via Mashable
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Dice Clay Shirky che una rivoluzione (culturale) non accade solo perché le persone utilizzano dei nuovi strumenti, ma accade quando questi strumenti inducono dei nuovi comportamenti. Cioè non è la tecnologia che induce una rivoluzione quanto le implicazioni culturali che l’impatto sociale della tecnologia induce in termini di modifiche comportamentali.
Prendiamo il caso dell’augmented reality. Sono convintissimo che una volta superato il gap tecnologico, cioè una volta che la tecnologia sarà talmente “usabile” da non essere quasi percepita, potremo davvero avere una rivoluzione che aumenterà le possibilità e le capacità di ciascuno di noi. Rendendoci di fatto la vita più semplice.
Attualmente la realtà aumentata è fruibile attraverso molti dispositivi mobili e, in soldoni, si tratta di un’applicazione che sovrappone un layer di informazioni geolocalizzate sull’immagine della realtà che proviene dalla fotocamera. Il tutto in real time.
La fruibilità migliorerà certamente una volta che saranno disponibili sul mercato gli occhiali promessi da Nokia o dispositivi analoghi.
Ma che cosa succederebbe se potessimo fruire dello strato aggiuntivo di informazioni direttamente SULLA realtà? Cioè sugli oggetti fisici, sulle persone, sulle pareti, sulle cose.
Guardate questo video presentato al TED da Pranav Mistry, un giovane indiano che illustra una sua applicazione della realtà aumentata nella direzione che vi decevo prima: non vedere attraverso, ma proiettare sopra…
Il dispositivo si chiama SixthSense, è indossabile, e permette tutta una serie di interazioni tra la realtà e il mondo digitale.
Le applicazioni possibili sono veramente infinite…
http://www.ted.com/talks/pranav_mistry_the_thrilling_potential_of_sixthsense_technology.html«Un mese fa ero a cena con degli amici. Uno di loro mi ha raccontato che, mentre stava guardando un dvd con sua figlia di quattro anni, all’improvviso lei è andata dietro alla tv e ha infilato le mani tra i cavi. Il papà le ha chiesto: “Che stai facendo?”. E lei, facendo spuntare la testa da dietro lo schermo: “Sto cercando il mouse”.
Lo sa anche un bambino di quattro anni: uno schermo senza mouse è uno schermo rotto. È inutile perdere tempo con uno strumento che non ti include. [...]
A quel punto tutti insieme ci chiederemo: “Se usiamo un po’ del nostro surplus cognitivo e lo impieghiamo qui, riusciremo a costruire qualcosa di buono?”. Sono certo che la risposta è sì.»
Clay Shirky citazione da Milioni di cervelli all’opera (Gin, Television, and Social Surplus), Internazionale, 3 luglio 2008.
Intervento su ItaliaOggi di venerdì scorso (14 novembre), in occasione del B.T.O. Buy Tourism Online, che inizia oggi a Firenze, il primo evento italiano dedicato alla domanda e all’offerta turistica su Internet.
Conferenza Stampa Rinascimento Virtuale LIVE!
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Per seguire la conferenza in mobile streaming (o vedere il video integrale registrato della stessa) cliccare sul seguente link: http://qik.com/mkl
Bellissimo articolo di Paolo Costa sul blog di Marco Minghetti su Nova100 (il front-end web di Nova24)
assolutamente da leggere…
http://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/2008/09/c-vita-su-secon.html
Se anche voi, come me, seguite non solo Second Life, ma anche tutto quello che si dice relativamente a Second Life vi sarete accorti che molti, moltissimi articoli o post esordiscono con qualcosa di simile a “io non ci sono mai stato, ma”. O con un più prudente: “sono entrato qualche volta, ma…”.
E’ più forte di me: erigo subito una barriera di diffidenza quando incontro una frase introdotta da un “MA”. Per due motivi: o si usa questa tecnica per introdurre un dubbio negativo, in modo subdolo e strumentale, ad un concetto positivo (tipo: “è una brava persona, ma…”), oppure perché si ammette, sì, di non essere competenti, o informati, su quello che seguirà, MA mica bisogna essere dei geni per parlarne!..
Questo è, per l’appunto, quello che succede a molti “esperti” di Mondi Virtuali. Bravi a delineare scenari, riportare pericoli, parlare di “hype” o di “bolla” in modo completamente campato per aria.
È vero che qualcosa è cambiato nella percezione mediatica relativa a Second Life (ne abbiamo anche parlato), ma abbiamo tentato di dimostrare come il processo sia ciclico e normale, nel contesto dei Social Media. Se poi non considerate Second Life e i mondi virtuali come un media, ma soltanto come un epifenomeno, è un altro paio di maniche. Vi do ragione e chiudo qui il post.
Quello che mi fa sorridere è tutto questo parlare senza conoscere, anzi, senza esperire, senza aver provato se non per pochi minuti.
Per fortuna non è difficile riconoscere i millantatori virtuali: leggete un po’ in giro e vi accorgerete immediatamente chi sta scrivendo a ragion veduta e chi no.
È come la recensione di un libro senza averlo letto, di un film senza averlo visto. Sembra anche troppo banale, vero?
Alla faccia delle cassandre, il fatto è che (mettiamola così) l’evoluzione dei media online, non può che passare per i social media. E i social media non potranno non tenere in considerazione le interfacce immersive dei mondi virtuali. È inevitabile.
(e se avete voglia di approfondire: leggete qua!)
da Cultura Convergente
di Henry Jenkins
alfabetismo non riguarda solo quello che possiamo fare con il materiale stampato, ma più in generale quello che possiamo fare con i media. Proprio come non abbiamo mai considerato “alfabeta” qualcuno che sappia leggere, ma non scrivere, allo stesso modo non possiamo concepire che qualcuno sia, per così dire, medialfabeta se può solo consumare ma non ha alcuna possibilità di espressione. [...]
Possiamo anche leggere l’attuale battaglia sull’alfabetismo in funzione dei suoi esiti: decideranno chi ha il diritto di stabilire chi può partecipare alla nostra cultura e in quali termini.
Chiaro. Chiarissimo. Che dire di più?

ML



























