giovedì 23 maggio 2013   | intoscana.it
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Archivio tag per 'cellulare'

Ad ognuno il suo

Il cell mi squilla:
- Ciao Federico, allora è confermato alle 5. Ok?
- Ciao Rita; cosa è confermato? di cosa parli?
- Ci vediamo alle 5 da noi in sede. Ti homandato una email ieri, non l’hai letta?

That’s it! L’avermi mandato una email porta ormai a pensare in automatico che io l’abbia letta.

Spesso diciamo che siamo sommersi dalle informazioni, in realtà siamo anche sopraffatti dai mezzi di comunicazione: email, skype, messanger, telefono che a sua volta è il fisso, il numero del centralino, il diretto, gli sms ed il cellulare; quando di cellulari non ne abbiamo addirittura 2. E poi ancora Twitter o Facebook con al suo interno la lavagna, la chat, i messaggi privati e quelli pubblici.
Il fatto che i media, in questo caso intesi come strumenti di comunicazione tra le persone, stiano convergendo e si stiano evolvendo sempre di più, ci porta a dimenticare che in realtà proprio tutti uguali non sono e che quindi anche la loro utilità come strumento di relazione esiste se sono utilizzati in modo corretto.

La posta elettronica è per sua natura uno strumento di comunicazione asincrona ed il fatto che venga spesso abusata per chattare non implica che possa sostituire ad esempio il telefono nel caso di comunicazioni dell’ultimo minuto. Chi ci assicura che il nostro interlocutore viva “attaccato” all’email consultandola sempre, comunque ed ovunque.

Gli sms -Short Messages Service- sono per l’appunto “short”, 160 caratteri.
E’ odioso ed a volte inutile inviare sms a catena come se stessimo utilizzando una email, anche se il nostro telefono ce lo permette scomponendo ed inviando il messaggio in più sms. Non è detto che il destinatario abbia un telefono in grado di ricevere e ricomporre il testo.

Skype, grande strumento di comunicazione gratuita, permette di effettuare videoconferenze in modo veramente semplice. Ottimo, ma non obblighiamo tutti a pensarla come noi, soprattutto perchè ad esempio un collega malato, in ferie o al mare per quanto gentile e disponibile sia, magari non ha nessuna voglia di farsi vedere con i bigodini in testa.

Per Facebook, Twitter ed i social media mi lancio infine con la fantasia ed un paragone:

potremmo vederli come un grande garage -con al suo interno auto, moto, aerei, trattori, scooter, camion e biciclette- dal quale noi, ogni volta che vogliamo spostarci, possiamo scegliere un mezzo; sarebbe poco intelligente fare una gita in trattore o trasportare i mobili di casa con uno scooter.

La stessa cosa dovrebbe valere per la comunicazione tra le persone: la prossima volta che dobbiamo comunicare con qualcuno pensiamoci un minuto e cerchiamo di scegliere il mezzo più adeguato alla nostra esigienza.

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Ke fai? ci si + tardi xchè ora std :-(

Ke fai? ci si + tardi xchè ora std.

Ovvero: “Cosa stai facendo? Ci vediamo più tardi perchè adesso devo studiare”.
Sapete dove sta la differenza?
Nel secondo caso la frase è quella che si potrebbe dire al telefono, parlando faccia a faccia, o al limite in una email.
Nel primo caso invece, è il tipico testo di un sms inviato da un cellulare. Ma la differenza non è tanto sullo scritto o sul parlato. La grande differenza è invece che un sms contiene al massimo 160 caratteri. E’ questo il vero vincolo che ci costringe ad esprimerci come trogloditi.
E se invece scrivessi:

che fai. ci si vede dopo.

ora studio :-(

vieni :-P

Questa è una email, la morte di qualsiasi forma di punteggiatura e regola sintattica. Ci si esprime per parole , si utilizzano gli “a capo” per interrompere la frase (al posto della punteggiatura) e gli emoticon “:-)” per trasmettere stato d’animo:
- il sorriso :-)
- dispiacere :-(
- :o ) gioia
- :-P (xxx-censura)

Avete invece mai notato come ci si esprime in chat ?
Un mix delle 2: parole contratte, sostituzione di sillabe, di parti o di intere parole (“ke”, “+”, “-”, “ap” al posto di “a presto”, “c6″ al posto di “ci sei”, “b8″ invece di “botto”, “dx” e “sx” sono “destra e sinistra”…).
E poi “a capo”, ripetuti “a capo” per prendere tempo al posto della punteggiatura e soprattutto una conversazione “asincrona”; un dialogo frammentato ed interrotto dalle altre attività che si stanno facendo.

Scrivo l’inizio di un messaggio, poi completo una email.
Riprendo il discorso con il mio amico e lo lascio a metà per rispondere al telefono.
Altre 10 parole in chat e magari vado a parlare con un collega.

