Archivio per Marzo, 2009
Riporto dal retro di copertina di “intelligenza Sociale” di Daniel Goleman (lo stesso di “Intelligenza Emotiva”):
“A dieci anni dalla rivoluzione di Intelligenza emotiva, lo psicologo americano Daniel Goleman ne compie un’altra: sulla scorta delle scoperte di una nuova disciplina - le neuro-scienze sociali -, dimostra come le relazioni interpersonali plasmino la nostra mente e infuiscano sul nostro corpo. Il cervello è, per sua natura, socievole e le emozioni sono contagiose come un virus. Proprio per questo è importante allenare la nostra intelligenza sociale: solo così possiamo vivere con pienezza le relazioni d’amore, educare i nostri figli alla felicità e costruire attivamente il dialogo con l’altro.”
E fin qui nulla da eccepire. E’ la chiusura che mi lascia perplesso…
“Un saggio che analizza le radici delle solitudini dell’uomo di oggi, sempre più spesso chiuso in una sorta di autismo tecnologico, per riscoprire i rapporti personali e affettivi.”
E’ proprio così? Io non mi sento chiuso nella mia solitudine tecnologica. Anzi. L’uso della tecnologia mi apre agli altri e al mondo. E credo che questa sia la funzione profonda dei Social Media.
Mi lascia perplesso perché quello che mi era venuto in mente leggendo il libro “intelligenza sociale” è che uno dei modi per allenare la propria intelligenza sociale potrebbe essere quello di un uso consapevole (e non patologico, ovviamente) delle proprie reti sociali. Indipendentemente dallo ’strumento’ che porta alla socializzazione, che sia un’occasione mondana o un gruppo su Facebook.
La visione dell’autismo tecnologico dell’uomo contemporaneo è datata come un videoterminale a caratteri fluorescenti. La percepisco con la stessa nostalgia con la quale guardo “Tempi moderni” di Charlie Chaplin.
[l'autore] sposta l’attenzione dall’individuo alle relazioni tra le persone. Le neuroscienze hanno dimostrato che il nostro cervello è programmato per stabilire relazioni con altri cervelli. Queste relazioni plasmano la mente e influiscono sul corpo: se sono gratificanti, hanno un impatto benefico sul sistema immunitario [...]
Non potrebbe essere che l’utente consapevole ed evoluto di Social Network sia anche quello che sa utilizzare al meglio quelle ’soft skill’ necessarie ad interfacciarsi con gli altri e a gestire relazioni e rapporti in modo più efficace?
Che sia necessaria una rilettura?

