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Archivio per Marzo, 2008



“medialfabeta”

da Cultura Convergente
di Henry Jenkins

alfabetismo non riguarda solo quello che possiamo fare con il materiale stampato, ma più in generale quello che possiamo fare con i media. Proprio come non abbiamo mai considerato “alfabeta” qualcuno che sappia leggere, ma non scrivere, allo stesso modo non possiamo concepire che qualcuno sia, per così dire, medialfabeta se può solo consumare ma non ha alcuna possibilità di espressione. [...]
Possiamo anche leggere l’attuale battaglia sull’alfabetismo in funzione dei suoi esiti: decideranno chi ha il diritto di stabilire chi può partecipare alla nostra cultura e in quali termini.

Chiaro. Chiarissimo. Che dire di più?

illiterate

ML

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Arte solo per avatar?

Un po’ di tempo fa abbiamo parlato di un processo ciclico relativo ai nuovi media in generale e a Second Life in particolare. Tentando di dimostrare come il percorso che c’è stato, ad esempio, sul web sia esattamente lo stesso che, compresso e a tempi ridotti, si sta riproponendo oggi su Second Life. Dieci anni di web concentrati in un anno su Second Life. Passando dalla tecnologia al contenuto, e dal contenuto top-down a quello bottom-up. Dal web1.0 al web2.0.

DresdenGallery

Su Second Life, nel quale i contributi degli utenti sono (letteralmente) il mondo stesso, il concetto di User Generated Content perde il suo significato. Nel senso che TUTTO è user generated. È naturale quindi aspettarsi ulteriori sviluppi nei modi di esprimersi ed esperire il media Mondo Virtuale.

Non c’è dubbio che la vera sfida della Linden sia riuscire a far “scomparire” la tecnologia sottostante in modo da rendere accessibile il processo creativo al maggior numero di persone possibile. Più semplici sono gli strumenti, più persone le useranno. Si tratta anche qui di abbattere il digital divide. Ma già adesso, a dire il vero, il metaverso sta diventando un luogo dove esprimere la propria creatività. Non un luogo, ma IL luogo. Una sorta di Nirvana dei creativi che trovano tra i poligoni della Linden gli strumenti per sentirsi ed essere Artisti.
E non abbiamo usato la parola “artisti” a sproposito.
Non voglio certo dire che tutto quello che si costruisce in un mondo virtuale sia arte. D’altra parte, non tutta la pittura è arte. Per non parlare dell’architettura.

Fotografiamo però il dato oggettivo: esistono persone, che magari in Real Life fanno tutt’altro, e che inworld riescono ad esprimersi semplicemente meglio. E spesso lo fanno anche bene. Certo, i canoni estetici tradizionali sono, come dire, un po’ limitati; è come spiegare la gamma cromatica, i colori, ad una persona non vedente dalla nascita. Manca l’esperienza e si procede per metafore e similitudini.

arte

E questo è il primo punto: come valutare, giudicare, attribuire un valore, all’arte che nasce nei mondi virtuali? E soprattutto: chi lo può fare? L’atteggiamento di molti addetti ai lavori della scena artistica tradizionale è troppo spesso tra lo snob e la velata curiosità. “Bello. Ma non è arte”. E qui vi invito a leggere questo articolo.

Passiamo oltre. Sorvoliamo a piè pari il problemino dell’attribuzione del valore e soffermiamoci sul vero nodo, a mio parere, della questione: come rendere fruibile l’arte virtuale nel mondo reale? Una volta superati tutti gli altri problemi, di legittimazione estetica, di “mercato” dell’arte, di catalogazione con nuovi canoni stilistici, rimane da sciogliere per l’appunto, la questione di come esporre nel salotto (museo?) reale, un’opera virtuale. A meno che il collezionista, o l’investitore, non voglia accompagnare i suoi ospiti nel suo spazio espositivo che-non-c’è.

Basta una stampa per riproporre l’esperienza di un’opera virtuale? O è meglio un plastico? E tutte le opere saranno così semplici da poter essere ricostruite con materiali reali?
Ribaltiamo la questione: avendo a disposizione la massima libertà espressiva è giusto che gli artisti siano limitati dalla riproducibilità fisica delle loro opere?
E soprattutto: chi decide? La decisione della declinazione fisica dell’opera virtuale può essere esclusivo appannaggio che dell’artista stesso?

Inoltre, l’opera d’arte è quella virtuale o la sua materializzazione, la sua “riduzione”, nel mondo fisico. Come dire è arte quella che esiste nel mondo delle idee oppure la sua proiezione sulla parete della grotta? Entrambe?

Non ho gli strumenti per affrontare un discorso filosofico o ontologico sull’Arte, mi incuriosisce però il fenomeno proprio perché è connaturato ai social media, come se fosse una evoluzione “naturale” dei contenuti generati dagli utenti.

Su questi temi (ma non solo) è uscito un libro di Mario Gerosa, che in maniera sicuramente molto più competente e documentata affronta questi e altri argomenti…

rinascimento virtuale thumb

Il libro mi è appena arrivato (grazie Mario!), lo leggerò con curiosità…

Mirko Lalli

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Marketing virale = pubblicità gratis?

