Mercoledì 22 luglio, nello spazio antistante l’ostello della gioventù, a Pentedattilo, si è svolto il secondo laboratorio organizzato nell’ambito dei “Campi del Sole” dell’ARCI. L’ospite di turno è stato Mimmo Nasone, presidente del coordinamento reggino di Libera.
Nasone ha voluto iniziare il dibattito partendo da tre fatti di cronaca. Prima ha ricordato, nel giorno del diciassettesimo anniversario, il sequestro, terminato tristemente, di Lollo Cartisano ad opera della ‘ndrangheta. Il secondo episodio menzionato è stato l’uccisione di due rom nel comune di Scilla. La cultura radicata nelle popolazioni locali induce a considerare l’omicidio con indifferenza, come un fatto naturale, causato dalla condotta della vittima, che ha “meritato” una fine violenta. Infine, ha ricordato la morte di Ester Ada, la diciassettenne nigeriana incinta, morta sulla nave di immigrati bloccata tra le coste di Malta e Italia dalle dispute dei politici delle due nazioni.
I tre episodi rappresentano, rispettivamente, esempi di ‘ndrangheta, criminalità e politica. Comune denominatore la violenza. La logica di violenza, ha sottolineato inoltre Nasone, porta a giustificare certi comportamenti, così accade spesso che questi episodi si verifichino nell’indifferenza generale, vengano presto dimenticati, anche perché i mass media danno ad essi il rilievo desiderato dalla politica. In quest’ottica, il rifiuto di fare sbarcare gli immigrati sulle coste italiane (seppure – afferma Nasone – contrario alla Costituzione, alla Convenzione di Ginevra e alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo) è motivato dalla pericolosità sociale degli immigrati, dimostrata dai numerosi fatti di cronaca.
La risposta alla domanda di uno degli educatori presenti al campo, che ha lamentato l’assenza delle istituzioni, politiche e soprattutto religiose, che spesso vengono meno al loro ruolo, è stata, da parte del presidente di Libera RC, che la cattiva gestione del potere dipende anche dalla nostra indifferenza. A tal proposito, il parere quasi unanime è stato che l’impegno individuale non deve venir meno. Il presidente dell’associazione Pro-Pentedattilo ha affermato che la risposta alla corruzione non deve essere la rassegnazione, bensì l’indignazione.
Mimmo Nasone ha poi riportato la chiacchierata su dati concreti, evidenziando come la ‘ndrangheta sia ormai una multinazionale che opera in tutto il mondo usando anche sistemi tecnologici molto sofisticati per sfuggire alle intercettazioni. Un altro importante strumento della lotta alle mafie, vale a dire i collaboratori di giustizia, è invece contrastato dalle alleanze familiari che la mafia calabrese è stata capace di stringere. Ha spiegato come la ‘ndrangheta ha una forza pervasiva come l’acqua, capace di entrare dove ci sono delle crepe, senza far rumore. Ha mostrato, poi, la mappa della presenza delle famiglie mafiose in Calabria, a dimostrazione del gran numero di clan esistenti.
Quando un ragazzo ha chiesto quali sono gli “anticorpi” nella lotta alle mafie, pur rispondendo che non esistono ricette, ha indicato alcune parole chiave che favoriscono il diffondersi della cultura mafiosa: violenza, indifferenza, complicità, soldi e potere. Non bisogna essere troppo legati ai soldi e al potere, inteso come dominio sugli altri. C’è anche un linguaggio, un atteggiamento che si può definire mafioso, occorre destrutturare questi comportamenti per contrastare la ‘ndrangheta.
È importante, anche quando non ci sono i grandi numeri (che pure sono importanti) manifestare il proprio dissenso, coinvolgendo la gente del luogo. Per questo motivo il 27 luglio alle 19,00 è stato organizzato un incontro nella parrocchia di Scilla per riflettere sul recente fatto di cronaca citato.
La parola magica indicata da Don Ciotti, come cita Mimmo Nasone è semplicemente “e”, una congiunzione che mette insieme “io” e “altri”, l’importanza della condivisione degli obiettivi senza egocentrismo e senza aspettare che siano gli altri a fare il primo passo. L’impegno deve essere sistematico e graduale, senza scoraggiarsi se all’inizio si è in pochi.
Il terzo settore può servire da esempio, grazie anche a piccole esperienze come quelle dei campi di lavoro. I ragazzi provenienti dalla Toscana, ai quali è stato chiesto di chiudere la serata con le loro riflessioni, si sono detti contenti soprattutto della possibilità di contatto con i ragazzi reggini, che è già un piccolo passo avanti rispetto agli anni precedenti. In questa direzione, Francesca Laganà (presidente della Coop. Rinascita e vice presidente del Consorzio Terra del Sole) ha auspicato che nelle prossime edizioni siano presenti anche ragazzi di Melito P.S. e delle più immediate vicinanze, poiché ci si sta già impegnando per raggiungere questo obiettivo. In questo modo il confronto con i ragazzi che vengono da altre regioni sarà ancor più significativo, perché, come ha fatto notare uno dei ragazzi, i campi “servono a creare ponti, in un momento in cui tutti si impegnano a costruire muri”.
Commenti recenti