto scalpore e se ne parlò parecchio, sia in rete che sulla carta stamapata ed anche in TV.
A 2 anni di distanza anche le cifre sembrano quadrare, sopratutto se si considera quanto è stato risparmiato in termini di stampe, spedizioni, promozione e provvigioni.

Fonte: dalla rete

Veniamo ad oggi e mi colpisce un trafiletto che leggo su un giornale: la EMI, la vecchia casa di produzione dei Radiohead, lancia un cofanetto in versione extralusso che contiene le ristampe dei loro primi 3 album.

Una mossa strana perchè riguarda un gruppo che, abbandonate le case discografiche, si è lanciato in rete creando anche blog, forum ed ambienti di discussione diretta con i propri fans.

Ed infatti andando a “spippolare a destra e a manca”, ovviamente con il puro scopo della ricerca, non solo trovo che i 3 cofanetti il giorno stesso del lancio sono già “disponobili” sui circuiti “peer to peer“, ma che addirittura alcune versioni originali e live delle stesse canzoni si trovano rimasterizzate, prodotte e perfino riarrangiate da alcuni fans.
In altissima qualità , con tanto di foto e video inedite di concerti ed interviste e con i Radiohead che buoni buoni, zitti zitti, stanno a guardare la loro musica che inonda la rete.

www.federicopicardi.it

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Euro, bit, card ed il digital divide

In questi giorni sto lavorando al progetto di una Card turistica “smaterializzata” ovvero, buttato via l’ennesimo plasticone da tenere nel portafogli, nella mia testa la nuova card è un insieme di servizi e prodotti che possono essere fruiti con il telefonino e su internet.
Audioguide, informazioni turistiche, meteo, eventi, blog e così via, fino a quando però non si inizia a parlare di bit o del vil denaro.

Forse pochi sanno che gli sms che quotidianamente utilizziamo e che stanno facendo la fortuna degli operatori telefonci sono nati in realtà con tutt’altro scopo. Erano stati infatti originariamente pensati come canale di servizio a strettissima banda ad uso degli operatori e da utilizzare per la gestione della rete cellulare.
Poi qualcuno per scherzo ha iniziato a mandare messaggini agli amici, siamo agli inizi degli anni 90, e con la liberalizzazione del mercato della telefonia, l’abbattimento delle tariffe e la vertiginosa crescita degli utenti telefonici, gli sms sono diventati a tutti gli effetti un canale di comnunicazione, caratterizzato addirittura da un proprio linguaggio ed utilizzato per i più svariati servizi; da quelli informativi, ai loghi ed alle suonerie.
Con un limite: gli sms erano, sono e resteranno un “canale di servizio a stretta banda” e quindi scordiamoci audioguide, multimedia o servizi più evoluti.

Il mondo va avanti, diciamo 10/15 anni, e le reti cellulari finalmente supportano la larga banda, la connessione veloce e quindi il fantastico mondo dei multimedia.
Ma spianata la strada della tecnologia, resta il muro delle tariffe. Non solo criptiche ma totalmente inappropriate per un utilizzo del telefonino come oggetto multimediale.

Il tempo passa e poco alla volta gli operatori decidono di puntare sul contenuto e dovendo necessariamente abbassare i costi di trasmissione, finalmente arrivano le tariffe flat con le quali per un tot di euro al mese possiamo navigare, scaricare, sentire e vedere di tutto sul nostro telefonino.

E quindi tornando a noi, avanti tutta con la Card virtuale, forza con i video, largo alle audioguide.
Fonte: dalla Rete
Fantastico: davanti alle Mura di Lucca, sul mio telefonino, leggo la scheda descrittiva delle Mura, mi scarico ed ascolto 2 o 3 audioguide, vedo un bel filmato, con Google Maps cerco i ristoranti e magari invio su un blog una bella foto di me davanti alle mura.
Il tutto incluso nella tariffa flat da 30 euro che io pago in bolletta.
Sì! perchè mi chiamo Federico! Ma se invece di chiamarmi Federico, Mario o Filippo mi fossi chiamato John, Hans o Pablo sarebbe stato ben diverso.
Quando infatti siamo all’estero, o uno straniero viene in Italia, le tariffe e le offerte speciali svaniscono e si trasformano in un oggetto misterioso chiamato “Tariffe di Roaming” grazie al quale navigare sul web non costa più 30 euro al mese ma 3 centesimi a byte.
Detto in questo modo probabilmente non vi dice niente; provo allora a tradurre con qualche esempio:
- una audioguida sulle Mura “pesa” 3 Mbyte. Ovvero 3 Milioni di Byte che al modico costo di 3 centesimi cadauno fanno: 3.000.000 x 0,03 = 90 euro
Facendo la stessa moltipicazione:
- un video sulle Mura (2,5Mbyte): 75 euro
- una navigata su Google Maps (1Mbyte): 30 euro
Totale 195 euro

C’è qualcosa che non torna. Secondo me anche questo è digital divide.

del.icio.us:Euro, bit, card ed il digital divide digg:Euro, bit, card ed il digital divide spurl:Euro, bit, card ed il digital divide wists:Euro, bit, card ed il digital divide simpy:Euro, bit, card ed il digital divide newsvine:Euro, bit, card ed il digital divide blinklist:Euro, bit, card ed il digital divide furl:Euro, bit, card ed il digital divide reddit:Euro, bit, card ed il digital divide fark:Euro, bit, card ed il digital divide blogmarks:Euro, bit, card ed il digital divide Y!:Euro, bit, card ed il digital divide smarking:Euro, bit, card ed il digital divide magnolia:Euro, bit, card ed il digital divide segnalo:Euro, bit, card ed il digital divide gifttagging:Euro, bit, card ed il digital divide

Voglio Vivere Così: signori si parte

E’ ormai quasi un anno che lavoro con i colleghi della Fondazione e della Regione al concept della nuova campagna di comunicazione della Regione Toscana e finalmente, dopo un duro lavoro ce l’abbiamo fatta ed abbiamo scoperto le carte su quella che in molti definiscono a livello mondiale come la più innovativa attività di comunicazione mai fatta da un Ente pubblico.
Cancellate parole come “Campagna pubblicitaria”, “Advertising”, “Concessionaria” e “Brochure” ci si muove invece nei più interessanti ed innovativi concept di “Infrastruttura di comunicazione permanente”, “Social Media Team”, “Partecipazione in Rete”, “Blog” e “User generated Content”.
Concetti difficili da far passare in un mondo che ancora vive di tabellari e pubblicità ma che rappresentano l’essenza di un progetto effettivamente molto complesso ed innovativo.

