mercoledì 22 maggio 2013   | intoscana.it
  Il Portale ufficiale della Toscana
  .  
.

 

Valerio Parmigiani

Valerio Parmigiani è nato nel 1967 a Milano e vive a Firenze.
Dopo aver lavorato per quasi dieci anni come diplomatico (gli ultimi otto dei quali trascorsi all’estero, a Cipro e in Zambia), è tornato in Italia nel luglio del 2008 ed ha rielaborato gli appunti raccolti nel corso della sua “precedente incarnazione”.  Li ha quindi collazionati in un libro che, accanto ad un resoconto degli episodi grotteschi e di involontaria comicità che l’hanno costellata, contiene osservazioni di costume sui posti dove è vissuto e – con le dovute cautele – una descrizione più o meno impietosa di quel vero e proprio “mondo parallelo” che è in realtà un’ambasciata e della candida vacuità delle persone che la popolano.

Bestiario diplomatico

di Valerio Parmigiani

Il contenuto delle conversazioni da cocktail è materia di studio per gli etologi, che hanno descritto questo tipo di comunicazione come finalizzata principalmente alla mutua rassicurazione sull’esistenza di una relazione pacifica in luogo di una competizione cruenta. Sotto la grisaglia e il papillon, dopotutto, si nasconde ancora uno scimmione che può vantare qualche piccolo progresso lungo un sentiero evolutivo tutt’altro che compiuto, e che dunque – se con i discorsi sul tempo è riuscito a sublimare la millenaria pratica del reciproco spulciamento tra primati dello stesso branco – deve ancora affrancarsi dalla necessità di stringere la mano al suo interlocutore per provargli di non essere armato o seriamente intenzionato a prenderlo a pugni in testa. Osservando due persone che improvvisano il bollettino meteorologico con in mano una flûte di champagne è facile capire l’origine di espressioni come “annusarsi” o “lisciare il pelo”.
Uno dei criteri che influenzano la scelta dell’argomento con cui rompere il ghiaccio è la propria “anzianità in loco”. Quando si è arrivati da poco e si è ancora relativamente sconosciuti, pertanto, è consigliabile rassegnarsi a sentirsi chiedere tante volte quante sono le persone che si incontrano «da quanto tempo sei qui», «quanto tempo devi restare» e «come ti trovi, per ora». È una sorta di pedaggio da pagare, ed meglio farci pace al più presto. Esaurito il periodo dell’inevitabile tormentone, tuttavia, non è sempre detto che le cose prendano una piega migliore. Soprattutto se si è a corto di argomenti collegati al lavoro, occorre mettere in conto una certa probabilità di sperimentare situazioni assai imbarazzanti. Può capitare, ad esempio, durante il ricevimento offerto in occasione del 25° anniversario della Vittoriosa Rivoluzione Popolare della Repubblica Islamica dell’Iran, di trovarsi di fronte al medesimo console onorario della Slovacchia che ci era seduto di fianco, poche ore prima, al pranzo in onore del Vice Ministro del Commercio belga e con cui ci si era intrattenuti la sera precedente a casa del direttore del Teatro Comunale. Tra persone di buon senso, in circostanze del genere si usa affettare un sorriso di circostanza sperando che l’altro capisca e semplicemente “scivoli via” davanti ai nostri occhi. Purtroppo, però, accanto alle persone di buon senso abbondano anche quelle appiccicose che, sentendosi in dovere di dire sempre e comunque qualcosa, mentre ti guardano concentrati ripetendosi mentalmente “tu sei italiano”, pescano all’improvviso dalla memoria una notizia sentita chissà dove o quanto tempo prima su un fatto (solitamente spiacevole) di cui gli sfuggono i dettagli essenziali accaduto in un posto che pronunciano in maniera incomprensibile. E quando, dopo aver fatto loro ripetere il nome tre volte, intuisci finalmente che stanno parlando di Palermo e puntualizzi «sono di Milano: almeno in linea d’aria è più vicino a Copenhagen che alla Sicilia», ecco che ridono di cuore a sottolineare il loro apprezzamento per quella che certamente è una battuta di spirito. Che simpatico!

