
All’inizio c’e l’IO.
Veniamo al mondo e la sola percezione che abbiamo è quella dell’io.
IO ho fame, IO ho sonno, IO rido, IO piango.
Nell’unica dimensione possibile che riusciamo a percepire: la nostra, una monodimensione.
I mesi passano gli occhi e la mente si aprono e ben presto si prende coscienza che esiste un mondo esterno a noi e che possiamo chiamare “seconda dimensione”, quella della relazione tra 2 soggetti.
IO scrivo–>TU leggi; TU parli–>IO ascolto.
NOI cuciniamo–>VOI mangiate.
Se poi proviamo ad allargare ulteriormente la nostra mente ed entriamo nel campo del comunicare o meglio ancora del relazionarsi agli altri, ormai necessariamente, dobbiamo parlare anche di reti che in quanto proiezione della mente umana, ne riflettono l’impostazione:
- il telegrafo che mette in comunicazione città con città (1 dimensione),
- il telefono fisso che permette una comunicazione tra abitazione ed abitazione (diciamo 2 dimensioni)
- il cellulare che, nonostante la sua mobilità , rappresenta nuovamente uno spazio a due dimensioni (persona <–>persona).
Proviamo adesso invece a vedere le cosa da un’altro punto di vista, quello “internettiano”, quello che ha introdotto la terza dimensione; il sistema in cui la comunicazione è interrelazionale, condivisa, democratica e quella in cui la tecnologia si sposa e si fonde con i contenuti (ricordate McLuhan: “Il Medium è il messaggio”).
Stiamo lentamente crescendo ad una terza dimensione:
niente più “io” e niente più “l’altro” ma solo “community”, la dimensione in cui l’intelligenza è distribuita, le esperienze condivise, il giudizio è al di sopra delle parti e dove i concetti legati all’individualità acquistano un nuovo valore.
Un valore che non deriva più da una convinzione egocentrica o supponente ma da un confrontarsi e dal crescere con gli altri giorno dopo giorno.
Una terza dimensione che trasforma le reti da pura tecnologia (collegamento tra 2 punti) a strumenti di condivisione della conoscenza;
non più un solo link tra persone e persone, ma relazioni forti e intrecciate tra soggetti e contenuti e perfino tra contenuti e contenuti.
Una dimensione all’interno della quale inoltre si sviluppano spontaneamente nuovi linguaggi, nuovi modi e nuovi comportamenti sociali che prima della rete non sarebbero nemmeno potuti nascere.
Senza dimenticare che, essendo questo un processo in rapida evoluzione, prima o poi arriveremo alla quarta dimensione.
Quella in cui l’uomo, dopo migliaia di anni di stasi, imparerà ad evolversi in simbiosi e con i ritmi della rete.

















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