martedì 18 giugno 2013   | intoscana.it
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Archivio per la categoria 'studio'

Siamo in tanti!

Ci siamo svegliati: ma quanti cavolo siamo stamattina?

Ah già, sono i nostri compagni dell’associazione “Amici di Angelo Frammartino”, che oggi ci accompagnano non adeguatamente attrezzati – purtroppo per loro – nel lavoro sui campi per la raccolta dei pomodori. Il loro entusiasmo e la nostra efficienza ci portano a finire il lavoro in un batter d’occhio, infatti alle 11 siamo già di ritorno, cogliendo di sorpresa il “gruppo cucina”.

La fantastica pasta con le sarde di Lina è protagonista assoluta del pranzo imbandito per 60 persone.

Questa è la giornata dedicata a Pio La Torre, senatore del PCI impegnato nel movimento pacifista contro l’istallazione dei missili a Comiso e promotore della legge sulla confisca dei beni ai mafiosi.

Alle 16 appuntamento per vedere insieme il documentario sulla sua vita, che sarà seguito dal dibattito “Pace e Legalità, e l’impegno della Fondazione Angelo Frammartino in ricordo di Pio La Torre”. Prima che il video finisca SORPRESA! Entra Rita Borsellino nell’incredulità generale, provocata anche dalla semplicità con la quale si muove in casa.

Dopo il filmato ci organizziamo per l’incontro con Sergio Bassoli della Fondazione Frammartino, Antonio Riolo della Cgil Sicilia, Anna Bucca, i due coordinatori, Marta e Andrea, e Rita.

Andrea presenta la sua prima esperienza del campo trasmettendoci l’entusiasmo che l’ha portato a ripeterla; Marta, tirata in causa da Andrea, condivide con noi il percorso che l’ha portata dalla strage di via D’Amelio ad un impegno e ad una partecipazione concreta a fianco della cooperativa Lavoro e non solo.

Sergio Bassoli ci comunica la sua grande emozione di trovarsi con noi a lavorare sulle terre confiscate qui a Corleone, e in particolare in questa casa appartenuta ai nipoti di Riina, nonostante il suo lavoro di cooperazione internazionale lo abbia portato a vivere a diretto contatto con esperienze forti.

Antonio Riolo ci racconta di aver vissuto in prima persona la stagione delle lotte operaie e contadine guidate da Pio La Torre e che la sua vita è rimasta profondamente segnata da quest’omicidio, avvenuto nel giorno del suo compleanno.

Nel silenzio più assoluto Rita inizia a parlare di mafia e antimafia in un modo del tutto originale, come è del resto lei. Ci ringrazia della concretezza di quest’esperienza, che le ridà slancio e forza nei momenti in cui la motivazione diminuisce. Ci spiega poi come i suoi incontri con le associazioni e le scuole, iniziati negli anni immediatamente dopo le stragi, le sembrassero dapprima cosa diversa dalla politica, e di come si sia resa conto in un secondo momento che queste due dimensioni vadano saldate e portate dentro le istituzioni, nonostante questo possa provocare un profondo senso di solitudine quando ci si accorge che la politica rimane ancora invischiata dentro le segreterie dei partiti. Rimasta delusa dall’impossibilità di esprimersi attraverso questo modello e ritenendo che l’antipolitica altro non sia che la richiesta dal basso di una maggiore partecipazione, Rita ha ritenuto necessario dare una risposta a questa esigenza irrinunciabile dando vita ad un’associazione socio-politica che convogli le diverse espressioni della società civile: nasce così “Un’altra Storia”.

Altro aspetto su cui Rita si sofferma è il ruolo della Chiesa nella lotta alla mafia; infatti avrebbe tutte le potenzialità per un intervento incisivo sulle coscienze, limitandosi spesso a beatificare dopo la morte quei religiosi impegnati su questo fronte ostacolati quando erano vivi.

