mercoledì 22 maggio 2013   | intoscana.it
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Archivio per Ottobre, 2008

Anche a Firenze è arrivato Streetview

Google Streetview è, lo dice la parola stessa, una “vista sulla strada” ovvero un “giochino” alla Google che ci permette di vedere e passeggiare virtualmente nelle strade di una città.

Vediamo come funziona questo servizio che copre per adesso 3 città  (Firenze, Roma e Milano) in Italia insieme ad altre centinaia nel resto del mondo.
Racconto per Firenze perchè ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere le persone che stanno lavorando al progetto e grazie alle quali riusciremo a coprire con il servizio molte zone della Toscana.
Nei mesi passati un’automobile di Google ha percorso le vie della città  toscana.
Auto sulla quale sono presenti, in poche parole, 3 ”aggeggi”:
1) una telecamera a 360 gradi posizionata sul tetto
2) una antenna GPS (sistema di posizionamento), sempre sul tetto
3) un bel sistema di archiviazione (dove una volta c’erano i sedili posteriori)
In pratica ogni pochi metri viene scattata una fotografia a 360 gradi che viene poi archiviata insieme ai dati relativi alla posizione in cui la foto è stata scattata.
Ecco così che rielaborando, riorganizzando e creando una opportuna sequenza di immagini fotografiche è possibile ricreare una passeggiata virtuale nelle vie cittadine.

Ma non finisce qui perchè in piena ottica “Open” le mappe e le viste, nel caso di Firenze grazie alla collaborazione tra intoscana.it e Google, sono arrichite da schede descrittive di monumenti e piazze, da informazioni sugli eventi, da fotogallery e da video relativi al territorio fiorentino.

Google a poi rilasciato le proprie API che permettono di integrare il servizio su un qualunque portale e di integrarlo con tutte le informazioni che vogliamo.

Qualcuno si chiede: “A cosa serve?”
Bho? Potrebbe servire a vedere una strada prima di prenotare un albergo o un ristorante, a capire un quartiere prima di affittare o acquistare una casa, per “fare un giro” a new york senza spostarsi.
Per adesso è solo un piacevole giochino ma come dire: da qualche parte bisogna pure cominiciare.

http://www.intoscana.it/streetview

www.federicopicardi.it

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Internet – TV, uno a zero

All’inizio l’importante è stato il mezzo.
La rete ha offerto da subito la possibilità  di collegarsi a siti in ogni angolo del mondo con un semplice clic, ha avuto come strumento un terminale sul quale leggere e scrivere, ascoltare e vedere simultaneamente e si è contraddistinta per l’immediatezza con cui avviene il passaggio da un contenuto ad un altro tramite un link o per la possibilità di scrivere e cambiare i propri contributi ogni qualvolta ne abbiamo voglia o necessità.

E’ in questo modo che internet, con la sua anima tecnologica, ha contribuito alla nascita di nuove forme di espressione e comunicazione le quali si sono evolute in simbiosi con le caratteristiche tecniche che sono proprie della rete e che si differenziamo moltissimo da quelle di un media tradizionale.
Non a caso “qualcuno” ci ha già  detto che “il medium è il messaggio“.

Poi si è passati alla seconda fase, quella dei contenuti, i quali  sono esplosi nelle molteplici forme e modalità tipiche della rete, ma soprattutto con il contributo di milioni di utenti.
Milioni di menti creative, pensanti e produttive ognuna delle quali rende disponibile il proprio pensiero ed il proprio contributo in rete.
La più imponente macchina produttiva mai creata nella storia del mondo.

Torniamo invece per un momento alla TV la quale è per sua stessa natura unidirezionale ed in totale gestione di pochi editori; lasciamo perdere la tecnologia e concentriamoci su cosa un utente può vedere utilizzando volutamente il termine “vedere” per creare una base di confronto omogenea tra i 2 media.
In TV si “vedono” un numero limitato di programmi, prodotti da un numero ancor più limitato di editori i quali esprimono ovviamente un solo punto di vista: il loro.
In rete invece si “vedono” un numero pressocchè infinito di contenuti, prodotti da milioni di editori (gli utenti) ed il punto di vista che ne viene fuori è quello che deriva da un confronto attivo, ragionato e mediato tra tutti quelli disponibili e quello dell’utente stesso.

Bhe! anzi bèèèè, la TV ci vuole pecore, la Rete ci sveglia.

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Capacità mentale di sintesi; cioè il V1AGR4

Vi sara’  sicuramente capitato di leggere una frase piena di errori di ortografia e non per questo il significato della frase è risultato oscuro.
Questo perchè il nostro cervello, sulla base dell’esperienza e del vocabolario acquisiti, riesce in qualche modo a “riparare” agli errori e ci trasmette i concetti che stanno alla base della frase.

