La sveglia è alle 9.30, dopo una bella dormita. E’ domenica, c’è il sole e ho voglia di fare un giro per il paese.
Mi incammino fra i vicoli e cerco dei punti di riferimento per ritrovare la strada di casa: la parte vecchia di Corleone non è semplice da memorizzare, queste stradine sembrano tutte uguali…
La pasticceria nella piazza va benissimo per la colazione: mini cannolo e cappuccino. Il barista me lo ricordo bene, un signore gentile. Anche lui si ricorda e mi dice:
“Tu sei toscana…eri qui in estate giusto? Sei venuta a trovare i ragazzi? Ti piace proprio Corleone eh! Bentornata!” Si, sono io quella che aspettava dentro il tuo bar invece che alla fermata dell’autobus per non sciogliersi sotto i 50 gradi di questa estate e tu sei quello che mi ha dato gli orari delle corse e con cui parlai un po’.
Seconda tappa: edicola. Repubblica più 6 pacchetti di figurine per il mio Nino, il figlio di Franco della Cooperativa, con cui è nata una bella amicizia! L’idea è quella di andare in Villa (i giardini pubblici del paese) e mettersi a leggere su una panchina ma non faccio in tempo a sedermi che mi telefona Franco:
“Dove sei? Vieni nella piazza del Comune che c’è Dino”. Dino Paternostro è un uomo dalle mille attività: segretario della Camera del Lavoro, giornalista, scrittore, storico, consigliere comunale.Arrivo nella piazza e Dino, giacca e cravatta, è con altre due persone.
Ci salutiamo, è sempre gentilissimo con noi volontari. Uno dei due signori che sono con lui è un ex preside di una scuola superiore di Corleone e insieme mi invitano al bar, mi offrono un caffè, mi raccontano di come sono andate le commemorazioni per l’anniversario della morte di Placido Rizzotto e della manifestazione di Libera che si è svolta a Bari il giorno precedente. Incrociamo anche Pippo Cipriani (e la sua scorta), storico ex sindaco di Corleone che vive ancora sotto protezione per avere iniziato una vera lotta alla mafia subito dopo il periodo delle stragi. Discutiamo della Cooperativa e gli espongo le mie idee sulla necessità di differenziare i prodotti, di quello che secondo me sarebbe più utile, ci confrontiamo. Parliamo anche della scarcerazione di Giuseppe Riina e delle loro impressioni in proposito.
Così arriva l’ora di pranzo e chi trovo a casa di Franco? Suo fratello Salvatore!Salvatore è il mio contatto diretto con Corleone e la Cooperativa durante tutto l’anno, è il responsabile delle coltivazioni, un amico carissimo.
Dopo pranzo ho un appuntamento con i ragazzi di Dialogos ARCI: mi hanno mandato un sms, ci sono dei giornalisti francesi! Questi francesi sono un uomo e una ragazza, la quale parla un italiano perfetto. Si occupano di un programma televisivo che ogni puntata affronta un tema diverso, da quello che ho capito qualcosa di molto simile al nostro “Report”. Andiamo nella sede di Dialogos che è piena di copie del giornale che i ragazzi distribuiscono gratuitamente ogni 2 mesi alle edicole di tutto il paese.
Pensavo avrebbero fatto le solite domande tipiche di uno straniero che si aspetta coppole e lupare come nei film. In realtà facciamo una bella chiacchierata informale tutti insieme, conoscono abbastanza bene l’argomento anche da un punto di vista storico, lasciano parlare i ragazzi, fanno domande pertinenti. L’incontro è un appuntamento preliminare per quando verranno con le telecamere per preparare la puntata.
Quando i ragazzi di Dialogos accompagnano i giornalisti dal sindaco io torno in piazza dove ci sono Franco, Dino e Salvatore che mi aspettano. Ma dopo un po’ ecco di nuovo i francesi: li chiamo e gli presento i miei tre accompagnatori: 5 minuti e Salvatore fissa un appuntamento per il giorno successivo per portarli nel campo confiscato dove andremo a sistemare la vigna.
Dopo una pizza in un paese vicino con Salvatore e Mario (altro dipendente della cooperativa) torno a casa da Franco, dove alloggio: ci vuole un’altra bella dormita perché domani la sveglia è all’alba!
Laura
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