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Archivio per la categoria 'in banca'

L’evoluzione del lavoro in banca

Per lungo tempo il lavoro in banca è stato poco avezzo alle novità e alle innovazioni. Un approccio prudente verso esse costituiva il naturale contraltare di quelli che erano ritenuti i valori qualificanti del settore. Stabilità, conservazione e tradizione erano proposti e apprezzati quali indici di serenità e affidabilità. Non ci si può sorprendere che per diversi decenni del secondo dopoguerra, il lavoro in banca si svolgesse in maniera non dissimile rispetto agli inizi del secolo scorso.

Tant’è che un banchiere tardo medievale o rinascimentale, fosse stato catapultato, verosimilmente, in quel tempo non avrebbe avuto grosse difficoltà a riconoscere molte delle operazioni bancarie a lui familiari. L’unico motivo di meraviglia sarebbe stato la sparizione dell’attività di cambio delle monete di metallo più o meno prezioso sostituite quasi totalmente dalle banconote. Tra gli attrezzi del mestiere certamente avrebbe riconosciuto oltre ai libri contabili, la strettissima parentela tra la sua penna d’oca e il pennino utilizzato, rigorosamente con inchiostro indelebile, fino agli anni ‘60 per compilare assegni circolari, intestazioni dei libretti di risparmio e i documenti più importanti per la clientela.


Orari, straordinari e questioni di genere

Negli anni ‘70 arrivano i primi cambiamenti sociali che portano ad uno svecchiamento di un ambiente ingessato come quello del credito.

Fino ad allora il personale femminile era molto raro e si occupava principalmente di funzioni di segreteria e indossava un grembiule scuro, per gli uomini erano d’obbligo giacca, cravatta e camicia, rigorosamente, a maniche lunghe anche d’estate! Le istanze sindacali erano praticamente assenti, molti erano i motivi che ne ostacolavano la diffusione: decentramento del personale anche in filiali molto piccole, prestigio sociale dei dipendenti, scala gerarchica che promuoveva buone aspettative di promozione. Il lavoro straordinario non veniva riconosciuto se non in casi veramente eccezionali, accadde nel 1966, dopo l’alluvione, in cui furono richieste prestazioni speciali per ripristinare l’operatività. Spesso poteva succedere  che a fine giornata i riquadri contabili non tornassero, in quel caso, si potevano passare ore intere a trovare la giusta quadratura. Queste non venivano riconosciute come ore di straordinario poichè “non si può pagare il lavoro fatto per rimediare agli errori compiuti da qualcuno”. Fino ai primissi anni ‘60 si lavorava anche il sabato, mezza giornata, e l’uso del telefono aziendale era concesso in casi di necessità e sotto pagamento! I giovani bancari venivano assunti non appena terminati gli studi secondari, ma fino al compimento della maggiore età, che fino al 1975 era il 21° anno, percepivano uno stipendio ridotto ma in ogni caso commisurato all’importanza della “piazza” o luogo di lavoro. Negli anni ‘70 alcuni eventi economici furono destabilizzanti sia per l’economia sia per le banche,  l’inflazione, lo  shock petrolifero e inoltre l’introduzione dello statuto dei lavoratori portarono ad una certa avversione di quel capitalismo e di quell’autoritarismo che gli istituti di credito in qualche modo incarnavano. Il “posto in banca” quindi perse il suo appeal, continuò a piacere più alle mamme che alle figlie, attratte maggiormente dalle contestazioni di quegli anni.

La manualità la fa da padrona

In un primo momento, le operazioni bancarie non risentirono di grossi cambiamenti, quasi tutte venivano svolte con una costante manualità. Operazioni nei libretti di risparmio, emissione e pagamento di assegni circolari, movimenti sui conti correnti, bonifici nazionali ed esteri, pagamenti di utenze ecc. non subirono sostanziali variazioni. Ne fanno fede, alcune immagini di libretti di risparmio di alcune banche della regione.

libretto al portatore libretto di risparmio

Come si può vedere dalle foto, a parte la diversa impostazione tipografica, scritture e calcoli sono manuali convalidate  dalla doppia firma dell’impiegato e il cassiere, ruoli fino ad allora assolutamente separati. Anche l’emissione di assegni circolari avviene manualmente, con l’avvento delle biro con inchiostro indelebile vengono abbandonati  calamaio e carta assorbente. La foto dell’assegno circolare mostra i fori negli spazi rimasti vuoti per evitare la modifica, fraudolenta, dell’importo. L’attrezzo per perforare gli assegni non era diverso rispetto a quello usato dai controllori dei biglietti sui treni e sui bus. Non era raro, nel contado, sentir definire questo tipo di assegno “quello con i buchi”.  A tal proposito può far sorridere l’aneddoto di un impiegato al suo secondo giorno di lavoro nel Forese , all’avvicinarsi del suo primo cliente si sente richiedere “un bono co’ buchi pe’ lavacca co’ i rede”, dubbioso  sulle conoscenze scolastiche acquisite, viene soccorso da un collega più “esperto” che gli suggerisce “vuole un assegno circolare per pagare la vacca con il vitello che ha comprato”.

