giovedì 23 maggio 2013   | intoscana.it
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Seminari della legalità In Toscana

Carissime,i,

vi invio i diari di Elena e Marco, due giovani volontari che hanno concluso il primo campo di lavoro a Corleone.

Allego le schede dei Seminari della legalità democratica organizzati in Toscana a Cecina, (29 giugno-2 luglio) Mulazzo (28-31 luglio) e Serravalle Pistoiese (20 giugno – 2 Luglio).

programma sintesi Serravalle Pistoiese

Modulo d’ Iscrizione 2011

Mama AFRICA

Laboratorio meeting Antirazzista

In tutti e tre gli eventi affronteremo azioni di infiltrazioni mafiose nel Centro Italia declinati ai settori dei beni confiscati, il lavoro minorile e il caporalato.

Rimaniamo in attesa delle domande di iscrizioni,

un saluto

Maurizio Pascucci

Coordinatore Progetto Liberarci dalle Spine

Arci

da Elena di Grosseto

Il nostro volo non ha subito ritardi o dirottamenti a differenze dei nostri amici fiorentini che sono atterrati a Catania per i forti venti presenti all’areoporto di Palermo… ma questo non è stato un caso.

Infatti abbiamo saputo che l’areoporto di Punta Raisi è stato costruito in una zona non idonea, poichè a ridosso del mare e di una montagna. In quel punto si formano venti molto forti, pericolosi per i velivoli.

Indovinate chi ha voluto ciò? I mafiosi, che così possono controllare facilmente i traffici di droga sia aerei che marittimi.

Il nostro campo era composto da un gruppo proveniente da Amelia (Tr), uno da Firenze e l’altro da Tavarnelle, inoltre abbiamo avuto le illustre presenze del sindaco di San Casciano e quello di Tavarnelle.

Dopo un lesto pranzo alla sede della Cooperativa Lavoro e non solo, ci siamo recati alla casa di Peppino Impastato. Io non sapevo molte cose di lui, ma quando quando ho varcato la soglia di quella semplice abitazione ho provato subito una forte emozione e un nodo alla gola mi ha accompagnato per tutto il tempo che sono stata lì, l’emozione è crescente ascoltando il racconto della vita di Peppino e incontrando sua cognata, che ci ha detto quanto ancora oggi sia difficile per loro chiamarsi “Impastato”. Molta gente del paese è solidale con la famiglia ma ha ancora paura ad esporsi e a dichiarare le proprie idee.

Io non credevo alle mie orecchie, non pensavo che nel 2011, ci fosse acora tanta paura e omertà nei confronti dei mafiosi e che alcune persone devono stare attente ai loro comportamenti e atteggiamenti. Sembrava che i muri, i pavimenti e tutta l’aria lì intorno parlassero delle sofferenze e del coraggio di chi ha abitato quell’appartamento.

Un altro momento toccante è stato quando Davide ci ha parlato di Bernardino Verro, un giovane sindacalista che si è battuto per i diritti dei contadini della zona, aiutandoli ad organizzarsi in un movimento, denominato fasci siciliani che aveva come scopo di lottare contro i soprusi e le angherie dei latifondisti. Bernardino ebbe vita breve fu catturato e ucciso dei mafiosi corleonesi e di lui non si seppe più niente. Finalmente il giorno del lavoro nei campi ci ha permesso di toccare con mano l’operato della cooperativa.

Ognuno di noi era veramente importante su quel campo e ogni singola erbaccia estirpata ci ha reso soddisfatti per il contributo offerto, anche se era una goccia nel mare, ma si sa il mare è formato da gocce.

Elena

da Marco da Gavorrano

Ritorno a Corleone dopo 4 anni non più da dirigente politico, ma da privato cittadino con la mia compagna, per onorare una veccha promessa fatta ai soci della cooperativa Lavoro e non solo.

Quante cose sono cambiate a Corleone in questi anni la vecchia palestra allestita con le brandine della protezione civile ha lasciato spazio ad una bella e accogliente casa Caponnetto, ricavata dalla abitazione dei nipoti di Totò Riina, e il vecchio e fatisciente appartamento dei Provenzano, dalla quale ero partito dal campo di 4 anni fa, senza luce e senza acqua, ha lasciato spazio ad un moderno e colorato museo dell’antimafia. Mi fa piacere l’evoluzione e lo sviluppo di questo progetto con l’entusiasmo, le forze ed energie nuove come quelle della sezione soci soop di Amelia o quelle rinnovate dei compagni del circolo Arci di Tavarnelle con il loro sindaco insieme a quello di San Casciano.

Per me il campo di lavoro è stato un momento importante, non tanto per la visita a Cinisi, o a Portella della Ginestra, che aveva già fatto e pur mi riservano sempre un’emozione particolare, quasto per rinnovare un impegno, una condivisione di un percorso già iniziato, che ritrovo sempre con passione. Da membro della “società civile” ogni giorno sono “libero” di scegliere da che parte stare e ogni giorno mi azo e scelgo la parte che promuove la giustizia, l’equità e la cooperazione. Proprio quest’ultimo valore sento forte nelle mattine stanche e nebbiose della Corleone che sembra aver dimenticato la primavera, un valore speciale, perchè raro nell’operato di alcuni uomini politici (come il nostro Presidente del Consiglio) e di alcuni amministratori, tra i quali anche qualcuno che proviene da quella parte politica più vicina alle mie idee e al mio sentire (come il sindaco di Firenze Matteo Renzi). Non sono capaci di cooperare, di ascoltare, di condividere, ma vanno avanti con il loro incedere altezzoso e spocchioso di chi nella vita non ha nulla da imparare, per inseguire un interesse che è soltanto il proprio individuale e non delle istituzioni che dovrebbero rappresentare.

Io credo che la categoria dell’”uomo solo al comando” contro tutto e tutti, se mai sia esistita (si pensi al celebre passaggio di borraccia tra Coppi e Bartali), non è più applicabile neanche nello sport, dove l’importanza della squadra è decisiva, figuriamoci nella società e nella politica, dove è necessario condividere, unire, aggregare in una parola cooperare, proprio come ci insegnano Bernardo, Calogero, Mario, Franco, Salvatore, Leoluca, Gino e tutti gli altri soci della cooperativa “Lavoro e non solo” coadiuvati da tutti i volontari del progetto LiberArci dalle spine, il coordinatore, gli amici del Arci di Corleone, Dino Paternostro e tutti quelli che sono coprotagonisti dei campi, consapevoli di avere ognuno uno specifico ruolo e uno specifico compito nella scacchiera dell’antimafia, chi pedone, chi torre, chi alfiere, per corroborare ognuno con le sue caratteristiche, con le proprie unicità a difendere la fragilità, la lentezza, ma anche l’importanza decisiva del Re – legalità. Ritorno a casa con questo bagaglio, insieme ad un pò di sole sulla pelle e a qualche kilo in più per la cucina squisita di Lina.

A presto.

Marco

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