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Dolcetti al vinsanto

Quando si pensa al vinsanto, in genere, si pensa anche ai deliziosi cantucci da pucciarci dentro. Concordate?

Ci siamo inventate una ricetta che preveda l’uso del vinsanto, sì, ma in un altro modo.

Scoprite quale!

Ingredienti  (16/18 tortine)

Come unità di misura usiamo un bicchiere di yogurt vuoto

Per le tortine

n.  3       bicchieri di zucchero

n. 4        bicchieri di farina

n. 1        bicchiere di yogurt bianco

n.1/2     bicchiere di olio di semi di mais

n.1/2     bicchiere di vinsanto

n.4         uova

n. 1        bustina lievito

n. 1        pizzico di sale

Per la glassa

Gr. 125 zucchero a velo

n.  2       cucchiai di vin santo

Apriamo le uova e dividiamo gli albumi dai tuorli, i montiamo a neve aggiungendo un pizzico di sale. Nell’altra ciotola con i tuorli versiamo lo zucchero e aiutandoci con le fruste elettriche, o con lo sbattitore, impastiamo fino ad ottenere una consistenza spumosa.

A questo punto aggiungiamo tutti gli altri ingredienti, continuando sempre a mescolare per amalgamarli per bene. Solo alla fine mescolando con molta cautela, aiutandoci con un mestolo o un cucchiaio, aggiungiamo gli albumi che avevamo montato inizialmente.

Versiamo l’impasto nei pirottini di carta, non riempiendoli del tutto, ma fermandoci un po’ sotto il bordo e li inforniamo a 180° per 30 minuti.

Sono ottimi così, ma si possono anche guarnire con una leggera glassa realizzata con zucchero a velo e vinsanto.

Una variante molto interessante si ottiene utilizzando lo zucchero di canna nell’impasto, al posto dello zucchero raffinato,  che apporta quel suo leggero retrogusto che ben si sposa con il vinsanto.

Vi abbiamo convinti? Fateci sapere nei commenti!

Il peposo… a modo nostro!

Da ben cinque secoli e mezzo, una leggenda fiorentina narra che Filippo Brunelleschi abbia adoperato il “peposo” per nutrire e riscaldare i suoi artigiani che lavoravano alla “fabbrica” di Santa Maria del Fiore.
I “fornacini” delle zone dell’Impruneta e di Greve, addetti alla cottura dei mattoni, pare abbiano inventato questo piatto durante la preparazione del “cotto”. Infatti usavano mettere della carne all’imboccatura del forno in modo da cuocerla lentamente. (cit. I taccuini storici)

Tante zone rivendicano l’esclusiva della ricetta, Impruneta, Viareggio, il Casentino… chissà a chi appartiene davvero!

Noi abbiamo seguito una vecchia ricetta di famiglia, intervenendo come nostro solito, per renderla un pochino più leggera (abbiamo completamente abolito l’olio in cottura, aumentando nel contempo la quantità di verdura del soffritto)

Abbiamo realizzato la nostra versione del peposo senza trippa, ma possiamo studiare per chi fosse interessato, un modo per rendere light anche questa versione del piatto!

Ingredienti:   4-5 persone

Gr.       800      carne di vitello (noi abbiamo utilizzato il muscolo)

-            abbondante trito di verdure (cipolla, sedano,carota, aglio, peperoncino)

n.         2            bicchieri di vino

gr.        500      circa di polpa di pomodoro

n.         1             cucchiaio di pepe macinato

n.         1             cucchiaio di farina

-                           brodo vegetale

Tritiamo abbondante verdura e la mettiamo in un capiente tegame a rosolarsi con due cucchiai di brodo vegetale. Nel frattempo tagliamo la carne a pezzettini molto piccoli, la infariniamo leggermente e la andiamo ad aggiungere alle verdure appena queste cominciano ad asciugarsi.

