via Mashable
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Dice Clay Shirky che una rivoluzione (culturale) non accade solo perché le persone utilizzano dei nuovi strumenti, ma accade quando questi strumenti inducono dei nuovi comportamenti. Cioè non è la tecnologia che induce una rivoluzione quanto le implicazioni culturali che l’impatto sociale della tecnologia induce in termini di modifiche comportamentali.
Prendiamo il caso dell’augmented reality. Sono convintissimo che una volta superato il gap tecnologico, cioè una volta che la tecnologia sarà talmente “usabile” da non essere quasi percepita, potremo davvero avere una rivoluzione che aumenterà le possibilità e le capacità di ciascuno di noi. Rendendoci di fatto la vita più semplice.
Attualmente la realtà aumentata è fruibile attraverso molti dispositivi mobili e, in soldoni, si tratta di un’applicazione che sovrappone un layer di informazioni geolocalizzate sull’immagine della realtà che proviene dalla fotocamera. Il tutto in real time.
La fruibilità migliorerà certamente una volta che saranno disponibili sul mercato gli occhiali promessi da Nokia o dispositivi analoghi.
Ma che cosa succederebbe se potessimo fruire dello strato aggiuntivo di informazioni direttamente SULLA realtà? Cioè sugli oggetti fisici, sulle persone, sulle pareti, sulle cose.
Guardate questo video presentato al TED da Pranav Mistry, un giovane indiano che illustra una sua applicazione della realtà aumentata nella direzione che vi decevo prima: non vedere attraverso, ma proiettare sopra…
Il dispositivo si chiama SixthSense, è indossabile, e permette tutta una serie di interazioni tra la realtà e il mondo digitale.
Le applicazioni possibili sono veramente infinite…
http://www.ted.com/talks/pranav_mistry_the_thrilling_potential_of_sixthsense_technology.htmlLeggo su Nova24 di ieri (pagina 6):
Negli Stato Uniti un gruppo di ricerca della Tuft University ha eseguito un esperimento per valutare se Facebook sia uno strumento affidabile per formarsi una prima impressione su persone sconosciute. I risultati, pubblicati sul numero di maggio 2009 del “Journal of Experimental Social Psychology”, hanno mostrato come le prime impressioni che ricava chi guarda il profilo Facebook di una persona siano analoghe a quelle di chi invece incontra per quattro minuti faccia a faccia la stessa persona. I ricercatori concludono che possiamo usare Facebook come strumento di pre-selezione più efficiente dell’incontro faccia a faccia, esaminando in minor tempo una rosa di candidati più grandi, al fine di individuare potenziali amici, partner o anche (nel caso delle aziende) nuovi collaboratori e dipendenti.
Mi viene in mente una famosa vignetta che riporto…
Curioso di sapere quanti post sono stati pubblicati sui blog di tutto il mondo da quando hai aperto questo post? E le persone che si sono registrate a facebook? E quante applicazioni per iPhone sono state scaricate?
Questo incredibile embed di Gary Hayes fornisce tutti i numeri del web in tempo reale, dal momento in cui viene aperto. Veramente impressionante!
Alcuni mesi fa, agli albori dell’avventura Voglio Vivere Così, abbiamo costruito un Social Media Team provvisorio, per traghettarci verso la situazione definitiva, assegnata per gara pubblica. Non potevamo però permetterci di aspettare mesi e siamo partiti. Abbiamo scommesso su alcune persone per questo nuovo lavoro, entusiasmante e sperimentale, ma tutto da inventare. La maggior parte di loro è oggi è nel Social Team definitivo di H-Art (la società che ha vinto la gara per la messa in atto della strategia social e la gestione del team), devo dire con nostra grande soddisfazione.
