Archivio per la categoria 'mass media'
Dice Clay Shirky che una rivoluzione (culturale) non accade solo perché le persone utilizzano dei nuovi strumenti, ma accade quando questi strumenti inducono dei nuovi comportamenti. Cioè non è la tecnologia che induce una rivoluzione quanto le implicazioni culturali che l’impatto sociale della tecnologia induce in termini di modifiche comportamentali.
Prendiamo il caso dell’augmented reality. Sono convintissimo che una volta superato il gap tecnologico, cioè una volta che la tecnologia sarà talmente “usabile” da non essere quasi percepita, potremo davvero avere una rivoluzione che aumenterà le possibilità e le capacità di ciascuno di noi. Rendendoci di fatto la vita più semplice.
Attualmente la realtà aumentata è fruibile attraverso molti dispositivi mobili e, in soldoni, si tratta di un’applicazione che sovrappone un layer di informazioni geolocalizzate sull’immagine della realtà che proviene dalla fotocamera. Il tutto in real time.
La fruibilità migliorerà certamente una volta che saranno disponibili sul mercato gli occhiali promessi da Nokia o dispositivi analoghi.
Ma che cosa succederebbe se potessimo fruire dello strato aggiuntivo di informazioni direttamente SULLA realtà? Cioè sugli oggetti fisici, sulle persone, sulle pareti, sulle cose.
Guardate questo video presentato al TED da Pranav Mistry, un giovane indiano che illustra una sua applicazione della realtà aumentata nella direzione che vi decevo prima: non vedere attraverso, ma proiettare sopra…
Il dispositivo si chiama SixthSense, è indossabile, e permette tutta una serie di interazioni tra la realtà e il mondo digitale.
Le applicazioni possibili sono veramente infinite…
http://www.ted.com/talks/pranav_mistry_the_thrilling_potential_of_sixthsense_technology.htmlCurioso di sapere quanti post sono stati pubblicati sui blog di tutto il mondo da quando hai aperto questo post? E le persone che si sono registrate a facebook? E quante applicazioni per iPhone sono state scaricate?
Questo incredibile embed di Gary Hayes fornisce tutti i numeri del web in tempo reale, dal momento in cui viene aperto. Veramente impressionante!
La stragrande maggioranza degli uomini di marketing (l’88%), in un recente sondaggio dice che stanno usando alcuni social media per il loro business, anche se il 72% di coloro che hanno dichiarato di usarli, hanno aggiunto che li stanno utilizzando da pochi mesi, questo quello che emrge dall’ultima indagine sui social media realizzata da Michael Stelzner, per il Social Media Success Summit 2009.
Lo studio ha cercato di stabilire e capire come e perché il marketing possa utilizzare i social media per crescere e per promuovere le loro attività, e soprattutto ha cercato di capire come Twitter, i blog, LinkedIn e Facebook siano ritenuti, da parte del marketing, i primi quattro strumenti fondamentali da utilizzare tra i social media.
Qui il link dove potete scaricare il report completo!
(fonte: IAB)
Mi sembra sicuramente una fotografia fedele di uno stato di fatto, anche se ho il sospetto che le risposte (soprattutto di chi usa i socialmedia da poco) siano state influenzate dall’attenzione mediatica relativa. E’ un caso che i primi quattro SN siano anche quelli che hanno maggior rilievo mediatico? Non credo, anche se, d’altra parte è vero anche che la tentazione maggiore di chi fa marketing è quella di andare dove vanno tutti: cioè verso quelle piattaforme che offrono un maggior bacino di utenza.
Io sono parzialmente d’accordo con questa teoria. Credocioè che anche il marketin possa cercare e ottenere benefici da una sorta di vantaggio precompetitivo, studiando e analizzando anche i nuovi luoghi della comunicazione, quelli emergenti, sperimentali e non proprio di tendenza, con un’azione di scouting che a me ha sempre portato fortuna!..
Due consigli per un interessante approfondimenti di scenario.
il primo è un articolo dell’Economist che analizza come la crisi va a modificare il modo in cui tutti noi facciamo shopping.
E il secondo, conseguente, è un interessantissimo articolo su come il Marketing debba adeguarsi al nuovo scenario, non solo relativo alla recessione, ma anche e soprattutto alle potenzialità dei socialmedia.
Riassumendo brutalmente: il mercato del consumo-a-tutti-i-costi non è più sostenibile in questo momento di recessione globale. Le normali strategie di marketing non riescono a garantire lo stesso risultato di prima della crisi, cioè a far vendere (tanto) un prodotto. Qual’è la sfida? La sfida è riuscire a generare interesse e conversazioni utilizzando i socialmedia, in modo da favorire un consumo più consapevole e sostenibile. Più informato e responsabile.
Che sia necessario pensare a nuovi modelli di business?