Aggiungiamo il pepe e mescoliamo accuratamente. Dopo pochi minuti quando anche la carne comincia a rosolarsi aggiungiamo la salsa di pomodoro mescolando delicatamente per uniformare tutti gli ingredienti, poi uniamo il vino rosso.

Copriamo il tegame e lasciamo cuocere a fuoco medio per 2-3 ore. Ogni tanto controlliamo che non si sia asciugato troppo , nel caso eventualmente aggiungiamo un pochino di brodo vegetale. Trascorso questo tempo di cottura la carne deve risultare quasi sciolta e molto amalgamata con il fondo di cottura. Regoliamo di sale e pepe.

Il peposo, lo dice il nome, deve risultare ben impepato, piccantino, ma non troppo perchè si rischia di farlo diventare amaro. Per questo è consigliabile non mettere subito tutto il pepe, ma regolarlo durante la cottura.

Una maniera classica di servire il peposo è accompagnandolo con pane toscano, rigorosamente insipido, leggermente tostato oppure con un bel purè di patate.

Voi come lo preferite? Fateci sapere nei commenti!

Un menù per Natale…totalmente toscano!

Manca davvero poco a Natale e, pensando a cosa proporre per la cena con la nostra famiglia, abbiamo deciso di condividere con voi il nostro menù interamente toscano.

Vi proporremo, quindi, fra le ricette che abbiamo pubblicato su questo blog, quelle che secondo noi hanno un miglior effetto per Natale e che si legano meglio insieme.

Pronti? Via!

Antipasti:

Crostini con sugo di fegatini : non possono assolutamente mancare in ogni tavola toscana che si rispetti!

Crostini rossi : perfetti per chi non può mangiare latticini e qualsiasi altro tipo di sugo o formaggi.

Consigliamo anche di preparare una portata di affettati vari, tra i quali il prosciutto crudo, il salame toscano, la finocchiona(immancabile sulla nostra tavola!), la mortadella di Prato.

Primi:

Crespelle alla fiorentina : facili da preparare e una novità che potete introdurre durante il vostro pranzo, al posto dei tipici tortellini in brodo o delle lasagne :-)

Pici con briciole di pane : se non li avete mai provati, sono assolutamente da preparare almeno una volta! Perfetti se volete stupire la vostra famiglia con un piatto semplicissimo ma di grande effetto!

Suggeriamo anche la possibilità di preparare anche un grande classico della nostra cucina: la minestra di pane! Se siete dei veri amanti della cucina povera e semplice, questo è il piatto che fa per voi!

Secondi:

Arrosto di maiale: non ci sono parole per descrivere la bontà e la facilità di preparazione di questo piatto!

Pollo in fricassea: un tocco di originalità sulla vostra tavola!

Se non siete molto amanti della carne, il caciucco di ceci fa per voi!

Il contorno? Pomodori verdi…quasi fritti!

Dolci:

Una cosa semplice ma sempre buonissima: la mela ripiena cotta in forno!

Lo sformato dolce del Granduca

Consigliamo di proporre anche dei biscotti, di pasta frolla oppure i buonissimi cantucci pratesi, che fanno sempre la loro bella figura!

Il tutto accompagnato dai nostri vini che sono a dir poco superlativi.

Che ne dite? Vi piace la nostra idea?

Speriamo di conquistare i palati della nostra famiglia!

Tanti auguri di buone feste da tutti noi!

Ci&Gi

La stiacciata o pan con l’uva

Che questa sia la stagione dell’uva, si sa.

Che la nostra cuoca capa sia golosissima di pan con l’uva, forse, non è noto proprio a tutti…. o almeno, non fino ad ora.

Abbiamo deciso, quindi, di condividere con voi una ricetta che fa letteralmente girare la testa della nostra cuoca Gi.

Vi presentiamo, il toscanissimo pan con l’uva!

