Archivio per la categoria 'Web2.0'
Dice Clay Shirky che una rivoluzione (culturale) non accade solo perché le persone utilizzano dei nuovi strumenti, ma accade quando questi strumenti inducono dei nuovi comportamenti. Cioè non è la tecnologia che induce una rivoluzione quanto le implicazioni culturali che l’impatto sociale della tecnologia induce in termini di modifiche comportamentali.
Prendiamo il caso dell’augmented reality. Sono convintissimo che una volta superato il gap tecnologico, cioè una volta che la tecnologia sarà talmente “usabile” da non essere quasi percepita, potremo davvero avere una rivoluzione che aumenterà le possibilità e le capacità di ciascuno di noi. Rendendoci di fatto la vita più semplice.
Attualmente la realtà aumentata è fruibile attraverso molti dispositivi mobili e, in soldoni, si tratta di un’applicazione che sovrappone un layer di informazioni geolocalizzate sull’immagine della realtà che proviene dalla fotocamera. Il tutto in real time.
La fruibilità migliorerà certamente una volta che saranno disponibili sul mercato gli occhiali promessi da Nokia o dispositivi analoghi.
Ma che cosa succederebbe se potessimo fruire dello strato aggiuntivo di informazioni direttamente SULLA realtà? Cioè sugli oggetti fisici, sulle persone, sulle pareti, sulle cose.
Guardate questo video presentato al TED da Pranav Mistry, un giovane indiano che illustra una sua applicazione della realtà aumentata nella direzione che vi decevo prima: non vedere attraverso, ma proiettare sopra…
Il dispositivo si chiama SixthSense, è indossabile, e permette tutta una serie di interazioni tra la realtà e il mondo digitale.
Le applicazioni possibili sono veramente infinite…
http://www.ted.com/talks/pranav_mistry_the_thrilling_potential_of_sixthsense_technology.htmlE’ stato appena presentato un nuovo servizio (sperimentale) di Google: si tratta di Google Goggles. Un mix di ricerca tramite immagini e realtà aumentata. Una killer application che mette l’usabilità e la semplicità in primo piano, nella miglior tradizione della grande G.
Come funziona? Semplice: si scatta una foto e l’immagine viene usata come fosse una keyword per confrontarla con immagini simili. Cioè con questo strumento non è più necessario scrivere e neppure usare il riconoscimento vocale. Basta fare una fotografia. Un esempio: fotografo un oggetto Goggles lo riconosce e cerca online come se avessi scritto il suo nome nel campo di ricerca; fotografo un biglietto da visita, il sistema riconosce i caratteri, capisce cosa c’è scritto e mi restituisce le informazioni sulla persona che vi ha dato il biglietto. E così via, per monumenti, paesaggi, opere d’arte, luoghi turistici… le implicazioni sono infinite! (guardate il video sotto per i dettagli)
Ma non è tutto: attraverso il GPS, anche senza scattare una foto, sarà in grado di fornire informazioni real time, ad esempio, su un’attività commerciale quando inquadrata dalla mia fotocamera…. rendendo obsolete in un colpo tutte le altre applicazioni verticali si realtà aumentata!
Image search e augmented reality in un colpo solo!
L’applicazione è per ora disponibile solo per Android… maggiori info a questo link.
Ricorderete sicuramente “I love Internet” – il contest creato su Zooppa.it da Wired e Telecom Italia. Questo è il video che ha vinto, di Valerio Masotti aka MEDesign. Linguaggio positivo e fortissima presa emozionale. Molto bello.
Vi ripropongo però anche un video eliminato, quello di Ninja Marketing. Volgare, e anche un po’ fuori luogo, ma divertentissimo! Provocazione? Certamente. E’ anche un perfetto lato B…
Curioso di sapere quanti post sono stati pubblicati sui blog di tutto il mondo da quando hai aperto questo post? E le persone che si sono registrate a facebook? E quante applicazioni per iPhone sono state scaricate?
Questo incredibile embed di Gary Hayes fornisce tutti i numeri del web in tempo reale, dal momento in cui viene aperto. Veramente impressionante!
Alcuni mesi fa, agli albori dell’avventura Voglio Vivere Così, abbiamo costruito un Social Media Team provvisorio, per traghettarci verso la situazione definitiva, assegnata per gara pubblica. Non potevamo però permetterci di aspettare mesi e siamo partiti. Abbiamo scommesso su alcune persone per questo nuovo lavoro, entusiasmante e sperimentale, ma tutto da inventare. La maggior parte di loro è oggi è nel Social Team definitivo di H-Art (la società che ha vinto la gara per la messa in atto della strategia social e la gestione del team), devo dire con nostra grande soddisfazione.