Prendendo spunto da una domanda di una volontaria corleonese che pone l’accento sul ruolo dell’informazione, che non rappresenta affatto le realtà positive diffuse sul territorio, Rita sottolinea l’importanza per ciascuno di noi di farsi portatore e moltiplicatore di legalità e  di giustizia sociale, in modo da permeare progressivamente la società nella vita di ogni giorno.

Rita sperimenta tutto questo da anni incontrando soprattutto studenti, a partire perfino dalle scuole materne, rendendosi conto che il messaggio risulta tanto più credibile quanto più vengono presentate delle esperienze di vita.

 A questo proposito Rita critica la proposta del Ministro dell’Istruzione di istituire un’ora settimanale di educazione alla legalità: il rischio è infatti che se ne occupino persone poco preparate o poco coinvolte, e che come tutte le cose imposte piuttosto che impegno diventino abitudine.

Ci ha sorpreso il fatto che Rita abbia non solo rifiutato la presidenza della Commissione Parlamentare Antimafia regionale – impedendo di fatto la sua costituzione – ma abbia addirittura presentato un disegno di legge per la sua abrogazione, basandosi sul fatto che le commissioni antimafia delle precedenti legislature o non si erano neppure riunite o non avevano prodotto neanche una relazione, sia essa di maggioranza o di opposizione.

La sensazione che ci ha trasmesso è quella di una persona profondamente genuina.

Crediamo che scrivere tutti i nostri pensieri dopo quest’incontro sia impossibile, ma almeno una parola da ciascuno di noi Rita la merita:

Forza, Entusiasmo, Coraggio, Passione, Determinazione, Ammirazione, Forza di volontà e Impegno fattivo, Coerenza, Fiducia, Semplicità, Solarità, Saggezza, Serietà, Correttezza, Rigore, Gioia, Speranza, Disponibilità, Sorriso, Emozione, Giustizia, Donna brillante, Carica, Stabilità.

Non perdiamo la speranza,
continuiamo nel cammino,
proseguendo con costanza
insieme a Rita Borsellino.” (by Miriam e Vale)

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Dagli arancini alla legalità: una gita molto istruttiva

Alcuni stralci dal diario collettivo che gli alunni della IIA dello Scientifico “Carlo Lorenzini” di Pescia hanno scritto durante la visita di istruzione in Sicilia che ha avuto luogo dal 26 aprile al 2 maggio. 

27 aprile
(…) arrivo alla stazione di Palermo

(…) Sapevamo che fuori dalla stazione ci avrebbero atteso alcuni della cooperativa Lavoro e non solo, ma con grande sorpresa li abbiamo trovati proprio in cima ai binari. Quando Luca li ha salutati ed abbracciati abbiamo capito che erano loro. Delusione! Fuori non abbiamo trovato il pullman come sapevamo. Abbiamo visto tre pulmini e ci siamo rimasti male. “Per il primo trasferimento” abbiamo pensato ed invece quei pulmini  sarebbero stati i gioiosi compagni di tutto il nostro soggiorno in Sicilia. Non ci è voluto molto per superare la delusione e pensare che ci avrebbero permesso una maggiore confidenzialità, anche se non eravamo tutti insieme. Ma ci spiavamo dai finestrini e spesso ci saremmo sentiti orgogliosi di guidare la breve fila.
Pochi minuti di viaggio e ci siamo fermati a lato di un bellissimo parco verde sul mare dove vedevamo bambini giocare a pallone. Ci siamo incamminati a piedi verso una trattoria, che aveva tanti posti fuori: li abbiamo occupati quasi tutti ed in breve si è alzato un forte vocio ben distinguibile nel silenzioso dopo pranzo di questa domenica già calda. Mentre un cameriere impazziva a prendere le nostre ordinazioni, Miriam, Bernardo, Mario e Luca parlavano ad un estremità del tavolo e i prof rilassavano la loro stanchezza in mezzo a noi. Sono arrivati arancini, davvero buoni che sono andati a ruba. Alcuni hanno voluto assaggiare anche panini un po’ strani per il desiderio di sperimentare una novità assoluta. Non sono piaciuti molto e gran parte di essi sono rimasti nei piatti. Non sono mancate patatine e panini con mozzarella e pomodori, ma gli arancini hanno fatto proprio la parte del leone. Davvero squisiti.
Un venditore di rose, di quelli che sentono subito l’odore dei turisti, si è avvicinato al nostro tavolo ed ha cominciato cercando di convincere qualcuno di noi ad acquistare ed a regalare una rosa. Eravamo quasi riusciti a respingere le sue insistenze, quando Mateo preso da una inattesa galanteria, ha voluto regalare ad ogni ragazza ed alla professoressa una rosa. Non sono valse a nulla le espressioni di incredulità ed i tentativi di dissuaderlo, ormai le rose erano acquistate con grande soddisfazione del venditore, che ha voluto regalarne qualcuna anche lui!

