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Archivio per Marzo, 2008

Quella volta che ho acquistato un pezzettino di Luna

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La Rete aiuta la libera iniziativa e premia sempre la creatività .
Ce lo insegnano Google, Youtube e pure l’Ambasciata Lunare.

Correva l’anno 1996 quando lessi su un giornale che in America, un allegro signore si era presentato all’ufficio del registro federale dei territori, citando una vecchia legge risalente ai tempi del far west e mai abrogata.
La legge diceva più o meno così:
“Un Americano che, avvistato un territorio non abitato, si rechi all’ufficio federale del registro rivendicandone la proprietà , ne diviene seduta stante proprietario”.
Mr Dennis Hope nel 1980 presentà la sua richiesta di registrazione per un territorio avvistato, mai registrato e non abitato: la luna.

Visto poi che negli anni ‘80 la comunicazione globale era ancora appannaggio dei “soliti e pochi noti”, questa notizia rimase confinata nel giornale di paese.
Ma negli anni ‘90, grazie alla diffusione di internet ed alla democrazia che è tipica della Rete, la notizia fece il giro del mondo e migliaia di curiosi iniziarono a scrivere a Mr Hope che nel 1996 intraprese la più grande e folle opera immobiliare della storia: parcellizzare e vendere “pezzetti” di luna.
Lo fece appunto sulla Rete creando un minuscolo sito web nel quale presentava la “Lunar Embassy”, l’ambiasciata lunare, e sul quale per 25$ si potevano acquistare 40 ettari di suolo lunare.
Con tanto di “Certificato di proprietà “, di “Lunar Map” con l’indicazione della proprietà e di “Lunar Constitution Bill of Rights“.

Scrupoloso, andai a chiedere informazioni in banca per sapere se fosse sicuro utilizzare la mia Visa online.
E ricordo che alla domanda:
“Posso utilizzare la Visa per comprare una cosa su internet”, la cassiera rispose:
“Se in questo Internet hanno la macchinetta per le carte di credito (quella con la carta carbone, per intenderci) non c’è nessun problema”.
Sorvolai su cosa fosse Internet e tralasciai pure che volevo acquistare un pezzo di luna.

Una follia? Bho!
Sta di fatto che da allora 3 milioni di persone in tutto il mondo hanno acquistato ettari di luna, che il mio atto di proprietà (uno dei primi 100) oggi vale qualche migliaio di dollari (grande investimento!) e che quando qualche amico viene a trovarmi ho una storiella divertente da raccontare.
Ma soprattutto è un’ulteriore piccola conferma che la Rete aiuta e supporta la libera informazione, le idee e la creatività .

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Amore, bugie, incontri e videochat

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Quanto, come e su quali argomenti mentono i milioni di cuori solitari che ogni giorno cercano sul web la propria anima gemella. O solo un’avventura per cybersingle

Sono circa 4 milioni gli italiani che frequentano le chat alla ricerca di incontri più o meno romantici.
Ma quanto sono affidabili e verosimili le informazioni che troviamo sui profili dei chattatori?

Sul web le persona barano spudoratamente. Mentono sull’aspetto, sulla professione, sullo stato civile. Ci sono addirittura siti che raccolgono le lamentele di chi è rimasto fregato da un incontro inaspettato.
E se nel corteggiamento vis a vis, è normale raccontare qualche balla, il web offre opportunità uniche: il 20% dei navigatori ammette di mentire spudoratamente e se estendiamo il concetto ad un aggiustare la verità , la percentuale sale al 90%. Cioè tutti.

Gli uomini mentono sulla posizione sociale, sul lavoro, sul reddito, sull’altezza e sullo stato civile (tutti nubili!!!) mentre le donne ritoccano maggiormente l’aspetto fisico; un poco più alte, un poco più magre, qualche anno di meno e qualche misura di reggiseno in più.
Ma perché tante bugie?
Probabilmente perché la comunicazione online è disibinitoria per sua stessa natura, non ha regole o freni sociali e porta gli utenti ad esprimere la prima cosa che gli passa in mente e che probabilmente rappresenta un desiderata, un vorrei.
Mancano poi tutta la parte emotiva, le espressioni del viso, il linguaggio del corpo, il tono della voce ed i modi.
Poi ci sono invece considerazioni molto più pratiche: un uomo che guadagna bene ottiene più relazioni di un uomo che ha uno stipendio basso.
Così come pure una ostentata taglia 42 con 3a di reggiseno di 25 anni interessa molto di più di una 40enne, taglia 50.
Nessuna me ne voglia. Sto solo citando dati statistici :- )

Ma allora se tutti mentono perché i siti di chat e di incontri online spopolano? E perché gli stessi siti si vantano dell’incredibile numero di iscritti e dei feedback positivi che hanno dai loro iscritti.
Semplice, per la legge dei grandi numeri.
Una volta iscritto, compilato il proprio profilo (che è sempre più simile ad un colloquio con uno psicologo) e spiegato come è la persona che stiamo cercando, il sistema di matching risponde proponendo centinaia di nominativi di persone che non solo rappresentano il nostro ideale, ma per le quali noi con il nostro profilo rappresentiamo la loro metàà ideale.
E siccome gli iscritti sono decine di milioni, ecco apparire quattro-cinque-seicento potenziali anime gemelle con le quali iniziare a chattare giorno dopo giorno fino al fatidico “ci incontriamo”?
Decine di chat al giorno con persone differenti, parlando, ops pardon, mentendo sulle più diverse cose.
E tutti, uomini e donne indistintamente, ci sentiamo gratificati dal sapere che ci sono così tante persone che sono interessate a noi e che ognuno di noi ha così tanti potenziali incontri a disposizione.
In pratica una follia.