Soddisfazione ancora maggiore quando si ricevono email come quella che segue:
Buona Domenica!Ti scrivo per ringraziarti di aver creduto in me.Dopo una settimana di H-art e tanto da dire, scelgo di tornare indietro nel tempo a qualche mese fa quando ho iniziato l’esperienza con FST.Come tu ben sai la mia formazione mi ha portata a credere molto nella carta stampata, al mio nome stampato su un pezzo di carta e poi veicolato nelle edicole. Credevo questo fosse il miglior modo per trasmettere le mie idee, le mie passioni e così la mia persona. Al primo brief rimasi interdetta ma anche incuriosita dal tuo entusiasmo e dalla gestione di un mestiere che per me sinceramente non poteva essere concreto o reale. Ma come spesso mi capita ho cercato di reinterpretare e di rendere mio un mondo che conoscevo in parallelo alla mia attività giornalistica o organizzativa.Grazie Mirko, per aver creduto in me e grazie per essere stato altrettanto “credibile”. Ci fu anche un momento “giro di boa” dove avrei potuto forse cambiare direzione tornare agli intenti originali, quelli che avevo scelto sin da piccola per la mia vita, e in quella fase grazie al tuo sguardo sincero tornai al web che non sentivo ancora mio fino in fondo ma che mi ha ospitata in maniera aperta. Aperta come i suoi strumenti che solo ora capisco se utilizzati in maniera sincera possono diventare la mia nuova casa.Sono felice di aver creduto in te ed in me sono contenta di essermi fidata di due occhi sorridenti che mi dicevano “questo è il futuro”. Ora ci credo anche io.O.P.
Google Wave, il nuovo strumento di comunicazione di Google, spiegato in un video di due minuti.
Le nuove tecnologie web generano un buzz che può sembrare attraente, ma le imprese devono sempre tenere un occhio ben aperto verso i benefici misurabili prima di investire. Il ROI è una delle principali preoccupazioni del marketing, soprattutto in un periodo di difficile congiuntura.
Secondo l’indagine “Global Survey” realizzata da McKinsey Quarterly, le aziende intervistate in merito ai benefici ottenuti nell’utilizzare i vari strumenti Web 2.0 è emerso che tali strumenti sono perfetti per gestire e mantenere i rapporti tra i dipendenti, così come con i clienti e i partner esterni.
Quando si tratta di clienti, i blog sono lo strumento più utile, portano alle aziende benefici misurabili pari al 51%. Rispettivamente si classificano al secondo e terzo posto il video-sharing e il social networking, pari al 48% ciascuna, e i feed RSS per il 45%.
Tecnologie come wiki, podcast, tags sono ritenute meno utili, più della metà degli intervistati (il 52%) ha dichiarato comunque che gli strumenti del Web 2.0 sono degli efficaci strumenti di marketing.
fonte: IAB
“Social media is like teen sex. Everyone wants to do it. No one actually knows how. When finally done, there is surprise it’s not better.”
Avinash Kaushik
Google’s analytics evangelist
Tuscanycious è un’iniziativa nata per diffondere sul web, seguendone i tempi e i modi, la cultura culinaria toscana. Le ricette e i piatti più tradizionali e maggiormente radicati nel territorio toscano, troveranno nuovo spazio su Twitter. L’iniziativa si inserisce nel contesto della campagna social-media di promozione turistica della Regione Toscana “Voglio Vivere Così”.
Twitter è al momento uno dei social media più interessanti ed apprezzati per semplicità di fruizione e istantaneità di interazione consentita. Consiste in un facile servizio di microblogging che incoraggia l’utilizzo di un linguaggio sintetico e contemporaneo. Sarà infatti un vera sfida condensare in poche battute l’indispensabile lentezza del cucinare toscano.
E se i soli 140 caratteri consentiti da Twitter sembreranno troppo pochi per i cuochi provetti più pignoli, le stesse ricette saranno pubblicate anche nel blog del sito ufficiale del turismo in Toscana - http://www.turismo.intoscan.it/blog/ - con tanto di foto e dettagliate spiegazioni!
http://twitter.com/tuscanycious
Per i maniaci del web2.0 è attivo anche un Tumblr all’indirizzo: http://tuscanycious.tumblr.com/
La stragrande maggioranza degli uomini di marketing (l’88%), in un recente sondaggio dice che stanno usando alcuni social media per il loro business, anche se il 72% di coloro che hanno dichiarato di usarli, hanno aggiunto che li stanno utilizzando da pochi mesi, questo quello che emrge dall’ultima indagine sui social media realizzata da Michael Stelzner, per il Social Media Success Summit 2009.
Lo studio ha cercato di stabilire e capire come e perché il marketing possa utilizzare i social media per crescere e per promuovere le loro attività, e soprattutto ha cercato di capire come Twitter, i blog, LinkedIn e Facebook siano ritenuti, da parte del marketing, i primi quattro strumenti fondamentali da utilizzare tra i social media.