Ma la stessa cosa vale per chi non lavora in un vorticoso scrivo-telefono-scrivo-playstation-leggo-TV-scrivo-musica. O peggio ancora per chi chatta con più persone contemporaneamente.

Nell’era del digitale e del “real time” una delle forme di comunicazione più frequentemente utilizzate (la chat) ci riporta invece ai tempi del piccione viaggiatore: scrivo-aspetto-scrivo-leggo-aspetto-scrivo-aspetto-leggo.

Sull’argomento se ne è detto e scritto tanto.
Io credo semplicemente che queste, che sono a tutti gli effetti nuove forme di comunicazione, non solo hanno un senso, ma rappresentano una modalità di comunicare spontanea e naturale e che come tale ha senso di esistere in determinati contesti ed a prescindere da qualsivoglia regole o forme preesistenti.

www.federicopicardi.it

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Il movimento delle masse

In Italia si stima che l’80% delle persone possieda un telefono cellulare. Questo vuole dire, ma sono cose dette e ridette, che gli operatori di telefonia mobile possono sapere in ogni istante dove ognuno di noi si trova.
Siamo fortunatamente tutelati dalle leggi sulla privacy per cui queste informazioni normalmente restano “congelate” nei data center dei vari operatori.

Proviamo a vedere la cosa sotto un altro punto di vista: spaziamo ed andiamo a ruota libera.
Oltre ai telefoni cellulari molte persone possiedono un PC che utilizzano per collegarsi alle varie reti wireless che si trovano ormai in molti punti di ritrovo, dai caffè, alle librerie a molti negozi; aggiungiamoci inoltre tutti quelli che utilizzano il palmare per cercare informazioni e magari si collegano ad internet utilizzando anche un GSP (che quindi ne localizza puntualmente la posizione). Ovvero il 90% della popolazione è costantemente connesso ad una qualche rete telematica.

Sapete cose ne viene fuori, senza intaccare alcun diritto alla privacy ?
La possibilità di conoscere istante per istante dove e come si muovono le masse di persone all’interno delle città, nelle vie, nelle manifestazioni, durante lo shopping, nei weekend, nelle strade, nel traffico, ai cinema. Ovunque.

Una bomba pronta ad esplodere non solo per fini di marketing o commerciali ma anche per il controllo della presenza di persone nelle manifestazioni, nel calcolo del traffico nelle strade, per conoscere le mete preferite dai turisti nelle città, per sapere cosa accade nelle città in occasione di raduni, meeting, feste, emergenze.
Per sapere se in un locale ci sono più persone di quante ce ne dovrebbero essere o per calcolare quali sono i negozi che vendono di più e quali di meno.
Siamo tutti un “Grande Fratello”.

Vedi: Siamo tutti un Grande Fratello
Vedi: Anche il Melafonino ci spia

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Dopo il Melafonino ecco arrivare il Googlefonino. Un Openfonino!

Quando Google si muove qualcosa cambia sempre ed è così che in questi giorni è stato presentato dalla tedesca T-mobile il Gphone.

In completa antitesi ed autonomia dalle altre big company produttrici di cellulari e software, da Nokia ad Apple a Microsoft, Google ha scelto anche questa volta una strada alternativa sia per il software che per l’hardware.
Il telefonino è infatti prodotto dalla Open Handset Alliance, una associzione di produttori e compagnie telefoniche che hanno come finalità la produzione di cellulari e palmari secondo elevati standard tecnologici ed innovativi ma soprattutto sulla base della filosofia OPEN.
Open è l’hardware con la libera consultazione degli schemi elettronici ed open è il software con il nuovo sistema operativo “Android” a cui tutta la comunità di utenti è invitata a contribuire con idee, commenti ed anche con lo sviluppo vero e proprio di nuove applicazioni; sempre e soltanto rigorosamente open.

Ma quello che forse fa la differenza per gli utilizzatori sono i servizi già disponibili alla prima accensione:
da Gmail a Youtube, da Google Maps ad Amazon a Google Talk su un telefonino totalmente orientato alla navigazione (buona tastiera, un bel display, una trakball, il GPS e l’accelerometro interfacciati a Google Maps, il wi-fi…) e tutti con il relativo traffico internet gratuito.

Ma credo che la riflessione più importante su tutto il tema sia che il Gphone irrompe con una certa forza e per la prima volta nel mondo mobile con un’approccio open candidandosi a diventare il punto di partenza per una infinità di servizi ed applicazioni che la comuntà dei fedeli dell’open source potranno pensare e sviluppare a loro piacimento. E come ormai è noto l’open funziona.

Dimenticavo il prezzo: 120 euro, molto low-cost.

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