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Idee per un buon web (2) – La promozione

Un anno fa, in seguito ad una serie di incontri con alcuni amici che si occupano di musei e promozione del territorio, riunii in un paragrafetto una serie di considerazioni e consigli su come realizzare ed organizzare un sito per un museo.
Ma un anno in rete è un periodo mostruosamente lungo e quindi è venuto il momento di aggiustare un poco il tiro.

Innazitutto vediamo cosa la Rete mette a disposizione; stiamo parlando di arte e cultura e quindi niente di meglio che lavorare su video.
www.youtube.it offre gratuitamente la tecnologia (streaming) per poter inserire su un sito sito filmati video.
Non solo; il grande valore aggiunto è che un video inserito su Youtube e richiamato dai nostro sito, entra a far parte della grande famiglia dei video di Youtube e quindi se lo abbiamo classificato e catalogato per bene, tutti coloro che nel mondo cercheranno su Youtube argomenti attinenti al ns video, lo troveranno e lo vedranno. E nel nostro caso, è tutta promozione per il Museo.

Sullo stesso concetto di divulgazione e condivisione in Rete abbiamo poi http://www.flickr.com/ per le fotografie.
Su questo sito è infatti possibile inserire immagini segnalandone ovviamente la fonte e rimandando al sito del Museo.
E così dopo una buona classificazione delle fotografie inserite, queste saranno automaticamente proposte ai navigatori interessati a musei e mostre.

Mettiamo poi sul sito una mappa geografica interattiva che non solo indichi dove si trova il museo, ma che permetta agli utenti di calcolare il percorso per raggiungerlo.
Questo si può fare, gratuitamente, con Google Maps ( http://maps.google.it/ )

Apriamo la biglietteria al mondo.
Sono ormai decine le società che offrono servizi di tickting online.
Senza costi da sostenere e senza complicazioni tecnologiche ma con il solo costo di una piccola revenue su ogni biglietto venduto.
E se anche i biglietti non si vendono, il nome del museo “gira” e viene comunque conosciuto in tutti i circuiti di diffusione dei biglietti.

Andiamo oltre con un bel blog.
Un museo che propone periodicamente mostre ed iniziative, potrebbe aprire un Blog invitando i visitatori (quelli fisici del museo) ad andare sul sito per commentare e partecipare attivamente alle iniziative ed alla vita del museo.
Se poi il blog, invece che sul sito del museo si trova su un portale ben visitato, secondo la stessa logica che vi raccontavo prima, questo sarà proposto agli utenti del portale che grazie al blog verranno a conoscenza del museo. Quindi altro interesse e promozione per il sito e per il museo.

E se poi ci vogliamo proprio sdare, identifichiamo in rete i siti di social network che hanno tra gli interessi la cultura, l’arte ed i musei e creiamo e creiamoci una nostra rete di relazioni, oppure più semplicemente aderiamo ad una rete già esistente raccontando e promuovendo quello il Museo e le sue attività.

Alla prossima.

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Idee per un buon web

Qualche tempo fa, parlando con amici che lavorano nel settore museale, abbiamo affrontato il tema di come rendere interessante e ben fruibile il sito web di un museo.
Quella che ne è emersa è stata una serie di valutazioni più generali che possono essere applicate ad ogni contesto e ad ogni sito.

Non esiste un manuale sul “costruire un buon sito”, ed utilizzo volutamente il termine “buono” invece di “bello”, ma possiamo comunque fare una serie di considerazioni ad alto livello che derivano dalle caratteristiche del mondo internet e che forniscono alcuni interessanti spunti di riflessione.

Innanzitutto il target, il bacino di utenza, a chi ci vogliamo rivolgere.
Internet è oggi composto da circa 900 milioni di navigatori differenti per razza, cultura ed interessi che nel 70% dei casi raggiungono un sito non perchè ne hanno digitato l’indirizzo ma perché ci sono arrivati da un altro sito o più semplicemente dai motori di ricerca.

Dunque la prima considerazione è:
vogliamo che il nostro sito si rivolga agli addetti ai lavori, alla ns cerchia di simpatizzanti o mecenati (sia esso un contesto politico, economico, culturale, di pensiero…), oppure vogliamo aprirci ad un mondo che è composto da centinaia di milioni di potenziali utenti differenti per cultura, razza ed idee ?
Può essere l’uno o l’altro, l’importante è che se ne abbia la consapevolezza e sia ben chiaro a chi ci rivolgiamo.

La seconda considerazione è conseguenza della prima.
Una volta che un utente è arrivato sul nostro sito dobbiamo dargli un buon motivo per rimanerci e fermo restando la qualità e l’aggiornamento dei contenuti, non c’è miglior incentivo che offrirgli una navigazione semplice e diretta.
Quindi coerenza e funzionalità nei menù di navigazione, semplicità nella composizione delle pagine.
Normalmente il 60-70% dei navigatori legge un testo solo dopo aver visto le immagini e solo se trova gradevole la composizione di testi-sfondi-immagini-colori.
Leggere sul web è molto più faticoso che leggere un giornale ed un mix di caratteri piccoli, verdi magari su sfondo giallo non è un buon incentivo a continuare la lettura.
Sempre per questo motivo testi brevi, coincisi ed assolutamente no ai muri di parole.

Ad esempio questo stesso articolo è “tollerabile” solo per l’accortezza avuta nell’utilizzo di “grassetti”, interlinee e caratteri e perché presuppone che il lettore abbia un qualche interesse sull’argomento.

Poi abbiamo la home page, la vetrina del nostro mondo.
Deve trasmettere in maniera chiara e semplice, esplicita ed inconscia cosa contiene il sito, quali vantaggi un utente può ricavarne dalla sua consultazione e perché visitare questo e non un altro sito.

