sabato 25 maggio 2013   | intoscana.it
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L’altra vita

Tutti noi abbiamo una vita digitale; che ci piaccia oppure no una nostra foto fatta con gli amici durante una gita al mare esiste e chi l’ha fatta l’ha già sicuramente mandata per email a qualche altro suo conoscente.
Bene, questo “io digitale”, ha una sua vita, passa di mano in mano, finisce magari su facebook o su youtube per la gioia di tutti e questo accade indipendentemente da me e dal fatto che io sia d’accordo o meno.
Io sono a Firenze ed il mio alter ego digitale, la foto, magari viene vista da un australiano che semplicemente ha cercato su Google “amici al mare”.
E’ impossibile anche solo provare ad immaginare quanti nostri “alte ego” digitali abbiamo in questo momento in rete. Ogni singola traccia che abbiamo lasciato in rete o che qualcun’altro ha messo in rete per noi, vive di vita propria senza i limiti di spazio e di tempo che sono invece tipici della mondo reale.

Ho provato a pensare a ritroso sul “quando” tutto questo inizia.
Bhè, molto prima di quanto possiamo immaginare, quando ancora nemmeno stiamo a pensare alla rete, alle foto, agli amici. Forse quando ancora semplicemente nemmeno possiamo pensare.

Ci chiamano ancora “fagiolino”, misuriamo pochi centimetri, siamo nel grembo materno e dopo 2 mesi da quando è iniziata la vita, inizia la nostra vita digitale; il dottore clicca su un pulsante, consegna l’ecografia -la nostra prima foto- ed ecco che con grande entusiasmo i genitori condividono con i nonni e gli amici la nostra prima impronta digitale.
Da questo momento in poi io crescerò in un mondo fisico e la mia ecografia seguirà un percorso autonomo ed indipendente che la porterà chissà dove attraverso email, social network, pennine usb, browser, computer e telefonini.

E la stessa cosa accadrà il giorno della nascita: appena uscito dalla sala parto ecco lo scatto del nonno ed i click con il telefonino fatte dai cugini. Ad ogni “clic” fatto nella vita reale, corrisponde una vita digitale che nasce, viagga e cresce per arrivare chissà dove.

Mammi mia che fatica! E pensare che sono al mondo da appena 2 ore…

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Fuorilegge per un libro. Anzi, per un “e-libro”

Continua la mia avventura con gli eBook, i libri digitali.
Superato lo scoglio fisico ed acquistato il lettore di eBook a Miami tramite un amico perchè non volevo accontentarmi delle solite obsolescenze tecnologiche che ci “rivogano” in Italia, mi sono buttato sui libri.

Naviga, clicca e cerca trovo finalmente un quotidiano in italiano: La Stampa. Non ci penso due volte e, visto che è l’unico disponibile, faccio l’abbonamento. Come per magia ogni mattina alle 7 il giornale arriva sul mio eBook (qua sotto la foto).

sony-reader-psr-600_320_small

Ma, aperta una porta, è mia abitudine entrare a gamba tesa e così non accontentandomi di un quotidiano proseguo cercando libri digitali di ogni tema: storia, cucina, magazine, classici.
Veramente triste ad oggi il panorama italiano; poco o niente. Qualche classico, qualche manuale e niente di più.
Ma io non demordo ed allora chissenefrega della lingua italiana, passiamo all’inglese.

E qui si apre non una porta ma un mondo: romanzi, quotidiani americani ed inglesi, saggi, magazine, riviste di ogni genere e tipo.
Da Amazon a Barnes&Noble le possibilità iniziano ad essere interessanti con centiaia di titoli a disposizione tra cui scegliere.

Mi armo di carta di credito ed inizio lo shopping di libri digitali (in lingua inglese) felice come un ragazzino in un negozio di caramelle.
Ma insieme alle caramelle arriva il mal di pancia: nonstante tutto il digitale ed il globale che sta intorno a noi (come recita un famoso spot), non posso acquistare niente perchè, cito letteralmente, “i servizi sono riservati esclusivamente a cittadini americani e canadesi”.

Provo a bleffare inserendo nome finto, ZIP code (sarebbe il CAP) di qualche stato americano, cerco nomi di vie e paesi americani, mi invento una identità americana che non ho, ma ogni volta il responso è sempre lo stesso: il controllo incrociato tra i dati inseriti e quelli presenti sulla mia carta di credito mi smascherano.