Renata Galasso

Nata ad Avellino nel 1947, laureata in Lettere all’Università di Salerno, professoressa,  abita San Casciano in Val di Pesa.
Dal 2001 frequenta il Corso di scrittura creativa a Villa Arrivabene, organizzato dal prof. Francesco Stella con la Rivista Semicerchio.
Ha scritto varie poesie raccolte e pubblicate nel volume antologico edito da “Gazebo” dal titolo “Pulvis, coperta materna”. Alcuni racconti sono stati pubblicati sul sito “Sagarana” dello scrittore brasiliano Monteiro.

Vite sgarrupate

di Renata Galasso

1 – La Santa Pasqua
Quando bussa alla porta, si scatena un finimondo di latrati, lei pensa di avere sbagliato porta, mai la casa di sua madre aveva ospitato animali, se si esclude Angelina, una domestica analfabeta , dall’aspetto rude e squadrato che faceva pensare alla Lucy, nostra progenitrice era stato l’angelo della sua infanzia.
Ora le apre la porta una donna dalle forme prorompenti:”Buona sera, signo’!”.
Dal fondo del corridoio giunge una invocazione:”Màaaa! Tengo fame!!!”

2 – La scalata al Paradiso
…Pensa alle loro giovani anime tentate dalla carne e mentre parla, appassionata, del metodo Ogino Knaus, che permette di fare sesso nel matrimonio senza macchiarsi di peccato mortale, e della castità, cancella con un fazzolettino tutti gli sbaffi di penna e le macchie di biro lasciate dall’insegnante precedente sulla formica verde della cattedra…

3 – Tarcisio
…Dormivano nella stessa camera, lettini gemelli…
La mattina gli portava il caffè: a quel ragazzo non mancava proprio nulla.
Non gli aveva però comprato il televisore: troppe distrazioni, troppe donne in calzamaglia.
Unica eccezione: andavano al bar a guardare “Lascia o raddoppia” tutti i giovedì sera.

4 – Tempi duri per i puri
Speravo di essere finalmente in pace con la mia coscienza, quando lessi sulla rivista del circolo vegano che alcuni biologi avevano registrato le reazioni della scarola napoletana all’atto della bollitura…Come ignorare l’urlo della verdura buttata nell’acqua bollente? Me lo sentivo nelle orecchie:”Fetente!!! Figl’e ‘ndrocchia!!!”…

5 – L’uomo che faceva squillare i telefoni
Intanto Pino aveva lasciato in giro dei volantini col suo numero di cellulare…
…I clienti non gli mancarono di certo, aveva a disposizione tutta un’umanità dolente e raminga.
Si aggiunsero, oltre alle tipologie elencate precedentemente, peripatetiche in attesa di clienti che scarseggiavano (tutti dai trans quei maiali!), pedoni multati per eccesso di velocità da vigili urbani zelanti …
e anche ragazze inesperte precipitate dalle zeppe all’ultima moda.

6 – L’uomo guida
L’esimio clinico non gli fece domande, lo fece sdraiare sul lettino, gli mise le cuffie e uscì, lasciandolo solo in una penombra rilassante.
Dalle cuffie venivano fuori rumori indistinti: fruscii, singhiozzi, scrosci d’acqua alternati a colpi battuti su un tamburo…una voce sussurrava qualcosa che Guido non riusciva a decifrare…gli sembrò di sentire: ”Sceeemo, sceeemo.

7 -  Sotto gli occhi della buonanima.
Pensa così di spostarsi in periferia, gira a lungo finchè non gli appare, in un vialone deserto e assolato, un capannone con un ‘ insegna:” Cornelia Fava. Funerali low-cost. Portaci il preventivo di un’altra ditta, puoi risparmiare fino al 20%. Chiedici come. Soddisfatto o rimborsato”.
E più piccolo nel rigo sottostante:” Se ci porti un cliente entro l’anno, gratis lumino “Lux perpetua” con batteria solare.”