Io ci sono dentro fino al collo e se da un lato la cosa mi rende molto orgoglioso, dall’altro un pochino mi fa riflettere sulle responsabilità e sulle notti insonni che mi aspettano.
Anche perchè come dire… adesso c’è da farlo!

E venendo al progetto, invece che presentarlo per l’ennesima volta, preferisco citare quei media che ne hanno capito l’essenza (magari sistemando qualche parolina giusto per essere ancora più precisi).
E come sempre, ben venga chi vuole fare quattro chiacchiere sull’argomento.


Da Travelling Interline

…una prima mondiale organizzata in collaborazione con Google e con la media partnership di Mtv e alla quale sarà presente anche la modella Marta Cecchetto, testimonial della campagna.

..Target privilegiato: il viaggiatore giovane, colto, esigente, attento ad un’offerta turistica meno canonica e che utilizza principalmente internet e i social network per progettare le proprie vacanze.

…la nuova campagna toscana trova nel web il suo elemento centrale grazie alla collaborazione con Google e ad un “Social Media Team” - composto da 10 giovani “evangelist” multilingue - che porterà la Toscana in tutti i principali social network e social media, da YouTube a Facebook, passando per Flickr e Linkedin.

…”Voglio vivere così” sarà presente da subito in 10 aeroporti internazionali, e successivamente in 20, tramite “Digital touch point” che permettono la fruizione del sito e di tutti i servizi proposti.

Da asca.it
..soprattutto tanto Internet, con in testa gli strumenti piu’ innovativi: Facebook, Myspace, Flickr, Youtube. E’ la campagna di comunicazione (che sara’ presentata il 13 marzo a Berlino) messa in piedi dalla Toscana, per promuovere il turismo nella Regione.

…il ‘cuore’ della campagna e’ pero’ su Internet: il nuovo sito www.turismo.toscana.it e’ gia’ online, ma saranno utilizzati soprattutto social network o community come Facebook, Myspace, Flickr, Youtube. Sono stati stretti anche accordi con Google (per Streetview e per una serie di Adwords) e Mtv.

…”Entro l’anno - ha spiegato l’assessore al turismo Paolo Cocchi - sara’ anche pronta una piattaforma di prenotazione unica per tutte le strutture della Toscana”. Nei maggiori aeroporti del mondo (tra cui Milano, Londra, New York, Pechino), poi, saranno installate postazioni multimediali in cui sara’ possibile collegarsi al sito del turismo toscano, scaricare audioguide e informazioni. Da luglio, infine, sara’ disponibile una card per accedere a una serie di vantaggi per vivere e viaggiare in Toscana

Da intoscana.it
…una campagna di marketing, rivolta ad un nuovo tipo di turista-viaggiatore: giovane, colto, esigente, alla ricerca di offerte originali e di qualità, che si auto-organizza utilizzando internet.

Da informazione.it
…Il web rappresenta proprio il punto di forza di questa campagna che, oltre al nuovo portale www.turismo.intoscana.it, coinvolgerà i social network più popolari: da Youtube a Flickr, da Facebook a My Space a Twitter. Convenzioni sono state stipulate con Google per l’utilizzo di “Adwords”, la tecnologia che regola le inserzioni pubblicitarie on line, mentre dalla prossima estate sarà disponibile per tutti i capoluoghi il servizio “Street view”. In un futuro non lontano, gli utenti avranno la possibilità di entrare nei negozi virtuali per fare acquisti reali. Ma non c’è solo il web: la campagna prevede postazioni multimediali in vari aeroporti, tra cui Milano, Londra e Pechino. Da luglio per chi si iscriverà sul sito ci sarà una card che prevede facilitazioni.

Altre

…sempre in collaborazione con Google, la Regione renderà presto “visitabili” le sue principali città con il servizio StreetView di GoogleMaps, ma vuole spingersi ancora più avanti, come consentire ai turisti di fare visite virtuali nei negozi delle sue strade, per poi fare e-commerce.

www.federicopicardi.it

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Facebook se io fossi…

napoleone

Avete mai fatto da bambini il gioco “Se io fossi” in cui preso a modello un personaggio, ci si divertiva a vedere chi le sparava più grosse.
Bhe, oggi potremmo fare lo stesso su facebook ed ecco chi cercherei se io fossi…

Dracula: chi racconta di passeggiate notturne e chi non mangia l’aglio
Un ladro: qualcuno che sta per andare in vacanza con tutta la famiglia lasciando la casa vuota
Casanova: tutte le “lei” abiutate alle avventure di una notte
Un “resource manager“: i miei dipendenti per vedere se quando “sono malati” sono veramente a casa
Un professore: i miei studenti per scoprire cosa si dice alle mie spalle
Una allegra signorina: i viaggiatori solitari per offrire loro la mia compagnia
Napoleone: qualcuno che gioca a Risiko all’Isola d’Elba
Gesù: chi parla a sproposito del “babbo” per raccontargli come è andata veramente
Il diavolo: tutti i miei prossimi “ospiti”. E vedreste che “gruppone”
Manitù: quelli che sono convinti che ci esista solo Budda per dirgli: “Oh bischeri, guardate che ci sono anche io”
Budda: quelli che sono convinti che esista solo Manitù :-)
Un pesce tropicale: tutti quelli che raccontano di quanto sia figo fare pesca subaquea tra i pesci tropicali. E un bel vaffa non glielo toglie nessuno!
Un insonne: quei simpaticoni che tutte le sere dicono “buona notte a tutti”
Babbo Natale: chi è stato buono
Il Picardi: nessuno… sono abituato a farmi gli affari miei!

