sabato 25 maggio 2013   | intoscana.it
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Ricette di carnevale: Il berlingozzo

Oggi è Giovedì Grasso e un vecchio detto recita: ”Berlingaccio, casca l’asino nel motaccio” quanto mai attuale per questa giornata: umida, piovosa e piena di “mota”, ovvero fango.

La tradizione toscana vuole che oggi si mangi il Berlingozzo, antichissimo dolce, già presente all’epoca di Cosimo I  in tutta il Granducato, con nomi e preparazioni diverse da luogo a luogo.

Il termine, in uso sin dal Quattrocento, sembra derivi dalla parola “Berlingaccio”  che a sua volta trarrebbe origine dal tedesco “bretling” (tavola), ma usata popolarmente proprio per intendere il Giovedì Grasso e la consuetudine di darsi alle abbondanti libagioni, annaffiate da un buon vin santo…un boccone tira l’altro, un bicchiere tira l’altro…ed è l’atmosfera del Carnevale.

Ingredienti:

gr.        300      farina

gr.        170      zucchero

n.         4          uova

n.         1          bicchiere latte freddo

n.         3          cucchiai olio extra vergine d’oliva

scorza grattugiata limone

n.         1          bustina lievito per dolci

Montiamo  i tuorli d’uovo con lo zucchero poi uniamo tutti gli altri ingredienti. Per ultimo aggiungiamo delicatamente gli albumi che avremo montato a neve.

Prepariamo una teglia, possibilmente a ciambella con il buco nel mezzo, la imburriamo leggermente e la infariniamo. Distribuiamo l’impasto e inforniamo per 30 minuti a 180 ° forno tradizionale.

E’ una preparazione semplicissima, appartiene alla categoria dei pani dolci della quale è ricca la cucina toscana che eccelle, come abbiamo già detto  altre volte, in prodotti semplici ottenuti con alimenti “poveri” ma gustosi e di sicuro effetto.

Abbiamo alleggerito la preparazione sostituendo il burro con l’olio e riducendo un po’ la quantità di zucchero.

Buon appetito e…. buon giovedì grasso!

Le polpette di carnevale

Considerando che siamo nel pieno del carnevale e che, ci divertiamo sempre tanto durante questo periodo (siamo fra i fan ufficiali del carnevale di Viareggio, per dire, non ce ne perdevamo nemmeno una corsa quando eravamo tutti un po’ più “giovani”), abbiamo deciso di regalarvi tre ricette interamente dedicate a questo momento dell’anno, fatto di scherzi ma anche di riflessioni.

Le polpette di Carnevale sono una ricetta classica della cucina pratese, non ne esiste  una versione esclusiva, probabilmente come tanti piatti della tradizione popolare ogni famiglia ha la sua versione e non si conosce quella originale.

Parlando di polpette abbiamo scoperto che già c’era la loro presenza nei ricettari dei cuochi rinascimentali, che avevano avuto la brillante idea di utilizzare gli avanzi di carni varie dai banchetti dei signori tritandoli e impastandoli e poi friggendoli, tutto questo esclusivamente per alimentare la servitù. Fu poi compresa la loro bontà e divenne cibo prelibato anche per la nobiltà.

Pellegrino Artusi, nel suo libro “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, dà una spiegazione a suo modo poetica  della loro realizzazione

Questo è un piatto che tutti lo sanno fare cominciando dal ciuco, il quale fu forse il primo a darne il modello al genere umano … “

Sempre l’Artusi riporta poi la ricetta che è notevolmente simile alle tante ricette diffuse sul territorio pratese  e si dilunga nella spiegazione della forma da dargli  “Formate tante pallottole del volume di un uovo, schiacciate ai poli come il globo terrestre “.

La ricetta che abbiamo rielaborato proviene da un “ricordo” d’infanzia della nostra cuoca “capo” : appena arrivata a Prato, immigrata come tanti altri(in questo caso dalla bellissima Romagna), si trovò circondata da vicini amorevoli e tipicamente pratesi che in qualche modo la viziarono  a suon di piatti tipici e il caso volle che il trasloco avvenisse ai primi di febbraio, quindi in pieno periodo carnevalesco e che, il primo piatto che le offrirono furono queste deliziose polpette di carnevale.