Da alcuni giorni circola su YouTube un video singolare. Tre soggetti (probabilmente giovani), che senza paura potremmo descrivere “nerd”, che suonano due iPhone e un NintendoDS…

Questo video ha generato una molteplicità di risposte, altrettanto curiose (e cliccate…).

Sono queste azioni spontanee, nate dalla comunità dei fan di un prodotto, l’essenza stessa della comunicazione virale? La domanda è: il marketing virale nasce dalla base o si pianifica dall’alto?

Riporto da wikipedia:

Il marketing virale è un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio ad un numero esponenziale di utenti finali.

È un’evoluzione del passaparola, ma se ne distingue per il fatto di avere un’intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna.

Il principio del viral marketing si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione. Come un virus, l’idea che può rivelarsi interessante per un utente, viene passata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del “passaparola”, la conoscenza dell’idea.

Il marketing virale, viene sempre più spesso proposto in alternativa (o integrazione) ad un piano tradizionale (e costoso) di marketing e comunicazione. Ma le azioni virali indotte hanno lo stesso valore di quelle spontanee? Sicuramente no. A meno che lo stratega non sia così bravo da mimetizzare gli interventi sollecitati o prodotti in maniera funzionale da quelli spontanei generati dalla brand community.

Quello che voglio dire è spesso vengono spacciati per piani di marketing virale una semplice costruzione di presenza digitale sul web. MySpace, Twitter, un blog, al massimo qualche video su YouTube e alcune foto su flickr. In questo caso non si può certo parlare di marketing virale, casomai di comunicazione coordinata sul web. Da qui alla costruzione della community manca ancora un fattore chiave: il fattore umano. E per l’ultimo passo occorre che la community stessa si dia da fare e inizi a generare contributi, utilizzando tutte quelle funzioni che il web2.0 mette a disposizione per user generated content.

Per questo una vera campagna di comunicazione virale (se si può parlare di campagna) non è completamente pianificabile a priori e soprattutto ha il difetto di essere difficilmente misurabile dal punto di vista dei risultati.

Per tentare una risposta alla domanda iniziale (mica mi sono dimenticato…), potremmo dire che ogni “meme” della comunicazione virale dovrebbe nascere dalla base. Quello che forse è necessario impostare top-down è la reputazione, la percezione del prodotto/brand. Far sì cioè che l’utente abbia voglia di mettersi in gioco in prima persona parlando di un brand/prodotto/quel che volete. Non è certo semplice, ed è inoltre in circolo chiuso, il serpente che si morde la coda. Cioè all’aumentare della reputazione aumentano i contributi e viceversa. Il difficile è far sì che il “buzz” sia (più o meno) tutto nella stessa direzione. Che tutti i meccanismi rotatori abbiano lo stesso spin. Occorre quindi individuare il punto d’ingresso del circolo: lo spiraglio dove possiamo iniettare in maniera virtuosa un contributo, un suggerimento, una linea strategia, un qualcosa di veramente creativo e originale, che inevitabilmente porterà all’accelerazione del processo…

Voglio dire che le regole del marketing non cambiano. Occorre sempre avere ottime idee, una forte strategia, un’ottima pianificazione e un’efficace costruzione creativa del brand. Se a tutto questo affianchiamo anche un piano di marketing virale, potremmo avere dei risultati migliori (anche di molto), in tempi più brevi. Ma non è garantito.

Inoltre, quando si parla di marketing virale, diffidate da coloro che vi propongono soluzioni chiavi in mano, troppo semplici per essere realistiche. E’ vero che (spesso) costano meno, ma l’impegno richiesto, l’investimento umano, è sicuramente maggiore.

A meno che non vi siate costruiti una reputazione e una community accanita con anni di lavoro… a meno che non vi chiamate Apple….

 

Mirko Lalli

 

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CULTURA CONVERGENTE DI HENRY JENKINS

CULTURA CONVERGENTE DI HENRY JENKINS

«Nel migliore dei mondi possibili, la pubblicazione di questo libro scuoterebbe come un terremoto il dibattito italiano su Internet e le nuove tecnologie di comunicazione. Se non produrrà nemmeno uno scarto, significa che quel dibattere è una parvenza di vita, finestre sbattute dal vento in una villa disabitata, mortorio al cui confronto un poltergeist è il Carnevale di Rio.
Cultura Convergente è un saggio rivoluzionario per molte ragioni.»

Così comincia la prefazione di “Cultura Convergente” (Apogeo, Milano 2007) di Henry Jenkins, direttore del Comparative Media Studies Program del MIT. Un libro geniale e allo stesso tempo molto accessibile sulle tendenze dei Media, vecchi e nuovi, sui punti di divergenza e soprattutto sui punti di convergenza.

Se vi occupate di comunicazione, new media, o siete semplicemente curiosi di sapere come stanno evolvendo gli scenari (sempre più globali) del mondo del mass-media e della cultura pop, non potete proprio perdervelo.

La prefazione dei Wu Ming poi è strepitosa!

Per chi vuole approfondire il discorso relativamente a Second Life, consiglio di leggere anche questa intervista al prof. Jenkins.

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si riparte!

start

Ci scusiamo per il lungo periodo di stasi di questo blog.

Da oggi ricominciano ufficialmente le pubblicazioni!

buona lettura,

ML

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