Ed in ogni caso, occhio a quello che si mette in Rete. Qualcuno interessato alle nostre cose c’è può sempre esserci.

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Cosa c’entra Beckham con Jenna Jameson? E con Eluana, Obama e Berlusconi

Facebook è un socialnetwork.
Eluana Englaro ed il diritto alla vita ed alla morte.
Jenna Jameson la regina dell’hard porn.
Berlusconi è il presidente del Consiglio.
Youtube è un socialmedia.
Prestiti e finanziamenti per tutti.
Il Viagra fa bene al pene ed il sesso fa bene a tutto.
Luca Toni e David Beckam giocano a pallone.
Obama ha vinto le elezioni.
Il lavoro è importante.

State forse pensando che sono impazzito?
Assolutamente no, questi sono semplicemente gli argomenti più cercati in rete negli ultimi 6 mesi.
E vorrei fare un piccolo test scrivendo in questo post  le keyword “calde” del semestre vedendo poi quante volte il mio blogghettino verrà fuori tra i risultati sui motori di ricerca.
Un post inutile di contenuto ma utile per un esperimento.
Poi vi faccio sapere cosa è successo.

PS: e se siete finiti su questa pagina cercando uno degli argomenti indicati sopra… vuole dire che l’esperimento ha avuto successo.

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Tecnocrazia: in Rete la tecnologia è per tutti

Inizia oggi il primo incontro reale e virtuale sulle tecnologie di rete.

Una volta al mese, fisicamente alla Casa della Creatività di Firenze, virtualmente in diretta su intoscana.it e su questo blog che raccoglierà commenti idee e riflessioni sui temi trattati negli incontri mensili.

Oggi parliamo di back-up, archiviazione e disaster recovery.
Nei prossimi incontri di monitoraggio di rete, di posizionamento sui motori di ricerca, di tecnologie per la comunicazione, di social network e poi chissà…

Buona tecnocrazia a tutti su www.intoscana.it/live

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Il giro del mondo in 80 secondi

mongolfiera_charles

Chissà se quando Phileas Fogg decise per scommessa di fare il giro del mondo in 80 giorni avrebbe mai sospettato che io con un “aggeggio chiamato internet” sarei riuscito a ripercorrere tutto il suo avventuroso viaggio in poco più di 80 secondi.
E chissà come avrei potuto spiegare a lui ed a Jules Verne il web… magari uno di questi giorni mi immagino la scena e ci scrivo un post.

Queste le tappe virtuali del viaggio, iniziato a Londra nell’Ottobre del 1872 e terminato nuovamente a Londra l’anno seguente.

London: informazioni e webcam (Big Ben, Covent garden, Houses of Parliament…)

Suez: informazioni

Bombay: informazioni

Calcutta: informazioni

Hong Kong: informazioni e webcam (3 webcam)

Yokohama: informazioni e webcam (6 webcam orientabili)

San Francisco: informazioni e webcam (in diretta, con archivio delle immagini più belle giorno per giorno)

New York: informazioni e webcam (una quantità infinita di webcam sparse per tutta la città)

Fonte: www.federicopicardi.it

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Facebook: così bianco che più bianco non si può!

dalla rete

Nelle mie elucubrazioni notturne, in Toscana si direbbe che mi faccio delle “pippe mentali”, mi capita spesso di mescolare e confondere sogno e realtà e così mentre sono in quella fase eterea che precede il sonno finisce spesso che continuo a ragionare sulle più svariate cose.

Ieri sera ad esempio, reduce da una giornata di progettazione in cui l’obiettivo era di disegnare un sistema di profilazione degli utenti (tradotto: sapere a fini di marketing cosa fanno e cosa piace ai navigatori di un sito), un attimo prima di addormentarmi mi è apparso il signor Facebook. Abbiamo ragionato un poco assieme ed alla fine mi è stata chiara una cosa:
facebook, è diventato il più grande ed innovativo sistema di profilazione e tracciabilità del comportamente degli utenti internt.

Considerate che ad oggi su facebook sono iscritti più di 250 milioni di utenti e di ognuno di questi il signor Facebook conosce vita, morte e miracoli. E non tanto perchè ognuno di noi al momento della registrazione ha compilato in modo più o meno veritiero una form in cui gli venivano chiesti gli hobby e la squadra del cuore, ma per un altro e molto più importante motivo.

Su facebook ogni nostra singola parola, chat, immagine, video, messaggio, ogni singolo tutto viene registrato ed archiviato.
Ed è molto più scientifico dedurre che Federico è un appassionato di cucina e Mario di musica non perchè lo hanno scritto su una form del cavolo in fase di registrazione, ma perchè questi sono gli argomenti di cui quotidianamente parlano con i loro amici.
E così sappiamo che Andrea va spesso a Roma ed allora perchè non inviargli la pubblicità di un albergo nella capitale, sappiamo che l’altro Andrea IN QUESTO MOMENTO, è in tournee a New York; ed allora diciamogli dove può acquistare una tromba che in Italia non viene venduta.
Mirko è un appassionato di tecnologia? Fantastico! Allora facciamo ancora di più: informiamo Mirko E TUTTI I SUOI AMICI che dalla prossima settimana sarà disponibile il nuovo ipod.
Chiara ci parla dei problemi del fratellino con il diabete. Guarda caso una farmaceutica potrebbe dirle che hanno la cura perfetta.

Mi sembra un film già visto (clic qui), ma alla fine viviamo veramente tutti in un Grande Fratello.

