Carissime, i,
vi invio una bellissima proposta pervenuta dal Circolo Arci Tematico di Serravalle Pistoiese “La Torre”.
Allego anche il comunicato stampa della Camera del Lavoro di Palermo sui Beni Confiscati.
Un saluto
Maurizio Pascucci
Progetto Liberarci dalle Spine
CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA DI PALERMO
“GIOVANNI ORCEL”
90133 Palermo – Via Giovanni Meli, 5 – Tel. 091 611.11.66 – Fax 091 589245
Palermo, 22 novembre 2010
Anche a Palermo i beni confiscati alla mafia devono servire a creare lavoro e sviluppo, piuttosto che scandali e clientele. È necessario che il consiglio comunale istituisca immediatamente una Commissione d’inchiesta ed APPROVI un apposito Regolamento.
«È necessario che il Consiglio Comunale di Palermo si riunisca in seduta straordinaria per intervenire sulla mala-gestione che l’Amministrazione ha fatto dei beni confiscati alla mafia, innanzitutto istituendo una Commissione Comunale d’inchiesta, che, a partire dai gravi fatti denunciati da “Striscia la notizia”, faccia chiarezza su come, da chi e per quale fine sono stati gestiti fino ad oggi i beni confiscati alla mafia», hanno detto Maurizio Calà, Segretario Generale della CGIL di Palermo e Dino Paternostro, Responsabile del Dipartimento Legalità della CGIL Palermo, nel corso della conferenza stampa, svoltasi stamani nella sede della Cgil di Palermo.
«L’iniziativa della Camera del lavoro di Palermo – ha sottolineato Luciano Silvestri, responsabile del Dipartimento “Sicurezza e Legalità” della Cgil nazionale – ha il pieno sostegno della Cgil Nazionale. I territori non possono essere lasciati soli. Vanno aiutati ad essere protagonisti. Le istituzioni in primo luogo devono coinvolgere in questa battaglia straordinaria il ruolo importante delle forze sociali e imprenditoriali. Dopo l’approvazione della legge n°50 del 31 Marzo 2010 con cui è nata l’Agenzia per la gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, il Governo Nazionale deve dare ora prova di impegno e di continuità, rendendo la legge realmente operativa.”
«In una città come Palermo che vive la tragedia della povertà e che ha un grande bisogno di servizi e di lavoro,” hanno aggiunto Maurizio Calà e Dino Paternostro, “è necessario che questo importante patrimonio, restituito alla collettività dal coraggio di chi ha dato per questo la propria vita, sia utilizzato, come prevede la legge, per aiutare i palermitani a tutelare i propri diritti e a liberarsi dal bisogno, che li rende schiavi della mala-politica e della mafia, che spesso vivono in simbiosi nella stessa palude e perseguono gli stessi fini».
Per evitare che continui questa gestione e per garantire regole, trasparenza e diritti, la Cgil chiede:
- che venga pubblicato sul sito ufficiale del comune di Palermo l’elenco completo dei beni confiscati e assegnati al Comune, distinti tra beni destinati e beni consegnati e, in quest’ultimo caso, specificando l’ente o l’associazione a cui sono stati consegnati;
- che il Consiglio Comunale elabori ed approvi in tempi rapidi un organico regolamento per l’assegnazione dei beni confiscati.
È incredibile, infatti, che a distanza di 14 anni dall’entrata in vigore della Legge n. 109/1996, il Comune non abbia un vero regolamento per l’assegnazione dei beni confiscati. Ed è scandaloso che a disporre discrezionalmente sull’assegnazione siano il sindaco e gli assessori con semplici determine.
È necessario anche che il Regolamento comunale preveda:
- l’istituzione di un apposito Ufficio per la gestione dei beni confiscati alla mafia, distinto dall’Ufficio patrimonio, affidato a personale che abbia le necessarie competenze tecnico-professionali;
- l’assegnazione dei beni sulla base della pubblicazione periodica di bandi;
- una Commissione Tecnica che, di volta in volta, esprima parere obbligatorio sull’assegnazione dei beni;
- l’individuazione di criteri oggettivi per la selezione dei soggetti assegnatari, che permettano di “certificare” la loro storia reale, l’attività svolta, l’affidabilità degli stessi e l’estraneità assoluta dei loro soci con vicende o soggetti riconducibili alla criminalità mafiosa;
- dare priorità nell’assegnazione dei beni a quei soggetti che presentano idee progettuali atte a garantire lavoro, sviluppo e servizi dall’uso dei beni confiscati, in attuazione della Legge 109/96.
Con una lettera firmata dal Segretario Generale, la Camera del Lavoro di Palermo ha chiesto formalmente un incontro al sindaco per avviare un confronto sul merito delle questioni.
Dal canto suo la Cgil Nazionale ha invitato il governo Nazionale a farsi promotore di un tavolo insieme alle forze sociali, in modo da mettere a fuoco i problemi e costruire tavoli tecnici per risolverli.
«Occorre costruire un quadro di garanzie Nazionali – ha spiegato ancora Silvestri – che siano di riferimento per l’attività territoriale. Con il sistema del credito, ad esempio, occorre definire una intesa nazionale circa l’erogazione dei finanziamenti alle aziende confiscate, rispetto alla quale essere poi operativi al livello locale. Così come occorre una norma specifica per garantire il sostegno al reddito a quei lavoratori che, trovandosi coinvolti nel sequestro e nella confisca di una azienda, devono subire il fermo della attività in attesa che il bene diventi nuovamente e pienamente operativo».
Tutti e tre i rappresentanti della Cgil, infine, hanno evidenziato come «il patrimonio sequestrato e confiscato in Italia rappresenta una risorsa consistente e quindi una opportunità per dare prospettive di lavoro legale, in un momento in cui il paese ha bisogno di rilanciare processi di sviluppo e di occupazione. La vicenda di Palermo può essere da esempio per tutti su come si possano correggere gli errori e passare da una mala gestione ad una strada che può essere virtuosa».
L’UFFICIO STAMPA
Cell. 338/6244405
Cell. 338/3858811
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