Per lungo tempo il lavoro in banca è stato poco avezzo alle novità e alle innovazioni. Un approccio prudente verso esse costituiva il naturale contraltare di quelli che erano ritenuti i valori qualificanti del settore. Stabilità, conservazione e tradizione erano proposti e apprezzati quali indici di serenità e affidabilità. Non ci si può sorprendere che per diversi decenni del secondo dopoguerra, il lavoro in banca si svolgesse in maniera non dissimile rispetto agli inizi del secolo scorso.
Tant’è che un banchiere tardo medievale o rinascimentale, fosse stato catapultato, verosimilmente, in quel tempo non avrebbe avuto grosse difficoltà a riconoscere molte delle operazioni bancarie a lui familiari. L’unico motivo di meraviglia sarebbe stato la sparizione dell’attività di cambio delle monete di metallo più o meno prezioso sostituite quasi totalmente dalle banconote. Tra gli attrezzi del mestiere certamente avrebbe riconosciuto oltre ai libri contabili, la strettissima parentela tra la sua penna d’oca e il pennino utilizzato, rigorosamente con inchiostro indelebile, fino agli anni ‘60 per compilare assegni circolari, intestazioni dei libretti di risparmio e i documenti più importanti per la clientela.
Nel gennaio 2002 abbiamo assistito ad una svolta epocale, il passaggio dalla Lira all’Euro.
La Lira comparse alla costituzione del Regno d’Italia, sostituendosi alle numerose monete degli stati preunitari. Dal secondo dopoguerra la Banca d’Italia si avvalse del contributo della Zecca per emettere banconote e monete metalliche. Seguirne la storia sarebbe interessante ma impegnativo visto il costante deprezzamento del valore d’acquisto della lira che causò molteplici emissioni e tagli dal valore crescente. Un ricordo particolare merita la banconota di 1000 lire col profilo di donna tratto dalla Primavera di Botticelli, in circolazione dal 1947 al 1969. Più di altre emissioni, questa, diede la percezione della perdita del valore d’acquisto della Lira.

Dal primo gennaio 2002 entrarono in circolazione monete e banconote in Euro, sia in Italia che in altri 11 paesi dell’Unione Europea. La nuova moneta assunse il simbolo del glifo ( € ) appunto perchè richiama l’ Europa. La fase di transizione venne gestita dalle banche e per agevolare il passaggio per due mesi ci fu la doppia circolazione Lira/Euro e vennero fornite, senza parsimonia, delle minicalcolatrici per mostrare il controvalore. Il mutamento colpì tutta la società ma solo in un secondo momento si avvertirà l’enorme rivoluzione: le redini dell’economia passano nelle mani della Banca Centrale Europea.
Per saperne di piu’: Intervento di Fabrizio Saccomanni, Direttore della Banca d’Italia.
Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato
Nel 1975, un’ improvvisa carenza di spiccioli originò il fenomeno dei ” miniassegni ” così chiamati per le dimensioni ridotte. La causa di mancanza di monete venne imputata all’incetta, dall’estero, di queste per ricavarne casse per orologi o anime di bottoni. Il fenomeno si esaurì nel 1978 ed oggi, i miniassegni, sono oggetto da collezione.

Per i curiosi: Archivio Miniassegni