Fonte: www.federicopicardi.it

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Dal silenzio all’alta definizione

dalla rete

Leggo su repubblica.it del 16 Gennaio che YouTube, dopo una lunga e sofferta riflessione ha deciso di eliminare l’audio da tutti quei video per i quali la diffusione dell’audio avrebbe comportato la violazione dei diritti d’autore indicando:
“Questo video contiene una traccia audio il cui utilizzo non è stato autorizzato da tutti i detentori del copyright. L’audio è stato disattivato”

Video di cantanti e gruppi musicali, ma pure video fatti in casa nel cui audio sono presenti brani protetti dal copyright.

Visto che più della metà dei filmati presenti su youtube sono video musicali, incuriosito, decido di fare una verifica e provo a cercare un poco di musica e qualche video a caso che potrebbe contenere per l’appunto brani coperti da copyright.
Ne apro una trentina, da quelli musicali spudoratamente registrati dalla TV a quelli autoprodotti (fino ad un improbabile mago Milvio la cui performance contiene come sottofondo alcuni pezzi dei Coldplay) ma della famosa frase sulla disattivazione dell’audio nemmeno l’ombra. E musica a tutto volume.

Un poco perplesso sulla attendibilità della notizia che avevo letto, mi colpisce invece molto di più un’altra cosa: la scrittina “Vedi in alta qualità” che si trova piccolina piccolina sotto il video.

Questo è veramente importante;
rappresenta infatti un ulteriore passo in avanti nello sviluppo del web: la presenza massiccia e diffusa in rete di contenuti in alta definizione. Una evoluzione che segue di pari passo quella tecnologica (riduzione dei costi di archiviazione dei dati e diffusione della larga banda) ma che da qui in avanti avrà un forte impatto su tutto ciò che ruota intorno ai video in rete.

Per chi li produce e per chi li vede, per chi li vende e per chi li “sgraffigna”.

Fonte: www.federicopicardi.it

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In tempo dell’informazione in rete

dalla rete

Ogni qualvolta affronto un nuovo progetto, rifletto sempre su un tema: la durata dell’informazione che viene fornita sul web.

Inutile girarci intorno, il web è un “signore” che vive e ruota intorno ai concetti di “rete” e di “diffuso” e la prima conseguenza di ciò è che ogni “oggetto” immesso in rete entra a far parte di un archivio virtuale e distribuito dal quale non sarà mai più eliminato.

Questo perchè una singola informazione, anche se eliminata dal sito sul quale era stata originariamente pubblicata, continua ad esistere in molte altre modalità:
- sui motori di ricerca che per motivi tecnici e di performance si creano delle copie locali dei contenuti che indicizzano. Copie ed informazioni che poi continuano a riproporre in risposta alle richieste degli utenti anche molto tempo dopo che l’originale non è più valido o che è stato addirittura eliminato
- su altri siti che hanno acquisito il contenuto, in forma integrale o parziale, e che quindi continuano a riproporlo anche se l’originale viene eliminato
- sotto forma di rielaborazione: un editor può aver utilizzato un contenuto per crearne un altro che rimarrà a prescindere dalla sorte di quello originale
- nei circuiti di file sharing dove abitualmente film, audio, ma anche articoli, interi libri, recensioni, foto o qualunque altro, subiscono un processo di “moltiplicazione dei pani e dei pesci” finendo per generare un numero spropositato ed incontrollato di copie
- in copie su singoli PC che magari quotidianamente acquisiscono feed o newsletter
e non ci dimentichiamo la bella abitudine che hanno ancora in molti di stampare su carta e conservare

Detto ciò è quindi evidente che la permanenza delle informazioni in rete è un dato di fatto con cui bisogna fare i conti in fase di progettazione e gestione di un progetto sul web.

E visto che alla fine la modalità principale con cui viene iniziata la fruizione del web è la ricerca, sia interna a singoli siti che globale sui motori di ricerca (l’87% degli utenti inizia la navigazione con il search), diventa molto importante tenere sempre a mente i 2 parametri che definiscono l’organizzazione dei contenuti nelle attività di search: la variabile temporale e quella della rilevanza.

Ora con tutte le premesse fatte riguardo alla permanenza delle informazioni in rete, è indispensabile valutare e chiedersi se ciò che stiamo per mettere in rete è importante perchè è “la notizia dell’ultimo minuto” o se invece lo è perchè è “per sempre”.
Questa è una riflessione profonda che ogni editore dovrebbe fare perchè genera poi a cascata tutta una serie infinita di implicazioni per niente banali per ognuna delle quali si potrebbero scrivere paginate e paginate di riflessioni:
il concept editoriale, l’organizzazione del lavoro delle persone che producono contenuti o la modalità di acquisto degli stessi a seconda che siano autoprodotti o acquistati, le impostazioni ed i vincoli tecnologici, il confronto con il mercato e quindi business e concorrenza, lo studio progettuale e quindi dal un lato l’architettura e l’organizzazione dell’informazione e dall’altro l’interazione con gli utenti e la modalità di fruizione del contenuto, la grafica, il linguaggio, i rapporti con gli altri attori web.
E poi valutazioni strategiche, finanziarie ed amministrative, la promozione del proprio prodotto, la crescita della struttura e molto altro ancora.
Ma prime tra tutti, le abitudini ed il modo di operare e pensare degli utenti che globalmente e spontaneamente hanno definito lo standard di fruizione dei contenuti rispetto a questo tema con una distinzione netta che è di una semplicità disarmante: da un lato portali e motori di ricerca dove il paramentro di riferimento è la rilevanza, dall’altro giornali online dove invece il tutto ruota intorno al fattore tempo.
Con una ulteriore indicazione: tutte le altre vie di mezzo generano confusione e non interessano.