Daniel Goleman, Social intelligence. The new science of human relationships; Intelligenza sociale , Rizzoli editore, Milano 2006, pp. 415. Traduzione di Valeria Pazzi.
Riedizione in versione economica: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, Milano 2007
Anche se decine di milioni di utenti sono ormai internauti giornalieri di siti di social network, ancora oggi la maggior parte degli uomini di marketing è rimasta lontano dal mondo dei social network, ma è anche vero che tutto ciò sta cambiando. Le aziende stanno imparando come i social media siano una leva fondamentale per avvicinarsi alla marea crescente di consumatori che partecipano ai siti di social network, blog, wiki e Twitter.
Secondo il rapporto di Aberdeen Group “The ROI on Social Media Marketing“: il 63% delle imprese nella loro pianificazione prevede di aumentare il loro budget di marketing nei social media quest’anno.
eMarketer stima che la pubblicità sulla sola rete dei social media salirà oltre il 17% questo anno.
FONTE: Pubblicato da Caterina Di Iorgi, in IAB blog Case History
In questi giorni ho ricomprato, perché non trovavo più la mia copia prestata a chissacchì, il libro “Marketing non-convenzionale“, di Bernard Cova, Alex Giordano e Mirko Pallera (del mitico ninjamarketing.it), edizioni de Il Sole24Ore. Avevo bisogno di ritrovare alcune referenze bibliografiche, che ricordavo di aver trovato su questo libro, e alla fine ho deciso di ricomprarlo, nell’edizione aggiornata a fine 2008.
Inizio a (ri)leggerlo e mi accorgo che già dalla primissima parte, mi offre uno spunto molto, molto interessante:
[...] Trasferita nell’ambito dei consumi, questa tensione fra immaginari ha portato gli studiosi del comportamento dei consumatori a riequilibrare una visione funzionale e progressista del consumo mediante una visione esperienziale che conferisce più importanza del dovuto ai valori del regresso e alla soggettività dell’individuo.
La visione funzionale, che appartiene alla tradizione microeconomica e psicologica (sia behaviorista che cognitivista), pone l’accento sulla ricerca di informazione e sul processo d’influenza della scelta del consumatore al fine di ottimizzare le transazioni di individui considerati isolatamente. Nella prospettiva esperienziale, al contrario, l’acquirente si sforza più di rivendicare una gratificazione edonista in un contesto sociale che di ottimizzare un profitto; in tal modo il mercato depura, mediante un’offerta che si definisce “reincantata“, emozioni che vengono da proiezioni immaginarie e olistiche, che non rispondono soltanto a dei bisogni, ma attengono alla ricerca identitaria del consumatore.
[...] Il termine “reincanto” viene utilizzato oggi nell’ambito del marketing nella formula “reincanto del consumo” per indicare l’affrancamento dal giogo razionalistico (soddisfare le esigenze dei consumatori) e per affermare una rivendicazione sensistica. (le evidenziazioni in grassetto sono mie)
Non vi sembra che il nuovo spot di “voglio vivere così”, cliccatissimo e commentatissimo in rete, vada proprio in questa direzione del “reincanto”?
In questi giorni, dal lancio della campagna “voglio Vivere Così”, lo spot è stato visto, sia in TV, sia in rete, su YouTube, e sui nostri portali. Abbiamo notato che sia effettivamente uno spot che difficilmente lascia indifferenti: piace molto, oppure non piace affatto (anche se i commenti positivi sono superiori ai commenti negativi).
Come ho scritto anche in altre discussioni online vorrei chiarire alcuni punti:
Primo: lo spot non è la campagna.
Lo spot, sia come importanza strategica, sia come allocazione di risorse rappresenta circa un quinto dell’intera campagna. (guardate l’ultima immagine di questo post).
Secondo: tutta la strategia (spot compreso) ruota attorno al web e ai social media.
Ma andiamo con ordine…
L’obiettivo della campagna è quello di riposizionare l’immagine della Toscana. Cambiando non tanto la quantità del traffico turistico, ma la qualità dello stesso. La Toscana è già un brand riconosciuto a livello mondiale, che attira, i dati sono del 2007, oltre 42 milioni di presenze turistiche ogni anno.
Il fine è quindi quello di riposizionare e rinnovare l’offerta turistica della Toscana, farne conoscere e apprezzare gli aspetti meno noti al grande pubblico, attrarre un turismo più “di qualità” e meno “di massa”, più attento e consapevole e meno “mordi e fuggi”. Parlare a viaggiatori sensibili anche ad una Toscana “contemporanea”, viva, sociale.
Il target a cui la campagna si rivolge è un nuovo tipo di turista: “viaggiatore”, giovane, colto, esigente, attento ad un’offerta turistica più di nicchia e meno canonica, Turista2.0: fruitore di internet e dei social network piuttosto che delle agenzie di viaggio “tradizionali”.
Alla luce di questi obiettivi si comprende perché nello spot non ci sono né i monumenti né i classici paesaggi ormai associati all’idea di Toscana. Inoltre, lo spot è pensato per essere diffuso anche online, come spunto di mashup, remix, reinterpretazioni varie.
E qui viene il punto principale della campagna: il mezzo. La scommessa è quella di orientare la maggior parte delle risorse sul web, con la costruzione di un’infrastruttura permanente nei nuovi luoghi della comunicazione, con una Social Media Strategy, che vada a conversare più che a promuovere. Come? Con un’accordo strategico con Google e con la costituzione di una task force, giovane, multilingua, che avrà il compito di facilitare e animare le conversazioni online, anche con offerte e contenuti in esclusiva.

E’ questo il cuore della strategia: un gruppo di persone esattamente dello stesso tipo di quelle che vorremmo far venire in Toscana, che parla della Toscana, in maniera trasparente, facendosi portavoce di tutte le eccellenze che abbiamo da offrire e che potrebbero interessargli.