Soddisfazione ancora maggiore quando si ricevono email come quella che segue:
Buona Domenica!Ti scrivo per ringraziarti di aver creduto in me.Dopo una settimana di H-art e tanto da dire, scelgo di tornare indietro nel tempo a qualche mese fa quando ho iniziato l’esperienza con FST.Come tu ben sai la mia formazione mi ha portata a credere molto nella carta stampata, al mio nome stampato su un pezzo di carta e poi veicolato nelle edicole. Credevo questo fosse il miglior modo per trasmettere le mie idee, le mie passioni e così la mia persona. Al primo brief rimasi interdetta ma anche incuriosita dal tuo entusiasmo e dalla gestione di un mestiere che per me sinceramente non poteva essere concreto o reale. Ma come spesso mi capita ho cercato di reinterpretare e di rendere mio un mondo che conoscevo in parallelo alla mia attività giornalistica o organizzativa.Grazie Mirko, per aver creduto in me e grazie per essere stato altrettanto “credibile”. Ci fu anche un momento “giro di boa” dove avrei potuto forse cambiare direzione tornare agli intenti originali, quelli che avevo scelto sin da piccola per la mia vita, e in quella fase grazie al tuo sguardo sincero tornai al web che non sentivo ancora mio fino in fondo ma che mi ha ospitata in maniera aperta. Aperta come i suoi strumenti che solo ora capisco se utilizzati in maniera sincera possono diventare la mia nuova casa.Sono felice di aver creduto in te ed in me sono contenta di essermi fidata di due occhi sorridenti che mi dicevano “questo è il futuro”. Ora ci credo anche io.O.P.
Le nuove tecnologie web generano un buzz che può sembrare attraente, ma le imprese devono sempre tenere un occhio ben aperto verso i benefici misurabili prima di investire. Il ROI è una delle principali preoccupazioni del marketing, soprattutto in un periodo di difficile congiuntura.
Secondo l’indagine “Global Survey” realizzata da McKinsey Quarterly, le aziende intervistate in merito ai benefici ottenuti nell’utilizzare i vari strumenti Web 2.0 è emerso che tali strumenti sono perfetti per gestire e mantenere i rapporti tra i dipendenti, così come con i clienti e i partner esterni.
Quando si tratta di clienti, i blog sono lo strumento più utile, portano alle aziende benefici misurabili pari al 51%. Rispettivamente si classificano al secondo e terzo posto il video-sharing e il social networking, pari al 48% ciascuna, e i feed RSS per il 45%.
Tecnologie come wiki, podcast, tags sono ritenute meno utili, più della metà degli intervistati (il 52%) ha dichiarato comunque che gli strumenti del Web 2.0 sono degli efficaci strumenti di marketing.
fonte: IAB
iPhone Mappper in App Store!
http://htxt.it/8lNw
“Social media is like teen sex. Everyone wants to do it. No one actually knows how. When finally done, there is surprise it’s not better.”
Avinash Kaushik
Google’s analytics evangelist
La stragrande maggioranza degli uomini di marketing (l’88%), in un recente sondaggio dice che stanno usando alcuni social media per il loro business, anche se il 72% di coloro che hanno dichiarato di usarli, hanno aggiunto che li stanno utilizzando da pochi mesi, questo quello che emrge dall’ultima indagine sui social media realizzata da Michael Stelzner, per il Social Media Success Summit 2009.
Lo studio ha cercato di stabilire e capire come e perché il marketing possa utilizzare i social media per crescere e per promuovere le loro attività, e soprattutto ha cercato di capire come Twitter, i blog, LinkedIn e Facebook siano ritenuti, da parte del marketing, i primi quattro strumenti fondamentali da utilizzare tra i social media.
Qui il link dove potete scaricare il report completo!
(fonte: IAB)
Mi sembra sicuramente una fotografia fedele di uno stato di fatto, anche se ho il sospetto che le risposte (soprattutto di chi usa i socialmedia da poco) siano state influenzate dall’attenzione mediatica relativa. E’ un caso che i primi quattro SN siano anche quelli che hanno maggior rilievo mediatico? Non credo, anche se, d’altra parte è vero anche che la tentazione maggiore di chi fa marketing è quella di andare dove vanno tutti: cioè verso quelle piattaforme che offrono un maggior bacino di utenza.
Io sono parzialmente d’accordo con questa teoria. Credocioè che anche il marketin possa cercare e ottenere benefici da una sorta di vantaggio precompetitivo, studiando e analizzando anche i nuovi luoghi della comunicazione, quelli emergenti, sperimentali e non proprio di tendenza, con un’azione di scouting che a me ha sempre portato fortuna!..
Due consigli per un interessante approfondimenti di scenario.
il primo è un articolo dell’Economist che analizza come la crisi va a modificare il modo in cui tutti noi facciamo shopping.