Fonte: www.federicopicardi.it

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Capodanno in tutto il mondo

Facciamo un giro per il mondo cercando la parola “capodanno” in più lingue nelle varie versioni di Yahoo.
Perchè di Yahoo, Google e Msn non ce n’è mica uno solo!

www.yahoo.it (Italia): capodanno

1 - 10 di 42.000.000 per capodanno - 0.01 sec

  1. … discoteca roma, discoteche capodanno, discoteche roma, pub, discopub roma, … capodanno.it … info sui migliori eventi di capodanno a Roma, in Italia e …

    www.capodanno.it

  2. Offerte per Capodanno in italia, in europa e resto del mondo, all’interno del … Capodanno .com Offerte Viaggi Vacanze Tour Alberghi e Hotel …

    www.capodanno.com

www.yahoo.fi (Finlandia): Uusi Vuosi

1 - 10 / noin 5,340,000 haulle Uusi Vuosi

  1. Ensi vuosi on monelle vaikea. Vähintään yhtä monelle se on aika hyvä, kunhan taantuman … Useimmille tulee hyvä uusi vuosi 30.12.2008. Kansa putosi …

    talouselama.fi/uutiset/?s=k&wtm=talouselama/-30122008?s=k - 161k - Välimuistissa - Lisää tästä sivustosta

  2. Iso-Britannian meteorologisen tutkimuskeskuksen mukaan vuosi 2008 on tulossa 2000-luvun kylmin, kylmin kertoo The Guardian. Vuoden 2008 maapallon keskilämpötila on …

    www.uusisuomi.fi/ymparisto/43307-vuosi-2008-on-kylmin-vuosikymmeneen - Välimuistissa - Lisää tästä sivustosta

www.yahoo.fr (Francia): Nouvel An

1 - 10 sur 59 200 000 pour Nouvel An - 0.02 s

  1. Rue décorée pour le Nouvel An chinois dans le quartier chinois de Londres. Le Nouvel An est célébré officiellement en Chine (sept jours de congés) et à

    fr.wikipedia.org/wiki/Nouvel_An_chinois - 63k - En cache

  2. 5 Pratiques du Nouvel An de nos jours. 5.1 Pays d’Europe Occidentale. 5.1.1 Le Nouvel An est une fête d’origine païenne qui vit le jour vers 46 avant notre

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www.yahoo.co.uk (Regno Unito): New Year

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  1. Information on New Year celebrations, history, and more.

    en.wikipedia.org/wiki/New_Year - 75k - Cached

  2. Lists information on New Year’s Eve around the globe.

    en.wikipedia.org/wiki/New_Year’s_Eve - 92k - Cached

www.yahoo.jp (Giappone): 新年

新年 で検索した結果 1~10件目 / 約315,000,000件 - 0.04秒

満年齢を使うようになってからはそのような意味合いはなくなり、単に年が変わったこと(新年)を祝う行事となっている。 … バングラデシュとインド, 西ベンガル州で祝われる新年, Poila Baisakh は、4月14日から15日。 ネオ・ペイガンは、 …
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www.yahoo.us (Stati Uniti): New Year

  1. Greeting cards, wallpapers, history, traditions and customs, gifts ideas, recipes, and post your resolutions.

    www.theholidayspot.com/newyear - Cached

  2. Customizable to your time zone.

    www.timeanddate.com/counters/newyear.html - Cached

www.yahoo.cn (Cina): 新年

新年 - 维基百科

新年可以指:春节,农历新年元旦,公历新年犹太新年,希伯来历的新年印度新年;伊斯兰新年等。倪匡的一部小说,新年 这是一个消歧义页,罗列了有相同或相近的标题,但内容不同的条目。 如果您是通过某条目的内部链接而转到本页,希望您能协助修正该处的… 更多信息

2007北京新年音乐会_影音娱乐_新浪网 票价:至尊VIP/VIP2300元/1800元/1200元/800元/500元/200元/新年套票2000元(1200*2) 购票赠礼活动 1.购买至尊VIP贵宾票的观众,可免费享受四星级新年自助晚宴(每券一人),随票派送,… ent.sina.com.cn/f/y/07bjnewyear/index.s… 2008-10-23 快照

www.yahoo.ru (Russia): Новый Год

1 - 10 из примерно 238,000,000 по запросу Новый Год - 0.01 сек.

РЕЗУЛЬТАТЫ с ИНТЕРНЕТА

  1. Как отпраздновать Новый 2009 год. … на Украине- праздник Новый Год. 1) … В Новый год приходит Дед Мороз и оставляет подарки детям, которые хорошо себя …

    vitau.org.ua/greetings/7/1.html

  2. Большинство стран отмечает Новый год 1 января, в первый день года по григорианскому календарю. … Каждый новый год связан с одним из 12 животных и одним из …

    ru.wikipedia.org/wiki/Новый_год

www.yahoo.com.br (Brasile): Ano Novo

  1. Ano novo) Ir para: navegação, pesquisa. Fogos de artifício para celebrar a chegada do Ano … Todas culturas que têm calendários anuais celebram o “Ano-Novo” …

    pt.wikipedia.org/wiki/Ano_novo - Em cache

  2. Encontre aqui mensagens, artigos e respostas a perguntas importantes sobre profecia, temas … Sabedoria no novo ano. Fredi Winkler. Listar todas as …

    www.chamada.com.br/mensagens/list/11 - Em cache

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Multimediale e multicanale

Vedi il video sul tema

Multimediale
Viene detto multimediale un contenuto che è composto a sua volta da differenti tipologie di contenuti che possono essere testuali, audio, video, immagini, forme interattive o altre ancora.
Il termine “multimediale” viene inoltre spesso utilizzato in contrapposizione ai contenuti esclusivamente testuali, al mondo della carta stampata, o anche solo per indicare i contenuti video.

Si parla poi di multimediale per tutti quegli oggetti che fungono da raccoglitori o aggregatori di varie tipologie di contenuto.
Multicanale
L’espressione “multicanale” si riferisce non tanto al contenuto quanto alla modalità di trasmissione e fruizione del contenuto stesso.
Un medesimo contenuto può infatti essere rielaborato e distribuito su differenti tipologie di canale e di media.