Ingredienti:  100 g. carne cotta , generalmente lessa

1         fetta prosciutto crudo  magro

1     uovo

Parmigiano – pappa di pane – uva passa – pinoli – noce moscata – sale e pepe q.b. –pan grattato

Tritiamo la carne insieme al prosciutto. In una ciotola amalgamiamo le carni con l’uovo, la pappa di pane  (ottenuta cuocendo una bella fetta di pane toscano nel brodo e poi strizzata bene) il parmigiano  (2 cucchiai), l’uva passa, i pinoli. Regoliamo di sale e pepe.

Dovremmo ottenere un impasto abbastanza sodo che permetta di creare le nostre polpette. (Noi teniamo di scorta una patata o due lesse, in modo che se l’impasto è troppo morbido le aggiungiamo >>tra l’altro alcune ricette riportano proprio come ingrediente delle patate lessate )

Formiamo le polpette, a noi piacciono abbastanza piccole, ma qui ognuno si può sbizzarrire come vuole.

A questo punto interviene la nostra modifica sostanziale alla ricetta : invece di friggerle le andiamo a cuocere in forno.

Bagniamo leggermente di olio extra vergine di oliva le polpette poi le passiamo nel pan grattato e le disponiamo su una piastra coperta di carta da forno.

Inforniamo a 200° forno tradizionale per 10 minuti, le giriamo e facciamo finire la cottura per altri 10 minuti.

Sono ottime calde ma deliziose anche fredde.

Si possono accompagnare con salsa di pomodoro oppure con verdure varie.

Buon appetito e…. buon divertimento!

Crostini toscani: il sugo di fegatini

Quando si parla di antipasto in Toscana è quasi sottinteso che si parli di crostini di fegatini, detti anche crostini neri, che generalmente accompagnano un piatto di affettati misti rigorosamente toscani : finocchiona, salame toscano, prosciutto crudo, soppressata…

Sono conosciuti anche come crostini toscani, proprio per ribadire questo esplicito legame territoriale.

Di ricette per questo sugo ne esistono una infinità, praticamente ogni famiglia ha la sua, tramandata da anni e, spesso variata in virtù di esigenze o gusti personali.

All’elenco vogliamo aggiungere anche la nostra versione “light”, ottenuta fondamentalmente eliminando completamente olio e/o burro dalla preparazione. Possiamo comunque garantire che il risultato è ottimo : sono buoni e leggeri.

Ingredienti:

gr.   300     fegatini di pollo

n.     1           cipolla

n.     2           cucchiai capperi

n.      1          cucchiaino  di pasta d’acciuga

n.      1          bicchiere vino

n.      1          bicchiere brodo (vegetale o carne )

sale e pepe q.b.

Tritiamo la cipolla e la mettiamo in un tegame con due cucchiai di brodo, la facciamo asciugare quasi del tutto e poi ci aggiungiamo i fegatini che abbiamo nel frattempo lavato e ripulito di ogni parte grassa o altro.

Lasciamo colorire qualche minuto a fuoco dolce, sempre mescolando in modo che non si attacchi, poi ci aggiungiamo il vino e lasciamo cuocere a tegame scoperto fintanto che quest’ultimo non  è evaporato.

La tradizione consiglia di tritarlo con il coltello o la mezzaluna, ma a noi piace molto cremoso e preferiamo passarlo al passaverdure: è un lavoro un po’ più lungo, ma si ottiene una consistenza uniforme e morbida.

Rimettiamo nel solito tegame aggiungendo il brodo rimasto e facciamo cuocere a fuoco dolce, mescolando. Nel frattempo abbiamo tritato finemente i capperi e li andiamo ad aggiungere insieme alla pasta d’acciughe nel tegame dei fegatini (la tradizione parla di acciughe, ma noi ci siamo fatte guidare dalla praticità ed utilizziamo la pasta d’acciughe che ha anche il grande vantaggio di non avere lische).

Qualche minuto di cottura, regoliamo di sale e pepe e il nostro sugo è pronto.

I crostini classici si preparano spalmando uno strato di sugo su fette di pane toscano, al naturale oppure tostato. Noi consigliamo di non abbondare sulle dimensioni delle fette, più sono sottili e più si apprezza il condimento.

Nella nostra famiglia usava fare le fette di pane bagnate nel brodo di carne o vegetale, su un solo lato sul quale si stendeva uno strato di sugo e a piacere anche una spolverata di formaggio grattugiato.

Era sicuramente un modo intelligente e gustoso di usare il pane raffermo.

Buon appetito!