Mediamente basta che una frase sia composta dal 60% di termini giusti per essere comprensibile.
Poso fare un esmpio e scrivuere tnte parole tuttte sbglite ma comncue riuscmo a cpire il sennso dela frase.

Se poi al posto degli errori, che ci confondono, inserisco degli spazi vuoti la cosa è ancora più semplice pe_chè il nost_o cerv_llo comp_eta in man_era esat_a i te_mini c_e manc_no; un poco come nella Settimana Enigmistica.

Ma posso fare ancora meglio; se io invece degli spazi utilizzo dei numeri che visivamente ricordano le lettere ottengo che ad una lettura superficiale magari nemmeno mi accorgo che c’è qualcosa che non va.
Un “1″ al posto della “I”, il “4″ al posto della “A”, il “5″ al posto della “S”, lo “0″ al posto della “O”, il “7″ al posto della “T”.

E  SE  P01  R1SCR1V0  LA STE55A   FR4SE  UT1L1ZZ4ND0   LE LETTER3   M4IUSC0L3  L4   D1FF3R3NZ4  E’  4NC0R4  M1N0R3.

Ma cosa c’entra tutto ciò con il viagra e le pubblicità  su internet? Molto semplice.
Visto che i sistemi antispam funzionano cancellando ed eliminando le email che contengono determinate parole tipo “viagra”, “acquista”, “compra”, “dieta”, “rolex” ma pure “porno” e ”sesso”, giusto per fare un esempio, allora gli stessi termini vengono sostituiti da V1AGR4, SE55O, P0RN0 e C0MPR4 riuscendo così  a driblare i software antispam.

Per essere più precisi in realtà la ricerca di parole “pubblicitarie” viene fatta in maniera più complessa utilizzando algoritmi Bayesiani, correlazioni, l’individuazione delle parole composte (tutte le declinazioni possibili immaginabili di un termine), la valutazione della lingua, la ripetitività dei termini ed altro ancora ma visto che comunque in nessuna lingua esistono parole composte sia da lettere che numeri (eccetto le sigle che non devono essere eliminate), questo giochino della sostituzione riesce spesso ad evitare l’individuazione dei termini indesiderati.
E permette al V14GRA di arrivare dritto dritto nella nostra posta.

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Liberi di scopiazzare

Molti di noi scrivono su internet, blog, forum, commenti, sondaggi e molti di noi pure copiano da internet :-)
Vediamo quando questo è lecito facendo una breve panoramica su alcune licenze comunemente in uso.

OPEN SOURCE (per software)
La licenza open source (sorgente aperto) è una licenza concessa da un detentore di diritti di autore che permette non solo di usare e copiare un determinato software, ma anche di modificare, ampliare, elaborare e perfino vendere il software stesso e le sue evoluzioni.
E tutto questo senza alcun vincolo economico verso gli autori originari.
L’unica raccomandazione che viene fatta è la produzione di una documentazione dettagliata e comprensibile che permetta agli altri utilizzatori e sviluppatori di poter proseguire con le stesse modalità.

COPYLEFT
Tratto da  Wikipedia
L’espressione inglese copyleft, gioco di parole su copyright, individua un modello alternativo di gestione dei diritti d’autore basato su un sistema di licenze attraverso le quali l’autore (in quanto detentore originario dei diritti sull’opera) indica ai fruitori dell’opera che essa può essere utilizzata, diffusa e spesso anche modificata liberamente, pur nel rispetto di alcune condizioni essenziali.
Nella versione pura e originaria del copyleft (cioè quella riferita all’ambito informatico) la condizione principale obbliga i fruitori dell’opera a rilasciare eventuali modifiche apportate all’opera a loro volta sotto lo stesso regime giuridico (e generalmente sotto la stessa licenza).
In questo modo, il regime di copyleft e tutto l’insieme di libertà da esso derivanti sono sempre garantiti.

CREATIVE COMMONS
Dal sito www.creativecommons.it
Le Creative Commons Public Licenses (CCPL) sono delle licenze di diritto d’autore che si basano sul principio di “alcuni diritti riservati”.
Le CCPL, disponibili in 6 differenti varianti, infatti, rendono semplice, per il titolare dei diritti d’autore, segnalare in maniera chiara che la riproduzione, diffusione e circolazione della propria opera è esplicitamente permessa.
In generale comnunque i principi base che ne tracciano le linee guida sono quelli tipici del “copyleft”.

