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Cottura del carbone

Dopo due giorni di lavoro per la costruzione della carbonaia, il carbonaio poteva finalmente sfilare il palo centrale e lasciare libero il camino. All’interno di esso venivano gettati  dei rametti secchi e delle braci, che incendiandosi davano inizio alla combustione della parte centrale della carbonaia, costituita dai rami posizionati a cerchio precedentemente.

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Per circa 24 ore il carbonaio gettava ripetutamente brace e legna, a fuoco ben avviato chiudeva il camino con una zolla erbosa di terra. Successivamente realizzava dei piccoli fori sulla sommità della carbonaia, tramite questi fori, aprendoli e chiudendoli a seconda della necessità, controllava la combustione.

In media la combustione durava dagli otto ai venti giorni,  a seconda dell’essenza legnosa, della grossezza dei rami e dalla grandezza della carbonaia. Osservando il fumo che veniva fuori dai piccoli fori, prima praticati sulla sommità poi via via sempre più in basso, si poteva controllare lo stato della cottura. Il fumo bianco indicava che la combustione era iniziata, un fumo marrone-giallo  che la carbonizzazione era cominciata, un fumo chiaro tendente al celeste indicava che finalmente la carbonizzazione era ben avviata, un fumo azzurrognolo quasi trasparente che la carbonizzazione finalmente era conclusa.

A carbonizzazione conclusa la carbonaia veniva completamente chiusa e lasciata riposare per il raffreddamento, veniva poi tolta la terra e il carbone veniva steso sulla piazzola perchè raffreddasse completamente. Il carbone risultava leggero e fragile, assorbendo umidità durante il raffreddamento finale ritrovava consistenza. Se l’aria era poco umida, il carbonaio gettava acqua sul carbone. In seguito il carbone veniva posto in sacchi di iuta e trasportato nel deposito.

Quali legni?

Varie erano le essenze legnose utilizzate per ricavarne carbone, ovviamente i risultati erano diversi tra loro. Il carbone doveva avere un buon rendimento calorico, doveva essere acceso senza difficoltà, bruciare senza fiamma o fumo, ridursi in brace rapidamente e durare a lungo senza scoppiettare. In Toscana i carboni migliori si ottenevano da legni di faggio, castagno e quercia. Ognuno di loro aveva una caratteristica diversa  che li rendeva più adatti a fornelli e bracieri, nel caso di faggio e quercia, per stufe nel caso di legni di castagno.