Leonardo Nuti

Leonardo Nuti vive a Firenze, dove è nato il 16 ottobre 1970. Laureato in Giurisprudenza, lavora presso la Provincia di Firenze.
Appassionato di letteratura, cinema e musica, svolge attività teatrale nel Centro di Teatro Internazionale di Olga Melnik.
Tra i propri lavori, un racconto premiato in Palazzo Vecchio come quarto ex equo nella categoria “Racconti-Adulti” dell’Edizione 2009 del Premio Letterario Nazionale “Elisabetta e Mariachiara Casini – Scrivere per riportare la vita sulle strade”,  un racconto pubblicato sulla rivista on line Sagarana e vari racconti pubblicati in Antologie edite dalla casa editrice Giulio Perrone Editore.

Contagiati dal tempo


di Leonardo Nuti

- E’ questa la gente che invidi di più, che dorme tranquilla, il sonno dei giusti, rannicchiata alla frescura di un condizionatore, con la compagnia giusta, gli affetti più pieni, circondata da un clima adatto in tutti i sensi – si ammonì, mentre virava rapido dentro il primo vicolo che intercettava la strada, approssimandosi così alla sua auto.
- L’invidia è questo. E’ quando gli altri li ammiri, li elogi. Magari, non lo sai neppure tu, ma in qualche oscura parte di te è proprio così – concluse il vecchio uomo, mentre metteva in moto la sua auto, vecchia anche lei ma in fondo molto più affidabile di lui.
In quel momento, l’oscuro rumore cessò. Forse era occultato dal motore acceso. Spense quel brontolio, ma del suono ignoto sembrava persa ogni traccia. Magari, si era già esaurito da prima … da molto prima … non era mai esistito … l’aveva immaginato … inventato perché il vuoto e il silenzio incessanti della sua vita potessero prendere un po’ di corpo, assumere un tono sostanzioso, profondo, capace di far vibrare anche un vecchio rottame di passione … e pure a costo di rischiare grosso!
L’uomo non avrebbe mai conosciuto l’esatta genesi della sinistra melodia, non avrebbe mai saputo se potesse trattarsi veramente del suono del nulla, né se il ben noto sibilo acuto e stridulo che udì in lontananza mentre stava per imboccare l’autostrada fosse l’esatta evoluzione dell’oscuro motivo che lo aveva fin lì perseguitato. E neppure, avrebbe mai potuto sapere se, in definitiva, fosse stata la solita invidia che lo aveva contagiato per l’ennesima volta, in una forma questa volta più subdola, a fargli imboccare quel maledetto divieto di accesso, piuttosto che sentimenti più ordinari come il panico dettato da autorità inesorabili oppure la rabbia accesa in chi finisce così soltanto per aver sgraffignato una miseria. Ogni suono morì insieme a lui e al suo piccolo mondo sommesso, mentre nell’altro mondo lo accompagnavano due immagini: l’auto dei carabinieri sullo specchietto retrovisore, e quella del gigantesco tir che di fronte ai suoi occhi deboli e incerti come l’alba nascente s’ingrandiva con tutta la forza del rimorso.

I primi due autori di MinimaliaWeb candidati a Scrittore toscano dell’anno!

50
I primi due autori di Minimalia Web in lizza per il premio Scrittore regionale dell’anno.
Daniele Pasquini e Gianluca Comuniello sono tra i candidati al riconoscimento promosso dalla presidenza del Consiglio regionale della Toscana in collaborazione con il Comune di San Miniato e l’Associazione Fiera del Libro Toscano.
Daniele Pasquini, classe 1988, gareggia con il suo ‘Io volevo ringo Starr’ (Intermezzi Editore) in cui racconta l’amicizia, l’amore e la provincia a vent’anni. Voce narrante della vicenda è Vanni che suona la chitarra in una band insieme agli amici Mejer, Gabo e Tommy Boyler e come loro sogna di diventare una rock star.
Gianluca Comuniello, giovane autore di Castelfranco di Sotto (Pisa) è stato selezionato per il suo romanzo breve ‘50’ (Polistampa): un racconto lungo e avvincente su una realtà parallela alla nostra.