Ingredienti

Gr.         300         pasta da pane lievitata

n.            1             cucchiaio di zucchero

n.            1             grappolo di uva nera

n.            1             cucchiaino di semi di anice

Scegliamo l’uva nera a chicchi piccoli, se si trova sarebbe preferibile quella senza semi, ma  l’importante è che sia ben matura e integra. La laviamo e asciughiamo accuratamente, sgranando i chicchi singolarmente.  Nel frattempo stendiamo la pasta da pane sulla spianatoia e ci aggiungiamo il succo ottenuto  strizzando  un terzo dell’uva. Impastiamo e lasciamo coperta con un panno per  1 ora, a temperatura ambiente.

Trascorso il tempo richiesto impastiamo leggermente e la stendiamo in due dischi  delle dimensioni che ci servono per foderare una teglia leggermente imburrata e infarinata. Disponiamo un disco di pasta e copriamo con uno strato abbondante di uva, utilizziamo più della metà dell’uva rimasta e, spolveriamo leggermente con i semi di anice. Ricopriamo con l’altro disco di pasta e facciamo attenzione a chiudere bene i bordi, intrecciandoli fra di loro. Copriamo con l’uvarimasta e spolveriamo con il cucchiaio di zucchero semolato.

Cuociamo in forno a 200° – forno tradizionale – per 30 minuti.

Nella preparazione della nostra stiacciata o pan con l’uva abbiamo eliminato completamente l’aggiunta di zucchero, se si esclude il cucchiaio che utilizziamo per spolverare la superficie e permettere così la formazione della crosta, e dei grassi. Alcune ricette  in circolazione aggiungono olio e o strutto all’impasto, noi abbiamo preferito aggiungere il succo d’uva che apporta zuccheri naturali e ammorbidisce la pasta, amalgamandola meglio con l’uva in cottura.

Buon appetito!

Tortino di pomodori

Come abbiamo sempre detto, la cucina toscana è una cucina fatta di alimenti basilari, semplici e poveri.

Uno degli alimenti più usati nella nostra tradizione, è proprio il pomodoro. Viene utilizzato in tutti i modi possibili e, noi, ce ne siamo inventato uno tutto nostro.

Vi presentiamo il tortino di pomodori.

Ingredienti:

pomodori(noi abbiamo calcolato 1 pomodoro a persona)

basilico

aglio

brodo vegetale o acqua

uova(una a pomodoro)

sale

pepe

Tagliare a metà dei pomodori maturi e polposi, salarli leggermente e disporli in un tegame antiaderente.

A parte avremo preparato un battuto di basilico e aglio con il quale ricopriremo i nostro pomodori e li facciamo cuocere a fuoco dolce, coperti,  per 20 minuti.

Controlliamo ogni tanto che non si siano asciugati troppo, nel qual caso aggiungere un pochino di brodo vegetale, o anche semplicemente acqua calda.

Trascorso il tempo indicato i pomodori devono risultare quasi disfatti, amalgamati uno con l’altro.

A questo punto li ricopriamo con le uova sbattute, condite con sale e pepe e, lasciamo cuocere rimettendo il coperchio, a fuoco dolce per altri 5 minuti.

Sformiamo il tortino di pomodori e lo lasciamo intiepidire qualche minuto prima di servirlo.

E’ un piatto di estrema facilità, ottimo per coniugare sapore e velocità di preparazione.

Lo consigliamo con un filo di olio di oliva, una volta pronto.

Buon appetito!

La carabaccia… ovvero zuppa di cipolle

La carabaccia è  una  “storica” zuppa di cipolle di  origine rinascimentale. Il suo nome sembra che derivi dal greco “karabos” inteso come contenitore a guscio, quindi anche zuppiera.

Troviamo riferimenti alla carabaccia nel ricettario del Messisbugo del ‘500, indicata come piatto centrale dei banchetti rinascimentali (sembra che Leonardo ne fosse golosissimo e quando era invitato non gliela facessero mai mancare), era una preparazione molto ricca di ingredienti “insoliti” : mandorle, cannella, aceto di agresto.