E il secondo, conseguente, è un interessantissimo articolo su come il Marketing debba adeguarsi al nuovo scenario, non solo relativo alla recessione, ma anche e soprattutto alle potenzialità dei socialmedia.
Riassumendo brutalmente: il mercato del consumo-a-tutti-i-costi non è più sostenibile in questo momento di recessione globale. Le normali strategie di marketing non riescono a garantire lo stesso risultato di prima della crisi, cioè a far vendere (tanto) un prodotto. Qual’è la sfida? La sfida è riuscire a generare interesse e conversazioni utilizzando i socialmedia, in modo da favorire un consumo più consapevole e sostenibile. Più informato e responsabile.
Che sia necessario pensare a nuovi modelli di business?

Gli articoli completi qui:
1. http://www.economist.com/business/displaystory.cfm?story_id=13415207

Interessante articolo di Ed Uyeshima relativo all’uso di Twitter e Social Media durante viaggi e vancanze.
Anche se l’autore è un po’ scettico: “I tend to view travel as a sensory experience that one shouldn’t try to encapsulate in digestible sound-bites to friends and acquaintances back home. That’s why I’m not a natural when it comes to Twitter on the road….” riconosce poi di essere probabilmente un po’ antiquato e “However, I am now reconsidering my antiquated stance thanks to the collection of Twitter tips that World Hum has gathered from its readers.”
Segue una lista di tweet molto interessanti e pertinenti… ne riporto un paio, il resto li trovate nel post originario.
Share news that will empower other travelers-say, a timely vacation deal or road-warrior trick.
@wendyperrin
Tweeting while traveling is the digital equivalent of pulling out a Moleskine and sketching or jotting down thoughts. Do it for yourself. As far as tweets re travel tips, always include location hashtags if you’re posting useful information.
@MissExpatria
fonte:
http://www.examiner.com/x-515-SF-Travel-Examiner~y2009m4d13-Twitter-while-you-travelseriously
Lo so che non è bello citare i complimenti, ma nel commento che segue (dal blog “ioamofirenze“) sono stati colti perfettamente alcuni aspetti sottesi al commentatissimo spot della Toscana “Voglio Vivere Così”.
Concordo con le persone che hanno amato molto lo spot, io l’ho trovato azzeccatissimo e molto rappresentativo di alcuni aspetti della regione che per anni sono stati tenuti nascosti dal tanto onnipresente, quanto incantevole, David.
Probabilmente perchè studio la storia di firenze ma ho rivisto, in alcune parti dello spot, dei riferimenti a personaggi ed episodi della nostra regione spesso dimenticati.
Marta è splendida e a mio parere è perfetta per il ruolo ricordando, con i look estremamente fastosi, opere del botticelli, di caravaggio, del bronzino e del pontormo…
I personaggi in abiti rinascimentali che camminano sulla spiaggia mi hanno subito fatto pensare all’arrivo di Eleonora di Toledo nel granducato, che arrivo’ dalla Spagna in nave attraccando a pisa.
le comparse poi…scrittori, scultori, musicisti mi hanno fatto pesare a tutte le personalità che nei secoli hanno alloggiato in Toscana…solo per fare qualche nome…Mozart, i coniugi Barrett Browning, George Elliot, Degas,Stendhal, Cezanne, Herman Hesse e praticamente tutti gli intellettuali degli ultimi 4 secoli!!Ultimo elogio alla scelta di look così interessanti, si tende a dimenticare infatti che la toscana è la regione in cui è nato il made in italy nella moda, la patria di maison come Gucci, Ferragamo, Cavalli o Pucci….il fatto che lei corra in abiti in stile anni ‘50 a Montecatini (che è la città in cui è morto Christian Dior) mi è sembrato un tocco di genio!!
E POI SCUSATE NON FACCIAMO CHE LAMENTARCI “è VECCHIA, POLVEROSA, NON C’è MAI NIENTE DI NUOVO!!” e al primo segno di innovazione (fatta, eccezionalmente, con criterio) torniamo a rimpiangere l’immagine tutta cipressi e colline!!!
GRAZIE NELLI!!(firmato) Daniele
Tutto esaurito per l’edizione light della BTO (Buy Tourism Online) del 6 e 7 aprile.
Ci saremo anche noi, sia il primo che il secondo giorno.