E’ multicanale ad esempio, un sito web che propone le stesse informazioni contemporaneamente:
- in forma testuale o multimediale sul sito stesso
- le invia per email tramite una newsletter
- le fornisce tramite sms sui telefonini
- permette di stamparle su carta
- le invia tramite fax ad una lista di numeri telefonici
- magari le declina in formati differenti per essere fruite come multimedia su palmari, cellulari, computer e anche TV

Si parla infatti in questo caso di “declinazione” del contenuto su canali differenti.

Vedi il video descrittivo

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Pubblicita occulta. Anche in rete

Cambiano i tempi, cambiano le persone, cambiano i media e di conseguenza cambia anche la pubblicità.
Pure quella occulta.

Fino a poco tempo fa, la pubblicità occulta era quella utilizzata nei film, con marche ed etichette in bella mostra, quella dei personaggi famosi che indossano abiti ed accessori di marca ”non proprio per caso” o quella un poco più ”bastarda” dei messaggi subliminali.

Ed in rete cosa accade? quali sono le forme più utilizzate per promuovere qualcosa “sottobanco” ?
Come prima cosa possiamo dire che sono tutte modalità legate a forme di indicizzazione, di ricerca e di profilazione dell’utente e che riescono quindi ad inviare informazioni molto precise e targhettizzate.

Vediamo quali sono i modi più frequentemente utilizzati per sommergerci di informazioni non richieste:

  1. Condividere in rete, sui circuiti di file sharing (da emule a bit-torrent) file che hanno nomi equivoci o simili a contenuti più famosi.
    Titoli di canzoni e di film, nomi di attori, attrici e cantanti oppure titoli che contengono al loro interno parole realitive ad altri contesti, dal sesso, al denaro, alla gastronomia, ai libri.
    E poichè l’utente che sta cercando un file non ne può visualizzare il contenuto fino a quando non l’ha scaricato tutto, molte volte accade che cercando una canzone di un gruppo famoso, ce ne ritroviamo invece una di un “gruppo emergente” che ha barato sul nome del file per promuovere la propria musica. O ancora che cercando un video sulla natura, ci ritroviamo la pubblicità di un prodotto ecologico.
  2. Pubblicare siti, pagine o file nei quali il titolo o parte dei contenuti sono appositamente studiati per coincidere con gli errori che gli utenti commettono più frequentemente durante la ricerca di informazioni in rete:
    + www.goggle.it o www.gooogle.it invece di www.google.it, (errore di battitura)
    + www.maicrosoft.it invece di www.microsoft.i.t (nome straniero)
    + www.telecom.it invece di www.telecomitalia.it (omonimia di aziende)
    + www.oasis.com invece di www.oasisinet.com (scelta folle del nome del dominio per il gruppo “Oasis”)
    + www.michelleunzicher.it invece di www.michellehunziker.it (nome straniero)
    Sbagliando a digitare il nome, l’utente viene dirottato verso un sito appositamente sviluppato per fornire informazioni pubblicitarie non richieste.
  3. Pubblicare all’interno di siti costruiti ad hoc (dal nome del dominio, al titolo della pagine e delle sezioni) informazioni provenitenti da sistemi per la gestione di pubblicità online spacciandoli per contenuti editoriali.
    In pratica costruire siti in cui ogni singolo testo è in realtà un link pubblicitario.
  4. Inviare, a gruppi profilati di utenti o liste di distribuzione, email il cui contenuto è “interessante” per il target individuato ma nel cui contenuto si annidano invece link a pagine pubblicitarie.

Ed se pur non occulta ma molto evidente, aggiungerei anche l’apertura di finestre e popup non richiesti che spesso ci sommergono quando accediamo ad un sito o quando clicchiamo su un link che di pubblicitario non dovrebbe avere proprio niente.

Ma tutto questo perchè?
Semplice: la pubblicità paga, e quella online paga per ogni clic che viene fatto.

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Buon Natale a tutti

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Tante informazioni. Ma è più importante ritrovarle

Questa mattina mi sono accorto che sul mio PC, per la verità un po’ vecchiotto, ho quasi esaurito lo spazio sull’hard disk.
I miei 40Gbyte, sono ormai pieni al 90%, ragion per cui ho iniziato a cercare documenti e file da cancellare in modo da liberare un poco di spazio.
Esaminando il disco ho notato che tra i 40GB di spazio spicca una cartella denominata Google della dimensione di 5GB.
Una cartella che da sola occupa più del 10% di tutto lo spazio che ho a disposizione. E’ la cartella dove risiedono i file di Google Desktop, l’applicazione che mi permette di cercare sul mio computer ogni genere di file sfruttando una versione ridotta e locale di Google.
Applicazione che sinceramente funziona molto bene, che utilizzo e che in uno slancio di “liberazione dello spazio su disco” ho cancellato ritendendo più utile avere qualche Giga in più.

Risultato: adesso sto disperatamente cercando un documento di cui non ricordo il nome e la posizione sul mio computer e sto diventando matto. E pure mi sto dando del bischero perchè una delle cose di cui da sempre sono convinto è che le informazioni non servono a niente se non sono facilmente rintracciabili ed utilizzabili.

Questa volta me la sono cercata!

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E adesso tutti zitti!

In questa epoca in cui l’informazione è ridondante e spesso invasiva e non richiesta, ogni tanto un poco di silenzio non può che far bene.

Esistono degli apparecchi, uno in foto, che servono ad inibire il funzionamento dei telefoni cellulari in un raggio di alcune decine di metri.

Il loro principio di funzionamento è abbastanza semplice: inviano un segnale radio di disturbo sulle frequenze che vengono utilizzate dalle reti telefoniche.
In questa maniera, il segnare di disturbo, impedisce il collegamento dei telefonini alla cella radio dei gestori telefonici i quali rispondono alla situazione “marchiando” il telefonino come “non raggiungibile”.