Strozzapreti o gnudi alla toscana

La ricetta degli strozzapreti alla toscana detti anche gnudi (è facile capire il perchè di questo nome, in quanto si tratta dell’impasto dei ravioli senza la sfoglia, mentre non vogliamo approfondire il primo nome da cosa derivi!) si può adattare bene a chi ha necessità di un’alimentazione ipocalorica e senza grassi.

Ingredienti (4 persone)

gr.  350  bietola lessata

gr.  250  ricotta di mucca magra

n.          2  uova

gr. 60 parmigiano grattugiato

farina q.b.

noce moscata

sale e pepe q.b.

Laviamo bene e lessiamo la bietola (dobbiamo considerare che il calo in cottura è di circa il 10% > quindi per averne 350 grammi di verdura cotta ne puliamo circa 400 grammi di quella cruda).

La stringiamo molto bene per eliminare tutta l’acqua e la uniamo in una ciotola alla ricotta, anche questa sgrondata della sua acqua il più possibile, al parmigiano, alle uova, sale e pepe quanto basta e noce moscata, secondo il proprio gradimento (a noi piace e ne abbiamo messo due cucchiaini).

A questo punto aggiungiamo la farina, per quanto ne richiede l’impasto, vale a dire iniziamo da una cucchiaiata ed aumentiamo fin quando non otteniamo una

consistenza che ci permetta di prelevarne delle  piccole quantità che faremo rotolare nella farina, dandogli la forma di piccoli cilindretti.

Bisogna fare molta attenzione in questa operazione, in quanto l’infarinatura forma una specie di “camicia” ai nostri strozzapreti, che fa sì che in cottura non si sciolgano.

Li prepariamo e li mettiamo a riposare su una carta da forno, spolverata con farina di semola, per qualche ora.

Li lessiamo in acqua bollente, alla quale aggiungiamo un cucchiaino di olio, avendo cura di metterne piccole quantità ogni volta e di toglierli dalla pentola appena vengono a galla. Li mettiamo a scolare e poi impiattiamo e li condiamo semplicemente con parmigiano oppure con una salsina di pomodoro, rigorosamente preparata senza olio in cottura .

Come dicevamo è un piatto che nasce “dietetico”, ma noi lo abbiamo ulteriormente alleggerito riducendo le uova e utilizzando della ricotta vaccina, prodotta da un caseificio amico, particolarmente magra.

Esistono tante versioni di questa ricetta, tante curiosità e aneddoti che noi abbiamo raccolto su un altro nostro blog.

Se ne volete sapere di più, cliccate qua!

Buon appetito!

Arrosto di maiale

Alzi la mano chi, fra voi che leggete, ha mangiato almeno una volta l’arrosto fatto dalla nonna, la Domenica a pranzo.

Immaginiamo che sarete in tantissimi!

Bene, quello che vi presentiamo è l’arrosto della domenica “tipica” in Toscana. Chissà, magari vi rievocheremo ricordi di infanzia…

Ingredienti

1               filetto di maiale 700-800  grammi

gr. 200  cime di rape

1               bicchiere di vin santo

1               bicchiere di vino bianco secco

2              cucchiai uvetta

1              cucchiaio di pinoli

2              fette di prosciutto crudo magro.

sale e pepe q.b.

brodo vegetale  q.b.

Puliamo le cime di rapa e le facciamo lessare a vapore per pochi minuti ( 4-5 minuti). Contemporaneamente mettiamo a mollo le uvette in un bicchiere di acqua calda.

Poniamo il filetto che abbiamo fatto aprire a libro dal nostro macellaio, con la parte interna appoggiata sul tagliere, (quindi rimarrà all’esterno del nostro arrosto arrotolato)  condiamo con sale e pepe e ci distribuiamo le rape cotte , l’uvetta (che nel frattempo si è ammorbidita e la stringiamo bene per eliminare acqua) e  i pinoli.

Arrotoliamo la carne, la avvolgiamo con le due fette di prosciutto crudo e la leghiamo con dello spago da cucina.

In una teglia mettiamo due-tre cucchiai di brodo vegetale, facciamo riscaldare e poi ci andiamo a mettere il nostro arrosto, lo facciamo rosolare girandolo spesso, fino a quando la superfice esterna si colora uniformemente e si forma una leggera crosticina.

A questo punto aggiungiamo un bicchiere di vin santo e lo facciamo sfumare a fuoco abbastanza vivace, sempre girando spesso. Successivamente aggiungiamo il vino bianco secco quindi a fuoco dolce e con coperchio lasciamo cuocere per 40-50 minuti, girando spesso e aggiungendo qualche cucchiaiata di brodo per mantenere il fondo di cottura consistente.