Il programma completo qui.
Riporto dal retro di copertina di “intelligenza Sociale” di Daniel Goleman (lo stesso di “Intelligenza Emotiva”):
“A dieci anni dalla rivoluzione di Intelligenza emotiva, lo psicologo americano Daniel Goleman ne compie un’altra: sulla scorta delle scoperte di una nuova disciplina - le neuro-scienze sociali -, dimostra come le relazioni interpersonali plasmino la nostra mente e infuiscano sul nostro corpo. Il cervello è, per sua natura, socievole e le emozioni sono contagiose come un virus. Proprio per questo è importante allenare la nostra intelligenza sociale: solo così possiamo vivere con pienezza le relazioni d’amore, educare i nostri figli alla felicità e costruire attivamente il dialogo con l’altro.”
E fin qui nulla da eccepire. E’ la chiusura che mi lascia perplesso…
“Un saggio che analizza le radici delle solitudini dell’uomo di oggi, sempre più spesso chiuso in una sorta di autismo tecnologico, per riscoprire i rapporti personali e affettivi.”
E’ proprio così? Io non mi sento chiuso nella mia solitudine tecnologica. Anzi. L’uso della tecnologia mi apre agli altri e al mondo. E credo che questa sia la funzione profonda dei Social Media.
Mi lascia perplesso perché quello che mi era venuto in mente leggendo il libro “intelligenza sociale” è che uno dei modi per allenare la propria intelligenza sociale potrebbe essere quello di un uso consapevole (e non patologico, ovviamente) delle proprie reti sociali. Indipendentemente dallo ’strumento’ che porta alla socializzazione, che sia un’occasione mondana o un gruppo su Facebook.
La visione dell’autismo tecnologico dell’uomo contemporaneo è datata come un videoterminale a caratteri fluorescenti. La percepisco con la stessa nostalgia con la quale guardo “Tempi moderni” di Charlie Chaplin.
[l'autore] sposta l’attenzione dall’individuo alle relazioni tra le persone. Le neuroscienze hanno dimostrato che il nostro cervello è programmato per stabilire relazioni con altri cervelli. Queste relazioni plasmano la mente e influiscono sul corpo: se sono gratificanti, hanno un impatto benefico sul sistema immunitario [...]
Non potrebbe essere che l’utente consapevole ed evoluto di Social Network sia anche quello che sa utilizzare al meglio quelle ’soft skill’ necessarie ad interfacciarsi con gli altri e a gestire relazioni e rapporti in modo più efficace?
Che sia necessaria una rilettura?

Daniel Goleman, Social intelligence. The new science of human relationships; Intelligenza sociale , Rizzoli editore, Milano 2006, pp. 415. Traduzione di Valeria Pazzi.
Riedizione in versione economica: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, Milano 2007
Anche se decine di milioni di utenti sono ormai internauti giornalieri di siti di social network, ancora oggi la maggior parte degli uomini di marketing è rimasta lontano dal mondo dei social network, ma è anche vero che tutto ciò sta cambiando. Le aziende stanno imparando come i social media siano una leva fondamentale per avvicinarsi alla marea crescente di consumatori che partecipano ai siti di social network, blog, wiki e Twitter.
Secondo il rapporto di Aberdeen Group “The ROI on Social Media Marketing“: il 63% delle imprese nella loro pianificazione prevede di aumentare il loro budget di marketing nei social media quest’anno.
eMarketer stima che la pubblicità sulla sola rete dei social media salirà oltre il 17% questo anno.
FONTE: Pubblicato da Caterina Di Iorgi, in IAB blog Case History
In questi giorni, dal lancio della campagna “voglio Vivere Così”, lo spot è stato visto, sia in TV, sia in rete, su YouTube, e sui nostri portali. Abbiamo notato che sia effettivamente uno spot che difficilmente lascia indifferenti: piace molto, oppure non piace affatto (anche se i commenti positivi sono superiori ai commenti negativi).
Come ho scritto anche in altre discussioni online vorrei chiarire alcuni punti:
Primo: lo spot non è la campagna.
Lo spot, sia come importanza strategica, sia come allocazione di risorse rappresenta circa un quinto dell’intera campagna. (guardate l’ultima immagine di questo post).
Secondo: tutta la strategia (spot compreso) ruota attorno al web e ai social media.