Il vincitore del premio Scrittore regionale dell’anno sarà proclamato venerdì 11 dicembre alle 12 a Firenze, nelle sale di Palazzo Panciatichi.
Dalla rosa degli scrittori emergeranno il vincitore assoluto e tre finalisti. Il quinto premio speciale potrà essere assegnato fuori della rosa tra gli operatori culturali, soprattutto tra chi lavora per la diffusione del libro e la valorizzazione degli autori.
Quest’anno anche i lettori potranno esprimere la propria preferenza inviando entro il 15 novembre una e-mail a info@toscanainlibri.com .


Ecco i primi due libri di MinimaliaWeb!

cop_pasquini
Dal blog alla carta: sono due ragazzi i primi aspiranti scrittori toscani che grazie a Minimaliaweb, il progetto di Intoscana.it, hanno trovato un editore per le loro opere.
Il 21 settembre uscirà ‘Io volevo Ringo Starr’ di Daniele Pasquini per la casa editrice Intermezzi Editore, mentre entro la fine del mese vedrà la luce ‘50’ di Gianluca Comuniello per Edizioni Polistampa.

Minimaliaweb è un blog (http://blog.intoscana.it/minimaliaweb) promosso dal Portale ufficiale della Toscana intoscana.it, che dallo scorso aprile raccoglie gli estratti dei potenziali autori e li mette in contatto con le case editrici toscane. Sono sette quelle che hanno aderito al progetto e che entro un anno pubblicheranno un libro tratto da Minimaliaweb. Alle già citate Intermezzi e Polistampa vanno aggiunte Giovane Holden Edizioni, Protagon Editori toscani, Romano Editore, Transeuropa Edizioni e Zona editrice. Per partecipare all’iniziativa basta avere un romanzo inedito nel cassetto da inviare ed essere residenti in Toscana.

“Credo che Internet sia in questo momento lo strumento più importante per la ricerca di nuovi talenti letterari, per questo motivo abbiamo volentieri aderito al progetto MinimaliaWeb – sottolinea Chiara Fattori, direttrice editoriale di Intermezzi -  la nostra attività di scouting si svolge per buona parte tra i blog e i siti di scrittura, dove molti aspiranti autori, soprattutto giovani, trovano uno spazio libero, gratuito e di facile accessiblità per le loro creazioni. Grazie a questa iniziativa siamo venuti a conoscenza del romanzo di Daniele Pasquini che abbiamo scelto tra gli altri per lo stile veloce, semplice ma non scontato”.

“Crediamo molto in questo libro  – spiega Antonio Pagliai per Polistampa – I racconti di Cuminiello sono molto arguti e divertenti, mai banali, caratterizzati da un gusto surreale al limite dell’assurdo. L’autore riesce ad utilizzare trucchi letterari per alternare toni ed esprimere tematiche sociali in modo sempre brillante. “50″ racconta in parallelo due realtà diverse. In entrambe protagonista è la televisione: da una parte vige il divieto di spengerla; dall’altra si vive una specie di speranzosa attesa del suo arrivo”.

Daniele Pasquini, classe 1988, è un  giovanissimo autore di Firenze, dove studia “Media e Giornalismo” presso la facoltà di Scienze Politiche. Il suo romanzo “Io volevo Ringo Starr” racconta l’amicizia, l’amore e la provincia a vent’anni. Voce narrante della vicenda è Vanni che suona la chitarra in una band insieme agli amici Mejer, Gabo e Tommy Boyler e come loro sogna di diventare una rock star. Il suo romanzo verrà presentato per la prima volta il 23 settembre alle ore 18 al teatro della Pergola di Firenze in occasione del festival letterario ULTRA.

