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Le linee di montaggio in Piaggio

Linea montaggio motori

I vari componenti del motore quali i carters, i componenti meccanici e quelli elettrici confluivano alle linee di montaggio, inizialmente trasportati praticamente a mano con carrelli elementari.
Alcune volte sulle linee di montaggio non arrivava tutto quanto necessario e spesso la causa per ritardi di produzione era la mancanza di questi componenti.
A questo punto intervenivano i sollecitatori. Questi erano una vera e propria squadra di persone che conoscevano, ognuno per le proprie appartenenze, tutti i segreti dello stabilimento, della sua organizzazione ed anche della sua disorganizzazione.
Correvano continuamente a cercare i pezzi ed spesso a pressare i progettisti per avere deroghe a montare pezzi con qualche scostamento dal disegno.

Le officine delle lavorazioni meccaniche non erano certo ambienti confortevoli. Il caldo d’estate ed il freddo d’inverno; i pavimenti erano intrisi di olio, di acqua saponaria e di trucioli.
Inoltre respirare in quegli ambienti non era piacevole.
Il caricamento dei pezzi sulle macchine era completamente manuale ed anche questo alla lunga era una fatica non indifferente.
Le linee di montaggio dei motori, compreso quello della Vespa, sono state completamente rifatte, come anche tutte le officine delle lavorazioni meccaniche.
L’ambiente di lavoro è colorato e luminoso; la pavimentazione è pulita, la rumorosità è molto contenuta.
In queste officine, come anche in tutto il resto dello stabilimento, sono chiaramente segnalate con diverse colorazioni del pavimento le aree pedonali, con notevole miglioramento per la sicurezza.
Su ogni macchina, su ogni attrezzatura anche elementare sono ben visibili le “Istruzioni di lavoro” che spiegano in modo chiaramente comprensibile le operazioni che gli addetti possono e/o devono fare.
Le certificazioni ISO, introdotte alla fine degli anni ’80, inizio anni ’90, unitamente ad un accrescimento del concetto di qualità, hanno portato ad un’importante riqualificazione dell’ambiente di lavoro e del modo di lavorare.
Anche il concetto di sicurezza sul lavoro ha fatto un salto di qualità per le leggi emanate, per aver chiaramente individuato le responsabilità, e non solo.

“Ti mando a sbavare in fonderia…”

La fonderia era, negli anni ’50, un ambiente incredibilmente brutto. La temperatura, il rumore, i fumi e l’acre odore che ne derivava faceva si che Dante, se l’avesse conosciuta, l’avrebbe inserita in uno dei suoi “Gironi”.
Basta pensare che quando qualcuno non si comportava correttamente sul lavoro veniva minacciato non tanto con multe quanto con: “Ti mando a sbavare in fonderia!”.
Perché in fonderia uno dei lavori più faticosi ed umilianti era quello di togliere le bave ai pezzi fusi.

Come si può notare dalla foto, gli operai maneggiavano i pezzi senza guanti e senza occhiali di protezione, oggi assolutamente impensabile.
Gradualmente, vuoi per i miglioramenti apportati agli stampi, vuoi per le migliori tecniche di pressofusione e di macchine, l’ambiente è decisamente migliorato.
Negli anni successivi la Piaggio aveva realizzato una fonderia modernissima, all’epoca stimata la migliore d’Europa.
Ancora successivamente la fonderia è stata prima trasferita e poi ceduta ad una società separata.
Oggi le fusioni vengono tutte da ditte esterne.

Evoluzioni nella produzione di serie della Vespa

Lo stampaggio della scocca

Anche la produzione di serie ha subito evoluzioni importantissime.
Nei primi anni ‘50 il lavoro alle presse era molto faticoso e sporco; l’odore del grasso di origine animale usato per lubrificare gli stampi non era piacevole. Il rumore era forte e come è visibile dalle foto nessuno portava le cuffie di protezione, oggi rigorosamente obbligatorie.


Inoltre, collegata a questa officina, vi era quella di rifinitura ed assemblaggio che richiedeva molta manualità; cesoie e frullini manuali per rifinire gli stampati prima e le zone di saldatura dopo.

Gradualmente si è passati a stampi migliori che riducevano le fasi di stampaggio; poi gradualmente fino ai robot di assemblaggio e saldatura, con conseguente notevole miglioramento dell’ambiente di lavoro e delle condizioni dei lavoratori (minore rumore, polveri, fumi e fatica).
La Piaggio ha ceduto a terzi tutta l’officina di stampaggio e le presse sono state trasferite.