Ma andiamo con ordine…
L’obiettivo della campagna è quello di riposizionare l’immagine della Toscana. Cambiando non tanto la quantità del traffico turistico, ma la qualità dello stesso. La Toscana è già un brand riconosciuto a livello mondiale, che attira, i dati sono del 2007, oltre 42 milioni di presenze turistiche ogni anno.
Il fine è quindi quello di riposizionare e rinnovare l’offerta turistica della Toscana, farne conoscere e apprezzare gli aspetti meno noti al grande pubblico, attrarre un turismo più “di qualità” e meno “di massa”, più attento e consapevole e meno “mordi e fuggi”. Parlare a viaggiatori sensibili anche ad una Toscana “contemporanea”, viva, sociale.
Il target a cui la campagna si rivolge è un nuovo tipo di turista: “viaggiatore”, giovane, colto, esigente, attento ad un’offerta turistica più di nicchia e meno canonica, Turista2.0: fruitore di internet e dei social network piuttosto che delle agenzie di viaggio “tradizionali”.
Alla luce di questi obiettivi si comprende perché nello spot non ci sono né i monumenti né i classici paesaggi ormai associati all’idea di Toscana. Inoltre, lo spot è pensato per essere diffuso anche online, come spunto di mashup, remix, reinterpretazioni varie.
E qui viene il punto principale della campagna: il mezzo. La scommessa è quella di orientare la maggior parte delle risorse sul web, con la costruzione di un’infrastruttura permanente nei nuovi luoghi della comunicazione, con una Social Media Strategy, che vada a conversare più che a promuovere. Come? Con un’accordo strategico con Google e con la costituzione di una task force, giovane, multilingua, che avrà il compito di facilitare e animare le conversazioni online, anche con offerte e contenuti in esclusiva.

E’ questo il cuore della strategia: un gruppo di persone esattamente dello stesso tipo di quelle che vorremmo far venire in Toscana, che parla della Toscana, in maniera trasparente, facendosi portavoce di tutte le eccellenze che abbiamo da offrire e che potrebbero interessargli.

Il bello è che spesso, il target desiderato riportato sopra coincide con quello degli utenti dei Social Network… (qui trovate gli insights della campagna e qui il qik della presentazione a Berlino)
http://eventi.intoscana.it/voglioviverecosi/index.swf
Ci siamo! E’ finalmente partita la grande operazione “voglio vivere così”, e cioè la campagna di comunicazione della Regione Toscana. Più che di campagna pubblicitaria ha senso parlare di un’infrastruttura permanente di comunicazione integrata, basata su una strategia che va ad agire su internet e i social network in maniera nettamente predominante. Stasera grande presentazione in occasione dell’ITB di Berlino.
Due sono i punti che abbiamo voluto seguire: mettere al centro di tutte le attività di comunicazione il sito web ufficiale del Turismo, riconoscendo l’importanza che il canale web sta assumendo nello scenario turistico; il secondo punto innovativo, soprattutto in ambito istituzionale, è l’uso attivo e consapevole di una Social Media Strategy basata su coinvolgimento e conversazione. Parole chiave di web2.0 e social network, certo, ma anche parole chiave per un riposizionamento contemporaneo dell’immagine della Toscana. Riposizionamento che parte dal basso, dalla parte più attiva della Rete.
L’obiettivo della campagna è di Riposizionare e rinnovare l’offerta turistica della Toscana, farne conoscere e apprezzare gli aspetti meno noti al grande pubblico, attrarre un turismo più “di qualità” e meno “di massa”, più attento e consapevole e meno “mordi e fuggi”.

Inoltre, se la parola “Toscana” o “Tuscany” rappresenta già di per se un brand, altro obiettivo fondamentale sarà quello di associare al brand una serie di valori emozionali, trasformando i turisti/utenti in turisti/fan, sostenitori attivi; in una parola favorire la trasformazione da brand a lovemark.

Il target a cui la campagna si rivolge è un nuovo tipo di turista: “viaggiatore”, giovane, colto, esigente, attento ad un’offerta turistica più di nicchia e meno canonica, turista 2.0: fruitore di internet e dei social network piuttosto che delle agenzie di viaggio “tradizionali”. Tutti le azioni sono rivolte ad un nuovo utente, attivo e maturo, che sarà in grado di comunicarci la sua soddisfazione producendo a sua volta contenuti utili al nostro scopo. Contenuti che andranno poi ad orientare le scelte di altri utenti (v. questo post).