Non mi resto che una sola cosa da fare: cercare in rete qualcuno che mi venda una carta di credito americana clonata.
Ho varcato il limite… per amor di lettura!!!

Fonte: www.federicopicardi.it

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Digitale? Si, ma di carta!

Pillo(n)line:

E’ tutto online!
Ho bisogno di sapere quali sono le scartoffie che devo fare per dichiarare una attività di affittacamere.
Telefono in Comune ed una gentilissima signorina mi conferma: “Può fare tutto on-line”.
Fermi tutti, forse ho sentito male. Lo ripeto ad alta voce: “PUO’ FARE TUTTO ON-LINE”.

Vado sul sito del Comune, cerco, clicco ed ecco:
un modulo non modificabile, da scaricare, stampare, compilare a penna e consegnare “di persona” all’ufficio competente.
Alla faccia del “è tutto online”.

Le mando il link!
Partecipo ad una gara e chiamo il numero indicato per sapere dove posso trovare una serie di moduli.
La signorina che mi risponde, gentilissima, mi dice che mi manderà subito il link alla pagina dalla quale scaricare il tutto.
10 minuti, 1 ora, mezza giornata… Niente!
Richiamo e scopro che in effetti il link me lo avevano inviato subito.
Si, ma per fax!!!

Pensata per Internet
Questa volta ho preso la fregatura.
Ho acquistato un lettore di mp3 online su un sito che oggi è sparito; insieme al mio lettore.
Peccato e pazienza, chiamo il call center della carta di credito, scelta anche per l’assicurazione contro le frodi su internet, racconto quanto accaduto e 10 giorni dopo arriva la lettera di conferma dell’apertura della mia pratica.

Bha!, penso io, una lettera di conferma; fanno tutto online potevano mandarmi una email.
Apro la busta, leggo e resto basito: devo fornire PER FAX la copia del reclamo che io, secondo loro, avrei dovuto mandare PER RACCOMANDATA alla socità (Giapponese e pagata tramite Paypal) per contestare la non ricezione della merce.
Rileggo: mandare PER FAX il reclamo inviato tramite LETTERA RACCOMANDATA.
Alla faccia della carta di credito “Pensata per Internet”, come recita il loro promo.

Siamo ancora lontani dal digitale vero.

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Ke fai? ci si + tardi xchè ora std :-(

Ke fai? ci si + tardi xchè ora std.

Ovvero: “Cosa stai facendo? Ci vediamo più tardi perchè adesso devo studiare”.
Sapete dove sta la differenza?
Nel secondo caso la frase è quella che si potrebbe dire al telefono, parlando faccia a faccia, o al limite in una email.
Nel primo caso invece, è il tipico testo di un sms inviato da un cellulare. Ma la differenza non è tanto sullo scritto o sul parlato. La grande differenza è invece che un sms contiene al massimo 160 caratteri. E’ questo il vero vincolo che ci costringe ad esprimerci come trogloditi.
E se invece scrivessi:

che fai. ci si vede dopo.

ora studio :-(

vieni :-P

Questa è una email, la morte di qualsiasi forma di punteggiatura e regola sintattica. Ci si esprime per parole , si utilizzano gli “a capo” per interrompere la frase (al posto della punteggiatura) e gli emoticon “:-)” per trasmettere stato d’animo:
- il sorriso :-)
- dispiacere :-(
- :o ) gioia
- :-P (xxx-censura)

Avete invece mai notato come ci si esprime in chat ?
Un mix delle 2: parole contratte, sostituzione di sillabe, di parti o di intere parole (“ke”, “+”, “-”, “ap” al posto di “a presto”, “c6″ al posto di “ci sei”, “b8″ invece di “botto”, “dx” e “sx” sono “destra e sinistra”…).
E poi “a capo”, ripetuti “a capo” per prendere tempo al posto della punteggiatura e soprattutto una conversazione “asincrona”; un dialogo frammentato ed interrotto dalle altre attività che si stanno facendo.

Scrivo l’inizio di un messaggio, poi completo una email.
Riprendo il discorso con il mio amico e lo lascio a metà per rispondere al telefono.
Altre 10 parole in chat e magari vado a parlare con un collega.

Ma la stessa cosa vale per chi non lavora in un vorticoso scrivo-telefono-scrivo-playstation-leggo-TV-scrivo-musica. O peggio ancora per chi chatta con più persone contemporaneamente.

