mercoledì 19 giugno 2013   | intoscana.it
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La TV sull’iPad

E’ qualche giorno che mi sono messo a giocare con l’ipad per capire se e come fosse possibile vedere la TV sulla bella tavoletta della Apple.
Dopo aver girovagato un poco sul web, su Google e su iTunes ho trovato molte App di dubbia o nulla utilità, ma anche qualcuna niente male che vi descrivo sotto:

- Rai TV: app gratuita che permette di vedere i in diretta i canali Rai 1,2,3,5,News,Sport1, Sport2, una serie di trasmissioni e speciali on demand, nonchè l’archivio della settimana passata per i canali 1,2,3 e 5.

- iTalian TV: app dal costo contenuto (0,79 euro) sulla quale è possibile vedere le trasmissioni in diretta di Canale 5, Italia 1, La7, Sport Italia, Eurosport e una decina di TG News. L’applicazione è più che basic: lista dei canali e visione degli stessi. Niente programmi, palinsesti o altro, un poco come un vecchio televisore.
Ma, a parte questo, funziona.

- SPB TV: gratuita, molto funzionale ed elabora addirittura i flussi differentemente a seconda del tipo di connessione che stiamo utilizzando (3G o WiFi). Oltre 100 canali ma quelli in italiano sono veramente pochi (6 o 7). Richiede una registrazione per vedere alcuni canali.

- Sky Go: per gli abbonati Sky HD permette la visione di alcuni (prevalentemente sport e news) dei canali satellitari

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Una volta era il messaggio

Da tempo immemore e per molti secoli il contenuto ha dominato indiscusso la scena del mondo dell’informazione, sia che si parli di sacre scritture, di romanzi o di cronaca.
Il libro, il giornale, l’articolo, l’editoriale, si acquistavano e si leggevano per il loro valore intrinseco di contenuto. Per chi li scriveva e per ciò che vi si diceva.
Ma il mondo va avanti e così oltre alla carta prendono spazio nuovi media: prima la radio poi la tv, fino ai giorni nostri in cui sms, twit ed internet la fanno da padroni.
Nel 1964 Mc Luhan ci apre la mente: “The Medium is the Message” ovvero il contenuto non è più il primo attore. La nuova strada è segnata da una relazione simbiotica tra il contenuto ed i media che lo distribuiscono. Il media crea, modifica, influenza profondamente il contenuto, chi lo genera e chi lo fruisce. E’ una nuova strada.
Veniamo ad oggi ed ai cambiamenti che ogni giorno entrano nella nostra vita.
Questo è l’anno dell’ebook in Italia; su questo ho gia scritto, ma questa volta vorrei soffermarmi sulla relazione tra il contenuto ed il mezzo con cui questo viene fruito.
Io che ho scelto di utilizzare un ebook (è comodo da portare in giro, ci stanno una infinità di libri, non spreco carta, ci ricevo ogni mattina il giornale senza doverlo andare a comprare…) ho ulteriormente spostato la mia attenzione sul mezzo (l’ebook) a “danno” del contenuto (i testi).
Il perchè è semplice e si capisce con pochi esempi:
- mi sono abbonato e leggo “La Stampa” perchè oggi è l’unico giornale che pubblica online la sua versione per ebook ed io lo scelgo per questo (non ho alternativa)
- rileggo i classici della letteratura italiana e quasi niente dei contemporanei perchè solo i classici si trovano facilmente nella versione “ebook”
- mi sto dedicando a manuali di hobby e ricettari perchè qualche appassionato li ha già tradotti in formato ebook

E quindi, io che mi sono ormai imbarcato in un mare che si chiama “il mondo di oggi”, molte volte scelgo cosa leggere più sulla base del mezzo di comunicazione (l’ebook) che non per il messaggio che questo distribuisce (la testata giornalistica).
Fino al giorno in cui tutto sarà “ebookizzato” e fino al giorno in cui l’ebook sarà anche lui superato da qualche altro nuovo media.

Fonte: www.federicopicardi.it

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Come mai in TV due più due è uguale a 4 milioni?

Mi è capitato nei giorni passati di dover fare un confronto tra i risultati che si ottengono facendo investimenti pubblicitari sulla tv e quelli che si ottengono investendo invece la stessa cifra sul web.

Difficile il confronto, se non impossibile.
Nel caso del web quando parliamo di numeri “certificati” ci riferiamo al conteggio dei click, ovvero agli utenti che volutamente hanno cliccato un link o un banner e letto poi il contenuto promozionale.
E se quantitativamente il dato è calcolabile senza errori (ci sono i click), qualitativamente il fatto che un utente abbia fatto “click”, dimostra che abbiamo generato in lui un certo interesse.

Cosa accade invece in TV?
Esattamente l’opposto.
La famosa “Certificazione” non è relativa ai numeri ottenuti o agli ascoltatori reali: quella che viene certificata è la metodologia.
Un poco come nei processi di qualità industriale in cui il termine “qualità” non c’entra niente con la bontà del prodotto ma solo con il fatto che tutti i prodotti sono fatti nella stessa maniera.
Magari tutti fatti male, ma con la sicurezza che sono tutti fatti male allo stesso modo.