GPL GNU (utilizzata per i software)
La licenza GNU GPL, utilizzata frequentemente per la distribuzione di software,
indica che chiunque utilizzi un software coperto da questo tipo di licenza e ne accetti le condizioni d’uso, ha la possibilità di modificare il software, copiarlo e ridistribuirlo con o senza modifiche e a prescindere dal fatto che la distribuzione venga effettuata gratuitamente o a pagamento.
E’ proprio questo ultimo punto che differenzia la licenza GPL da quelle commerciali che invece spesso non prevedono una distribuzione da parte di terzi.

Inoltre  se l’utente distribuisce copie del software, deve rendere disponibile il codice sorgente a ogni acquirente, incluse tutte le modifiche eventualmente effettuate (vedi copyleft).
Nel caso invece che il software modificato non venga distribuito, non è necessario segnalare o indicare le modifiche effettuate.

FREEWARE
Il termine freeware indica un software che viene distribuito in modo gratuito con o senza codice sorgente, a totale discrezione dell’autore e senza alcun obbligo al riguardo.
Necessariamente un software a licenza freeware  deve essere concesso in uso gratuito, è liberamente duplicabile e gratuitamente ridistribuibile.
Le licenze freeware sono spesso accompagnate da un “Donate” ovvero un invito del produttore ad effettuare una donazione di pochi spiccioli per ringraziare e contribuire allo sviluppo del software gratuito.

SHAREWARE
Vengono prodotti sotto licenza shareware quei software le cui piene funzionalità, l’utilizzo oltre il periodo di prova o per scopi commerciali sono subordinati alla registrazione del prodotto presso il produttore ed al pagamento di un certo importo.

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Un voto online non è sempre lo stesso

Entriamo subito nel vivo di un concorso, e vediamo quali e quanti sono i sistemi che permettono di organizzare  votazioni, sondaggi e concorsi online considerando che alla fine quello che conta sono i risultati.

L’utente entra su un sito, vede un sondaggio o un concorso, clicca su un pulsante e vota.
Ma in quella frazione millesimale di secondo che dura il clic accadono molte cose che, a seconda di come sono state gestite, possono anche influire sul risultato finale.

Vediamo quali sono i casi possibili:
1) La votazione certa, sicura e soprattutto UNICA (ovvero un utente vota una sola volta) si può avere solo ed esclusivamente se legata ad un processo di registrazione dell’utente tramite il quale il sistema che gestisce la votazione effettua un controllo sul fatto che l’utente abbia già votato o meno.
Quindi è l’account che fa da garante.
Abitualmente si utilizza questo metodo se contemporaneamente:
- il concorso prevede l’assegnazione di un premio
- la scelta del vincitore è fatta solo ed esclusivamente con le votazioni degli utenti e senza una giuria.
Lo svantaggio è che in questa modalità si riduce il numero dei votanti perché gli stessi vengono obbligati a registrarsi.

2) Ogni altro sistema di voto che non prevede una registrazione presenta delle lacune che indico perché a seconda della tipologia del concorso possono anche essere indifferenti, trascurate e magari vantaggiose.

  a) blocco del voto sulla base dell’identificazione del browser:
l’utente non deve registrarsi, può votare con un semplice clic, ma svuotando la cache e cancellando i cookies del browser può nuovamente votare.
Sui grandi numeri questo non è un problema ma lo diventa però nel caso di utenti esperti che installino sul proprio PC un software che effettua l’operazione centinaia di volte al minuto falsando ovviamente il risultato finale.
Paradossalmente in molte testate web i sondaggi si fanno volutamente in questo modo perché così si aumentano gli accessi al sito: ogni voto = un clic = un accesso.

  b) blocco dell’IP dal votante:
Come sopra l’utente vota senza doversi registrare.
Il problema sorge perché dal punto di vista tecnico il sistema di validazione e blocco identifica come utente la connessione ad internet alla quale il votante è collegato e quindi nel caso di aziende, enti o anche singole abitazioni, ESSENDO LA CONNESSIONE LA MEDESIMA (o quasi) PER TUTTI I DIPENDENTI, una volta che il primo utente ha votato, tutti gli altri della stessa azienda non possono più votare.
Personalmente questa è la soluzione che ritengo peggiore per una NON democrazia, per la scarsa qualità dei risultati e poi perchè gli organizzatori del concorso devono poi gestire le email di tutti quelli che non riescono a votare.

In entrambe le ipotesi del punto 2 il vincitore non può essere decretato (soprattutto se c’è di mezzo un premio) sulla base dei voti ricevuti sul web ma usulmente si indica una giuria che tiene conto anche del voto sul sito.

Quante cose accadono in un clic

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