Il profilo di questo nuovo viaggiatore è sovrapponibile a quello degli utenti-navigatori più attenti alle innovazioni e alle opportunità offerte dalla rete. E grazie alla rete il Turista2.0 acquista biglietti e pacchetti di viaggio, cerca sistemazioni rispondenti alle proprie esigenze, anche in base ai commenti e alle recensioni positivi di altri viaggiatori con le stesse priorità.
Più che in termini numerici assoluti - già oggi la Toscana può vantare un flusso di quasi 42 milioni di presenze ogni anno - ci auguriamo un aumento del PIL turistico regionale, oggi pari a circa l’8%.
Per la prima volta un territorio non comunica in modalità autoreferente, ma “dialoga”. Si inserisce in una dimensione open: dinamica e sociale facendo leva su asset vincenti: il territorio, gli eventi, il patrimonio culturale e artistico, l’altissima personalizzazione dell’offerta turistica, e non ultima, la qualità della vita.
La campagna “Voglio Vivere Così” presenta anche azioni “trazionali”, come parte di una strategia globale che però sono state pensate anch’esse per generare traffico e buzz sul web. Diciamo subito che le attività tradizionali sono pari a circa un quinto della totalità della campagna. Per prima cosa lo spot (pianificato Rai Mediaset, in Italia, e MTV in tutta Europa), che oltre che ad andare in TV sarà veicolato attraverso il web e sarà oggetto di azioni specifiche sui Social Network. Poi la Voglio Vivere Così Card, una serie di servizi integrati, dai trasporti, ai musei, fino ai servizi SMS (meteo, ecc) e contenuti premium (audioguide, ecc). Infine dei digital touchpoint in una decina dei maggiori aeroporti nel mondo; cosa si vedrà nei touchpoint? Ovviamente il sito turismo.intoscana.it, ottimizzato per l’uso touch.
(per ora mi fermo qua, ma avremo occasione di riparlarne…..)

Mirko Lalli
In questi giorni è stata presentata “Voglio Vivere Così“, la nuova campagna di comunicazione della Regione Toscana, campagna che ci vede coinvolti, sia dal punto di vista strategico che operativo. Operazione innovativa in quanto costruita in larga parte come sistema integrato di comunicazione che va a presidiare i nuovi territori digitali (leggi: i social media) dove sempre più le persone si incontrano, dialogano, condividono contenuti, esperienze ed emozioni. E di conseguenza scelgono, anche le vacanze.

Non è una novità che il segmento del “travel online” sia in vertiginosa crescita, spinto da un lato dalla crescita incredibile degli utenti, dall’altro dalla implicita fiducia che ognuno ripone sulla propria rete sociale.
A parità di contenuto della comunicazione, ad esempio legata alla bellezza di un esperienza in un certo luogo, ognuno di noi è portato a dare maggiore fiducia se la fonte dell’informazione è uno-come-lui. Il livello di fiducia è ancora superiore se l’informazione viene da un “amico”, una persona appartenente cioè alla propria rete sociale.
Riportiamo alcuni dati sul turismo2.0, diffusi da NextValue, in occasione della BIT 2009:
[...] Chiare dunque le ragioni dell’interesse mostrato dagli Operatori italiani per il Travel 2.0 secondo la survey di NextValue. Nel 2008, i dati della ricerca, il booking online ha riguardato il 29% dei 246 miliardi di euro dell’intera industria europea dei viaggi e in Italia continua a crescere più velocemente rispetto alle medie europee, con un tasso atteso del +22% fino al 2010.
Per quasi un terzo del panel intervistato da NextValue, l’adozione di practice di Travel 2.0 è di grande importanza (in particolare, “molto significativa” per il 27% e “indispensabile” per il 3%).
E in cosa consistono queste practice? Sul podio delle tecnologie prioritarie gli Operatori pongono quelle di social networking (60%), mapping (41%) e blog/video blog (24%).
A prima vista sembrerebbe che il turista2.0 interagisca con i social media solo nella fase della decisione di acquisto. Non è così.
