Occhi lucidi, lacrime che rigano il volto, voce spezzata: così si sono presentati a noi, aprendoci i loro cuori, i familiari di alcune vittime della ‘ndrangheta calabrese. Teatro di questi incontri, posti ad intervallare una lunga, ma appagante marcia, è stato l’Aspromonte, con tappa finale alla tomba di Lollò Cartisano, sequestrato ed ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1993, la cui salma è stata ritrovata solo nel 2003 grazie alla lettera di un pentito e all’intervento della polizia.
Proprio lì, abbiamo ascoltato le parole della figlia di Cortisano ed anche l’intervento di Suor Caterina, collaboratrice per due anni di Don Pino Puglisi, ed sempre lì è stata celebrata una messa commemorativa da Don Ciotti.
Nei discorsi fatti sono emersi chiaramente coraggio, caparbietà, grandissima ed esemplare forza d’animo e speranza, non limitate alla sola retorica, ma volte a spronare noi tutti all’azione.
Nessuno di noi, ha detto Don Ciotti, è chiamato ad indossare i panni dell’eroe, ma dobbiamo tutti mirare ad essere uomini autentici e giusti, proprio come Cartisano, Tizian, Gatto, e tutte le altre persone che hanno saputo dire NO alla mafia, i quali, venendo privati della loro vita, paradossalmente hanno donato a noi la vita.
Claudia e Giorgia

















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