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Archivio per 12 Agosto 2010

Incontro con Roberto Puglisi

Corleone, 12 agosto 2010.

Sei e mezza pronti via…colazione ed ognuno a lavorare (chi a casa e chi sui campi)!

Tempi da pit-stop nei campi per i ragazzi costretti ai lavori forzati tanto che Franco verso le undici e mezza alla domanda: “E ora che fasemo?!” ha risposto “Bo ce n’andemo e ca’…“. Tornati dalla lunga e faticosa giornata lavorativa abbiamo intrapreso di nuovo il viaggio onirico verso la doccia ed il pranzo (azzarderei SACRO e LEGITTIMO) quest’ultimo ha prolungato direttamente il percorso verso il camposanto da quant’era buono.

Dopo il meritato pisolino post-pranzo il carissimo e pazientissimo Davide (che fa servizio civile e “sociale” nella cooperativa) ci ha accompagnato per un tour illustrativo dell’Animosas Civitas Corleonis  passando per il museo della proto e preistoria della città dalle cento chiese (da cui alcuni sono fuggiti per rifugiarsi nella cupola del museo mafia e anti-mafia, contenente più di 400 faldoni del maxi processo) e terminando la visita fra cannoli.

Dopo la scorpacciata è iniziata alle cinque e mezza siciliane (sei e mezza circa) l’incontro che prevedeva la presentazione del libro ”Era d’estate” di Roberto Puglisi che tratta dell’assassinio dei giudici Falcone e Borsellino visti attraverso gli occhi non convenzionali e non retorici delle persone vicine a loro e presenti a quei fatti. Rotto il ghiaccio Puglisi, che tra l’altro è un affermato giornalista, è stato sommerso da miriadi di domande che andavano dal tema  Falcone, Borsellino e Mafia fino a considerazioni sul governo del Caimano.

Dopo la luculliana cena (non ne possiamo proprio più, son troppo bravi questi dello S.P.I) con una mossa a sorpresa  che ci ha colti impreparati, sazi e quasi arrivati alle porte del Nirvana c’è arrivata la notizia/mazzata finale del  nostro prossimo destarsi prima dell’alba (più o meno alle cinque sperando nell’orario siciliano) per raggiungere il neo-campo di concentramento di Canicattì.

Ora vi salutiamo perché abbiamo deciso di affogare nell’alcol le piaghe che domani ci colpiranno (non a tutti però).

Saluntadovi dai campi di lavoro di Canicattì e Corleone,

vostri Damiano e Mattia.


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60 giovani “leoni”

DIARIO 12 AGOSTO

Tornano alle 12.45. Sudati, sfiniti, sporchi di verde. Qualcuno anche con dei graffi e delle escoriazioni superficiali sulle gambe. Ma sulle loro facce si legge la soddisfazione e l’orgoglio di esserci riusciti. Di aver riempito la loro mattinata con qualcosa di utile, che li ha fatti sentire parte di una comunità operosa. I 60 giovani “leoni” hanno impiegato la mattina sui campi, a posizionare le piantine di pomodori e a raccogliere quelli maturi. E’ un lavoro faticoso, ma lo prendono con il sorriso. Qualcuno ci rimane male perché molti pomodori sono marciti. Ma arriva subito la spiegazione di Salvatore, uno della Cooperativa, a dare sollievo. “Che i pomodori siano marci è il segno che la nostra è una coltivazione biologica, senza alcun conservante chimico. E’ normale che se ne trovino andati a male”. Salvatore spiega a tutti, me compresa che sono a digiuno di agricoltura, che la grande vittoria è poter coltivare i pomodori con le regole antiche della terra, togliendo le piantine e posizionandole in un altro punto e girandole rispetto al sole. “Il prossimo turno – aggiunge -, i ragazzi che arriveranno dopo di voi, ne potranno raccogliere anche 100 casse al giorno”. Con questa assicurazione, il lavoro prosegue sotto un sole a picco che sfinirebbe anche il più temprato degli abitanti dei continenti a sud del mondo. Ma i ragazzi scherzano e ridono. “Non pensavo fosse così dura, ma che bello riuscirci”, dice una biondina acqua e sapone. C’è chi ha dimenticato i guanti e si guarda le mani colorate di verde. Chi è diventato più abbronzato di una settimana passata in Sardegna. Chi strizza le magliette madide di sudore. Ma non ne trovi uno che si lamenti, che polemizzi o critichi. Lo spirito di gruppo è alto, coeso, effervescente. Una piacevole sorpresa, ma anche una conferma, per sfatare i luoghi comuni sui giovani ‘bamboccioni’, descritti troppo spesso come scontenti, piatti e svogliati. Solo un’oasi felice? No, credo che sia invece un esempio di come si possa credere e confidare in una società diversa, con valori ‘veri’ non sepolti sotto l’omologazione. Da qui arriva un monito a tutti i ‘soloni’ che pontificano solo sulla ‘peggio gioventù’, facendo emergere invece un altro volto dei giovani. Non un’eccezione, ma la normalità. Forse la “meglio gioventù”, di cui nei campi di lavoro se ne vede uno spaccato. Senza demagogia o retorica.

AnnaProf.

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Il valore di essere una cooperativa

Carissimi,  e,

come sapete io sono un fissato dell’organizzazione e dei numeri.
Ma quando in un incontro pomeridiano alle ore 18 , l’11 agosto a Corleone, in un campo di lavoro con 62 volontari ci ritroviamo a contare 86 giovani al di sotto dei 23 anni emerge con forza che probabilmente l’argomento di cui stiamo parlando è interessante!
Calogero ha narrato la storia della Cooperativa Lavoro e Non Solo, la sua promozione, nascita e consolidamento.
Le passioni, l’impegno, le difficoltà e il sacrificio dei soci lavoratori oltre alla condivisione che, in questi anni, in tanti hanno voluto esprimere e praticare.
Fare antimafia sociale attraverso lo strumento del lavoro e in questo caso nell’autorganizzazione cooperativo.
Da oggi avremo ogni giorno 2 diari: uno scritto dai volontari e l’altro da Anna, una Docente Universitaria, che è parte integrante del nostro Progetto Liberarci dalle Spine.

A noi piace molto essere osservati, narrati e criticati; moltissimi pensano che questo sia solo uno spazio mediatico per noi è invece un’opportunità che anche la scienza dello studio può e deve esercitare.

Questa mattina di nuovo alla raccolta dei pomodori sui terreni confiscati alle mafie,
mai dimenticarci che meno di 20 anni fa quei terreni appartenevano ai mafiosi corleonesi  e adesso sono liberi e ricchi di partecipazione popolare giovanile.

Oltre 60 anni fa erano luogo delle lotte dei contadini e dei braccianti contro gli agrari e i mafiosi adesso sono dello Stato e assegnati ad una Cooperativa Sociale Corleonese, ma come sempre precisa Calogero, sono terreni pubblici  che appartengono al Popolo Italiano!!

Vi è un cambiamento in corso nel nostro Paese, questo è solo un piccolo contributo ma concreto e vero!!

Maurizio Pascucci
Progetto Liberarci dalle Spine

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