Qui il link dove potete scaricare il report completo!
(fonte: IAB)
Mi sembra sicuramente una fotografia fedele di uno stato di fatto, anche se ho il sospetto che le risposte (soprattutto di chi usa i socialmedia da poco) siano state influenzate dall’attenzione mediatica relativa. E’ un caso che i primi quattro SN siano anche quelli che hanno maggior rilievo mediatico? Non credo, anche se, d’altra parte è vero anche che la tentazione maggiore di chi fa marketing è quella di andare dove vanno tutti: cioè verso quelle piattaforme che offrono un maggior bacino di utenza.
Io sono parzialmente d’accordo con questa teoria. Credocioè che anche il marketin possa cercare e ottenere benefici da una sorta di vantaggio precompetitivo, studiando e analizzando anche i nuovi luoghi della comunicazione, quelli emergenti, sperimentali e non proprio di tendenza, con un’azione di scouting che a me ha sempre portato fortuna!..

Interessante articolo di Ed Uyeshima relativo all’uso di Twitter e Social Media durante viaggi e vancanze.
Anche se l’autore è un po’ scettico: “I tend to view travel as a sensory experience that one shouldn’t try to encapsulate in digestible sound-bites to friends and acquaintances back home. That’s why I’m not a natural when it comes to Twitter on the road….” riconosce poi di essere probabilmente un po’ antiquato e “However, I am now reconsidering my antiquated stance thanks to the collection of Twitter tips that World Hum has gathered from its readers.”
Segue una lista di tweet molto interessanti e pertinenti… ne riporto un paio, il resto li trovate nel post originario.
Share news that will empower other travelers-say, a timely vacation deal or road-warrior trick.
@wendyperrin
Tweeting while traveling is the digital equivalent of pulling out a Moleskine and sketching or jotting down thoughts. Do it for yourself. As far as tweets re travel tips, always include location hashtags if you’re posting useful information.
@MissExpatria
fonte:
http://www.examiner.com/x-515-SF-Travel-Examiner~y2009m4d13-Twitter-while-you-travelseriously
Lo so che non è bello citare i complimenti, ma nel commento che segue (dal blog “ioamofirenze“) sono stati colti perfettamente alcuni aspetti sottesi al commentatissimo spot della Toscana “Voglio Vivere Così”.
Concordo con le persone che hanno amato molto lo spot, io l’ho trovato azzeccatissimo e molto rappresentativo di alcuni aspetti della regione che per anni sono stati tenuti nascosti dal tanto onnipresente, quanto incantevole, David.
Probabilmente perchè studio la storia di firenze ma ho rivisto, in alcune parti dello spot, dei riferimenti a personaggi ed episodi della nostra regione spesso dimenticati.
Marta è splendida e a mio parere è perfetta per il ruolo ricordando, con i look estremamente fastosi, opere del botticelli, di caravaggio, del bronzino e del pontormo…
I personaggi in abiti rinascimentali che camminano sulla spiaggia mi hanno subito fatto pensare all’arrivo di Eleonora di Toledo nel granducato, che arrivo’ dalla Spagna in nave attraccando a pisa.
le comparse poi…scrittori, scultori, musicisti mi hanno fatto pesare a tutte le personalità che nei secoli hanno alloggiato in Toscana…solo per fare qualche nome…Mozart, i coniugi Barrett Browning, George Elliot, Degas,Stendhal, Cezanne, Herman Hesse e praticamente tutti gli intellettuali degli ultimi 4 secoli!!Ultimo elogio alla scelta di look così interessanti, si tende a dimenticare infatti che la toscana è la regione in cui è nato il made in italy nella moda, la patria di maison come Gucci, Ferragamo, Cavalli o Pucci….il fatto che lei corra in abiti in stile anni ‘50 a Montecatini (che è la città in cui è morto Christian Dior) mi è sembrato un tocco di genio!!
E POI SCUSATE NON FACCIAMO CHE LAMENTARCI “è VECCHIA, POLVEROSA, NON C’è MAI NIENTE DI NUOVO!!” e al primo segno di innovazione (fatta, eccezionalmente, con criterio) torniamo a rimpiangere l’immagine tutta cipressi e colline!!!
GRAZIE NELLI!!(firmato) Daniele
In questi giorni, dal lancio della campagna “voglio Vivere Così”, lo spot è stato visto, sia in TV, sia in rete, su YouTube, e sui nostri portali. Abbiamo notato che sia effettivamente uno spot che difficilmente lascia indifferenti: piace molto, oppure non piace affatto (anche se i commenti positivi sono superiori ai commenti negativi).
Come ho scritto anche in altre discussioni online vorrei chiarire alcuni punti:
Primo: lo spot non è la campagna.