Nell’era del digitale e del “real time” una delle forme di comunicazione più frequentemente utilizzate (la chat) ci riporta invece ai tempi del piccione viaggiatore: scrivo-aspetto-scrivo-leggo-aspetto-scrivo-aspetto-leggo.

Sull’argomento se ne è detto e scritto tanto.
Io credo semplicemente che queste, che sono a tutti gli effetti nuove forme di comunicazione, non solo hanno un senso, ma rappresentano una modalità di comunicare spontanea e naturale e che come tale ha senso di esistere in determinati contesti ed a prescindere da qualsivoglia regole o forme preesistenti.

www.federicopicardi.it

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Quando il web irrompe nella carta stampata (e pure nella TV)

newspaper_girl.gifLa convergenza dei media è un argomento di cui si parla molto, a volte anche a sproposito, ma quando poi ci caliamo nella vita reale viene da pensare che tutti questi discorsi siano più una tendenza che una realtà . Niente di più errato.
Il fatto è che il processo di convergenza è talmente graduale e per certi versi naturale che nemmeno ci accorgiamo del fatto che sta avvenendo.
Prendiamo ad esempio giornali, web e tv e, sullo stimolo di un “qualcosa” che aveva attirato la mia attenzione, prendiamo sempre ad esempio una “paccata enorme” di giornali e riviste che nei giorni passati ho acquistato proprio per analizzare in maniera scientifica il tema.

“A”, “Vanity fair”, “Panorama”, “Focus”, “Repubblica”, “Cose di Casa”, “Internet news”, “La Nazione”, “Nuova elettronica”, “”Mondo cavallo”, “Psicologies” ed altri ancora; un poco di tutto insomma, un cospiquo investimento di ben 100 euro proprio per avere un campione quantomeno verosimile.

Prendo Panorama, lo sfoglio, inizio a leggere… et voilà : le “Tag Clouds” che troneggiano in spalla all’articolo e che almeno fino a poco tempo fa erano un oggetto tipico del web.
Un sistema di proposizione dei contenuti è fortemente intuitivo che anche noi utilizziamo anche su questo blog (in spalla ai post) e che ormai è diventato una delle modalità di navigazione di siti e portali .

Poi vado su “Focus” ed alla fine di ogni articolo ci trovo un bel “Vai sul nostro sito e commenta questo articolo” che rappresenta senza dubbio un primo elemento di interazione sul web.
Giro pagina e trovo “La versione di Focus fatta dai lettori” in cui anche qui si invitano i lettori ad andare sul sito per inviare i propri contributi. Ed ogni mese la versione dei lettori viene stampata su carta.
Ecco quindi la “partecipazione”.

Tocca poi a “Vanity Fair” e vicino ad ogni titolo spunta un “Dicci la tua su questa storia” con il rimando al rispettivo blog.

Apro “Panorama” e nella pagina centrale troneggia un “La mappa del web” dove viene presentato tutto l’universo web del gruppo editoriale.

Direi che a questo punto la cosa è piuttosto chiara: siamo arrivati ad un nuova fase del rapporto tra il web e la carta stampata la cui evoluzione può essere così rappresentata:
1) inizialmente il web vive di contenuti che sono solo per gli addetti ai lavori, i giornali snobbano la comunicazione online
2) poi il web cresce e scopiazza dai giornali
3) altra fase e il web si evolve e trova una sua dimensione autonoma che negli ultimi tempi si caratterizza per il fattore “partecipazione”
4) infine i giornali assimilano e fanno propri gli strumenti e le convenzioni che erano invece tipiche del web

Il perché di questa imponente evoluzione credo che vada ricercata da un lato nelle possibilità tecniche che il media internet offre, dall’altro dal fatto che la Rete non è fatta da 1 o 10 editori ma da centinaia di migliaia, ormai milioni di persone che mettono a comnune le proprie esperienze e la propria inventiva creando collegialmente l’ambiente che più le soddisfa.

Se poi andiamo a vedere cosa accade sulla TV ed in particolare sulla TV digitale notiamo che anche qui gli strumenti del web hanno fatto la loro comparsa. E non tanto per le segnalazioni di siti, quanto piuttosto per la modalità di gestione della pubblicità .
Eh sì, stiamo proprio parlando dei Banner che sulla scia di quello che avviene sul web, sono ormai presenti nelle varie TV commerciali e che ci accompagnano nella visione di ogni film o trasmissione.

Se non è convergenza questa!!!

PS: vi chiederete il perché della “signorina” in apertura.
Semplice, perché sicuramente “tira” più dell’immagine di un giornale :-)

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