Girando in rete per approfondire l’argomento, grazie anche a questa domenica piovosa che stimola la navigazione, ho trovato pure un Decalogo per i cybersingle, un Esperto di relazioni che vi preparerà un profilo irresistibile da inserire in rete (guarda caso a pagamento), un paio di siti We hate matching site (noi odiamo i siti di incontri) ed ovviamente la solita sfilza di siti dove, inutile a dirsi, la ragazza giusta la si trova sempre.
Basta pagare!

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Il 2008 è anno del Knowledge management, della gestione della conoscenza

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La quantità di dati presenti sui vecchi e nuovi media inizia ad essere veramente imponente.
Vediamo cosa offre la tecnologia per aiutarci a capire il mare magnum di informazioni che ci sovrasta.

Spesso sentiamo parlare di ricerca semantica e di gestione della conoscenza ma cosa sono ed a cosa servono.

Facciamo un passo indietro, a quando ancora i contenuti che popolavano gli archivi erano pochi, omogenei e classificati.
In quel periodo effettuare una ricerca era molto semplice, bastava indicare alcune parole chiave, filtrare la ricerca su alcune categorie dell’archivio ed il gioco era fatto ottenendo ottimi risultati anche e soprattutto in termini di qualità .
Se quindi riferiamo questa cosa ad un sito web, fino a quando i contenuti sono omogenei e ben classificati, il tutto fila liscio ed i risultati sono buoni.

Ma cosa accade se la mia ricerca, iniziata con una keyword dentro un sito, diventa un cercare informazioni “correlate” o “simili” ad un intero articolo o addirittura ad un generico argomento?
E se poi la ricerca la estendo alle pagine gialle o magari ad un sito che fa concorsi o, perché no, ad un archivio del quale non conosco niente, o ancora ad un video, ad un gruppo di sms inviati da più telefonini, o dentro altri 100 siti web.

Il punto sta proprio qua.
Lavorando con poche keyword e dovendomi confrontare con tipi di contenuto tanto differenti, non riuscirei mai e poi mai a trovare delle risposte esaurienti.
La gestione della conoscenza (come recita uno dei tanti slogan che la caratterizzano “Hunderstanding the hidden 80%”) serve proprio a questo: a recuperare quell’80% di informazioni che restano nascoste.
Come dire: se io sono interessato ad un argomento e mi metto a cercare in un sito, poi in una banca dati, poi su un giornale, poi in TV, poi su un altro sito e magari nell’archivio di un azienda, l’80% delle informazioni che sarebbero comunque interessanti per la mia ricerca non emergono ma restano sommerse nel mare magnum dei risultati.
Se non altro per la mole impressionante di contenuti che ormai sono presenti su tutti i media.
Non solo, una ricerca per parole chiave si limita appunto alle sole parole che ho digitato ma in realtà le correlazioni possono avvenire anche su altri piani.
Magari cerco qualcosa sullo spezzatino ed un risultato interessante potrebbe essere relativo ad un vino o ad un generico salone del gusto.
Cerco una notizia sull’inquinamento e potrebbe essere carino sapere che contestualmente ci sono aziende che si occupano di vivere naturale.
E così via, estendendo enormemente le sole corrispondenze strette che si troverebbero per parole chiave.

Ecco dunque che il concetto di ricerca e di correlazione si delineano per quello che sono ed acquistano ognuno un valore differente.
- Da un lato una ricerca puntuale di poche parole chiave su una base dati (eccetto Google che lo fa su scala planetaria);
- Dall’altro la ricerca di informazioni che siano concettualmente correlate ai miei interessi (e non a poche parole chiave) e che risiedono su archivi differenti.

Queste tecnologie sono state sviluppate inizialmente, come spesso accade, dalle forze militari che le utilizzano per analizzare e cercare corrispondenze e correlazioni in maniera automatica tra le decine di migliaia di intercettazioni che quotidianamente vengono fatte.
Se qualcuno a Roma parla di un pacchetto all’ambasciata, da un’altra parte del mondo si parla di Pinco che farà un regalino a Roma e da un’altra parte ancora che ci sarà un regalo esplosivo, magari in 3 lingue differenti, un sistema di gestione della conoscenza può mettere in relazione le tre cose.

Il 2008 è l’anno in cui la gestione della conoscenza è diventata necessaria.
Speriamo che non sia per le bombe ma per lo spezzatino!

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