I carters, i cilindri e la testa

Anche sul motore vi sono parti di realizzazione complessa quali principalmente i carters, il cilindro, la testa.
Anche per questi vale grossomodo quanto detto per la scocca, sia pur con minori costi e difficoltà.
Nel vecchio sistema i modelli dei componenti del carter venivano realizzati a mano con l’uso di mazzuolo e scalpelli, partendo da un pezzo di legno.
Questo modello serviva poi per realizzare le fusioni.
Il modellista, oltre ad essere un bravo operatore, doveva conoscere molto  bene il disegno e quello dei carters è abbastanza complesso.
La lavorazione delle fusioni di alluminio fatte in terra, avveniva poi su frese interamente comandate a mano ed anche in questo caso necessitava personale altamente specializzato.

Attualmente il modello viene disegnato al CAD, che, con le sue possibilità di vista tridimensionale e di rotazione da ogni angolo, consente anche qui di operare per il miglioramento estetico, oltre che funzionale.
Anche la successiva lavorazione avviene a mezzo macchine operatrici complesse pilotate direttamente dal “disegno” digitale memorizzato su un dischetto.
L’intervento dell’operatore è essenzialmente di programmazione e l’esecuzione è normalmente così ben fatta che i controlli sono poco più di una formalità.

Per i cilindri e le teste, vale più o meno quanto detto sopra.
Per realizzare gli stampi di fusione di questi pezzi si usa l’elettroerosione.
Semplificando, con il disegno digitale, si imposta una macchina e questa proprio erodendo lentamente il metallo riesce a realizzare lo stampo e cioè la forma in negativo del cilindro e della testa.
Queste macchine possono lavorare 24 ore su 24 praticamente senza l’intervento dell’operatore.
Prima, con il metodo tradizionale mediante frese manuali, necessitava molto tempo. Operatori altamente specializzati erano impegnati con continuità ma, soprattutto, non potevano essere realizzati sottosquadra senza scomporre il modello, con conseguenze importanti anche nelle successive lavorazioni.

Realizzare un prototipo della Vespa: differenze tra passato e presente

La realizzazione  di un prototipo della Vespa era, ed è, molto complessa e costosa.
Di solito, avveniva partendo dal bozzetto dello stilista e dal disegno di massima i modellisti realizzavano un modello in parte di legno ed in parte di polistirolo (poi poliuretano) con un enorme lavoro manuale specialistico.
Dopo vari confronti fra stilista e progettista, che verificava l’effettiva possibilità di realizzazione della scocca, il modello ottenuto veniva battuto con sagome per rilevare le forme esatte ed il disegnatore provvedeva alla stesura del disegno costruttivo.
Il modello veniva poi scomposto e su ciascun pezzo veniva, in vari passaggi, realizzato un negativo per la fusione di un modello in alluminio.
Su questo modello, con molta manualità e bravura, con mazzuolo, martello e fiaccola si batteva la lamiera per realizzare il pezzo.
Poi, su un particolare attrezzo (dima), veniva imbastito il veicolo aggiustando e saldando i vari componenti.
Lavoro lungo, faticoso e costosissimo. Si respiravano fumi, si viveva nel rumore.
Solo in tempi successivi e con gradualità sono stati usati i guanti e le cuffie,  purtroppo mancava la cultura della prevenzione sia da parte dei responsabili diretti, che peraltro vivevano gli stessi problemi, sia da parte degli stessi lavoratori.

Oggi, con l’avvento del disegno CAD, che permette la visione tridimensionale dell’oggetto e la vista dalle varie angolature si possono realizzare i disegni costruttivi basandosi sul confronto del disegno dello stilista e del progettista.
Tutte le nuove tecnologie, aiutano moltissimo fornendo più elementi di conoscenza ma è sempre l’Uomo che interpreta e decide.
Con questo disegno digitale, poi, vengono realizzati i modelli dei componenti, la scocca, in legno e/o poliuretano, mediante fresatura con macchine pilotate dal disegno stesso (CAD-CAM).
I modelli richiedono a questo punto solo un modesto intervento manuale specialistico di finitura.
Con vari passaggi è possibile realizzare degli stampi di resina o di alluminio che permettono di stampare poi più pezzi rigorosamente a disegno e veri; su questi pezzi, dopo assemblaggio delle scocche, possono poi essere effettuate le varie sperimentazioni, anche sui veicoli completi.
I costi sono inferiori, la sicurezza ed il comfort sul lavoro sono decisamente migliori, i pezzi sono validi a tutti gli effetti ed i tempi sono decisamente più brevi.
La notevole riduzione dei tempi di realizzazione dei prototipi, ora nota come prototipazione veloce, e la loro migliore definizione e rispondenza al futuro prodotto di serie, è di importanza vitale per l’azienda; molto di più della riduzione di costo.
Fino agli anni ‘70 i nuovi modelli non erano frequenti ed i tempi lunghi incidevano modestamente sui risultati commerciali, ma successivamente la richiesta del mercato (concorrenza dei prodotti orientali) si è fatta sempre più esigente e l’offerta doveva avere tempi brevi altrimenti il prodotto nasceva obsoleto.