10 milioni di ascoltatori sul Festival, 100 milioni di persone che hanno visto uno spot… sono solo giochi di numeri e statistiche:
- si misura il comportamento di un campione di 5000 famiglie (un niente rispetto alle circa 25 milioni che ce ne sono in Italia)
- si suppone che in famiglia ci siano 3 persone
- si ipotizza che tutte guardino la tv e tutte sullo stesso canale
- che nessuno cambi canale quando c’è la pubblicità
- e poi… e poi…
ed alla fine con una proporzione si partoriscono questi numeri milionari.

Della serie, se 10 di quelle 5000 famiglie hanno visto la tv allora è come dire:

10 famiglie x 3 persone = 30 persone
30 persone x (25.000.000/5.000) = 150.000 persone

e se poi lo spot va in onda per 30 giorni 5 volte al giorno ecco altri fattori moltiplicativi
150.000 x 30 x 5 = 22,5 Milioni di contatti.

Io ho provato a fare un check con amici, per carità niente di significativo, ma su 20 intervistati, quando c’è la pubblicità:

- 5 abbassano la tv e fanno 2 chiacchiere
- 4 cambiano canale
- 4 escono dalla stanza
- 3 vanno a fare la pipì
- 2 vanno a fare uno spuntino
- 2 fanno altro
Ce ne fosse 1 che mi ha detto che guarda la pubblicità.

Bene, secondo i sistemi di rilevamento televisivi, siccome in questo test 16 dei miei amici NON hanno cambiato canale allora con un poco di proporzioni, statistiche e magheggi viene fuori che la pubblicità ha avuto circa 250.000 contatti in una sera e quasi 36 milioni certificati in 1 mese.

E pensare che a me avevano insegnato che 2 + 2 = 4. E non 40 milioni!

Fonte: www.federicopicardi.it

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La percezione dei media

newspaper-blogs

Titolo ambiguo “La percezione dei media”. E’ la percezione sui media o da parte dei media?
Direi tutti e due e quindi “La percezione dei media sui media”.

Mi capita spesso di sentir dire:
- “Second Life” è finito
- “Facebook” è al tramonto, adesso c’è “Twitter”
- I giornali? buttiamoli, ormai ci sono i contributi scritti dagli utenti

Bhe, con un tasso di crescita costante da circa un anno e mezzo e 700 milioni di dollari transati nel 2008 vorrei averla io un’aziendina che è finita come Second Life. E con 700.000 nuovi utenti al giorno mi sembra che anche Facebook non se la passi male nonostante Twitter. E avete voglia di raccogliere contributi degli utenti, un giornale è qualcosa in più di una sfilza di articoli raccolti a destra ed a manca.

Ma allora perchè sentiamo continuamente dire: “Questo è finto, quello non va più, l’altro sta passando…”
Semplice, questi sono i commenti di chi internet, il media internet, lo vive per sentito dire e soprattutto lo conosce prevalentemente per come se ne parla sui giornali.

Ora purtroppo in un paese in cui l’informazione è in mano a chi scrive solo di veline, tragedie e scoop, accade che tutto ciò che non fa più notizia è irrimediabilmente destinato a morire.

Si parla quindi di Youtube quando scoppia il “caso bullismo”, si parla di “Second Life” quando qualcuno si sveglia, lo scopre e lo racconta e poi… finito l’effetto notizia, tabula rasa su tutto e avanti in cerca del prossimo “caso”.

E così in questo modo giornali e TV decretano la morte mediatica di interi mondi che sono invece in piena attività e continuo sviluppo, ottenendo un solo risultato: fornire, non informazione, ma disinformazione sull’argomento.

Poveri noi se 4 puppone in riva al mare meritano più attenzione di un media che ha cambiato il mondo.

Fonte: http://www.federicopicardi.it

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Mister Smith va a Washington

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Ore 6:20
Lunedì mattina, aiutato dalla mia buona abitudine a svegliarmi presto e dal ponte del 2 di Giugno, ho visto in TV “Mister Smith va a Washington”, film della fine degli anni trenta in cui un neo senatore, armato dei più grandi ideali, lotta fino allo stremo per portare avanti alcune riforme sociali in totale contrasto con le lobby, i partiti e gli interessi dei potenti del tempo che non hanno scrupoli nel soffocare il suo “spirito ribelle” ed idealista con pochi ma efficienti mezzi:
- deviazione dell’opinione pubblica tramite controllo della stampa
- black out ed isolamento mediatico degli appelli del signor Smith
- trappole burocratiche
- diffamazione, ricatti e false accuse montate ad hoc

Mi ha ricordato qualcosa… tipo… l’italia di oggi, quella con la “i” minuscola.

Ore 7:00
Un poco di zapping mi propone televendite, repliche di rotocalchi e trasmissioni e pure mi stimola un confronto:
nel ‘39 i film, le trasmissioni ed anche la pubblicità erano molto più discreti, direi quasi più educati. Togliamo il “più”: semplicemente “educati”.
Buon gusto nel vestire, utilizzo corretto dei cogiuntivi ma soprattutto nessun becero urlerio.

Ore 7:30
Mi alzo e mentre mi incammino verso il giardino per vedere come stanno i miei pomodori, continuo a riflettere sul film che ho appena visto immaginandomi cosa Mister Smith avrebbe potuto fare se avesse avuto a disposizione internet e la possibilità di raccontare al mondo la sua versione della storia.

Apro l’acqua, inizio ad annaffiare i pomodori e l’ultimo pensiero:
politica, lobby ed interessi trasversali: non è cambiato mica niente dal ‘39. Siamo solo più maleducati.

Fonte: www.federicopicardi.it

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