Lo spot, sia come importanza strategica, sia come allocazione di risorse rappresenta circa un quinto dell’intera campagna. (guardate l’ultima immagine di questo post).
Secondo: tutta la strategia (spot compreso) ruota attorno al web e ai social media.
Ma andiamo con ordine…
L’obiettivo della campagna è quello di riposizionare l’immagine della Toscana. Cambiando non tanto la quantità del traffico turistico, ma la qualità dello stesso. La Toscana è già un brand riconosciuto a livello mondiale, che attira, i dati sono del 2007, oltre 42 milioni di presenze turistiche ogni anno.
Il fine è quindi quello di riposizionare e rinnovare l’offerta turistica della Toscana, farne conoscere e apprezzare gli aspetti meno noti al grande pubblico, attrarre un turismo più “di qualità” e meno “di massa”, più attento e consapevole e meno “mordi e fuggi”. Parlare a viaggiatori sensibili anche ad una Toscana “contemporanea”, viva, sociale.
Il target a cui la campagna si rivolge è un nuovo tipo di turista: “viaggiatore”, giovane, colto, esigente, attento ad un’offerta turistica più di nicchia e meno canonica, Turista2.0: fruitore di internet e dei social network piuttosto che delle agenzie di viaggio “tradizionali”.
Alla luce di questi obiettivi si comprende perché nello spot non ci sono né i monumenti né i classici paesaggi ormai associati all’idea di Toscana. Inoltre, lo spot è pensato per essere diffuso anche online, come spunto di mashup, remix, reinterpretazioni varie.
E qui viene il punto principale della campagna: il mezzo. La scommessa è quella di orientare la maggior parte delle risorse sul web, con la costruzione di un’infrastruttura permanente nei nuovi luoghi della comunicazione, con una Social Media Strategy, che vada a conversare più che a promuovere. Come? Con un’accordo strategico con Google e con la costituzione di una task force, giovane, multilingua, che avrà il compito di facilitare e animare le conversazioni online, anche con offerte e contenuti in esclusiva.

E’ questo il cuore della strategia: un gruppo di persone esattamente dello stesso tipo di quelle che vorremmo far venire in Toscana, che parla della Toscana, in maniera trasparente, facendosi portavoce di tutte le eccellenze che abbiamo da offrire e che potrebbero interessargli.

Il bello è che spesso, il target desiderato riportato sopra coincide con quello degli utenti dei Social Network… (qui trovate gli insights della campagna e qui il qik della presentazione a Berlino)
http://eventi.intoscana.it/voglioviverecosi/index.swf
Ci siamo! E’ finalmente partita la grande operazione “voglio vivere così”, e cioè la campagna di comunicazione della Regione Toscana. Più che di campagna pubblicitaria ha senso parlare di un’infrastruttura permanente di comunicazione integrata, basata su una strategia che va ad agire su internet e i social network in maniera nettamente predominante. Stasera grande presentazione in occasione dell’ITB di Berlino.
Due sono i punti che abbiamo voluto seguire: mettere al centro di tutte le attività di comunicazione il sito web ufficiale del Turismo, riconoscendo l’importanza che il canale web sta assumendo nello scenario turistico; il secondo punto innovativo, soprattutto in ambito istituzionale, è l’uso attivo e consapevole di una Social Media Strategy basata su coinvolgimento e conversazione. Parole chiave di web2.0 e social network, certo, ma anche parole chiave per un riposizionamento contemporaneo dell’immagine della Toscana. Riposizionamento che parte dal basso, dalla parte più attiva della Rete.
L’obiettivo della campagna è di Riposizionare e rinnovare l’offerta turistica della Toscana, farne conoscere e apprezzare gli aspetti meno noti al grande pubblico, attrarre un turismo più “di qualità” e meno “di massa”, più attento e consapevole e meno “mordi e fuggi”.

Inoltre, se la parola “Toscana” o “Tuscany” rappresenta già di per se un brand, altro obiettivo fondamentale sarà quello di associare al brand una serie di valori emozionali, trasformando i turisti/utenti in turisti/fan, sostenitori attivi; in una parola favorire la trasformazione da brand a lovemark.

Il target a cui la campagna si rivolge è un nuovo tipo di turista: “viaggiatore”, giovane, colto, esigente, attento ad un’offerta turistica più di nicchia e meno canonica, turista 2.0: fruitore di internet e dei social network piuttosto che delle agenzie di viaggio “tradizionali”. Tutti le azioni sono rivolte ad un nuovo utente, attivo e maturo, che sarà in grado di comunicarci la sua soddisfazione producendo a sua volta contenuti utili al nostro scopo. Contenuti che andranno poi ad orientare le scelte di altri utenti (v. questo post).
