Mi chiedono una riflessione “digitale” sul mondo dei congressi e non nascondo che sono un poco un pesce fuor d’acqua ma a volte è proprio l’occhio di un esterno che fa nascere nuove idee.
Dal punto di vista digitale un congresso non è altro che un evento e quindi, se io dovessi elaborare una strategia di comunicazione a complemento di un meeting, lo considererei proprio come tale.
Tralasciando ciò che ormai è uno standard -il sito web, le slide in sincrono con un video, l’archivio online- preferisco concentrarmi di più sull’aspetto divulgativo e partecipativo che la Rete può generare. Andiamo a considerare 3 momenti: prima, durante e dopo l’evento e vediamo, in una breve sintesi, quelle che sono le azioni che metterei in campo nel contesto dei social media:
Prima
Innanzitutto raccoglierei tutte le informazioni sulle passate edizioni e pian piano ne farei una divulgazione andando a coinvolgere tutti gli utenti reperibili nei vari social media che hanno un qualche interesse per gli argomenti trattati. Ma niente pubblicità: solo “storytellig” ovvere narrazione; il racconto di quello che è stato.
Coinvolgerei quindi il gruppo così creato nell’elaborazione di nuove idee per l’anno successivo condividendo i temi, cercando nuovi relatori, discutendo il format ma anche facendo fare agli utenti proposte sulla location, sulla scaletta, persino sui menù ed in generale sul contesto a contorno dell’evento.
Cercherei insomma di far passare in Rete un messaggio positivo e molto interessante rispetto a tutto ciò che ruota intorno al congresso con l’obiettivo di creare interesse per l’evento stesso.
Durante
Punto primo: connessione internet gratuita per tutti.
So che questo è un tasto dolente e che a tutt’oggi spesso da noi in Italia la connessione è ancora un miraggio o un optional per smanettoni ma per poter stimolare interesse e partecipazione intorno all’evento, le persone in sala devono potersi connettere agevolmente e condividere quello che stanno facendo con i loro amici.
Devono poter inviare foto e video su Facebook, generare commenti sui blog, far cinguettare Twitter.
Devono in sintesi poter divulgare l’evento in rete raccontandolo in tempo reale mentre lo stanno vivendo contribuendo così a crearne interesse anche al di fuori della cerchia ristretta dei presenti in sala.
Dopo
Il congresso non deve morire il giorno dopo. Deve continuare a vivere online raccogliendo opinioni e suggerimenti sia da chi c’era in carne ed ossa che da chi lo ha vissuto digitalmente.
Commenti sugli interventi, sui materiali distribuiti, sulle presenze e sulle riflessioni venute dalla rete rappresentano un grande stimolo per la preparazione della prossima edizione senza considerare che in questo modo si riesce a creare un gruppo persone realmente interessate all’argomento che possono sia far nascere nuove idee sia contribuirne alla divulgazione in tutti quei contesti che sicuramente gli organizzatori non riuscirebbero mai a introdursi.
Questo in estrema sintesi con in aggiunta un consiglio: fare tutto questo è un lavoro che non si improvvisa.
Essere in rete, lavorare sulla partecipazione, gestire una presenza sui social network non è uno scherzo e non vuol dire avere un ragazzetto che apre una pagina su Facebook e ci scrive qualcosa ogni tanto.
Ci vogliono competenze, una visione molto chiara del cosa fare, come farlo, come misurarne i risultati, come gestire le derive e soprattutto ci vuole tanta esperienza sul campo.
E’ un mestiere ben preciso diverso da quello dell’informatico, del giornalista e del grafico: è il mestiere di chi si occupa di Social Media Strategy.
E non dimenticate che in rete premiano solo la qualità e la trasparenza e che un approccio alla rete mal gestito può generare danni consistenti e irreparabili perchè tutto ciò che viene messo in rete resta per sempre.
Anche i commenti di chi vi infama perchè avete utilizzato Facebook come una bacheca per i comunicati stampa o Twitter per mandare un jingle pubblicitario.
Fonte: www.federicopicardi.it
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