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Archivio per 15 Luglio 2008

Conosciamo meglio la storia di Peppino Impastato

Oggi siamo andati a lavoro molto presto nonostante abbiamo trovato un pulmino con una ruota bucata; comunque abbiamo risolto l’inconveniente per tempo e siamo riusciti ad arrivare a Corleone in orario per la partenza verso Cinisi, dove abbiamo fatto un incontro con Marina, una ragazza dell’associazione che gestisce la casa di Peppino Impastato. E’stato un incontro molto interessante, nel quale si è parlato prima della storia di Peppino, che come abbiamo detto ieri è uno dei due personaggi a cui sono dedicati i campi 2008, per poi parlare delle situazioni riguardanti le iniziative antimafia sia a Cinisi che a Corleone. E’ stato importante vedere tutti i volontari interessati e propositivi nonostante la fatica del lavoro in campagna e del viaggio.
La sera siamo arrivati a casa molto stanchi, e abbiamo trovato una sorpresa: Riccardo , un giornalista che rimarrà con noi anche domani, per poi scrivere un articolo sui campi.

Andremo sicuramente a letto presto perché domani ci aspetta l’ultimo (si spera) giorno a Canicattì…..

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Il mio viaggio continua…

E così cala la notte. Era da tanto che non stavo sveglio qui nella mia terra, nel mio paese, in questo balcone, a casa mia. Così tra una pagina e l’altra di Ken Follett, vengo colto dalla giusta ispirazione e decido di scrivere della mia esperienza lì in Toscana, quell’esperienza che mi ha cambiato la vita.
È meglio cominciare dal principio, se poi voglio trarre le mie conclusioni.
Il mio viaggio, nel senso puramente fisico di corpo che si muove, è iniziato il 23 giugno quando con i miei amici ho preso il treno che ci avrebbe trasferito da una realtà ad un’altra ben diversa; ma se devo dirla tutta il vero viaggio, quello che ha portato la mia mente a conoscere molti piccoli universi di un’unica realtà, è iniziato la sera del 24 giugno quando ho avuto l’occasione di ascoltare le parole di Fabio, il presidente del circolo Ho Chi Minh, parole che mi hanno scosso, che hanno mosso in me quella verità che in quei quindici giorni si è fatta sempre più evidente: “sta per iniziare qualcosa di nuovo!” .
E infatti così è stato.
 Nei giorni successivi ho scoperto cosa significa essere un volontario, quello che vuol dire lavorare senza avere alcun profitto personale se non quello di sentirsi utile agli altri, facendo qualcosa nel proprio piccolo: vendendo biglietti della lotteria, cercando di vendere più prodotti possibili di “Libera Terra” nel nostro stand, lavorando al ristorante o in pizzeria, senza volere nulla in cambio, anzi talvolta divertendoti e rendendoti conto che sono gli altri a darti qualcosa.
Così pensando, riflettendo e ponderando su quello che mi stava accadendo, su quella realtà che ormai avevo sotto gli occhi è cresciuta in me una grande ammirazione e stima nei confronti dei ragazzi della cooperativa Corleonese, che per tutto l’anno lavorano sui campi confiscati alla mafia, e nei confronti di quei volontari che passano l’estate ad aiutarli nel lavoro su quei campi. Insieme all’ammirazione e alla stima cresceva anche il bisogno di fare qualcosa per tutti loro, ed è per questo che ho preso tanto a cuore la raccolta viveri che abbiamo promosso lì alla “Coop” di Pistoia. In modo che quando i ragazzi verranno qui a Corleone, potrò dire di aver fatto anche io qualcosa; nel mio piccolo, ma la avrò fatta.
Come diceva la scheda che ho compilato prima di partecipare a questa esperienza, inoltre, quello fatto non era solo un campo di lavoro, ma anche di studio. E quale è il migliore studio se non quello che ti permette di  apprendere direttamente da fonti certe? Beh, è quello che ho avuto l’opportunità di fare! Infatti incontrando la signora Elisabetta Baldi, moglie del defunto Antonino Caponnetto (fondatore del pool antimafia di cui faranno parte Falcone e Borsellino), parlando con Giovanna Maggiani Chelli, una testimone della strage di via dei Georgofili, e conoscendo due vecchi partigiani, come Renzo Corsini e Alberto Magli, ho appreso molto di più di quello che mi insegnano a scuola. Questi insegnamenti rimarranno sempre insiti in me perché saranno accompagnati sempre nella mia mente al ricordo di due occhi lucidi, sognanti, innamorati pieni di rancore. Sguardi vacui, sfuggenti eppur pieni di significato. Ma soprattutto parlando con loro il più grande insegnamento tratto è che la mafia è anche cosa loro, non solo mia o del mio paese.
Così sono andato via dalla Toscana, e anche se il viaggio fisico è finito lo stesso non si può dire di quel viaggio secondario, eppure più importante del primo, che c’è ancora dentro di me e che dubito e spero non finirà molto presto. Ora che sono qui è difficile andare avanti, penso che mi servirà qualche altro giorno per metabolizzare il tutto, ma sono sicuro che non appena arriveranno i ragazzi che lavoreranno sui campi tutto andrà a vele spiegate verso una realtà da costruire tutta nuova e piena di sorprese. A volte ripensando a quei quindici giorni vengo colto da una strana sensazione di vuoto: è la mancanza di quella realtà di antimafia, di legalità, di riscatto che lì ho conosciuto e che in qualche modo voglio trasdurre anche qui.

Lo so che non sarà un impresa facile e che ci vorrà tempo, ed è per questo che sono felice di non essere solo. Insieme per LiberArci dalle Spine della Mafia. E come spesso qualcuno mi ripeteva: “Al lavoro e alla lotta”.

  

Andrea Accordino

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