Il profilo di questo nuovo viaggiatore è sovrapponibile a quello degli utenti-navigatori più attenti alle innovazioni e alle opportunità offerte dalla rete. E grazie alla rete il Turista2.0 acquista biglietti e pacchetti di viaggio, cerca sistemazioni rispondenti alle proprie esigenze, anche in base ai commenti e alle recensioni positivi di altri viaggiatori con le stesse priorità.
Più che in termini numerici assoluti - già oggi la Toscana può vantare un flusso di quasi 42 milioni di presenze ogni anno - ci auguriamo un aumento del PIL turistico regionale, oggi pari a circa l’8%.
Per la prima volta un territorio non comunica in modalità autoreferente, ma “dialoga”. Si inserisce in una dimensione open: dinamica e sociale facendo leva su asset vincenti: il territorio, gli eventi, il patrimonio culturale e artistico, l’altissima personalizzazione dell’offerta turistica, e non ultima, la qualità della vita.
La campagna “Voglio Vivere Così” presenta anche azioni “trazionali”, come parte di una strategia globale che però sono state pensate anch’esse per generare traffico e buzz sul web. Diciamo subito che le attività tradizionali sono pari a circa un quinto della totalità della campagna. Per prima cosa lo spot (pianificato Rai Mediaset, in Italia, e MTV in tutta Europa), che oltre che ad andare in TV sarà veicolato attraverso il web e sarà oggetto di azioni specifiche sui Social Network. Poi la Voglio Vivere Così Card, una serie di servizi integrati, dai trasporti, ai musei, fino ai servizi SMS (meteo, ecc) e contenuti premium (audioguide, ecc). Infine dei digital touchpoint in una decina dei maggiori aeroporti nel mondo; cosa si vedrà nei touchpoint? Ovviamente il sito turismo.intoscana.it, ottimizzato per l’uso touch.
(per ora mi fermo qua, ma avremo occasione di riparlarne…..)

Mirko Lalli
In questi giorni è stata presentata “Voglio Vivere Così“, la nuova campagna di comunicazione della Regione Toscana, campagna che ci vede coinvolti, sia dal punto di vista strategico che operativo. Operazione innovativa in quanto costruita in larga parte come sistema integrato di comunicazione che va a presidiare i nuovi territori digitali (leggi: i social media) dove sempre più le persone si incontrano, dialogano, condividono contenuti, esperienze ed emozioni. E di conseguenza scelgono, anche le vacanze.

Non è una novità che il segmento del “travel online” sia in vertiginosa crescita, spinto da un lato dalla crescita incredibile degli utenti, dall’altro dalla implicita fiducia che ognuno ripone sulla propria rete sociale.
A parità di contenuto della comunicazione, ad esempio legata alla bellezza di un esperienza in un certo luogo, ognuno di noi è portato a dare maggiore fiducia se la fonte dell’informazione è uno-come-lui. Il livello di fiducia è ancora superiore se l’informazione viene da un “amico”, una persona appartenente cioè alla propria rete sociale.
Riportiamo alcuni dati sul turismo2.0, diffusi da NextValue, in occasione della BIT 2009:
[...] Chiare dunque le ragioni dell’interesse mostrato dagli Operatori italiani per il Travel 2.0 secondo la survey di NextValue. Nel 2008, i dati della ricerca, il booking online ha riguardato il 29% dei 246 miliardi di euro dell’intera industria europea dei viaggi e in Italia continua a crescere più velocemente rispetto alle medie europee, con un tasso atteso del +22% fino al 2010.
Per quasi un terzo del panel intervistato da NextValue, l’adozione di practice di Travel 2.0 è di grande importanza (in particolare, “molto significativa” per il 27% e “indispensabile” per il 3%).
E in cosa consistono queste practice? Sul podio delle tecnologie prioritarie gli Operatori pongono quelle di social networking (60%), mapping (41%) e blog/video blog (24%).
A prima vista sembrerebbe che il turista2.0 interagisca con i social media solo nella fase della decisione di acquisto. Non è così.
Analizzando su una scala diacronica una qualsiasi esperienza turistica ci sarà un prima, un durante e (ovviamente) un dopo.

Prima. La prima fase è quella decisionale, l’utente si informa, consulta i diari di viaggio di altri viaggiatori (come lui), cerca informazioni sulle destinazioni e legge i commenti lasciati da chi ha usufruito dei servizi prima di lui. TripAdvisor è la prima fonte di informazione, ma le ricerca concordano che l’utente non consulta quasi mai un solo sito. E qui si percepisce come non sia solo un’operazione epidermica: non basta esserci. Non è solo comunicazione, è marketing. Significa che lavorare sul prodotto rimane parte fondamentale di ogni strategia commerciale. Che significa? Significa che i commenti lasciati dai vostri clienti soddisfatti saranno più preziosi di quasiasi attività pubblicitaria.