  (…) …dopo la visita a Monreale

Si faceva tardi e ci aspettavano ancora quasi due ore di viaggio prima di arrivare a Corleone. Siamo saliti sui pulmini e via, diretti alla casa che ci aspettava. La meraviglia per la scoperta di un paesaggio verde tenero con macchie colorate, ampi spazi intervallati ogni tanto da case è stata sopraffatta dalla stanchezza e diversi di noi, nonostante la musica messa da Mario o le parole di Miriam, dopo un po’ sono caduti in un sonno profondo, terminato solo in prossimità di Corleone.

La casa dei fratelli Riina, ecco, qui soggiorneremo” ci ha detto Miriam. Abbiamo guardato davanti a noi ed abbiamo visto una casa che sembrava come tante, una vecchia casa del centro storico di una antica città. Entrati e salite le scale ci sono state assegnate le camere: il piano terra, non ancora sistemato, era lasciato libero, poi …un piano per le femmine ed uno per i maschi. Insomma la casa dentro era enorme e rimessa tutta a nuovo. “ Noi la  inauguriamo!” ha detto Luca. “ Certo” – ha aggiunto Miriam “ è stata assegnata alla cooperativa solo nell’autunno scorso ed è stata rimessa a nuovo completamente dagli uomini della cooperativa, Mario, Franco, Bernardo…vi hanno lavorato fino ad ieri sera! 

28 aprile
(…) è appena terminata la visita  alla Valle dei templi di Agrigento

L’emozione era ancora grande quando siamo saliti di nuovo sui pulmini. Mezz’ora di viaggio ed eccoci nelle campagna intorno a Canicattì, di fronte ad un grande vigneto. Nello spiazzo davanti al capannone che accoglie attrezzi di lavoro e il raccolto del grano a giugno ci fermiamo e Miriam ci spiega come si è giunti alla legge  del 7 marzo 1996 con cui i beni confiscati alla mafia vengono assegnati o a cooperative che risultino “pulite” o ad enti pubblici. E’ un cammino difficile perché, dopo che è stato appurato che i certi beni sono stati acquisiti attraverso azioni mafiose, passano dai tre ai quattro anni ed altrettanti, anche più, prima che vengano assegnati. Se si tratta di terre queste divengono incolte e tornare a renderle produttive è duro e faticoso. I mafiosi giocano molto su questi  tempi lunghi perché vogliono mostrare che quelle terre rendevano di più, e davano lavoro, quando erano in mano a loro. Così cercano di ritardare il più possibile l’assegnazione prima, il ritorno alla produttività dopo. La terra che avevamo davanti è stata assegnata alla cooperativa Lavoro e non solo da tre anni; la cooperativa, aiutata da giovani volontari, che durante l’estate vengono da tutta la Toscana, ha piantato viti e lo scorso agosto è stata fatta la prima vendemmia. Ma diverse sono state le intimidazioni dalle piccole piantine divelte due anni fa, ad attrezzature incendiate, ad un cane morto appeso alla porta del capannone in segno di monito.

Un venticello leggero sfiorava i nostri volti, mentre il sole già bruciava e le parole di Miriam prima e Luca poi, uno dei volontari dello scorso anno, si imprimevano fortemente dentro di noi. Guardavamo la vigna, guardavamo i volti orgogliosi e silenziosi di Bernardo e Mario, che fumava una sigaretta dietro l’altra.