assegno-circolare assegno dicontocorrente

Completamente manuale, anche, il trattamento degli assegni di conto corrente, che subivano una complicata trafila prima di essere effettivamente pagati. Verificati firma e  fondi, l’impiegato annotava l’importo da pagare nella colonna “dare” di una scheda che conteneva le partite contabili del cliente. In alcune banche si riscriveva l’importo su un’apposita “fiche” alla destra dell’assegno stesso, che veniva poi staccata e inviata ai centri di controllo della contabilizzazione. Se a fine giornata l’importo degli assegni pagati non corrispondeva con quelli delle fiche non era raro vedere impiegati sventolare fasci di schede, speranzosi che qualche tagliandino cadesse. Se anche questa operazione non dava i frutti sperati, il rovescio del cestino della carta straccia diveniva l’ultima spiaggia, con conseguenti e ovvie  lamentele delle addette alle pulizie!

Dal pennino al monitor: novita’ in banca

L’avvento della tecnologia, lento agli inizi poi sempre più frenetico, darà un definitivo scossone al modo di lavorare in banca. Agli inizi degli anni ‘60 si potevano ancora trovare calcolatrici meccaniche, prive di memoria e di elementi di scrittura, sostituite poco dopo con calcolatrici meccaniche manuali con  possibilità di stampa,  infine negli anni ‘90 arrivano le calcolatrici elettroniche con funzioni scientifiche. Si riducono drasticamente anche le dimensioni, da una calcolatrice grande quanto un attuale computer si arriva alle calcolatrici da tavolo o tascabili.

calcolatrice meccanica manuale

Anche le macchine da scrivere seguirono un simile percorso, quelle meccaniche inizialmente furono affiancate da quelle elettriche con una memoria esterna, ed entrambe furono sostituite, completamente, da quelle elettroniche, dove sparisce il martelletto battente, soppiantato da una pallina rotante o una “margherita” di caratteri. Finalmente si può redigere un testo, memorizzarlo, revisionarlo ed eventualmente correggerlo prima della stampa. Un ulteriore passo in avanti è rappresentato dalle macchine elettroniche con video e un floppy disk di memoria. Siamo agli esordi della videoscrittura e dell’office automation che rivoluzionerà il lavoro d’ufficio e non solo quello bancario. Gli anni ‘90 vedono il diffondersi in maniera capillare dei programmi di videoscrittura, causando effetti collaterali sulle mansioni del personale: spariscono rapidamente le dattilografe, riqualificate in compiti più gratificanti, anche il personale direttivo si vede costretto ad aggiornarsi e ad utilizzare personalmente la videoscrittura.

Per quel che riguarda le telecomunicazioni si ricorda l’avvento, negli anni ‘70, del telex o telescrivente che ebbe un largo impiego soprattutto nelle banche attive nel commercio internazionale. L’uso del telex permetteva una rapidità di contatto fra banche estere e la traccia documentale del messaggio sostituiva di fatto la corrispondenza epistolare. L’altro campo di utilizzo del telex era quello valutario, i cambi sul mercato, infatti, venivano diramati da decreti legge con entrata in vigore il giorno successivo;  per rendere immediata l’attuazione, l’Ufficio Italiano dei Cambi,  si avvaleva proprio della telescrivente. Negli anni ‘80 si espande la rete SWIFT ( acronimo di Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication ), società belga sorta nel 1973 che sviluppa una rete interbancaria per la trasmissione telematica tra le banche associate. Si tratta soprattutto di messaggi standardizzati e autenticati di pagamenti internazionali, inizialmente, poi gestirà le garanzie e le lettere di credito. La nuova tecnologia, per qualche tempo, convive con le telescriventi per permettere gli scambi con istituti non-SWIFT, poi le soppianta definitivamente.

Cade anche l’ultima roccaforte della manualità il “complesso”, una serie di pagine di carta sottile a cui si interpongono dei fogli di carta carbone; erano di tipi e forma diversi, a seconda dell’operazione da svolgere ed ogni foglio doveva poi essere smistato alla sua esatta destinazione.

Oggigiorno l’uso del contante si è notevolmente ridotto, anche per motivi di sicurezza e assegni troncati ( check truncation ), bancomat, carte di credito sono conosciuti e di uso comune. Carte plastificate che permettono di prelevare il denaro, esternamente alla banca o all’estero,  di pagare senza l’uso del contante o che permettono al possessore di acquistare a credito e di sostenere successivamente la spesa.

Per i curiosi: Sito dall’Abaco al computer, calcolatrici meccaniche

Cambiamento della moneta: Lira vs Euro

Nel gennaio 2002 abbiamo assistito ad una svolta epocale, il passaggio dalla Lira all’Euro.