Durante. La fase più importante è di solito anche la più breve. Durante la vacanza il turista2.0 usa GoogleMaps per rcapire come muoversi. Se ha un iPhone può praticamente buttare tutte le guide, cartine e simili. I dispositivi mobili (spesso con GPS) stanno affiancando il turista2.0 in ogni momento dell’esperienza turistica. Dal reperimento di informazioni, alla cartografia. Dal produrre contenuti (foto, video, commenti) al postarli direttamente sui propri profili social.
Dopo. E’ evidente che turista2.0=contenuti. Tornato a casa il nostro post-turista svuoterà la propria digitale su flickr e facebook, popolerà YouTube con le clip. Cercherà gli hotel dove ha soggiornato su TripAdvisor e darà un voto, un giudizio, supportato da commenti circostanziati. Se si sarà trovato bene tutti lo sapranno. Se l’esperienza fosse negativa il danno sarebbe ben più grave di un singolo cliente insoddisfatto.
La fase di rielaborazione dell’esperienza - che può portare o meno ad un ritorno - non è più un fenomeno privato, ma collettivo. Sociale.
Voi che ne pensate?
(chiudo qua questo post già troppo lungo… della campagna “Voglio Vivere Così” ne parleremo meglio prossimamente…)
Per chi vuole approfondire le tematiche legate al Turismo online vi ricordo che l’edizione “light” della BTO - Buy Tourism Online, è programmata per il 6 e 7 aprile prossimi. Ci vediamo là.
Vi segnalo questo articolo di Guido Romeo pubblicato sul Sole24Ore, che riporta i risultati di una ricerca (online) organizzata da Nova24. Molto interessante.
E’ il fatto del momento. Ne parlano davvero tutti.
La “Morning Banana Diet” è la dieta arrivata dal Giappone. Ad inventarla è stata una una farmacista di Osaka, Sumiko Watanabe, che sembra si fosse stufata della pigrizia di suo marito, e promette, con il minimo sforzo, di perdere peso e di migliorare il livello energetico di chi accetta di seguire le sue regole.
Le regole, appunto, sono semplicissime:
- Eat a banana for breakfast
- Keep a diet journal
- Exercise only if you want to
- Eat normally for lunch and dinner
- Drink only water
- Early to bed
In pratica basta mangiare una o due banane al mattino con un bicchiere di acqua a temperatura ambiente e il gioco è fatto. Per il resto le uniche cosa da ricordarsi sono di bere solo acqua (ma vino o birra sono saltuariamente permessi…) e di andare a letto presto (entro 4 ore dalla cena e mai oltre mezzanotte…). Una delle caratteristiche più popolari della dieta è proprio il bassissimo livello di stress che la caratterizza. Anzi una delle sue prescrizioni principali è proprio quella di evitare lo stress costi quel che costi.
Non voglio entrare sulla validità scientifica della dieta, o sui suoi effetti, reali o presunti. Certo è che se leggete le testimonianze sembra davvero miracolosa (Mr. Watanabe ha perso oltre 15 chili), e ha scatenato un tale furore che in pochi giorni le banane sono sparite dagli scaffali dei supermercati dei maggiori centri urbani giapponesi e mesi dopo la situazione non accenna minimamente a cambiare.
Ma il punto che interessa a noi è l’ultimo: cioè il fatto che sia specificato tra le regole principali di tenere un diario della dieta (e qui viene il bello) online, sul proprio blog o i propri social network o sul forum “ufficiale”.
Riporto dal sito ufficiale:
Per iniziare la dieta oggi, tutto quello che dovete fare è:
- Comprare delle banane al mercato più vicino
- Registrarsi al forum qui
- Presentare se stessi sul forum
- Fare il primo “Morning Banana Diet Journal” post
Cioè, per la prima volta, si valorizza l’aspetto sociale dell’interazione online, in chiave motivazionale, per andare ad influire su aspetti più generali (decisamente offline!) della vita della persona. Così, postare i risultati della propria dieta sul forum o su facebook è come avere un gruppo di supporto sempre disponibile ad ascoltarti.
La motivazione la troviamo sul sito ufficiale dove si spiega che la dieta è stata sviluppata su internet e che molti soggetti hanno documentato online, sui loro blog e social network, i progressi; proprio questo ha dato loro un supporto (psicologico) ulteriore.
Che sia questo il motivo del successo? Funzioneranno le banane o le interazioni sociali online? La chiave sarà metabolica o motivazionale?
Voi l’avete provata? magari fateci sapere i progressi che siamo curiosi…. :)
Intervento su ItaliaOggi di venerdì scorso (14 novembre), in occasione del B.T.O. Buy Tourism Online, che inizia oggi a Firenze, il primo evento italiano dedicato alla domanda e all’offerta turistica su Internet.