C’è da dire che in Italia l’utilizzo di questi sistemi è proibito in quanto formalmente identificabile come causa di “interruzione di pubblico servizio” ma in realtà sono ormai molti gli esercizi commerciali ed i luoghi di ritrovo (ristoranti, teatri, cinema) dove misteriosamente il cellulare smette di funzionare.
Questi apparati si possono acquistare “alla luce del sole” in negozi specializzati che correttamente richiedono la presentazione di un nulla osta da parte dell’autorità giudiziaria. O in alternativa su internet, per poche centinaia di euro, da distributori esteri che li recapitano a domicilio tramite un semplice pacchettino.

L’utilizzo di questi sistemi è spesso utilizzato anche in azienda per impedire che una telefonata furtiva o un cellulare sempre in linea permettano fughe di notizie durante meeting e incontri riservati.

Una nota caratteristica: gli apparecchi, spesso della dimensione di un pacchetto di sigarette, hanno più antenne: una per ogni tipo di interferenza da generare (GSM, ETACS, UMTS, EDGE…).

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Mass Marketing: tutto intorno a noi

La tecnologia bluetooth è uno standard di trasmissione dati che negli ultimi hanno si è molto diffusa grazie alla sua semplicità d’uso.
Talmente semplice che molti di noi hanno nel proprio telefonino un ricevitore bluetooth senza saperlo e talmente stupida che le uniche opzioni che abbiamo a disposizione sono:
- accenderlo/spengerlo
- abilitare o meno la ricezione e la trasmissione di dati
E talmente standard che tutti i produtori la hanno adottata ed abilitata di default su tutti i dispositivi (cellulari, palmari, computer, notebook, stampanti, macchine fotografiche…).

Ma a che cosa serve?
Ancora più semplice: a scambiare dati tra apparati fisicamente vicini, diciamo dell’ordine di decine di metri, a prescindere dalla tipologia dei dati scambiati.

Sapete cosa vuole dire?
Che piazzando una batteria di trasmettitori in un’area affollata, uno stadio, una fiera, una mostra o semplicemente una via durante l’orario di punta, è possibile inondare di contenuti tutti quelli che passano vicino al trasmettitore e che hanno attivato l’opzione “ricevi” (spesso di default).
Video, audio, messaggi promozionali, fotografie, loghi, suonerie. Insomma un qualunque contenuto il nostro dispositivo sia in grado di visualizzare o riprodurre.

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L’interruttore “dipinto” sul muro

La foto che vedete mostra una coppia di proiettori, installati a soffitto, che visualizzano sul muro tra le 2 porte una serie di immagini.
La cosa carina è che il cambio delle immagini avviene nel momento in cui un visitatore “tocca” i pulsanti dipinti sul muro ( le 5 macchiette nere allineate sotto la proiezione).
Confermo: gli interruttori sono DIPINTI.

Nessuna magia; andiamo a vedere da vicino i pulsanti.
Questi sono costituiti da una spirale disegnata con una tinta conduttiva le cui “linee” vengono messe in cortocircuito quando ci appoggiamo sopra un dito che funge quindi da conduttore tra una spirale e l’altra.
Ovviamente tra questi fili passa una corrente molto debole, impercettibile per noi, ma che è sufficiente per rilevare il nostro contatto e far scattare così il clic di un mouse che cambia l’immagine.

Tutto qui!

Nella foto sotto, un interruttore a contatto.

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Ke fai? ci si + tardi xchè ora std :-(

Ke fai? ci si + tardi xchè ora std.

Ovvero: “Cosa stai facendo? Ci vediamo più tardi perchè adesso devo studiare”.
Sapete dove sta la differenza?
Nel secondo caso la frase è quella che si potrebbe dire al telefono, parlando faccia a faccia, o al limite in una email.
Nel primo caso invece, è il tipico testo di un sms inviato da un cellulare. Ma la differenza non è tanto sullo scritto o sul parlato. La grande differenza è invece che un sms contiene al massimo 160 caratteri. E’ questo il vero vincolo che ci costringe ad esprimerci come trogloditi.
E se invece scrivessi:

che fai. ci si vede dopo.

ora studio :-(

vieni :-P

Questa è una email, la morte di qualsiasi forma di punteggiatura e regola sintattica. Ci si esprime per parole , si utilizzano gli “a capo” per interrompere la frase (al posto della punteggiatura) e gli emoticon “:-)” per trasmettere stato d’animo:
- il sorriso :-)
- dispiacere :-(
- :o) gioia
- :-P (xxx-censura)

Avete invece mai notato come ci si esprime in chat ?
Un mix delle 2: parole contratte, sostituzione di sillabe, di parti o di intere parole (”ke”, “+”, “-”, “ap” al posto di “a presto”, “c6″ al posto di “ci sei”, “b8″ invece di “botto”, “dx” e “sx” sono “destra e sinistra”…).
E poi “a capo”, ripetuti “a capo” per prendere tempo al posto della punteggiatura e soprattutto una conversazione “asincrona”; un dialogo frammentato ed interrotto dalle altre attività che si stanno facendo.

Scrivo l’inizio di un messaggio, poi completo una email.
Riprendo il discorso con il mio amico e lo lascio a metà per rispondere al telefono.
Altre 10 parole in chat e magari vado a parlare con un collega.

Ma la stessa cosa vale per chi non lavora in un vorticoso scrivo-telefono-scrivo-playstation-leggo-TV-scrivo-musica. O peggio ancora per chi chatta con più persone contemporaneamente.

Nell’era del digitale e del “real time” una delle forme di comunicazione più frequentemente utilizzate (la chat) ci riporta invece ai tempi del piccione viaggiatore: scrivo-aspetto-scrivo-leggo-aspetto-scrivo-aspetto-leggo.

