Carovana Internazionale Antimafie
Ventiseiesima tappa
Bardonecchia, Rivoli, Mocalieri, 27 marzo 2011.
Alle prime luci dell’alba scopriamo l’unica cosa legale che non ci piace: l’ora! Dopo le undici ore di viaggio della notte precedente avremmo preferito dormire più a lungo ma come si dice: occhi gonfi eppur bisogna andar. La giornata precedente è stata calda, solare e piena di incontri, motivo per cui, nonostante il tanto sonno, ci svegliamo tutti di buon umore. E poi c’è la promessa di un’ottima colazione, che ripetiamo a pochi minuti di distanza. Il primo caffè è l’occasione per salutare Marika, la referente di Libera della Val d’Aosta, fare con lei il punto della giornata precedente (bilancio più che positivo) e ringraziarla dell’ottima accoglienza riservataci. Un quarto d’ora dopo ci ripetiamo in albergo, una struttura sobria ma confortevole, peccato per l’umore grigio del suo personale.
Lasciamo Aosta e quel piccolo spicchio di primavera che lungo la strada ha l’aspetto di tanti fiori rosa (saranno di pesco?) e di mimose talmente cariche che vien voglia di fermarsi a rapirne il profumo.
La meta odierna Bardonecchia e con l’ottimismo dei viaggiatori contiamo di arrivare in tempo: cosa alquanto improbabile se si parte in ritardo e se c’è un radiatore dispettoso che perde acqua per strada. Acqua dall’auto e acqua sull’auto: la primavera sembra sospesa e così arriva la pioggia e poi la nebbia.
Arriviamo a destinazione purtroppo alla fine dell’incontro programmato con Giancarlo Caselli e Margherita Asta. Peccato davvero, quante cose ci hanno insegnato entrambi ogni volta che li abbiamo potuti ascoltare. Per fortuna c’è ancora il capo scout che sta facendo il suo intervento. Qui c’è un bene confiscato alla ndrangheta, un insediamento delle cosche calabresi dovuto alla illuminata scelta di confinare i mafiosi in queste terre. Il bene è stato assegnato all’Agesci e dopo i saluti e gli abbracci fra i carovanieri, l’amministrazione comunale e i tanti presenti, ci rechiamo presso il bene: tutti dietro lo striscione di carovana, c’è una foto da tramandare agli archivi.
Qui a Bardonecchia siamo nel punto più a ovest d’Italia, zona di confine, e si sente. Il Sindaco ci parla di un valico e di come, con un salto, si possa essere in Francia e, con un altro, rientrare in italia. E il pensiero va subito a quei viaggiatori che attraversano il Mediterraneo, sbattuti su barche di legno da spietati trafficanti di uomini oltre che dalla politica ostile di questo Occidente ottuso. A ovest, se sei europeo magari ti basta un saltello, a sud se non lo sei è necessario un triplice salto mortale. Ma questi sono pensieri che nascono ogni volta che ci si avvicina al confine.
Lasciamo Bardonecchia, dopo una breve sosta per il pranzo in una Boissons ricoperta di neve, diretti a Rivoli, liceo Darwin. Sotto la pioggia incontriamo i genitori di Vito Scafidi, ucciso dal crollo di un soffitto mentre era a scuola.
Ucciso dall’incuria e da un tradimento. Perché di fiducia tradita si tratta, i ragazzi di tutta Italia, ogni giorno, entrano nelle scuole e si fidano, credono di essere in un posto sicuro, si sentono protetti da queste stanze di prima cittadinanza. Conoscono lo Stato in queste strutture e si fidano i ragazzi. Ma le scuole in Italia crollano: a Torino, a San Giuliano di Puglia, a L’Aquila. Crollano per un terremoto anche quando non dovrebbero, perché ristrutturate da poco, crollano per un soffio di vento, crollano per la scelta, tutta politica, di risparmiare sui fondi per l’edilizia scolastica, di fare gare al ribasso. E queste scelte accompagnano il soffio del vento che fa venire giù il soffitto del Darwin o il movimento della terra che trema sotto LAquila.
A L’Aquila ci hanno consegnato una lettera da destinare alla famiglia di Vito. I giovani genitori sono carichi di lacrime e di dignità, c’è forza ma anche il timore di non farcela. Negli occhi della mamma di Vito, molto documentata sul sistema dell’edilizia scolastica in Italia, c’è un dolore immenso, c’è la sfiducia nel sentirsi italiana, c’è la sensazione di ripiegare (in Italia ciascuno combatte la sua piccola guerra). Ben presto per, quei suoi profondi occhi chiari, gli stessi che vediamo nella grande immagine di Vito esposta sulle inferriate del Liceo, si riaccendono e ancora una volta la memoria si fa impegno. Finchè ce la facciamo, andiamo avanti ci dice. L’abbraccio con Margherita Asta, che in un agguato di mafia diretto al Giudice Palermo ha perso, per una tragica fatalità, la mamma e due fratellini, è il senso più bello che si possa dare a questa giornata.
Ci siamo avvicinati ad una seconda frontiera oggi pomeriggio, quella di un Italia che confina con l’indecenza e la vergogna che, come fossero mare, circondano questo nostro paese ogni volta che un calcinaccio viene giù in una qualsiasi scuola. Non basterà un semplice saltello per rientrare da questo confine.
La carovana, per, ha scelto di viaggiare da LAquila a Torino per ribadire che vogliamo un Italia unita ma anche solidale, nella lotta alle mafie, all’ingiustizia, all’insicurezza sociale; sappiamo di accogliere nuovi compagni di viaggio: a Corleone il 4 giugno, c’è una storia da ricordare.
Casa Acmos, dove i carovanieri passeranno la notte, è invece una bella storia torinese, un rifugio dalla pioggia certo, ma anche il posto migliore in cui far riposare l’anima in una giornata divisa fra malinconia e la voglia di continuare a lottare per i nostri diritti.



















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