Bellissimo articolo di Paolo Costa sul blog di Marco Minghetti su Nova100 (il front-end web di Nova24)
assolutamente da leggere…
http://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/2008/09/c-vita-su-secon.html
… semplicemente ballando! Davvero un genio!
E’ aperto il gruppo Facebook del Festival della Creatività e dei relativi eventi.
http://www.facebook.com/group.php?gid=25793583383
http://www.facebook.com/event.php?eid=18977078743
E’ nato anche l’evento Rinascimento Virtuale, sempre su Facebook e l’omonimo gruppo su LinkedIn:
http://www.facebook.com/event.php?eid=29451260338
http://www.linkedin.com/e/gis/143096/7B82CC7D0C1D
Andate e moltiplicatevi!
(un post per il weekend elettorale)
Ormai si è capito: sto leggendo avidamente “Cultura Convergente” di Henry Jenkins, e continuo a trovarlo a dir poco geniale. E quindi non posso fare a meno di parlarne, di riportare qui il frammento di turno.
Oggi, con l’attenzione polarizzata dalle elezioni, non potevo fare a meno di notare quanto la nostra politica cerchi ancora di ricalcare la politica americana, inseguendola affannosamente, scimmiottandola in modo becero, e non sempre riuscendo con gli stessi risultati. Soprattutto in comunicazione. Soprattutto sui nuovi media.

[...] I nuovi media operano in accordo a principi differenti rispetto ai media broadcast che hanno dominato la politica americana così a lungo: accesso, partecipazione, reciprocità e comunicazione punto-a-punto anziché uno-a-molti. Dati tali principi, dovremmo prevedere che la democrazia digitale sarà decentralizzata, non equamente distribuita, profondamente contraddittoria e lenta a palesarsi. Queste forze si manifesteranno prima attraverso forme culturali: un nuovo sentimento comunitario, un maggior senso di partecipazione, minore dipendenza da sapere istituito e una maggiore fiducia nel problem solving collettivo [...]Alcuni argomenti ci riconducono alla vecchia politica condotta in modi nuovi, come i tentativi di influenzare l’opinione pubblica, convincere al voto gli elettori, mobilitare i sostenitori e gonfiare i “difetti” del candidato avversario. Altri temi ci sembreranno meno familiari: elezioni che si svolgono all’interno dei mondi virtuali, programmi-parodia di notiziari e immagini modificate con Photoshop. Tuttavia, queste forme di cultura popolare producono anche effetti politici, rappresentando degli spazi ibridi dove ridurre la complessità politica (e cambiarne il linguaggio) così da acquisire la competenza di cui abbiamo bisogno per partecipare al processo democratico.
[...] A tal proposito il campaign manager di Howard Dean, Joe Trippi, ha posto le domande fondamentali in un intervento che ha suscitato molte discussioni: “Gli strumenti, l’energia, la leadership e il candidato giusto sono tutti ingredienti indispensabili per creare la Tempesta Perfetta della politica presidenziale. Dov’è che milioni di americani si uniscono e mobilitano le loro comunità, i loro quartieri e i distretti… Come si incontrano? Come si organizzano? Come collaborano? Come si attivano insieme?” E’ a questo punto che entra in gioco la cultura popolare.

Il capitolo continua illustrando le tecniche utilizzate: l’uso intelligente di blog, azioni di smartmob, ecc. Presidio, in una parola dei social media, veri e propri luoghi di aggregazione e affinità. E’ questo secondo Jenkins (l’auspicato) nuovo modo di comunicare in politica: utilizzare gli strumenti che permettono un dialogo vero e diretto con il singolo.
E in Italia?
Ne parliamo magari dopo le elezioni…


«Nel migliore dei mondi possibili, la pubblicazione di questo libro scuoterebbe come un terremoto il dibattito italiano su Internet e le nuove tecnologie di comunicazione. Se non produrrà nemmeno uno scarto, significa che quel dibattere è una parvenza di vita, finestre sbattute dal vento in una villa disabitata, mortorio al cui confronto un poltergeist è il Carnevale di Rio.
Cultura Convergente è un saggio rivoluzionario per molte ragioni.»
Così comincia la prefazione di “Cultura Convergente” (Apogeo, Milano 2007) di Henry Jenkins, direttore del Comparative Media Studies Program del MIT. Un libro geniale e allo stesso tempo molto accessibile sulle tendenze dei Media, vecchi e nuovi, sui punti di divergenza e soprattutto sui punti di convergenza.
Se vi occupate di comunicazione, new media, o siete semplicemente curiosi di sapere come stanno evolvendo gli scenari (sempre più globali) del mondo del mass-media e della cultura pop, non potete proprio perdervelo.
La prefazione dei Wu Ming poi è strepitosa!
Per chi vuole approfondire il discorso relativamente a Second Life, consiglio di leggere anche questa intervista al prof. Jenkins.
