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Terzo giorno: l’esperienza insegna e la fatica ingegna

Corleone, 8 Settembre

Un bel cielo sereno e l’aria fresca del mattino ci hanno accolto al nostro risveglio.
Siamo ancora tutti un po’ assonnati mentre beviamo la nostra tazza di caffe’, ma con le scarpe da lavoro ai piedi e gli zainetti pronti, gia’ parliamo di quanti pomodori riusciremo a fare oggi, la quantita’ sicuramente non la sappiamo ma di certo l’impegno per farne il piu’ possibile sara’ tanto.
Arrivati al campo ognuno si posiziona sulla fila prescelta e comincia a riempire la sua cassetta; il lavoro e’ faticoso ma l’allegria non manca e si susseguono battute e canzoni.
Ormai sono 3 giorni che lavoriamo insieme, l’esperienza insegna e la fatica ingegna; le casse di pomodoro piene sono pesanti anche per i ragazzi piu’ forti, ma ad uno di loro viene in mente di provare a portarle insieme formando una sorta di “trenino”.

E questa tecnica funziona! Il trenino dei pomodori ha attraversato il campo molte volte per portare via tutte le cassette fatte e guardando questi ragazzi veniva proprio da pensare che quando si lavora insieme e si collabora il successo e’ assicurato.
Dopo il raccolto della mattina ci aspettava un pomeriggio intenso, perche’ abbiamo deciso di sfruttare questo tempo libero per visitare alcuni luoghi significativi per la storia siciliana in rapporto alla mafia: Portella della ginestra, via d’Amelio e Capaci.
I 4 furgoni sono partiti alla volta di Palermo e fra i ragazzi durante il tragitto c’era la curiosita’ di vedere quei luoghi e di assaporarne l’aria, la voglia di sapere di piu’, di conoscere, di capire, di dare un senso a quegli avvenimenti e di dare un senso alla propria permanenza in Sicilia.
E’ stata fondamentale la guida di Francesco (operatore della Comunita’ Il Doccio e responsabile della distribuzione dei prodotti della Cooperativa Lavoro e non solo in Toscana), e di Miriam (Arci Palermo) che con le loro spiegazioni riguardo ai luoghi e ai fatti successi hanno aperto spazi di riflessione in molti di noi.
Francesco ci ha spiegato che la strage di Portella risale al I maggio 1947, la prima volta che dopo il fascismo la festa dei lavoratori veniva celebrata ufficialmente e liberamente. L’esecuzione materiale e’ stata attribuita alla banda di Salvatore Giuliano, anche se ancora oggi persistono punti oscuri per quanto riguarda i mandanti.
Quello che rincuora e lascia un senso di speranza visitando questi luoghi di morte e’ il fatto che oggi delle cooperative, come la Lavoro e non solo e la Placido Rizzotto, cercano con tutte le risorse possibili di riscattare queste terre, sfruttandole per produrre qualcosa di buono e di diverso.
Il tempo e’ breve e Palermo ci aspetta.
Anzi a Palermo ci aspetta proprio una bella sorpresa: Francesco e’ riuscito a contattare Rita Borsellino che e’ a casa e ci accogliera’ per un saluto.
Via d?Amelio, eccoci di fronte all?ulivo che oggi e’ piantato dove 15 anni fa era parcheggiata l’auto dell’attentato. Ci guardiamo intorno aspettando che Rita Borsellino scenda per incontrarci e non si puo’ fare a meno di non essere colpiti dalle case ancora rovinate e segnate da quell’evento e da quell’ulivo carico di oggetti e messaggi che le persone passando di li’ hanno voluto lasciare in ricordo e come testimonianza del loro esserci.
Parlare con Rita e’ emozionante, con la sua semplicita’ ti entra dentro e ti fa partecipe di quello che e’ la sua vita oggi e della lotta che porta avanti ogni giorno, sempre con il sorriso anche quando verrebbe voglia di mollare.
I passi sono lenti, come ci diceva lei, ma i segnali di un cambiamento ci sono, e anche noi nel nostro piccolo vogliamo essere un segno di questo cambiamento.
Non rubiamo altro tempo a questa donna speciale dell’antimafia e ci incamminiamo con i furgoni verso Capaci.
Li’ sulla strada troviamo uno spiazzo dove fermarci, le macchine ci sfrecciano a pochi metri e l’obelisco in memoria dell’attentato a Falcone e alla sua scorta si innalza solenne e ai suoi piedi ripercorriamo i momenti dell’attentato, sconcertati dalla drammaticita’ dell’accaduto e alla ricerca di una verita’ che ancora oggi e’ oscura.
Ci ha stupito sapere che poco prima della strage di Capaci una cittadina palermitana aveva inviato al Giornale di Sicilia una lettera aperta lamentando i continui controlli e spostamenti della scorta di Falcone e proponendo che i magistrati occupati nella lotta alla mafia vivessero in luoghi isolati.
Lo stesso atteggiamento sarà quello assunto dagli abitanti di via d’Amelio.
E’ ora di tornare a casa e dopo questo itinerario interessantissimo ci concediamo una buona pizza al ristorante “A Giarra” e la visione della partita Italia-Francia per concludere la serata.

I ragazzi dell’VIII campo di lavoro

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