Gli articoli completi qui:
1. http://www.economist.com/business/displaystory.cfm?story_id=13415207
E’ il fatto del momento. Ne parlano davvero tutti.
La “Morning Banana Diet” è la dieta arrivata dal Giappone. Ad inventarla è stata una una farmacista di Osaka, Sumiko Watanabe, che sembra si fosse stufata della pigrizia di suo marito, e promette, con il minimo sforzo, di perdere peso e di migliorare il livello energetico di chi accetta di seguire le sue regole.
Le regole, appunto, sono semplicissime:
- Eat a banana for breakfast
- Keep a diet journal
- Exercise only if you want to
- Eat normally for lunch and dinner
- Drink only water
- Early to bed
In pratica basta mangiare una o due banane al mattino con un bicchiere di acqua a temperatura ambiente e il gioco è fatto. Per il resto le uniche cosa da ricordarsi sono di bere solo acqua (ma vino o birra sono saltuariamente permessi…) e di andare a letto presto (entro 4 ore dalla cena e mai oltre mezzanotte…). Una delle caratteristiche più popolari della dieta è proprio il bassissimo livello di stress che la caratterizza. Anzi una delle sue prescrizioni principali è proprio quella di evitare lo stress costi quel che costi.
Non voglio entrare sulla validità scientifica della dieta, o sui suoi effetti, reali o presunti. Certo è che se leggete le testimonianze sembra davvero miracolosa (Mr. Watanabe ha perso oltre 15 chili), e ha scatenato un tale furore che in pochi giorni le banane sono sparite dagli scaffali dei supermercati dei maggiori centri urbani giapponesi e mesi dopo la situazione non accenna minimamente a cambiare.
Ma il punto che interessa a noi è l’ultimo: cioè il fatto che sia specificato tra le regole principali di tenere un diario della dieta (e qui viene il bello) online, sul proprio blog o i propri social network o sul forum “ufficiale”.
Riporto dal sito ufficiale:
Per iniziare la dieta oggi, tutto quello che dovete fare è:
- Comprare delle banane al mercato più vicino
- Registrarsi al forum qui
- Presentare se stessi sul forum
- Fare il primo “Morning Banana Diet Journal” post
Cioè, per la prima volta, si valorizza l’aspetto sociale dell’interazione online, in chiave motivazionale, per andare ad influire su aspetti più generali (decisamente offline!) della vita della persona. Così, postare i risultati della propria dieta sul forum o su facebook è come avere un gruppo di supporto sempre disponibile ad ascoltarti.
La motivazione la troviamo sul sito ufficiale dove si spiega che la dieta è stata sviluppata su internet e che molti soggetti hanno documentato online, sui loro blog e social network, i progressi; proprio questo ha dato loro un supporto (psicologico) ulteriore.
Che sia questo il motivo del successo? Funzioneranno le banane o le interazioni sociali online? La chiave sarà metabolica o motivazionale?
Voi l’avete provata? magari fateci sapere i progressi che siamo curiosi…. :)
(un post per il weekend elettorale)
Ormai si è capito: sto leggendo avidamente “Cultura Convergente” di Henry Jenkins, e continuo a trovarlo a dir poco geniale. E quindi non posso fare a meno di parlarne, di riportare qui il frammento di turno.
Oggi, con l’attenzione polarizzata dalle elezioni, non potevo fare a meno di notare quanto la nostra politica cerchi ancora di ricalcare la politica americana, inseguendola affannosamente, scimmiottandola in modo becero, e non sempre riuscendo con gli stessi risultati. Soprattutto in comunicazione. Soprattutto sui nuovi media.

[...] I nuovi media operano in accordo a principi differenti rispetto ai media broadcast che hanno dominato la politica americana così a lungo: accesso, partecipazione, reciprocità e comunicazione punto-a-punto anziché uno-a-molti. Dati tali principi, dovremmo prevedere che la democrazia digitale sarà decentralizzata, non equamente distribuita, profondamente contraddittoria e lenta a palesarsi. Queste forze si manifesteranno prima attraverso forme culturali: un nuovo sentimento comunitario, un maggior senso di partecipazione, minore dipendenza da sapere istituito e una maggiore fiducia nel problem solving collettivo [...]Alcuni argomenti ci riconducono alla vecchia politica condotta in modi nuovi, come i tentativi di influenzare l’opinione pubblica, convincere al voto gli elettori, mobilitare i sostenitori e gonfiare i “difetti” del candidato avversario. Altri temi ci sembreranno meno familiari: elezioni che si svolgono all’interno dei mondi virtuali, programmi-parodia di notiziari e immagini modificate con Photoshop. Tuttavia, queste forme di cultura popolare producono anche effetti politici, rappresentando degli spazi ibridi dove ridurre la complessità politica (e cambiarne il linguaggio) così da acquisire la competenza di cui abbiamo bisogno per partecipare al processo democratico.
[...] A tal proposito il campaign manager di Howard Dean, Joe Trippi, ha posto le domande fondamentali in un intervento che ha suscitato molte discussioni: “Gli strumenti, l’energia, la leadership e il candidato giusto sono tutti ingredienti indispensabili per creare la Tempesta Perfetta della politica presidenziale. Dov’è che milioni di americani si uniscono e mobilitano le loro comunità, i loro quartieri e i distretti… Come si incontrano? Come si organizzano? Come collaborano? Come si attivano insieme?” E’ a questo punto che entra in gioco la cultura popolare.

Il capitolo continua illustrando le tecniche utilizzate: l’uso intelligente di blog, azioni di smartmob, ecc. Presidio, in una parola dei social media, veri e propri luoghi di aggregazione e affinità. E’ questo secondo Jenkins (l’auspicato) nuovo modo di comunicare in politica: utilizzare gli strumenti che permettono un dialogo vero e diretto con il singolo.
E in Italia?
Ne parliamo magari dopo le elezioni…

da Cultura Convergente
di Henry Jenkins
alfabetismo non riguarda solo quello che possiamo fare con il materiale stampato, ma più in generale quello che possiamo fare con i media. Proprio come non abbiamo mai considerato “alfabeta” qualcuno che sappia leggere, ma non scrivere, allo stesso modo non possiamo concepire che qualcuno sia, per così dire, medialfabeta se può solo consumare ma non ha alcuna possibilità di espressione. [...]
Possiamo anche leggere l’attuale battaglia sull’alfabetismo in funzione dei suoi esiti: decideranno chi ha il diritto di stabilire chi può partecipare alla nostra cultura e in quali termini.
Chiaro. Chiarissimo. Che dire di più?

ML




