E’ stato pubblicato da poco un interessante studio di Daniele Sommavilla,
Vice President South Europe di Nielsen NetRatings, su come cambia la popolazione italiana che naviga su internet, focalizzandosi su quali possono essere le "unità di misura" e gli indicatori migliori per misurare questo cambiamento.
Nielsen NetRatings è la società che, tramite uno script da inserire nel codice di un sito web, effettua il monitoraggio del traffico "certificato" dei siti internet italiani. Praticamente tutti i grandi siti e portali di riferimento sono clienti Nielsen NetRatings e i dati rilasciati da Nielsen NetRatings sono quelli che fanno testo come dati ufficiali di traffico. Sono questi dati che ad esempio sono presi come riferimento per le stime pubblicitarie in termini di impressions.
I dati diffusi hanno permesso di disegnare un quadro abbasanza dettagliato dei navigatori italiani, di quando e come navigano, suddividendoli anche per fasce di età
I dati sono aggiornati a gennaio 2007 e prendono in considerazione una popolazione composta da 20.248.970 italiani (+4% rispetto allo stesso periodo del 2006) i quali dedicano 18 ore e 36 minuti al mese sul web (rispetto a 38 ore e 14 minuti complessivi passati di fronte ad un monitor del PC). Ogni persona visita 1.330 pagine web al mese con un tempo medio di visita di 50 secondi. Le sessioni mensili sono in media 29: circa una al giorno.
Ma la parte più interessante è quella dove si analizzano le abitudini dei fruitori del Web2.0, ovvero di tutti quei siti che offrono la possibilità agli utenti di interagire tra loro e di generare contenuti, ovvero, citando letteralmente le parole dell’autore del documento: "l’ambiente in cui si sono sviluppati dei siti
web e delle applicazioni, che mettono il
controllo del contenuto, sia generato
direttamente dall’utente che no, nelle mani del
consumatore".

Più della metà dei navigatori dell’universo internet italiano, il 56% per la precisione, naviga sui siti web2.0 e naturalmente ne usa i servizi. Questo significa che 11 milioni e rotti di utenti si sa districare tra blog, youtube, flickr, myspace, e così via….

Anche gli altri indicatori, se analizzati per questo specifico sottoinsieme, sono interessanti: l’uso della rete è notevolmente superiore, i collegamenti sono molto più frequenti e il tempo passato sul web sale a quasi 28 ore mensili (dato di gennaio).
L’audience di chi usa il Web 2.0 nel nostro Paese è sostanzialmente maschile, nella fascia di età fra i 18 e i 34 anni, con una forte preferenza per i siti classici YouTube, MySpace e Wikipedia. Gli italiani sono, in comparazione con gli altri paesi europei, al quinto posto con il 37% di utenti sul totale dei navigatori del Paese per questi siti. In testa, la Germania (39%), seguita da Spagna (43%), Gran Bretagna (42%) e Francia (41%).
Dividendo per classi di età e genere, Nielsen rileva alcuni dati che permettono di individuare il sito Web 2.0, tra gli oltre 75 schedati, preferito da ciascun gruppo. Gli under 18 preferiscono il sito Habbo, mentre le donne preferiscono Neopets. La classe di età 18-24 preferisce Second Life mentre gli over 50 preferiscono Webshots e altri siti più di "nicchia" e orientati alla pubblicazione di fotografie digitali o alla ricerca di informazioni.
Una divagazione sulla Seconda Vita: lo sapevate che oltre il 70% degli abitanti ha più di 25 anni di età? Con una media di 32 anni, quasi tutti con un livello di cultura elevato. E la percentuale di utenti per i due sessi è più o meno paritaria. "È una società parallela in grande crescita", racconta Mario Gerosa, autore del volume Second Life (ed. Meltemi, www.meltemieditore.it).
Il dato interessante è che l’età media superiore ai 30 anni rappresenta un segmento molto interessante di persone che hanno capacità economica e decisionale particolarmente appetibile…. non per nulla gli ultimi dati parlano di oltre 11 milioni di dollari transati su SL nel mese di marzo 2007…
Un’altro dato molto interessante che emerge delle rilevazioni di Nielsen sottolinea che quasi la metà dei navigatori del Web 2.0 nel nostro Paese, cioè il 47% pari a circa 5.300.000 persone, sono i cosiddetti "navigatori abituali" o "heavy users". Spendono cioè in media più di 10 minuti per ciascuno dei siti che visitano e, oltre al Web 2.0, manifestano una forte propensione per i siti di informazione, anche se passano meno tempo per ciascuna pagina rispetto ai non-Web 2.0.
SCARICA QUI LO STUDIO COMPLETO

ml
