La nostra preparazione deriva dalla cucina toscana “povera”, dalle tradizioni popolari tramandate dai nostri  contadini, che con pochi elementi riuscivano sempre ad ottenere un piatto gustoso, saporito e nutriente.

Ingredienti (4 persone)

3             grosse cipolle rosse

2-3         carote di media grandezza

5             gambi di sedano

1             cucchiaio di olio extra vergine di oliva

150 g.  formaggi stagionati grattugiati (parmigiano, pecorino, gruviera…)

Brodo vegetale

Pane toscano , 1-2 fette a persona

1    spicchio di aglio

Sale e pepe q.b.

Tritiamo finemente la carota e il sedano e lo mettiamo a rosolare nel tegame con il cucchiaio d’olio. Nel frattempo affettiamo finemente le cipolle e le andiamo ad aggiungere al trito nel tegame, lasciamo cuocere a fuoco dolce per 15-20 minuti (non aggiungiamo liquidi perché la verdura ne emette di suo) . Quando la verdura si asciuga aggiungiamo il brodo vegetale, mezzo litro, regoliamo di sale e pepe e lasciamo cuocere per altri 15-20  minuti, a fuoco dolce e coperto.

Eventualmente aggiungiamo del brodo per fare in modo che la nostra zuppa rimanga abbastanza liquida. Al termine della cottura aggiungiamo i formaggi e mescoliamo per amalgamare bene il tutto.

La serviamo accompagnata da pane toscano abbrustolito, abbondantemente sfregato con uno spicchio di aglio.

Il nostro intervento di alleggerimento questa volta non è stato molto invasivo, abbiamo solamente ridotto la quantità d’olio per rosolare le verdure e affettato il pane piuttosto sottile.

Anche di questa ricetta esistono una infinità di versioni, con aggiunta di piselli, di patate, di uovo in camicia…

E’ doveroso un ringraziamento per le informazioni storiche agli amici di http://www.taccuinistorici.it/.

Buon appetito!

La torta di riso pasquale

In Toscana la torta di riso accompagna tutte le feste “comandate”, la ritroviamo puntualmente sulle tavole del pranzo di Natale e di Pasqua e, di tutte quelle occasioni famigliari che meritano un festeggiamento.

Esistono molte sagre della torta di riso, qualche zona ne rivendica l’esclusiva, ma in realtà siamo di fronte ad uno di quei dolci che ritroviamo un po’ ovunque, anche al di fuori dei confini non solo regionali ma anche nazionali.

Tornando a parlare della cucina toscana dobbiamo evidenziare che esistono una infinità di ricette di questo dolce, noi abbiamo realizzato la ricetta che da sempre gira in casa nostra, l’abbiamo alleggerita dimezzando lo zucchero e le uova, sostituendo il burro con lo yogurt.

INGREDIENTI

Gr.       300      riso

Gr.       100      zucchero

N         2          uova

Lt.        1          latte

N         1          limone

Gr.       100      canditi assortiti

n.         2          cucchiai di yogurt alla vaniglia

n.         4          noci sgusciate e tritate

gr         50        pinoli

n          1          bustina vanillina

Scaldiamo il latte con lo zucchero e la buccia di limone, prima che prenda il bollore aggiungiamo il riso e facciamo cuocere lentamente finchè non si è assorbito tutto il liquido. Facciamo intiepidire il riso, togliamo la buccia del limone  e ci aggiungiamo tutti  gli altri ingredienti.

Deve risultare un composto solido e compatto.

Lo versiamo nello stampo leggermente infarinato e imburrato e facciamo cuocere a 190° – forno tradizionale per 30 minuti. Una spolverata di zucchero a velo ed è ottima sia consumata tiepida che fredda.

Noi, dato l’arrivo della Pasqua, abbiamo optato per uno stampo a forma di colomba.

