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Archivio tag per 'omicidio'

Prima destinazione: Malvello

Canicattì, 20 settembre 2010

Oggi sveglia alle 5 e partenza per Corleone, molti di noi non c’erano mai stati,
avevano sentito i racconti su casa Caponnetto, i terreni, il Laboratorio…
La prima destinazione è stata Malvello, la vigna del Nero D’Avola, nella quale abbiamo lavorato coi soci della cooperativa fino al pomeriggio (con un intermezzo di anellini al forno “da Lina”).
Poi a casa Caponnetto, doccia e visita al Laboratorio della Legalità: bene confiscato a Bernardo Provenzano e radicalmente cambiato in un solo anno da casa che ospitava i ragazzi dei campi ad interessantissimo luogo di condivisione dei percorsi di legalità.
Dopo una breve ma coinvolgente visita siamo ripartiti per Canicattì, ci aspettavano al Circolo Samarcanda i compagni dell’Arci per l’inaugurazione di una mostra fotografica su storie di rifugiati politici e un lauto aperitivo.
Domani parteciperemo alla commemorazione dell’omicidio di Rosario Livatino.

Buona notte

Giulia

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La nostra seconda “ricca” giornata

Corleone, 8 settembre 2010.

La seconda giornata di lavoro nei campi è stata anche oggi produttiva e soddisfacente, il risveglio delle 6,00 è sempre un po’ traumatico ma la grinta di tutti noi supera ogni ostacolo!!!

Il campo di Pietralunga si mostra nella sua distesa immensa di pomodori e appena arrivati non esitiamo nel darci da fare…ci attrezziamo di cassette e divisi in coppie ci immergiamo nella raccolta.

La mattinata trascorre serenamente e la vicinanza nella raccolta permette di condividere le proprie esperienze e origini con gli amici della coooperativa e dello SPI. Una piacevole colazione spezza la mattinata e carichi di energia riprendiamo con entusiasmo il nostro lavoro fino all’ultima cassetta carica di pomodori!!

Tornati a casa ci aspettano come sempre un pranzetto  e i calorosi volontari che ruotano intorno al progetto della cooperativa.

Il pomeriggio si apre con un interessante itinerario attraverso le strade corleonesi, soffermandoci in particolar modo nel luogo dell’omicidio di Bernardino Verro, dirigente contadino e successivamente sindaco di Corleone assassinato dalla mafia il 3 novembre 1915.

Dopo questa prima tappa ci dirigiamo presso il centro siciliano di preistoria e protostoria, dove ammiriamo i resti archeologici ritrovati nelle zone del corleonese, posti ricchi non solo di storie mafiose ma di fiorente cultura. Rientrando a casa ci ritroviamo in gruppo insieme al presidente Calogero Parisi della cooperativa “Lavoro e non solo”e alla presidente dell’Arci Sicilia che ci raccontano come all’interno del contesto storico, politico e sociale siciliano degli anni 90 si verifica un rinnovamento nel pensiero e nel tessuto sociale fino alla nascita di un movimento antimafia, che ha incoraggiato e favorito la fondazione della cooperativa, alla quale vengono affidate le prime terre confiscate alla mafia nel territorio corleonese.

Concludiamo la nostra ricca giornata con la visione del film “I cento passi”, girato nella vicina Cinisi, ci fa conoscere la storia di Peppino Impastato, un giovane ragazzo che negli anni ’70 decide di ribellarsi al sistema mafioso di cui la sua famiglia faceva parte; il finale del film ci lascia un po’ l’amaro in bocca di fronte alla triste consapevolezza di una mafia spietata.

Comunità il Doccio di Bientina


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Omicidio a Corleone

Carissimi, e,

questa mattina è giunta una brutta notizia da Corleone.
Ieri pomeriggio è avvenuto un omicidio in prossimità di Borgo Schirò, località da molti di noi ben conosciuta in quanto là vi è la strada che porta alla Loc. Malvello, dove vi sono alcuni terreni confiscati alle mafie e assegnati alla Cooperativa Lavoro e Non Solo.
Su quei terreni vi è il nuovo vigneto che produce il vino rosso NACA.
Qui sotto vi riporto la notizia dell’ ANSA.

Un saluto

Maurizio Pascucci
Esecutivo Arci Toscana

11 gennaio, 18:43
(ANSA) – PALERMO, 11 GEN

Omicidio nel corleonese, sicari lo hannno raggiunto in auto.
Il fratello nel ‘97, vittima della lupara bianca
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Un uomo di 72 anni, Nicolo’ Romeo, e’ stato assassinato lungo la strada provinciale tra Corleone e Monreale (Palermo).
La vittima,e’ stata affiancata dagli assassini mentre era alla guida dell’auto.I killer gli hanno sparato al volto con un fucile.
La presenza del cadavere all’interno della macchina e’ stata segnalata con una telefonata anonima.
Il fratello, nel 1997 venne fatto sparire col metodo della lupara bianca. Sull’omicidio indaga la dda di Palermo.