Analizzando su una scala diacronica una qualsiasi esperienza turistica ci sarà un prima, un durante e (ovviamente) un dopo.

Prima. La prima fase è quella decisionale, l’utente si informa, consulta i diari di viaggio di altri viaggiatori (come lui), cerca informazioni sulle destinazioni e legge i commenti lasciati da chi ha usufruito dei servizi prima di lui. TripAdvisor è la prima fonte di informazione, ma le ricerca concordano che l’utente non consulta quasi mai un solo sito. E qui si percepisce come non sia solo un’operazione epidermica: non basta esserci. Non è solo comunicazione, è marketing. Significa che lavorare sul prodotto rimane parte fondamentale di ogni strategia commerciale. Che significa? Significa che i commenti lasciati dai vostri clienti soddisfatti saranno più preziosi di quasiasi attività pubblicitaria.
Durante. La fase più importante è di solito anche la più breve. Durante la vacanza il turista2.0 usa GoogleMaps per rcapire come muoversi. Se ha un iPhone può praticamente buttare tutte le guide, cartine e simili. I dispositivi mobili (spesso con GPS) stanno affiancando il turista2.0 in ogni momento dell’esperienza turistica. Dal reperimento di informazioni, alla cartografia. Dal produrre contenuti (foto, video, commenti) al postarli direttamente sui propri profili social.
Dopo. E’ evidente che turista2.0=contenuti. Tornato a casa il nostro post-turista svuoterà la propria digitale su flickr e facebook, popolerà YouTube con le clip. Cercherà gli hotel dove ha soggiornato su TripAdvisor e darà un voto, un giudizio, supportato da commenti circostanziati. Se si sarà trovato bene tutti lo sapranno. Se l’esperienza fosse negativa il danno sarebbe ben più grave di un singolo cliente insoddisfatto.
La fase di rielaborazione dell’esperienza - che può portare o meno ad un ritorno - non è più un fenomeno privato, ma collettivo. Sociale.
Voi che ne pensate?
(chiudo qua questo post già troppo lungo… della campagna “Voglio Vivere Così” ne parleremo meglio prossimamente…)
Per chi vuole approfondire le tematiche legate al Turismo online vi ricordo che l’edizione “light” della BTO - Buy Tourism Online, è programmata per il 6 e 7 aprile prossimi. Ci vediamo là.
Vi segnalo questo articolo di Guido Romeo pubblicato sul Sole24Ore, che riporta i risultati di una ricerca (online) organizzata da Nova24. Molto interessante.
Il concorso organizzato da Zooppa è giunto al termine già da qualche giorno e non è davvero stato facile decidere i vincitori. Tante le proposte arrivare e alcune veramente interessanti! Bravi!
Alla fine abbiamo dovuto scegliere i vincitori e più che la realizzazione in se abbiamo cercato di premiare l’idea, il concept che maggiormente riusciva a trasmettere il messaggio legato al Festival della Creatività.
Il compito dei creativiti della comunity di Zooppa non era certo banale. Non è facile neppure per noi descrivere il Festival (e gli amici di Zooppa sono stati bravissimi a fare il brief), un megaevento “contenitore”, con più di cinquecento eventi all’interno, aperto dalle 10 di mattina alle 4 di notte. Un evento per bambini, per famiglie, per ragazzi e per adulti. Dall’enogastronomia alla robotica, dalla realtà virtuale alla filosofia, il tutto condito da spettacoli, convegni, djset, performance, esposizioni e dimostrazioni. Nella chiave dell’innovazione, del talento creativo. Il Festival non si racconta: si respira, si vive.
Un compito arduo per i social advertiser di Zooppa, che ha comunque portato ottimi risultati: ecco qua tutti i video e tutte le creatività grafiche arrivate per il contest.
Qui invece trovate tutti i vincitori. Complimenti! Vi aspettiamo in Toscana…

Non siete stanchi di fare i buoni? Di dichiararvi amici con tutti su facebook? Di accettare senza batter ciglio ogni richiesta di “connessione” su LinkedIn, Plaxo, Namyz….
Se, drogati dalla digital-life, ogni tanto avete crisi di rigetto, forse c’è una soluzione meno drastica del cancellare tutti i profili sui vostri social network. Iscrivetevi a hatebook.