Con questa ricetta che una delle due cuoche (la più giovane) adora tantissimo, mentre all’altra ricorda l’infanzia, cogliamo l’occasione per farvi i nostri migliori auguri di buone feste.

Buon appetito!

Carciofi alla fiorentina

Si narra che  Caterina de’Medici fosse ghiotta di carciofi, li ritenesse dei potenti afrodisiaci e che, arrivata alla corte francese, di fronte all’accoglienza un po’ tiepidina del promesso sposo Enrico D’Orleans, imponesse di aggiungerne ad ogni pasto, in particolar modo questa preparazione, che sembra ricavi il nome proprio da lei. (intendendosi come “Fiorentina” la signora De’Medici e non la squadra viola)

Ingredienti (noi in genere prepariamo due carciofi a persona, con queste proporzioni)

2 carciofi a persona

1 fetta di prosciutto crudo magro

1 cucchiaino di prezzemolo tritato

brodo vegetale

sale e pepe q.b.

olio extra vergine d’oliva

Togliamo ai carciofi le foglie esterne più dure  e  il gambo, tenendo da parte quest’ultimo perché lo useremo poi come base di cottura. Prendiamo ogni carciofo e tagliamo le punte delle foglie rimaste, circa per 1 centimetro e poi lo apriamo a fiore, andando a togliere, qualora sia presente, quella specie di “fieno” interno.

Prepariamo una ciotola d’acqua fredda con il succo di mezzo limone e ci mettiamo a mollo i carciofi,  altrimenti anneriscono immediatamente.

Ripuliamo i gambi della buccia esterna e mettiamo anche questi nell’acqua acidulata al limone.

Nel frattempo facciamo rosolare leggermente il prosciutto crudo e lo tritiamo insieme al prezzemolo, poi regoliamo di sale e pepe. Scoliamo i carciofi stringendoli leggermente affinchè perdano l’acqua e andiamo a mettere al centro di ognuno una bella cucchiaiata del battuto di prosciutto.

Per la cottura è necessario utilizzare un tegame nel quale i carciofi stiano a misura, tutti in piedi, sorreggendosi l’un l’altro. Mettiamo sul fondo due cucchiai di olio, disponiamo i carciofi e i gambi, che abbiamo ridotto in rondelle di 1-2 centimetri.

Facciamo cuocere con coperchio per qualche minuto a fuoco vivace, poi aggiungiamo un bicchiere di brodo vegetale, abbassiamo la fiamma e copriamo il tegame.

Si  può dire che è cotto quando con la forchetta si riesce a penetrare nelle foglie esterne del carciofo.

Li serviamo accompagnati dal fondo di cottura formata dai gambi, dalle foglie e dal ripieno che si è disperso nel tegame.

Il nostro intervento in questa preparazione è consistito  nel sostituire la rigatina con il prosciutto crudo magro, fatto scottare leggermente per fargli perdere ulteriormente grasso e, nella cottura con il brodo vegetale anziché con l’acqua come riportato da tante ricette, che secondo noi li ha resi più saporiti, compensando in parte l’assenza della rigatina.

Buon appetito!

La frittata affogata

Ingredienti (per 1 persona)

2                    uova

1                    bicchiere di passato di pomodoro

1                    trito di cipolla, sedano, prezzemolo e basilico (circa 3-4 cucchiai )

1                    cucchiaio di parmigiano grattugiato

½                  cucchiaio di pan grattato

½                  cucchiaio di farina

sale e pepe q.b.

olio extra vergine di oliva

pizzico di zucchero

brodo vegetale

Sbattiamo le uova con parmigiano, pan grattato, farina e un pizzico di sale. In una padella antiaderente, non molto grande perché la frittata deve risultare un pochino alta, versiamo mezzo cucchiaino di olio, poi aiutandoci con un foglio di carta da cucina lo spargiamo per tutta la superficie.

