Carissime, i,
vi invio un articolo pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno che parla anche della nostra esperienza!
Allego il volantino di un evento che si terrà prossimamente in Umbria.
Oggio è arrivato anche il diario di un gruppo di volontari che hanno continuato il loro impegno di testimonianza e di concretezza dopo la conclusione del campo di lavoro concluso a Canicattì.
Un saluto
Maurizio Pascucci
Progetto Liberarci dalle Spine
Gazzetta del Mezzogiorno
Vive la Sicilia dei cento passi
Di Bianca Tragni
Quanti sono in Sicilia i mafiosi e quelli che li aiutano? Tanti. E quanto sono in Sicilia i non-mafiosi che li combattono? Pochi. Questa è la convinzione comune e più diffusa. Ho fatto un viaggio diverso dal solito per verificarlo. Questo ne è il breve resoconto. Senza nulla togliere alle bellezze incomparabili della Sicilia, questo è un viaggio più bello. Lo consiglio a tutti. Eccone alcune tappe. PARTINICO. 30Km da Palermo, 30mila abitanti e una famiglia mafiosa celebre, i Fardazza-Vitale, campioni di illegalità, appropriatisi con la violenza (cioè sparando in fronte al legittimo proprietario) di un’intera zona chiamata Valguarnera, da dove gestivano col terrore tutto il circondario. Fra l’altro con lo spaventoso business dei cavalli da corsa: decine di stalle e maneggi abusivi, corse e scommesse clandestine e clandestine. Oggi quelle stalle sono sequestrate, i maschi della famiglia tutti arrestati, la boss che li aveva sostituiti, Giusy Vitale, ora sta parlando, è collaboratrice di giustizia. Merito sì delle forze dell’ordine e della magistratura; ma anche di un clima sociale diverso, fatto di scuole che cercano di educare alla legalità, di un Osservatorio per lo Sviluppo e la Legalità intitolato a quell’av vo c at o che ebbe una pallottola in fronte dai Vitale. E da Tele Jato. E’ una scalcinata tv locale che prende il nome dal vicino fiume Jato, dove Danilo Dolci cominciò la lotta alla mafia che assetava le terre, facendovi costruire una diga che irrigò tutti i campi circostanti. Tele Jato continua quella battaglia informando, denunciando, svelando, attaccando i mafiosi d’ogni rango: dai piccoli esattori del pizzo, alla superdistilleria inquinante di lady Bertolino, erede di una dinasty mafiosa. L’hanno intimidita questa piccola TV, l’hanno aggredita e perfino incendiata. Ma finora non l’hanno ammutolita. Pino Maniaci, il suo creatore, giornalista sui generis, ha ricevuto la solidarietà di molti personaggi illustri che sono andati a leggere personalmente il suo lungo telegiornale; ma lui a volte non riesce nemmeno a pagare le bollette della luce. E’ u n’antimafia minimale, povera, popolare e coraggiosissima. Va vista. CINISI. Qui Peppino Impastato contava i cento passi che separavano la sua piccola Radio Aut dalla casa del boss mafioso che poi lo fece fare a pezzi da un treno di passaggio, legandolo sui binari della ferrovia. Era il 9 maggio 1978, il giorno della scoperta del cadavere di Aldo Moro e nessuno pensò a quest’altro povero morto ammazzato; anzi i mafiosi ebbero buon gioco a farlo passare per un brigatista rosso suicida! Poi la tenacia della sua vecchia madre, degli amici e dei giudici fecero venir fuori la verità. E un grande regista ne fece l’ ottimo film “Centopassi” che ha fatto conoscere questa storia a tutti. A n ch ’io ho contato quei cento passi e sono arrivata di fronte al portoncino di un piccolo fabbricato a un piano sul corso di Cinisi. Tutto chiuso. Ho chiesto a una donna là vicino se quella era la casa del boss (all’ergastolo lui, sequestrata la casa). Non risponde, si stringe nelle spalle, mi guarda di traverso. Quasi di fronte c’è il balconcino della casa di Impastato con un lenzuolo steso con la scritta: “La mafia è una montagna di merda!”. Dentro ci sono libri, quadri, fotografie, attestati, la laurea post-mortem, giovani volontari, il volto di sua madre, la vecchina coraggiosa che ebbe uccisi prima il marito (perché non riusciva a ricondurre all’ordine mafioso quel figlio ribelle) e poi quel giovane figlio che con la sua Radio Aut attaccava continuamente il boss Badalamenti che stava a 100 passi da lui. Era un ragazzo coraggioso, sognava una società più giusta. Era un poeta: ha lasciato versi bellissimi. Da vedere. CORLEONE. La capitale storica della mafia, il regno di Giuliano, Riina, Provenzano, oggi è una città dalle 100 chiese che si pone come la capitale dell’antimafia. E’ la città di Antonino Jannazzo un sindaco giovane, semplice, tenace come i giovani che lo circondano. Ci riceve, anzi ci accompagna, su per un’irta stradina dov’è un museo? No, un laboratorio? No, un negozio? No, una galleria d’arte? No e si; è tutto questo insieme. Era la casa della madre di Provenzano, sequestrata per legge perché i Provenzano non hanno saputo dimostrarne il possesso legale. E’ adiacente alla casa del fratello. Insomma nel cuore del covo di tali banditi, questi giovani hanno il coraggio di fare una mostra di quadri di tutti gli episodi più eclatanti delle storie di mafia siciliana, proiettando su grandi schermi film e testimonianze di lotta alla mafia; vi saranno a breve i prodotti della cooperativa giovanile “Lavoro e non solo”, guidata da Calogero Parisi che coi beni sequestrati ai mafiosi dà lavoro ai disoccupati; con la collaborazione di altri giovani che vengono da tutt’Italia a fare campi di lavoro e stage. E poi libri, testi, documenti. Insomma un luogo di studio, riflessione, contemplazione (i quadri sono bellissimi), incontro. Un luogo di democrazia partecipata e di legalità testimoniata. Da vedere. La sera mi sposto a Siracusa al teatro greco: si rappresenta la tragedia di uno degli immensi eroi omerici. Ecco, mi dico, gli eroi greci sono usciti dalle pagine di Eschilo, Sofocle e Euripide e si sono sparpagliati in Sicilia, incarnandosi in piccoli grandi uomini come Peppino Impastato, Giovanni Falcone, Pino Maniaci, Antonino Jannazzo, Calogero Parisi. Nella semplicità del quotidiano, mostrano il coraggio leonino di sfidare il mostro. Un viaggio così in Sicilia va fatto: per vedere non solo le bellezze storico-artistiche di questa terra ma anche le bellezze civili di questo grande popolo.
www.biancatragni.it
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