Ci siamo svegliati: ma quanti cavolo siamo stamattina?
Ah già, sono i nostri compagni dell’associazione “Amici di Angelo Frammartino”, che oggi ci accompagnano non adeguatamente attrezzati – purtroppo per loro – nel lavoro sui campi per la raccolta dei pomodori. Il loro entusiasmo e la nostra efficienza ci portano a finire il lavoro in un batter d’occhio, infatti alle 11 siamo già di ritorno, cogliendo di sorpresa il “gruppo cucina”.
La fantastica pasta con le sarde di Lina è protagonista assoluta del pranzo imbandito per 60 persone.
Questa è la giornata dedicata a Pio La Torre, senatore del PCI impegnato nel movimento pacifista contro l’istallazione dei missili a Comiso e promotore della legge sulla confisca dei beni ai mafiosi.
Alle 16 appuntamento per vedere insieme il documentario sulla sua vita, che sarà seguito dal dibattito “Pace e Legalità, e l’impegno della Fondazione Angelo Frammartino in ricordo di Pio La Torre”. Prima che il video finisca SORPRESA! Entra Rita Borsellino nell’incredulità generale, provocata anche dalla semplicità con la quale si muove in casa.
Dopo il filmato ci organizziamo per l’incontro con Sergio Bassoli della Fondazione Frammartino, Antonio Riolo della Cgil Sicilia, Anna Bucca, i due coordinatori, Marta e Andrea, e Rita.
Andrea presenta la sua prima esperienza del campo trasmettendoci l’entusiasmo che l’ha portato a ripeterla; Marta, tirata in causa da Andrea, condivide con noi il percorso che l’ha portata dalla strage di via D’Amelio ad un impegno e ad una partecipazione concreta a fianco della cooperativa Lavoro e non solo.
Sergio Bassoli ci comunica la sua grande emozione di trovarsi con noi a lavorare sulle terre confiscate qui a Corleone, e in particolare in questa casa appartenuta ai nipoti di Riina, nonostante il suo lavoro di cooperazione internazionale lo abbia portato a vivere a diretto contatto con esperienze forti.
Antonio Riolo ci racconta di aver vissuto in prima persona la stagione delle lotte operaie e contadine guidate da Pio La Torre e che la sua vita è rimasta profondamente segnata da quest’omicidio, avvenuto nel giorno del suo compleanno.
Nel silenzio più assoluto Rita inizia a parlare di mafia e antimafia in un modo del tutto originale, come è del resto lei. Ci ringrazia della concretezza di quest’esperienza, che le ridà slancio e forza nei momenti in cui la motivazione diminuisce. Ci spiega poi come i suoi incontri con le associazioni e le scuole, iniziati negli anni immediatamente dopo le stragi, le sembrassero dapprima cosa diversa dalla politica, e di come si sia resa conto in un secondo momento che queste due dimensioni vadano saldate e portate dentro le istituzioni, nonostante questo possa provocare un profondo senso di solitudine quando ci si accorge che la politica rimane ancora invischiata dentro le segreterie dei partiti. Rimasta delusa dall’impossibilità di esprimersi attraverso questo modello e ritenendo che l’antipolitica altro non sia che la richiesta dal basso di una maggiore partecipazione, Rita ha ritenuto necessario dare una risposta a questa esigenza irrinunciabile dando vita ad un’associazione socio-politica che convogli le diverse espressioni della società civile: nasce così “Un’altra Storia”.
Altro aspetto su cui Rita si sofferma è il ruolo della Chiesa nella lotta alla mafia; infatti avrebbe tutte le potenzialità per un intervento incisivo sulle coscienze, limitandosi spesso a beatificare dopo la morte quei religiosi impegnati su questo fronte ostacolati quando erano vivi.
Prendendo spunto da una domanda di una volontaria corleonese che pone l’accento sul ruolo dell’informazione, che non rappresenta affatto le realtà positive diffuse sul territorio, Rita sottolinea l’importanza per ciascuno di noi di farsi portatore e moltiplicatore di legalità e di giustizia sociale, in modo da permeare progressivamente la società nella vita di ogni giorno.
Rita sperimenta tutto questo da anni incontrando soprattutto studenti, a partire perfino dalle scuole materne, rendendosi conto che il messaggio risulta tanto più credibile quanto più vengono presentate delle esperienze di vita.
A questo proposito Rita critica la proposta del Ministro dell’Istruzione di istituire un’ora settimanale di educazione alla legalità: il rischio è infatti che se ne occupino persone poco preparate o poco coinvolte, e che come tutte le cose imposte piuttosto che impegno diventino abitudine.
Ci ha sorpreso il fatto che Rita abbia non solo rifiutato la presidenza della Commissione Parlamentare Antimafia regionale – impedendo di fatto la sua costituzione – ma abbia addirittura presentato un disegno di legge per la sua abrogazione, basandosi sul fatto che le commissioni antimafia delle precedenti legislature o non si erano neppure riunite o non avevano prodotto neanche una relazione, sia essa di maggioranza o di opposizione.
La sensazione che ci ha trasmesso è quella di una persona profondamente genuina.
Crediamo che scrivere tutti i nostri pensieri dopo quest’incontro sia impossibile, ma almeno una parola da ciascuno di noi Rita la merita:
Forza, Entusiasmo, Coraggio, Passione, Determinazione, Ammirazione, Forza di volontà e Impegno fattivo, Coerenza, Fiducia, Semplicità, Solarità, Saggezza, Serietà, Correttezza, Rigore, Gioia, Speranza, Disponibilità, Sorriso, Emozione, Giustizia, Donna brillante, Carica, Stabilità.
“Non perdiamo la speranza,
continuiamo nel cammino,
proseguendo con costanza
insieme a Rita Borsellino.” (by Miriam e Vale)

















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