Gianluca Comuniello, nato nel 1978, vive a Castelfranco di Sotto (Pisa) e lavora come consulente in progettazione europea e come giornalista freelance, scrivendo principalmente di tennis.  Conosce la scrittura in giovane età e, come dice lui, non riesce più a liberarsene. In curriculum vanta alcuni racconti pubblicati e premiati (Premio Cassola Città di Pontedera, Premio Le Storie del Novecento fra gli altri) e varie esperienza di scrittura creativa con la Scuola Holden di Torino. ‘50’ è il suo primo romanzo: un racconto lungo e avvincente su una realtà parallela alla nostra.

Fabio Centamore

Fabio Filadelfo Centamore, nato a Lentini, Sicilia orientale (provincia di Siracusa), il 7 agosto 1968 acquista e matura un profondo interesse per il mondo dei fumetti e della narrativa fantastica, oltre che per la Science Fiction, durante il periodo degli studi universitari. Seguendo questo nuovo, potente, interesse, collabora con lo staff editoriale della fanzine Fumettando dal 1996 al 1997. Dal 1994 al 1996, inoltre, partecipa a diversi premi letterari nel campo della Science Fiction (Premio Urania 1994 e 1995, Premio Courmaieur 1994,1995,1996) classificandosi nelle prime 20 posizioni. Negli anni successivi inizia a dedicarsi maggiormente alla professione di analista e sviluppatore di software. Nel maggio del 2009 arriva la pubblicazione della sua prima raccolta di racconti: Alle Sett’Albe (Tespi Edizioni – Roma,Maggio 2009). Attualmente è in fase di revisione un secondo libro che, si spera, uscirà prima di Natale.

Luna Park

meridiana

di Fabio Centamore

tikitatak. Si svegliò con quell’assurdo ticchettare ancora impigliato nel cervello. Ansimava, si drizzò a sedere in un bagno di sudore. Le ombre si rincorrevano fra le pareti e il soffitto, echi perduti tessevano complicate trame dall’esterno. Scattò in piedi e spalancò la finestra. Fu investito dalla placida, assoluta, totale calma piatta. Non un refolo, non un alito di vento. La città intorno rimaneva sospesa in un banale grumo di luci soffuse e chiazze abbaglianti, tutto impastato di auto fantasma, moto erranti e treni quasi gettati alle soglie del nulla. Monotono ghiri gori di toni acuto-gravi che, stiracchiando ogni suono, volteggiava pallido e ombroso fra i confini della coscienza. Osservò un lontano struscio di elicottero, due o tre luci rosse in asfittico movimento. Rimise dentro la testa.
Maledizione, la camera era rovente. “04:30”, disse la sveglia spiattellandogli aride cifre azzurro fluorescente. Decise di raggiungere la cucina o il salotto (tanto era uguale). Inciampò sul tappetino, dovette aggrapparsi alla porta. Finalmente girò la maniglia, spalancò e si immerse nella penombra del salotto (che era anche cucina). Ancora ombre, forme vaghe, oggetti, facce appese ai muri, forse fantasie serpeggianti. Tutto indistinto nell’inconsistenza della notte. Urtò una specie di gobba pelosa buttata in terra. “Meow!”, fece quella scappando via di corsa.
<Vaffanculo, Agenore>, lo apostrofò con la voce ancora impastata. <Te l’avrò detto mille volte che devi dormire nella tua cuccia>.
Riprese il cammino ma non fece molta strada. Il pavimento divenne morbido e setoso, schiere di puntini giallo verdi lo attraversarono occhieggianti dall’esterno attraverso i buchi della persiana. Una sottile linea fredda, vetrosa, dura di ghiaccio, lo colpì dritto allo stinco sinistro. Costretto a danzare su un piede la tarantella del dolore acuto, si accompagnò con un assolo di bestemmie e improperi in una lingua che ancora non sapeva di conoscere e di cui, tuttavia, non si sapeva il nome.