Il futuro del marmo ha un cuore antico

Un video dell’Istituto Luce che racconta, per immagini, il faticoso lavoro nelle cave.

Piaggio 50 anni dopo

Il cambiamento che ha riguardato la Piaggio negli ultimi 50 anni  è stato graduale e chi lo ha vissuto all’interno del mondo del lavoro spesso lo ha avvertito in modo  molto blando.
La proprietà, per fasi successive, è passata dal quasi proprietario, che amava veramente l’Azienda perché era la sua creatura ed il suo orgoglio di industriale, ad una mera gestione manageriale, alla quale, escluse poche eccezioni, interessava quasi esclusivamente il profitto in tempi brevi.
Ovviamente ci sono stati anche risvolti positivi: la maggior disponibilità al cambiamento, una maggiore propensione all’investimento ed alla ricerca per sviluppare e produrre nuovi prodotti.
I dipendenti, sono oggi circa  4000 e tanti lavorano a tempo determinato.
Lo stabilimento è poco più di un’officina di montaggio, molte lavorazioni, escluse alcune specialistiche, sono state delocalizzate in percentuali molto elevate.
La componentistica è quasi esclusivamente importata.
Gli stabilimenti all’estero sono solo in Cina ed in India, altri sono in corso d’opera e anziché importare, producono motori e veicoli completi , in alcuni casi, importati anche nel nostro mercato.
Una cosa  è rimasta vitale: l’engineering o R&D, la progettazione e la sperimentazione patrimoni inestimabili, insostituibili ed ineguagliabili almeno per l’Europa e per le due ruote.

Fortunatamente in questo settore, più o meno, sono stati stanziati finanziamenti con ragionevole continuità e si sono succeduti sempre dei responsabili abbastanza competenti, anche se in certi anni passati purtroppo non sempre ascoltati.
Ci si riferisce ad un periodo nel quale errori di valutazione sulle tipologie dei prodotti, fecero perdere competitività e cultura tecnica. Era stato in gran parte distrutto sia il software sia l’hardware e il recupero, perché recupero c’è stato, è stato veramente faticoso.

L’eccellenza del lavoro toscano tra passato e futuro

Ecco un video che ci ripropone le più grandi eccellenze del lavoro toscano fatto di grande dedizione e sacrificio.

La Piaggio in rosa

Il lavoro femminile in Piaggio.

C’era, poco ma c’era. Sia pure numericamente inferiori le “piaggiste” erano una forza importante dello stabilimento.
Nel campo impiegatizio le donne erano soltanto segretarie o “lucidiste” (ripassavano i disegni tecnici a china). Solo pochissime erano impiegate di concetto.
Tutte vestivano la gabbanella nera (la divisa delle impiegate) e non erano permessi i pantaloni.
Alla mensa aziendale mangiavano nella stessa sala ma in modo separato dagli uomini.
Nel campo operaio lavoravano nella componentistica elettrica come bobinatrici, al controllo e come montatrici.
Sempre rigorosamente con gabbanella blu (la divisa delle operaie).
Son passati circa 50 anni  e la situazione è molto diversa e anche il lavoro femminile è molto cambiato. Le donne negli uffici, ora,  possono vestirsi come vogliono: gonne lunghe, normali, mini o pantaloni e di qualsiasi colore.
I ruoli sono anch’essi cambiati: vi sono impiegate di concetto ed anche con mansioni direttive.
Nelle officine di produzione lavorano alle macchine, sulle linee di montaggio, al collaudo (anche su veicoli sperimentali) ben inserite assieme agli uomini.
Ovviamente anche alla mensa siedono agli stessi tavoli degli uomini (sembra strano doverlo precisare).
Ed anche l’abbigliamento degli uomini è cambiato: negli uffici era d’obbligo la giacca e cravatta, mentre oggi l’abbigliamento è  determinato dal buon gusto di ciascuno.
Ma nelle officine e negli uffici tecnici è praticamente obbligatorio indossare l’abbigliamento fornito dall’Azienda (giacca, pantaloni, gilet, scarpe, ecc) in funzione del tipo di lavoro e di appartenenza alle varie funzioni.
È molto comodo perché permette di salvaguardare i propri indumenti e, in molti casi, è fondamentale per l’antinfortunistica.

Pescia: oltre i fiori c’è la carta

Pescia non eccelle solo nella floricoltura ma ha un’importante tradizione nel settore cartario, ecco un video che ne ripercorre la storia!

Per i più curiosi ecco il rimando al Museo della carta di Pietrabuona.

Sita e la corsa continua

Ecco un video che ripercorre la storia di una delle più vecchie aziende di trasporto su gomma, la Sita. Nata a Firenze nel 1912 permette ancora oggi ai Toscani,  ma non solo, di muoversi in tutta Italia.