Mettiamo la padella sul fuoco e dopo 1 minuto, quando è calda, ci versiamo il composto di uova. Lo facciamo cuocere per qualche minuto e poi la giriamo per continuare la cottura sull’altro lato. (un amico cuoco ci ha insegnato il trucco per capire la cottura della frittata: quando scuotendo la padella la frittata si muove uniformemente vuol dire che sul quel lato è cotta e che quindi si può girare)

Quando la frittata è cotta la mettiamo a raffreddare e intanto prepariamo la salsa di pomodoro, tritando le verdure e facendole soffriggere in un tegame con 2 cucchiai di brodo vegetale. Quando il soffritto è asciutto ci aggiungiamo il passato di pomodoro, un pizzico di zucchero, regoliamo di sale e pepe e facciamo cuocere per 10-12 minuti bagnando con 1 bicchiere di brodo vegetale.

La salsa di pomodoro deve rimanere piuttosto liquida quindi eventualmente aggiungiamo dell’altro brodo.

Nel frattempo abbiamo tagliato a piccoli spicchi la nostra frittata, che si è raffreddata e, la andiamo a mettere nel tegame con il pomodoro. Lasciamo sul fuoco 2 minuti ed è pronta per essere mangiata.

Come nostro solito abbiamo eliminato l’olio dalla cottura, se si fa eccezione per il mezzo cucchiaino che utiliziamo per ungere la padella e, arricchito nel contempo la salsa di pomodoro di più verdure, rispetto alla ricetta tradizionale.

Buon appetito!

Cacciucco di ceci in zimino

La parola cacciucco viene dal turco “kuciuk”, che vuol dire “piccolo, minuto”. In Toscana ha assunto il significato di “mescolanza”,  guazzabuglio, che, traducendo la parola in clima di gastronomia, prende il significato di “miscuglio”

Il cacciucco di ceci in zimino è un piatto sicuramente non  raffinato ma gustoso, che mette bene in evidenza la caratteristica tipica della cucina popolare toscana di realizzare portate ottime utilizzando ingredienti modesti, come appunto i ceci, grazie all’apporto di particolari condimenti.

Specialità di Livorno è il cacciucco di pesce mentre  cacciucchi di carne e di cacciagione  sono preparati ad Arezzo, nel grossetano e nel senese.

Ingredienti:

gr.300  ceci secchi

gr.200  bietole

n.  1   grossa cipolla

n.  1   cucchiaino di pasta d’acciughe

n.  2   cucchiai di salsa di pomodoro

n.  1   spicchio d’aglio

½ cucchiaino di peperoncino in polvere

brodo vegetale

sale e pep q.b.

Lasciamo in ammollo i ceci in abbondante acqua fredda per 24 ore.

Al momento di iniziare la cottura, tritiamo finemente una cipolla con l’aglio e la mettiamo ad appassire in un tegame con un mezzo bicchiere di brodo vegetale, nel quale sciogliamo la pasta d’acciughe.

Facciamo asciugare e aggiungiamo i ceci sgocciolati. Nel frattempo diamo appena un bollore alle bietole, poi le scoliamo e le mescoliamo nel tegame dei ceci. Amalgamiamo bene e aggiungiamo il peperoncino, la salsa di pomodoro, sale e pepe.

Copriamo abbondantemente di brodo vegetale e facciamo cuocere a fuoco lento per almeno 4 ore.

Il cacciucco deve rimanere brodoso, se si asciuga troppo raggiungiamo del brodo.

Il cacciucco di ceci è ottimo accompagnato da crostini di pane abbrustolito e magari un cucchiaio di olio extra vergine d’oliva in ogni piatto.

E’ un piatto già abbastanza dietetico anche in origine, noi abbiamo eliminato il soffritto di cipolla con l’olio, sostituendolo con il brodo vegetale: il sapore non ci perde, anzi, secondo noi è più delicato.

Buon appetito!