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Le poesie del marmo

‘L    KAVATOR  (IL CAVATORE) di Giuliana  Lodovici

La  zenta d  Karara  a  d’ è  un  pò  greza,
roza  kome  ‘l  sò  marm,  dura  kom j è  dur  lù,
(e bona kome ‘l sò lard, bona kom j è bon lù…)                *1)
Al  fà ank  tribolar  p’r  aprir  ‘l  sò  kor:
s’ al  fa  ‘na  kareza  pò  a  s’artir  sub’t,
a d’ ha  paura  d  parer – apunt -  tropa  bona;
ma  a  d’ è  sincera,  sc’ieta,
al  darè  ‘l  kor  se  t’ il  domand
e  al  da’ ank  la  vita  purtrop,
trope  volte  ‘n  t’l  sò  dur  lavor !
No ‘l  disprezar,  kararin,  ‘l  to’  lavor!
P’rkè i  è  un  lavor  da  omi  duri,
da  omi  veri!
Kuand  t  t ‘n  ven  a  kà  da  la  kava,
ner  dal  sol,
kon  la  kamisa  aperta  su ‘n t’l  pet,
t  sen  un  om,
t  sen ‘l  padron  d’l  mond !
Le  done  a  t  mir’n  e  a  s  diz’n :
- Mir  ke  masc’ ! -
Al  suspir’n  e  a  t  fiss’n
‘n  ti  oci …

*1) ci siano permessi di aggiungere al testo originale la frase in parentesi…

Traduzione

La gente di Carrara è un po’ grezza, rozza come il suo marmo,
dura com’è duro lui (e buona come il suo lardo, buona com’è buono lui); *1)
fa anche tribolare per aprire il suo cuore:
se fa una carezza poi si ritira subito, ha paura di parere- appunto- troppo buona;
ma è sincera, schietta, darebbe il cuore se glielo domandi
e dà anche la vita purtroppo, troppe volte nel suo duro lavoro !
Non lo disprezzare, carrarino, il tuo lavoro!
Perché è un lavoro da uomini duri, da uomini veri!
Quando te ne vieni a casa dalla cava, nero dal sole, con la camicia
aperta sul petto, sei un uomo, sei il padrone del mondo !!
Le donne ti guardano ammirate e si dicono :
“Guarda che maschio !”. Sospirano e ti fissano negli occhi..

LE MAN D ME’ PA’ (LE MANI DI MIO PADRE) di Mario Venutelli

I  fà  ‘l  cavator
mè  pà
e  i  à  d’ le  man  dure,
nodose  come  i  zoki  d’l  castagn;
d’ le  man  umane,
st’ kite  e  forte  ‘n  primavera,
pien  d  set’le  e  piagate
le  matine  d  ‘nvern…
Man  pulite  però,
ka  n’  strin z’n  man  guantate
d’  signore  ‘n  Via  Roma;
man  larghe,  scozone,
man  calde,  d  sass;
man  roze,  man  dure

nodose  come  i  zoki  d’l  castagn,
ma…
grosse  e  pure
come  i  brazi  d’ la  croza

Traduzione
Fa il cavatore
mio padre
e ha delle mani dure,
nodose come le ciocche del castagno;
delle mani umane,
stecchite e forti in primavera,
piene di  “setole”  e  piagate
le mattine d’ inverno…
Mani pulite  però,
che  non  stringono mani guantate
di signore in Via Roma;
mani larghe, “scozzone”,
mani calde, di pietra;
mani rozze, mani dure,
nodose come le ciocche del castagno, ma…
grosse e pure
come i bracci della croce.

Le figure caratteristiche

Lo “Spartano”

Resta nella memoria e nel cuore degli anziani di Carrara e del comprensorio apuo-versiliese, il ricordo dello “Spartano”, la figura più significativa e paradigmatica del carattere e della fierezza della gente del marmo, assetata di libertà e di umanità contro ogni ingiustizia o sopruso. Lo “Spartano” era il quadratore libertario, assolutamente padrone di se stesso, intollerante cioè di dover dipendere da qualcuno…

Se ne andava ogni giorno nel ravaneto, incurante del pericolo; si trovava un “nolo” di marmo scartato e se lo lavorava; poi andava a cercarsi l’acquirente. “Misura e paga!” diceva, tutto qui.

Le case del centro storico di Carrara e dei paesi intorno hanno come elementi portanti i “cantonali ” di marmo, cioè quei piccoli blocchi squadrati alla perfezione prodotti dagli spartani…

Il “bagascio”
Il bambino del cavatore,  quel bambino che magari troppo presto in passato saliva alle cave col padre, diventava il “bagascio”, cioè il piccolo dal quale si pretendeva ogni sorta di lavoro e di servizio, conosceva il significato  dei termini dei cavatori… ma li conosceva in modo diverso. Egli sapeva che al mattino, quando iniziava la fatica, il sole illuminava il “verso”. Ed aveva ragione, perché le stratificazioni del nostro bacino marmifero, il più esteso del mondo, sono di solito inclinate da est/sud est ad ovest/nord ovest!

Tra parentesi… credo che oggi ben pochi dei nostri bambini e ragazzi sappiano queste cose, anche perché oggi molto più ridotto è il numero di addetti all’industria marmifera (i circa 18.000 di ieri, i circa 2.000 di oggi) e poi molti di meno bambini hanno in mente, da grandi, di fare il cavatore… un mestiere ancora troppo duro e spesso altamente rischioso, anche se le condizioni di lavoro e il trattamento  economico e normativo sono enormemente migliorati…

L’eccellenza del lavoro toscano tra passato e futuro

Ecco un video che ci ripropone le più grandi eccellenze del lavoro toscano fatto di grande dedizione e sacrificio.