La Lira comparse alla costituzione del Regno d’Italia, sostituendosi alle numerose monete degli stati preunitari. Dal secondo dopoguerra la Banca d’Italia si avvalse del contributo della Zecca per emettere banconote e monete metalliche. Seguirne la storia sarebbe interessante ma impegnativo visto il costante deprezzamento del valore d’acquisto della lira che causò molteplici emissioni e tagli dal valore crescente. Un ricordo particolare merita la banconota di 1000 lire col profilo di donna tratto dalla Primavera di Botticelli, in circolazione dal 1947 al 1969. Più di altre emissioni, questa, diede la percezione della perdita del valore d’acquisto della Lira.

1000-lire

Dal primo gennaio 2002 entrarono in circolazione monete e banconote in Euro, sia in Italia che in altri 11 paesi dell’Unione Europea. La nuova moneta assunse il simbolo del glifo ( € ) appunto  perchè richiama l’ Europa. La fase di transizione venne gestita dalle banche e per agevolare il passaggio per due mesi ci fu la doppia circolazione Lira/Euro e vennero fornite, senza parsimonia, delle minicalcolatrici per mostrare il controvalore. Il mutamento colpì tutta la società ma solo in un secondo momento si avvertirà l’enorme rivoluzione: le redini dell’economia passano nelle mani della Banca Centrale Europea.

Per saperne di piu’: Intervento di Fabrizio Saccomanni, Direttore della Banca d’Italia.

Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato

Chi ricorda i miniassegni?

Nel 1975, un’ improvvisa carenza di spiccioli originò il fenomeno dei ” miniassegni ” così chiamati per le dimensioni ridotte. La causa di mancanza di monete venne imputata all’incetta, dall’estero, di queste per ricavarne casse per orologi o anime di bottoni. Il fenomeno si esaurì nel 1978 ed oggi, i miniassegni, sono oggetto da collezione.

miniassegno

Per i curiosi: Archivio Miniassegni

Il marketing in banca

Se per marketing s’intende “piazzare sul mercato” prodotti capaci di realizzare un maggior profitto e comprende tutte le azioni aziendali destinate a questa finalità, possiamo asserire‚ che anche nel mondo bancario le operazioni di marketing sono state varie, soprattutto in quest’ultimo mezzo secolo. Una rappresentazione di come sono cambiate le offerte dei prodotti bancari è  data dalle foto che seguono, che ritraggono due diverse modalità di incentivazione del risparmio giovanile.

cassettina-risparmio salvadanaio

La prima è una cassettina di metallo che, nel secondo dopoguerra fino agli anni ‘70, le banche consegnavano in comodato d’uso  insieme ad un libretto di  deposito a risparmio. La sua apertura poteva essere fatta solo dal cassiere e la piccola fessura che permetteva di introdurre il denaro ne impediva altresì il recupero. La seconda è un salvadanaio degli anni ‘90, dalla forma simpatica, ovviamente destinato ai giovani e a differenza del primo con una facile apertura,  al di sotto, per poter recuperare gli eventuali risparmi. Fra questi due estremi si collocano altre varietà  di box più o meno riservati per la  clientela.

Nel 1992 nasce “il credito al consumo“, una forma di finanzimento rilasciato a persone fisiche e finalizzato all’acquisto di beni e servizi presso negozi convenzionati, mediante dilazioni di pagamento. Il credito viene concesso dalle banche o da intermediari finanziari e come garanzia si chiede la prova di poter disporre di un reddito. Il credito al consumo ha riscontrato un notevole successo proprio per la sua facilità di erogazione ma richiede, in ogni caso, un uso consapevole in base alle proprie capacità di sostenere un debito. Le banche nell’ultimo mezzo secolo hanno puntato fortemente proprio sull’offerta di nuovi prodotti che potessero incrementare i profitti. Di solito si tratta di prodotti già presenti oltreoceano con una componente finanziaria e una blandamente assicurativa, che dietro nomi rassicuranti nascondono una complessità di comprensione dei loro contenuti e quindi anche dei rischi, sempre presenti nelle operazioni poco trasparenti. Attualmente il prodotto bancario e la sua commercializzazione non si differenzia rispetto a qualsiasi altro prodotto attraverso campagne pubblicitarie che utilizzano tutti i media possibili.

La Lira naviga di bolina stretta

Nel 1958, come segno tangibile di una migliorata condizione economica del Paese, venne coniata la moneta  d’argento ” caravelle ” da 500 lire, si parlò di conio errato per la versione di prova, poichè aveva le punte delle bandiere orientate controvento. Di fatto la moneta non circolò e le versioni successive furono corrette, nonostante la Zecca dimostrò che la vela, navigando di “bolina stretta”, avrebbe avuto le bandiere in quella posizione!

500-lire-caravelle

Per i curiosi: Museo della Zecca

Trebbiatrice non trasportabile

trebbiatrice non trasportabile

Piccola trebbiatrice non trasportabile,usata in montagna. Il grano era portato alla trebbiatrice. La macchina è conservata nel Museo Etnografico Provinciale di S. Pellegrino in Alpe, Comune di  Castiglione Garfagnana (LU).

Foto di Mario Rosellini, Archivio privato, diritti riservati.

500 Lire Caravelle

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Foto Umberto Romeo, Archivio privato, diritti riservati.