Quest’anno quella vigna avrebbe dato un primo vero raccolto, ma l’incertezza non dipendeva solo dal tempo e lo sapevano. “La vostra presenza qui” – dice decisa Miriam “ è molto importante, così come quella dei giovani durante l’estate. Il mafioso difficilmente compie delle intimidazioni quando sono presenti persone non del posto e non direttamente coinvolte nell’azione che intendono punire. E poi il mafioso ha una terribile paura: che si parli della Sicilia, di queste terre, di ciò che qui avviene, fuori dalla Sicilia”.

In silenzio, piuttosto emozionati da quello che avevamo visto ed udito, siamo saliti sui pulmini e via, di nuovo. Ci siamo trovati, poco dopo, alla cantina, anche noi a dare il nostro contributo: abbiamo caricato le scatole del primo vino ottenuto dal vigneto visitato poco prima. Così, se qualcuno aveva dissodato la terra, altri piantato le viti, altri ancora sarchiati e puliti i solchi, ancora altri vendemmiato lo scorso agosto e portata l’uva alla cantina, ora ecco che il vino era pronto e noi lo avevamo caricato sui pulmini per essere destinato alla distribuzione. Che orgoglio! Matteo, Serena B., Mateo, Metello con un’improvvisata ed efficiente catena hanno svuotato i pancali e riempito i pulmini.

Le casse di vino vengono caricate sui pulmini

I ragazzi della II A scientifico “Carlo Lorenzini” di Pescia

  

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Un’iniziativa su Pio La Torre

Care ragazze e Cari ragazzi,
il 10 luglio con inizio la mattina alle 09.30 nella sede della CGIL Toscana, in Via Pier
Capponi, 7 a Firenze, ci sara’ la prima iniziativa del Progetto Giovani del quale ti
abbiamo gia’ parlato.
Il progetto ha l’obbiettivo ambizioso, ma praticabile, di creare una scuola di formazione
sociale per la legalita’, la sicurezza e la solidarieta’ sociale.
Con lo stesso spirito con cui abbiamo aderito e promosso i campi di lavoro sui terreni
confiscati alla mafia insieme ad Arci e alla cooperativa “Lavoro e non solo”, vogliamo
ricordare la figura di Pio La Torre in modo che diventi patrimonio anche delle giovani
generazioni.
Pio La Torre da dirigente sindacale e da uomo politico ha speso la sua vita i difesa dei piu’
deboli, per combattere la mafia, contro la speculazione edilizia e contro ogni abuso.
La mattina del 30 aprile 1982 era in macchina insieme a Rosario Di Salvo. Alla macchina
si affiancarono due moto di grossa cilindrata: alcuni uomini mascherati con il casco e
armati di pistole e mitragliette spararono decine di colpi contro i due politici. Pio La Torre
morì all’istante mentre Di Salvo ebbe il tempo per estrarre una pistola e sparare alcuni
colpi.
L’omicidio fu rivendicato dai Gruppi proletari organizzati. Dopo nove anni di indagini, nel
1991, i giudici del tribunale di Palermo chiusero l’istruttoria rinviando a giudizio nove boss
mafiosi aderenti alla Cupola di Cosa Nostra. Nel 1992, un mafioso pentito, Leonardo
Messina, rivelo’ che Pio La Torre fu ucciso su ordine di Toto’ Riina, capo dei corleonesi,
a causa della sua proposta di legge che introduceva il reato di associazione mafiosa, ed una
norma che prevedeva la confisca dei beni ai mafiosi.
Ricorderemo la figura di Pio La Torre, a 25 anni dalla morte, proiettando un film
documentario prodotto dalla RAI e parlando di lui con Vito Lo Monaco Presidente del
Centro Studi Pio La Torre, Salvatore Calleri Presidente della Fondazione Antonino
Caponnetto e il nostro Segretario Generale Luciano Silvestri.
Ti Aspettiamo.
I Segretari: Franca Cecchini – Emanuele Berretti