Prima di affettare l’arrosto lo lasciamo riposare per 15-20 minuti .

Il nostro intervento in questa ricetta è consistito in tre tappe fondamentali:

  • abbiamo dimezzato la quantità di uvetta e pinoli,
  • sostituito la pancetta con il prosciutto crudo magro
  • eliminato completamente l’olio per la cottura.

Buon appetito!

La mela ripiena cotta in forno (la mela cotta)

Il profumo delle mele cotte in forno rievoca in molti di noi, soprattutto in chi è cresciuto in campagna, ricordi di forni o stufe a legna e dell’immancabile teglia di mele che andava cuocendosi lentamente, sfruttando il calore residuo, generalmente a fine giornata o addirittura durante la nottata.

Come di tutte le preparazioni “popolari”, anche di questa ce ne sono infinite varianti.

A noi piace in particolar modo quella che andiamo a proporvi per vari motivi: si può renderla light senza guastarne gli equilibri e, si può benissimo considerarla un ottimo fine pasto, un dessert leggero e gustoso.

Rispetto alla ricetta della nostra famiglia abbiamo ridotto notevolmente la quantità di zucchero ed eliminato la marmellata che si univa al ripieno.

Ingredienti:

1  mela a persona

1 arancia

1 cucchiaio di uva passa a persona

2 cucchiai di pinoli

1 cucchiaio di cannella in polvere

1 cucchiaio di zucchero ogni mela

2  bicchieri di vin santo

Mettiamo l’uva passa a mollo nel bicchiere di vin santo, per 15-20 minuti.

Nel frattempo  provvediamo a togliere il torsolo interno alle mele  con l’apposito utensile oppure con un coltellino ben affilato. Prepariamo una teglia da forno e posizioniamo sul fondo delle fette di arancia, su cui andiamo ad appoggiare le mele in modo che il fondo venga tappato dall’arancia.

Scoliamo l’uva, ma non gettiamo il vin santo e la mescoliamo con i pinoli e la cannella; con questo composto riempiamo la cavità delle mele e sopra ad ognuna mettiamo un’altra fetta di arancia, come coperchio.

Distribuiamo sopra ad ogni mela un cucchiaio di zucchero e, se piace, ancora un po’ di cannella e mettiamo sul fondo della teglia il vin santo che avevamo  conservato.

In forno a 140° forno tradizionale , inizialmente con la teglia coperta di carta d’alluminio per 20-30 minuti e poi scoperta avendo cura di provvedere a bagnare le mele con il fondo di cottura.

Se dovesse asciugarsi troppo si può aggiungere ancora un pochino di vin santo oppure anche semplicemente dell’acqua.

Le mele sono cotte quando la polpa è morbida quasi disfatta ed amalgamata con il suo ripieno: in genere occorre da un’ora a un’ora e mezzo, dipende anche dalla grandezza delle mele.

Buon appetito!

Torta mantovana di Prato

Come primo dolce per il nostro blog, abbiamo scelto di fare la torta mantovana, tipica della nostra città (Ebbene sì, siamo di Prato!).

Vi proponiamo anche un piccolo riassunto della storia di questa torta : (fonte: wikipedia)

Gli eventi che riconducono al particolare nome sono legati alla vicenda che ha per metà il sapore di leggenda e per metà quello della storia. Si racconta che la ricetta della “mantovana” fosse un lascito, alla corte De’ Medici, di Isabella D’Este che a 16 anni nel 1490 sposòFrancesco II Gonzaga, divenendo cosi Marchesa di Mantova.

La Marchesa nel 1514 fu ospite di Papa Leone X a Roma, città in cui tornò più volte negli anni a venire.

In quelle occasioni Isabella D’Este scelse Firenze come città di transito.

Prato, come la città di Mantova, fu dominio dei longobardi: potrebbe essere un’altra spiegazione del nome, ricondotto a quel particolare periodo storico.

Ingredienti

gr.  100  farina

gr.  100  fecola di patate

gr.   200 zucchero

gr.   250  yogurth alla vaniglia (2 vasetti) nella ricetta tradizionale ci andrebbero 200 g. di burro, ma noi optiamo per lo yogurth

n.           6  uova

buccia di limone grattugiata

n.       1/2 bustina di lievito per dolci

frutta secca (noci, pinoli, mandorle, nocciole) tritate

In una ciotola lavoriamo i tuorli di uova con lo zucchero, quando abbiamo ottenuto una crema soffice ci aggiungiamo lo yogurt e di seguito le farine e il lievito e la buccia di limone grattugiata.