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Don Ciotti ha ricordato il corleonese Rizzotto

Sono passati 60 anni dall’assassinio del giovane sindacalista Placido Rizzotto, ucciso dalla mafia perchè voleva solamente il rispetto della legge e cioè l’attuazione dei decreti Gullo che dava la possibilità ai contadini di ottenere attraverso le cooperative i terreni incolti e malcoltivati. Rizzotto fu uno dei tanti della lunga strage iniziata nel 1947 con la strage di Portella delle Ginestre. Un attacco della mafia insieme alla classe economica degli agrari e della classe politica della Democrazia Cristiana. Rizzotto portava avanti questa lotta contro questi poteri e per questo motivo fu eliminato il 10 marzo del 1948. Il 10 marzo 2008 l’ARCI, la CGIL, il Comune di Corleone e Libera l’hanno voluto ricordare con una grande giornata. La mattinata è iniziata davanti al busto di Placido Rizzotto, a Piazza Garibaldi, dove sono state poste le corone d’alloro. Emozionante è stata non solo la partecipazione delle quinte classi della scuola elementare, ma anche le poesie lette proprio da alcuni alunni. In tarda mattinata nell’Istituto comprensivo Don G. Colletto si è svolto l’incontro, con gli studenti, per ricordare Rizzotto. Si è iniziato con la proiezione di una puntata del documentario Blu Notte di Carlo Lucarelli e Giuliana Catamo proprio su Placido Rizzotto. Oltre a descrivere benissimo la figura del sindacalista ha fatto emergere la struttura economica degli anni 50 e la mafia corleonese. Nessuno fu condannato attraverso la solita formula di moda in quegli anni: “assolti per insufficienza di prove”. Dopo i saluti dalla dirigente scolastica Maria Bellavia, il coordinatore Dino Paternostro, segretario della Camera del Lavoro di Corleone, ha dato la parola agli importanti relatori. Il Sindaco di Corleone Iannazzo ha detto che ricordare un cittadino come Placido Rizzotto è un onore. Rizzotto è stato ucciso per un’idea, non importa il colore politico. Ma il Sindaco ha voluto anche ricordare il piccolo Letizia che è stato ucciso perchè ha visto l’assassinio di Rizzotto, mentre accudiva il suo gregge. Poi ha detto: “è possibile che questa città ancora saluti con riverenza? Corleone è ad un bivio o fa come Placido Rizzotto e portiamo avanti le nostre idee o ci facciamo condizionare. Inoltre oggi abbiamo il dovere di ricordare Rizzotto che è ancora giù nella foiba.” Ha inoltre rimarcato il suo impegno affinché si dia a Rizzotto una degna sepoltura. Il secondo intervento è stato della Presidente dell’Arci Sicilia Anna Bucca che ha detto: “dove non è arrivata la giustizia deve arrivare la memoria, per questo noi diciamo che la memoria costruisce il futuro. Per l’Arci la memoria è importante”. Il segretario della Camera del Lavoro di Firenze Mauro Fuso ha ricordato il legame che è nato negli anni tra Corleone, Firenze e la Toscana. Poi il grande momento atteso da tutti e cioè che prendesse la parola Don Luigi Ciotti dell’associazione Libera. Ha ricordato con commozione le poesie lette dai bambini davanti al busto di Rizzotto e poi ha riportato le parole del giornalista Pippo Fava, anch’esso vittima di mafia, che diceva: “a che serve esser vivi se non si ha il coraggio di lottare”. Ha raccontato il suo viaggio per arrivare a Corleone descrivendo il paesaggio stupendo. Guardando il verde ha pensato che si possono strappare tutti i fiori ma nessuno può impedire che la primavera ritorni. La mafia ha strappato tanti fiori ma non potrà impedire la primavera. Ha ricordato che Placido Rizzotto oggi rivive con i prodotti della cooperativa intitolata proprio a lui. I prodotti di questa cooperativa sono venduti in tutta Italia, prodotti che provengono da quelle terre per cui Rizzotto ha lottato e perso la vita. “Il filosofo Bobbio dice che la democrazia vive di buone leggi e di buoni costumi. Noi non possiamo chiedere allo stato di più se noi non facciamo di più. Placido ha permesso di costruire questa speranza”. Lo storico Giuseppe Carlo Marino ha raccontato lo scenario generale che stava dietro alle lotte contadine e cioè le lotte per la terra che poi hanno portato alla Riforma Agraria. Ma ha sottolineato come l’intreccio mafia-politica c’era negli anni 60 come c’è ancora oggi. Ha chiuso l’incontro Andrea Gianfagna della Fondazione Di Vittorio che ha parlato di Placido Rizzotto come sindacalista. Poi ha lanciato questo messaggio: La lotta alla mafia parte dalla coscienza di non delegare ad altri, ma dall’impegno di elaborare progetti”. Anche il Consiglio Comunale ha voluto nel pomeriggio ricordare solennemente Placido Rizzotto con una seduta straordinaria del Consiglio Comunale convocata dal Presidente del Consiglio Mario Lanza. Una giornata importante per un anniversario importante di un corleonese che a differenza di altri si è battuto affinchè i poveri contadini potessero avere un pezzo di terra e quindi acquistare la propria dignità di persone e non di semi schiavi. Un corleonese che non faceva parte dei corleonesi della mafia ma dell’antimafia. Perchè Corleone è stata forse sì la capitale della mafia ma anche dell’antimafia e noi non ci stancheremo mai di dire siamo onorati di essere corleonesi perché abbiamo avuto uomini come Rizzotto e Verro, ma che non sono i soli.

(Giuseppe Crapisi della redazione di Dialogos)

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