Facendo un esempio ha poco senso una home page nella quale troneggia un: “Benvenuti nel sito del Museo Rossini di Perpoli”.
E’ molto più comprensibile un “Il museo di storia rinascimentale della città di Perpoli” (ammesso che esista un museo a Perpoli).
Semplicemente perché il 70% degli utenti che arriva sul sito probabilmente non conosce né Perpoli né Rossini, ma sicuramente può immaginare cosa sia un Museo di Storia Rinascimentale.
Mentre quel 30% che ha digitato direttamente l’indirizzo già lo conosce e già ne è interessato a prescindere da ciò che scriviamo in home page.

Dunque in home, tutto il buono che c’è sul sito: informazioni, notizie e visto che il navigatore è sempre più esigente, servizi, servizi ed ancora servizi.

Poi coerenza con gli standard in uso su internet;
nessuno può imporre i propri standard ed il proprio pensiero ai milioni di navigatori che già popolano la Rete.
L’utente medio internet è esigente, libero di pensare ma soprattutto libero di andarsene dal nostro sito se non lo trova interessante o più semplicemente piacevole.

Ed ultimo ma non ultimo, quelli che sono i grandi valori della Rete: la globalità, la condivisione, la partecipazione.

E poi ancora competenza tecnica, visibilità sui motori di ricerca, scambio di link, passaparola, interattività per gli utenti.
Ma qui si apre un mondo e questo articolo è già troppo lungo per essere online… :-)

Alla prossima.

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Google google… ci sono o non ci sono?

Credo di dire una cosa scontata se affermo che il passo successivo alla messa in linea di un sito web sia quello di fare in modo che questo sia visitato dal maggior numero possibile di navigatori.
Ed ecco quindi che entrano in gioco i motori di ricerca, i quali spazzolando ogni giorno la rete, registrano i nuovi siti, aggiornano le loro liste e li ripropongono.
Ma noi possiamo fare qualche cosa per venire incontro ai motori di ricerca e far si che questi ci indicizzino e ci propongano sempre al meglio?

Certo che si !!!
Questo tipo di attività viene denominato SEO, Search Engine Optimization: “ottimizzazione (di un sito) per i motori di ricerca“.
Si tratta in pratica di una serie di accortezze avute durante lo sviluppo del sito che permettono ai i motori di ricerca di “leggerne e capirne al meglio” il contenuto e quindi di riproporlo associato alle keyword (parole chiave) più attinenti.
Cosa contiene, di cosa si parla, ogni quanto viene aggiornato, quanto è importante e così via.
Queste informazioni vengono tradotte in opportune linee di codice che sono di facile ed immediata comprensione per i motori di ricerca che alla fine del gioco le utilizzano per costruire i risultati.

Ci sono poi invece altri fattori non direttamente modificabili che fanno salire di posizione un sito tra i risultati dei motori di ricerca:
- l’età : tanto più un sito è vecchio e più viene considerato valido
- il numero di visitatori che ogni giorno lo visita: più ce ne sono e più il sito è ritenuto importante
- il numero di siti che lo riferisce: ad esempio per Google un sito è tanto più importante tanto più linkato da altri siti
- il nome a dominio: meglio che includa parole chiave identificative del contesto

Ovviamente questi sono solo alcuni dei punti considerati dai motori di ricerca ma sono quelli più importanti e facilmente intuibili.
Giusto per avere un ordine di grandezza, Google utilizza 100-200 indici e parametri per costruire il ranking (indice di posizionamento) di un sito.

Ma nemmeno internet è immune alla pubblicità ed è così che nascono i “Collegamenti sponsorizzati“.
Sui risultati dalla ricerca di Google, ad esempio, i primi 2 link proposti (evidenziti su sfondo celestino) e la colonna destra della pagina si riferiscono a siti che occupano una posizione di evidenza per motivi pubblicitari.
Qualcuno ha pagato perché venissero fuori dal mucchio.
E’ infatti possibile acquistare degli spazi promozionali associati alle parole chiave che gli utenti digitano in fase di ricerca.

E’ il cosiddetto “Keyword advertising“, una tecnica promozionale altamente mirata che si contrappone al posizionamento naturale (ranking).

Il sitema è molto semplice:
si offre un importo a Google per le parole chiave scelte e se un utente, cercando con quelle parole chiave, clicca sul link, Google addebita quanto concordato. Altrimenti nessun costo.

Il bello del servizio è che si paga solo ed esclusivamente se un utente viene a visitare il sito.
Il brutto è che il tutto viene regolato secondo un meccanismo d’asta e quindi se qualcuno offre di più per le stesse keyword, la posizione scala verso il basso.

Le keyword hanno un valore che è proporzionale al loro appeal.
“Vacanze toscana” vale di più di “libreria mario rossi” ed esiste una vera e propria borsa giornaliera dei costi delle keyword sulla base delle richieste.
Particolare attenzione va posta nella definizione delle keyword su cui si vuole investire che devono essere un mix tra quello che il sito vuole comuncare ed i costi delle keyword stesse in quel momento.

E per verificare il ROI (Return of Investment) normalmente si attiva anche un servizio di statistiche che monitorizza l’andamento del traffico sul sito e ci permette di verificare che le keyword che stiamo utilizzando siano funzionali.

E veniamo alla fatidica domanda: esistono tecniche e trucchetti che ci permettono di scalare le posizioni dei motori di ricerca?
Risposta affermativa, con una piccola controindicazione:
l’essere “bannati” ovvero cancellati dal motore di ricerca.
Stop ai visitatori, fine della storia.

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