A parte montiamo a neve gli albumi ed andiamo poi ad aggiungerli all’ impasto  mescolando molto dolcemente, dal basso verso l’alto.

Prepariamo una teglia da forno ungendola attentamente con il burro e spolverandola con la farina.

Prima di versarvi l’impasto, sul fondo della teglia aggiungiamo una cucchiaiata del trito di frutta secca , che avevamo preparato all’inizio , poi versiamo la nostra torta e la ricopriamo uniformemente  con la frutta secca rimanente  e una leggera spolverata di zucchero .

Inforniamo a 180° per 45 minuti.

Appena sfornata, ancora calda, gli passiamo una bella spolverata di zucchero a velo …..e via !

La nostra rivisitazione della ricetta prevede un limitato uso di zucchero e l’eliminazione di grassi animali, per dargli quel tocco light che ci contraddistingue.

Buon appetito !

I fagiolini al pomodoro, detti anche “alla fiorentina”

Quest’oggi vi presentiamo la ricetta per un secondo davvero molto gustoso.

I fagiolini al pomodoro sono un ottimo secondo,  ricco di vitamine, ferro, potassio e acqua, privi di calorie e quindi particolarmente adatti ad un tipo di alimentazione light.

Il nostro intervento in questa ricetta, che affonda le radici nella storia in quanto sembra che la solita Caterina De’ Medici ne facesse largo consumo alla corte francese (presumiamo che il nome “alla fiorentina” dipenda da questo), consiste fondamentalmente in due passaggi: cuociamo i fagiolini a vapore e non in acqua, per conservarne tutte le qualità che altrimenti si disperderebbero nel liquido di cottura e, facciamo rosolare la cipolla con un cucchiaio di brodo vegetale, senza quindi utilizzo di olio.

Ingredienti:

gr. 500    fagiolini verdi

n.        1     cipolla

n.      1/2  bicchiere salsa di pomodoro oppure 1 pomodoro maturo

n.     1/2   cucchiaino di semi di finocchio

n.      1        bicchiere brodo vegetale

sale e pepe q.b.

Puliamo i fagiolini e li mettiamo a lessare per 5-6 minuti a vapore, (devono essere ancora un pochino duri, la cottura si completa poi con il pomodoro). Intanto tritiamo finemente la cipolla e la mettiamo ad appassire in una teglia antiaderente con un cucchiaio di brodo vegetale, a fuoco dolce.

Appena vediamo che la cipolla si asciuga e prende un po’ di colore ci aggiungiamo i fagiolini cotti, i semi di finocchio che avremo schiacciato in un mortaio, o sul tagliere con il mattarello, la salsa di pomodoro e regoliamo di sale e pepe.

Mescoliamo, delicatamente, per qualche minuto e poi aggiungiamo il brodo vegetale.

Copriamo e  lasciamo cuocere per 15-20 minuti a fuoco dolce.

Livello di difficoltà molto basso, ma il risultato è davvero ottimo.

Buon appetito!

Le crespelle alla fiorentina light

Eccoci a presentarvi la nostra seconda ricetta. Questa volta tocca ad un primo piatto molto conosciuto in Toscana, le crespelle alla fiorentina.

Ovviamente, dato lo scopo del nostro blog, le abbiamo studiate e rivisiatate in chiave dietetica.

Ingredienti (6 persone)

ripieno gr.  400   spinaci lessati; gr.  300   ricotta fresca; n.  2   cucchiai di parmigiano; sale, pepe e noce moscata.

crespelle gr.  100  farina; n.  2 uova; ml.  250 latte scremato; sale

besciamella lt.0,5  latte scremato; gr. 20 farina; n. 1 cucchiaio olio extra vergine d’oliva;  sale.

Iniziamo preparando l’impasto per le crespelle amalgamando tutti gli ingredienti fino ad ottenere una pastella morbida e omogenea che lasceremo riposare per 1 ora, a temperatura ambiente.

Nel frattempo puliamo e lessiamo gli spinaci, li strizziamo per bene per espellere tutta l’acqua di cottura e li mescoliamo in una ciotola con tutti gli altri ingredienti, regoliamo di sale, pepe e noce moscata facendo attenzione a quest’ultima perchè è un sapore un po’ particolare e va dosata accuratamente.