Il bello è che spesso, il target desiderato riportato sopra coincide con quello degli utenti dei Social Network… (qui trovate gli insights della campagna e qui il qik della presentazione a Berlino)
http://eventi.intoscana.it/voglioviverecosi/index.swf
Ci siamo! E’ finalmente partita la grande operazione “voglio vivere così”, e cioè la campagna di comunicazione della Regione Toscana. Più che di campagna pubblicitaria ha senso parlare di un’infrastruttura permanente di comunicazione integrata, basata su una strategia che va ad agire su internet e i social network in maniera nettamente predominante. Stasera grande presentazione in occasione dell’ITB di Berlino.
Due sono i punti che abbiamo voluto seguire: mettere al centro di tutte le attività di comunicazione il sito web ufficiale del Turismo, riconoscendo l’importanza che il canale web sta assumendo nello scenario turistico; il secondo punto innovativo, soprattutto in ambito istituzionale, è l’uso attivo e consapevole di una Social Media Strategy basata su coinvolgimento e conversazione. Parole chiave di web2.0 e social network, certo, ma anche parole chiave per un riposizionamento contemporaneo dell’immagine della Toscana. Riposizionamento che parte dal basso, dalla parte più attiva della Rete.
L’obiettivo della campagna è di Riposizionare e rinnovare l’offerta turistica della Toscana, farne conoscere e apprezzare gli aspetti meno noti al grande pubblico, attrarre un turismo più “di qualità” e meno “di massa”, più attento e consapevole e meno “mordi e fuggi”.

Inoltre, se la parola “Toscana” o “Tuscany” rappresenta già di per se un brand, altro obiettivo fondamentale sarà quello di associare al brand una serie di valori emozionali, trasformando i turisti/utenti in turisti/fan, sostenitori attivi; in una parola favorire la trasformazione da brand a lovemark.

Il target a cui la campagna si rivolge è un nuovo tipo di turista: “viaggiatore”, giovane, colto, esigente, attento ad un’offerta turistica più di nicchia e meno canonica, turista 2.0: fruitore di internet e dei social network piuttosto che delle agenzie di viaggio “tradizionali”. Tutti le azioni sono rivolte ad un nuovo utente, attivo e maturo, che sarà in grado di comunicarci la sua soddisfazione producendo a sua volta contenuti utili al nostro scopo. Contenuti che andranno poi ad orientare le scelte di altri utenti (v. questo post).
Il profilo di questo nuovo viaggiatore è sovrapponibile a quello degli utenti-navigatori più attenti alle innovazioni e alle opportunità offerte dalla rete. E grazie alla rete il Turista2.0 acquista biglietti e pacchetti di viaggio, cerca sistemazioni rispondenti alle proprie esigenze, anche in base ai commenti e alle recensioni positivi di altri viaggiatori con le stesse priorità.
Più che in termini numerici assoluti - già oggi la Toscana può vantare un flusso di quasi 42 milioni di presenze ogni anno - ci auguriamo un aumento del PIL turistico regionale, oggi pari a circa l’8%.
Per la prima volta un territorio non comunica in modalità autoreferente, ma “dialoga”. Si inserisce in una dimensione open: dinamica e sociale facendo leva su asset vincenti: il territorio, gli eventi, il patrimonio culturale e artistico, l’altissima personalizzazione dell’offerta turistica, e non ultima, la qualità della vita.
La campagna “Voglio Vivere Così” presenta anche azioni “trazionali”, come parte di una strategia globale che però sono state pensate anch’esse per generare traffico e buzz sul web. Diciamo subito che le attività tradizionali sono pari a circa un quinto della totalità della campagna. Per prima cosa lo spot (pianificato Rai Mediaset, in Italia, e MTV in tutta Europa), che oltre che ad andare in TV sarà veicolato attraverso il web e sarà oggetto di azioni specifiche sui Social Network. Poi la Voglio Vivere Così Card, una serie di servizi integrati, dai trasporti, ai musei, fino ai servizi SMS (meteo, ecc) e contenuti premium (audioguide, ecc). Infine dei digital touchpoint in una decina dei maggiori aeroporti nel mondo; cosa si vedrà nei touchpoint? Ovviamente il sito turismo.intoscana.it, ottimizzato per l’uso touch.
(per ora mi fermo qua, ma avremo occasione di riparlarne…..)

Mirko Lalli
Il reale valore nel terzo millennio delle aziende e dei manager che le dirigono, non sarà il fatturato che essi producono, bensì il numero e la qualità delle relazioni da essi instaurati con i propri target interlocutori e di riferimento interni ed esterni
Jeremy Rifkin
In questi giorni è stata presentata “Voglio Vivere Così“, la nuova campagna di comunicazione della Regione Toscana, campagna che ci vede coinvolti, sia dal punto di vista strategico che operativo. Operazione innovativa in quanto costruita in larga parte come sistema integrato di comunicazione che va a presidiare i nuovi territori digitali (leggi: i social media) dove sempre più le persone si incontrano, dialogano, condividono contenuti, esperienze ed emozioni. E di conseguenza scelgono, anche le vacanze.