Hatebook è “un’applicazione anti-social che vi disconnette dalle cose che ODIATE”, ripreso e tradotto letteralmente dalla home. Geniale!
E continua: “Carica le bugie su qualcuno o pubblicane i segreti. Ottieni gli ultimi pettegolezzi dai tuoi nemici e amici. Rivela foto e video sul tuo ‘profilo del’odio’. tagga i tuoi nemici. Unisciti ai gruppi dell’odio e liberati di tutte le cose fastidiose attorno a te.”
la frase di chiusura è poi illuminante: “I nemici dei tuoi nemici sono tuoi amici: trovali qui”.
Tra slang e parole scurrili di cui l’autore (tale “Dr. Evil”) ha riempito il sito, troviamo anche una Mappa del Male, grazie alla quale possiamo sorvolare il globo alla ricerca di nuovi nemici da odiare, oppure semplicemente compiacerci di quelli che già disprezziamo.
Ho già in mente due o tre persone da odiare per le quali mi sa che chiudo questo post e vado a iscrivermi a hatebook subito. :)
Video andato in onda su current.com
E’ il fatto del momento. Ne parlano davvero tutti.
La “Morning Banana Diet” è la dieta arrivata dal Giappone. Ad inventarla è stata una una farmacista di Osaka, Sumiko Watanabe, che sembra si fosse stufata della pigrizia di suo marito, e promette, con il minimo sforzo, di perdere peso e di migliorare il livello energetico di chi accetta di seguire le sue regole.
Le regole, appunto, sono semplicissime:
- Eat a banana for breakfast
- Keep a diet journal
- Exercise only if you want to
- Eat normally for lunch and dinner
- Drink only water
- Early to bed
In pratica basta mangiare una o due banane al mattino con un bicchiere di acqua a temperatura ambiente e il gioco è fatto. Per il resto le uniche cosa da ricordarsi sono di bere solo acqua (ma vino o birra sono saltuariamente permessi…) e di andare a letto presto (entro 4 ore dalla cena e mai oltre mezzanotte…). Una delle caratteristiche più popolari della dieta è proprio il bassissimo livello di stress che la caratterizza. Anzi una delle sue prescrizioni principali è proprio quella di evitare lo stress costi quel che costi.
Non voglio entrare sulla validità scientifica della dieta, o sui suoi effetti, reali o presunti. Certo è che se leggete le testimonianze sembra davvero miracolosa (Mr. Watanabe ha perso oltre 15 chili), e ha scatenato un tale furore che in pochi giorni le banane sono sparite dagli scaffali dei supermercati dei maggiori centri urbani giapponesi e mesi dopo la situazione non accenna minimamente a cambiare.
Ma il punto che interessa a noi è l’ultimo: cioè il fatto che sia specificato tra le regole principali di tenere un diario della dieta (e qui viene il bello) online, sul proprio blog o i propri social network o sul forum “ufficiale”.
Riporto dal sito ufficiale:
Per iniziare la dieta oggi, tutto quello che dovete fare è:
- Comprare delle banane al mercato più vicino
- Registrarsi al forum qui
- Presentare se stessi sul forum
- Fare il primo “Morning Banana Diet Journal” post
Cioè, per la prima volta, si valorizza l’aspetto sociale dell’interazione online, in chiave motivazionale, per andare ad influire su aspetti più generali (decisamente offline!) della vita della persona. Così, postare i risultati della propria dieta sul forum o su facebook è come avere un gruppo di supporto sempre disponibile ad ascoltarti.
La motivazione la troviamo sul sito ufficiale dove si spiega che la dieta è stata sviluppata su internet e che molti soggetti hanno documentato online, sui loro blog e social network, i progressi; proprio questo ha dato loro un supporto (psicologico) ulteriore.
Che sia questo il motivo del successo? Funzioneranno le banane o le interazioni sociali online? La chiave sarà metabolica o motivazionale?
Voi l’avete provata? magari fateci sapere i progressi che siamo curiosi…. :)
Intervento su ItaliaOggi di venerdì scorso (14 novembre), in occasione del B.T.O. Buy Tourism Online, che inizia oggi a Firenze, il primo evento italiano dedicato alla domanda e all’offerta turistica su Internet.



