Prepariamo la besciamella seguendo la nostra ricetta dietetica, quindi sostituiamo il burro che usualmente viene utilizzato come base di questa salsa con un cucchiaio di olio extra vergine di oliva che amalgamiamo a freddo con la farina.

Aggiungiamo il latte che avevamo messo a scaldare poco per volta, mescoliamo bene e poi rimettiamo sul fuoco fino al bollore e al consolidamento della besciamella.

Regoliamo con sale e noce moscata, se gradita.

Riprendiamo la  pastella e iniziamo a cuocere le nostre frittatine-crespelle, utilizzando una padella antiaderente che ungiamo leggermente ogni volta passandola con un pezzo di carta da cucina leggermente unta di olio.

Le crespelle devono essere sottili, pertanto mettiamo un po’ di pastella nella padella, tenuta lontana dal fuoco, con un movimento rotatorio la facciamo espandere per tutto il fondo. Se è necessario ne aggiungiamo un altro pochino e solo dopo la rimettiamo sul fornello.

Per la cottura un amico cuoco ci ha insegnato un trucco:  sono cotte quando scuotendo la padella, le crespelle si muovon e, allora si possono girare sull’altro lato  oppure toglierle.

Per girarle ci si può aiutare con un coperchio, con le mani oppure…tadà… girarle al volo (bisogna mettere in conto alcuni insuccessi e non è piacevole raccogliere crespelle in giro per la cucina!).

Una volta cotte si possono impilare una su l’altra, tanto non si attaccano.

Spalmiamo sopra ognuna un po’ di ripieno, pieghiamo a metà e poi di nuovo a metà, fino ad ottenere dei triangoli un pò panciuti.

Sul fondo di una teglia distribuiamo un pochino di besciamella e cominciamo a disporci le crespelle ripiene.

Le ricopriamo di besciamella e, come dice anche  l’Artusi,  “le sporchiamo” con la salsa  di pomodoro. Una leggera spolverata di parmigiano e in forno a 175° – forno ventilato , oppure 200° – forno tradizionale  per 25/30 minuti.

Nelle nostre crespelle alla fiorentina abbiamo completamente eliminato il burro, ridotto le uova e usato latte scremato.

Il risultato finale non ne ha risentito : sono ottime e decisamente light.

I crostini rossi toscani

Come ogni buon menù che si rispetti, abbiamo deciso di inaugurare il nostro blog con la ricetta di un antipasto.

La cucina toscana, si sa, è una cucina che utilizza alimenti semplici ed ha la grande capacità di farli diventare “importanti”. Un esempio pratico è il pane raffermo, che diventa l’elemento fondamentale  per questi ottimi crostini rossi.

Ingredienti (per 20 crostini)

gr 150 di pane toscano raffermo senza crosta ( 2 belle fette)
1/2 bicchiere di  aceto rosso
1 spicchio d’aglio
2 cucchiai di capperi
1 bicchiere di polpa di pomodoro/passato di pomodoro
4 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
sale, pepe
pane per crostini

Mettiamo in ammollo il pane con l’aceto per qualche minuto, poi lo strizziamo per bene e lo sbricioliamo il più possibile. In una ciotola lo mescoliamo con i capperi e l’aglio tritati fini-fini, la polpa di pomodoro, sale e pepe.

Aggiungiamo l’olio extra vergine di oliva un pochino per volta, fino a raggiungere la consistenza cremosa della salsa che faremo riposare a temperatura ambiente per un’ora.

Trascorso questo tempo affettiamo il pane  da crostini, ci spalmiamo una bella dose di salsa e i nostri crostini rossi sono pronti.

Di questa preparazione esistono molte versioni, noi abbiamo preparato la “base, alla quale si può aggiungere : prezzemolo, basilico o timo tritati, oppure usare il pomodoro fresco o aumentare la quantità di aglio.

Il pane che si utilizza, sia quello raffermo, che quello sul quale spalmare la salsa, può essere toscano normale oppure integrale.

C’è anche chi consiglia di utilizzare le fettine di polenta fritta come base dei crostini, essendo però questo un blog dove raccoglieremo ricette “dietetiche”, noi optiamo per la polenta abbrustolita che ha due pregi: non contrasta con  il sapore della salsa (come farebbe il fritto) e soprattutto è molto più light.

Buon appetito!