Non è una novità che il segmento del “travel online” sia in vertiginosa crescita, spinto da un lato dalla crescita incredibile degli utenti, dall’altro dalla implicita fiducia che ognuno ripone sulla propria rete sociale.
A parità di contenuto della comunicazione, ad esempio legata alla bellezza di un esperienza in un certo luogo, ognuno di noi è portato a dare maggiore fiducia se la fonte dell’informazione è uno-come-lui. Il livello di fiducia è ancora superiore se l’informazione viene da un “amico”, una persona appartenente cioè alla propria rete sociale.
Riportiamo alcuni dati sul turismo2.0, diffusi da NextValue, in occasione della BIT 2009:
[...] Chiare dunque le ragioni dell’interesse mostrato dagli Operatori italiani per il Travel 2.0 secondo la survey di NextValue. Nel 2008, i dati della ricerca, il booking online ha riguardato il 29% dei 246 miliardi di euro dell’intera industria europea dei viaggi e in Italia continua a crescere più velocemente rispetto alle medie europee, con un tasso atteso del +22% fino al 2010.
Per quasi un terzo del panel intervistato da NextValue, l’adozione di practice di Travel 2.0 è di grande importanza (in particolare, “molto significativa” per il 27% e “indispensabile” per il 3%).
E in cosa consistono queste practice? Sul podio delle tecnologie prioritarie gli Operatori pongono quelle di social networking (60%), mapping (41%) e blog/video blog (24%).
A prima vista sembrerebbe che il turista2.0 interagisca con i social media solo nella fase della decisione di acquisto. Non è così.
Analizzando su una scala diacronica una qualsiasi esperienza turistica ci sarà un prima, un durante e (ovviamente) un dopo.

Prima. La prima fase è quella decisionale, l’utente si informa, consulta i diari di viaggio di altri viaggiatori (come lui), cerca informazioni sulle destinazioni e legge i commenti lasciati da chi ha usufruito dei servizi prima di lui. TripAdvisor è la prima fonte di informazione, ma le ricerca concordano che l’utente non consulta quasi mai un solo sito. E qui si percepisce come non sia solo un’operazione epidermica: non basta esserci. Non è solo comunicazione, è marketing. Significa che lavorare sul prodotto rimane parte fondamentale di ogni strategia commerciale. Che significa? Significa che i commenti lasciati dai vostri clienti soddisfatti saranno più preziosi di quasiasi attività pubblicitaria.
Durante. La fase più importante è di solito anche la più breve. Durante la vacanza il turista2.0 usa GoogleMaps per rcapire come muoversi. Se ha un iPhone può praticamente buttare tutte le guide, cartine e simili. I dispositivi mobili (spesso con GPS) stanno affiancando il turista2.0 in ogni momento dell’esperienza turistica. Dal reperimento di informazioni, alla cartografia. Dal produrre contenuti (foto, video, commenti) al postarli direttamente sui propri profili social.
Dopo. E’ evidente che turista2.0=contenuti. Tornato a casa il nostro post-turista svuoterà la propria digitale su flickr e facebook, popolerà YouTube con le clip. Cercherà gli hotel dove ha soggiornato su TripAdvisor e darà un voto, un giudizio, supportato da commenti circostanziati. Se si sarà trovato bene tutti lo sapranno. Se l’esperienza fosse negativa il danno sarebbe ben più grave di un singolo cliente insoddisfatto.
La fase di rielaborazione dell’esperienza - che può portare o meno ad un ritorno - non è più un fenomeno privato, ma collettivo. Sociale.
Voi che ne pensate?
(chiudo qua questo post già troppo lungo… della campagna “Voglio Vivere Così” ne parleremo meglio prossimamente…)
Per chi vuole approfondire le tematiche legate al Turismo online vi ricordo che l’edizione “light” della BTO - Buy Tourism Online, è programmata per il 6 e 7 aprile prossimi. Ci vediamo là.
Della bella iniziativa del Master in Social Media marketing messa in piedi alla IULM ne avevamo gia’ parlato. Ci piace l’idea che il mondo della comunicazione e del marketing si renda conto che senza il web e i social network non si possa quasi piu’ parlare di marketing.
Ci ha fatto quindi molto piacere partecipare come docenti, presentando il “nostro” modello di Social Media Strategy. Sempre piu’ convinti che “conversazione” e “partecipazione” siano le parole chiave per costruire una strategia efficace e contemporanea.
tracce:
http://www.mastersocialmediamarketing.it/2009/03/web-revolution-in-tuscany-rinascimento-virtuale/
A strange man builds a world using holographic tools for the woman he loves.
This award winning short was created by filmmaker Bruce Branit, widely known as the co-creator of ‘405′. World Builder was shot in a single day followed by about 2 years of post production.




