Sull’argomento se ne è detto e scritto tanto.
Io credo semplicemente che queste, che sono a tutti gli effetti nuove forme di comunicazione, non solo hanno un senso, ma rappresentano una modalità di comunicare spontanea e naturale e che come tale ha senso di esistere in determinati contesti ed a prescindere da qualsivoglia regole o forme preesistenti.

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Il movimento delle masse

In Italia si stima che l’80% delle persone possieda un telefono cellulare. Questo vuole dire, ma sono cose dette e ridette, che gli operatori di telefonia mobile possono sapere in ogni istante dove ognuno di noi si trova.
Siamo fortunatamente tutelati dalle leggi sulla privacy per cui queste informazioni normalmente restano “congelate” nei data center dei vari operatori.

Proviamo a vedere la cosa sotto un altro punto di vista: spaziamo ed andiamo a ruota libera.
Oltre ai telefoni cellulari molte persone possiedono un PC che utilizzano per collegarsi alle varie reti wireless che si trovano ormai in molti punti di ritrovo, dai caffè, alle librerie a molti negozi; aggiungiamoci inoltre tutti quelli che utilizzano il palmare per cercare informazioni e magari si collegano ad internet utilizzando anche un GSP (che quindi ne localizza puntualmente la posizione). Ovvero il 90% della popolazione è costantemente connesso ad una qualche rete telematica.

Sapete cose ne viene fuori, senza intaccare alcun diritto alla privacy ?
La possibilità di conoscere istante per istante dove e come si muovono le masse di persone all’interno delle città, nelle vie, nelle manifestazioni, durante lo shopping, nei weekend, nelle strade, nel traffico, ai cinema. Ovunque.

Una bomba pronta ad esplodere non solo per fini di marketing o commerciali ma anche per il controllo della presenza di persone nelle manifestazioni, nel calcolo del traffico nelle strade, per conoscere le mete preferite dai turisti nelle città, per sapere cosa accade nelle città in occasione di raduni, meeting, feste, emergenze.
Per sapere se in un locale ci sono più persone di quante ce ne dovrebbero essere o per calcolare quali sono i negozi che vendono di più e quali di meno.
Siamo tutti un “Grande Fratello”.

Vedi: Siamo tutti un Grande Fratello
Vedi: Anche il Melafonino ci spia

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Metti insieme Taricone, Beppe Grillo e Paris Hilton

Da qualche mese impazza in America il “reality phone“: scattare foto a personaggi celebri e famosi (o presunti tali) ed inserirli direttamente tramite il telefonino su un blog per lasciare poi ai navigatori campo libero sui commenti.
Come dire: il gossip in diretta, una sorta di grande fratello (Taricone) esteso a tutto il mondo tramite un blog (Grillo) che può anche essere visto come la versione frivola dello “street journalism”, il giornalismo di strada, quello fatto direttamente dai lettori. Tutti lettori e tutti scrittori.

Da un punto di vista della tecnologia la catena  fotografia->telefonino->blog esiste e funziona egregiamente ormai da qualche anno ma quello che mancava era un’idea che facesse scattare l’interesse tra i navigatori.

E cosa può esserci di più potente di un mix fatto da gossip e star, esibisionismo (la foto l’ho fatta io) e partecipazione (il commento lo metto io)?
Niente! Ed infatti il fenomeno è esploso.

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Internet se io fossi…

…megalomane

L’Ingegnere è una persona attiva nell’ambito dell’ingegneria.
L’ingegnere usa la creatività, la tecnologia e la conoscenza scientifica per risolvere problemi pratici.

Internet, costituita da alcune centinaia di milioni di computer collegati tra loro con i più svariati mezzi trasmissivi, è la più grande rete di computer  ed uno dei più importanti mezzi di comunicazione di massa mai esisistiti attraverso il quale centinaia di milioni di persone comunicano, si confrontano ed esprimono le proprie idee senza vincoli legati a censura, pregiudizi o restrizioni di qualunque natura ed in completa democrazia.

Io sono un Ingegnere che lavora sulla Rete. Tutto il resto sono ”chiacchiere e distintivo”!  :-)

 

… un nerd

L’ingegneria è un comune disordine genetico simile al daltonismo, ed è comune fra i maschi.
Il più grande mistero riguardante l’ingegneria è che per lungo tempo si ignoravano i motivi della sua rapida diffusione. Nel diciannovesimo secolo, Charles Darwin, scoprì che gli ingegneri riuscivano a riprodursi tramite un processo asessuato simile alla mitosi. Questo spiega il perché gli ingegneri riescono a riprodursi in assenza di femmine.
Molti grandi luminari sono concordi sul seguente punto: “Se i matematici facessero i matematici, i fisici facessero i fisici e gli ingegneri si facessero i cazzi loro, il mondo sarebbe un mondo migliore”.

Internet è una rete informatica che mette in comunicazione tutti i cretini esistenti al mondo. È anche un noto ritrovo di segaioli che possono arraparsi guardando filmini e immagini porno di vario genere.

 

… un politico

In un contesto come il nostro in cui global e local si fondono e si uniscono in una nuova sinergia, la nostra area (PPDLANCPT) ha deciso di investire in questo mezzo del futuro, finanziando progetti a matrice comunitaria per un importo di mille milioni di miliardi per l’abbattimento del digital divide e nel segno della partecipazione, e per dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini!

 

… un livornese

Internet? Dhè c’è pieno di fie. E ci posso scrivè “Pisamerda”

 

… un ossessivo

Su internet ci clonano le carte di credito, c’è lo spam, i virus e gli hacker.
E poi solo sesso e porno, io conosco uno che chattava con una che si chiamava “marilù85″ e quando l’ha incontrata in realtà si chiamava “Ubaldo” e c’aveva la barba.
Ci vendono le medicine false che fanno peggio di quelle vere e se ci scrivo qualcosa poi con “quel” Google torna fuori tutto quello che c’ho scritto.

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