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Un saluto da Corleone: “Un’esperienza dura, ma unica”

Corleone, 30 giugno

Dopo una serata passata all’insegna di una cena decente a base di arancini “siculi” e pizza, ci svegliamo un’ora dopo il solito con il sole gia’ alto, poiche’ il programma prevedeva una gita turistica delle bellezze di Palermo e dintorni. Arrivati li’ il professore di storia dell’arte della Siracuse University, Ally ci ha fatto da guida mostrandoci in poco tempo a nostra disposizione il piu’ possibile, cosi’ abbiamo fatto un breve excursus dalla Zisa alla Martorana.
Finito il giro riprendiamo al volo il pullman e andiamo a dritto a Monreale, dove visitiamo la famosa cattedrale di Cristo Pantocrate, vista per la prima volta nei libri di storia.
Li’ abbiamo bivaccato in giardino, all’ombra di enormi alberi che ci hanno rinfrescato la consueta pennichella del dopo pranzo, necessaria visti i ritmi inconsueti.
Svegliati di soprassalto data l’ora ripartiamo per Segesta, dove a bocca aperta, un po’ per il caldo un po’ per lo stupore, ammiriamo i capolavori dei nostri “vecchi amici greci” che ci hanno lasciato qualcosa di piu’ di qualche semplice pietra. Durante il viaggio di ritorno ci ricordiamo che la sera stessa dobbiamo fare la festa di “addio” per i nostri ospiti americani cosi’ con un paio di telefonate ci organizziamo per la musica e per tutto quello che ci vuole per divertirsi. La festa va a gonfie vele oltre a noi e ai nostri ospiti americani vengono anche i ragazzi corleonesi, conosciuti i giorni prima e cosi’ festeggiamo tutti insieme 3 culture differenti che si incontrano e che tralasciano le differenze che ci impone la societa’, ma accomunati dallo stesso desiderio quello di poter cambiare qualcosa anche noi nel nostro piccolo con la nostra zappa in mano. La notte e’ ancora giovane per noi instancabili sognatori, non bastandoci le 4 ore “striminzite” per notte qualcuno di noi decide di dormire ancora meno, sperimentando tutti i modi possibili per svegliare il malcapitato compagno di turno. Infine alle prime luci dell’alba tutti dormiamo con un unico pensiero, la durezza e l’unicita’ di questa esperienza.

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Un’infusione di energia da Peppino Impastato

Corleone, 24 giugno

Oggi possiamo finalmente riposarci godendo a pieno le bellezze della Sicilia: e’ domenica e il programma prevede una felice mattinata al mare. Con noi ci sono gli altri cinque volontari fiorentini che abbiamo gia’ visto piu’ volte e che oggi riusciamo a conoscere a fondo, scherzando e discutendo con loro.
Un rapido pranzo al sacco in spiaggia chiude quest’allegra mattinata e ci introduce al programma pomeridiano: visita a Cinisi e alla Casa di Peppino Impastato. Qui incontriamo tre suoi vecchi compagni. Con le immagini del film “I cento passi” ancora ben vive nelle nostre teste, chiediamo di raccontarci piu’ ricordi possibili su Peppino. Poi percorriamo insieme i cento passi che dividono la sua casa da quella del boss locale Tano Badalamenti, i cento passi che danno il nome al film a lui dedicato.
Torniamo a Corleone felici di essere qua e pronti a lavorare di nuovo, non e’ tanto la stanchezza che se ne e’ andata, quanto il desiderio di cambiare qualcosa che ci hanno trasmesso Peppino e i suoi compagni. Tutto questo ci infonde energia per continuare il nostro lavoro.
Anche la serata con cena alla pizzeria passa in un clima piacevole. Al nostro gruppo di sono aggiunti alcuni ragazzi dell’ARCI locale e Dino Paternostro, Segretario della Camera del Lavoro di Corleone.
Insieme salutiamo Matilde che dopo piu’ di una settimana in Sicilia torna a Firenze.

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