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Eccoci!! Ormai mancano solo pochi giorni alla nostra partenza per Nairobi.
Dopo sette incontri a scuola con le due classi dell’Istituto Agrario di Firenze coinvolte nel progetto (la IV D dell’Istituto Tecnico e la IV B dell’Istituto Professionale), una delegazione di cinque ragazzi e tre ragazze partirà per conoscere in prima personale le realtà delle quali abbiamo parlato nelle scorse settimane con le attività realizzate in classe.
I ragazzi e le ragazze della delegazione non saranno soli: insieme a loro partiranno per il Kenya due insegnanti, una dirigente dell’Unicoop Firenze e un ragazzo dell’associazione Cambiamente (nata lo scorso anno con l’obiettivo di dare continuità ai vari progetti di Noi con gli altri succedutisi negli ultimi quattro anni), oltre a un tecnico incaricato della documentazione video del viaggio e a me, uno dei due educatori della cooperativa Mèta che hanno seguito il lavoro in classe da novembre ad oggi.
A Nairobi saremo accolti dai partner del progetto, il progetto Ethical Fashion/ITC dell’ONU e dai padri Comboniani, che cercano di alleviare le situazioni di enorme disagio e sofferenza delle immense baraccopoli che sorgono nella capitale del Kenya, in particolare quella di Korogocho, dando impulso alla nascita, tra gli altri, di progetti di scolarizzazione, di cooperative di avviamento al lavoro, di case di cura.
In particolare soggiorneremo sulle ‘Ngong Hills, in un centro residenziale per bambini di strada, dove verificheremo la possibilità di avviare un progetto agricolo per contribuire al recupero dei giovani della baraccopoli, dando loro l’occasione per costruirsi un futuro diverso.
Sicuramente siamo tutti ansiosi di poter cogliere questa opportunità per poter iniziare a conoscere una realtà così diversa dalla nostra, e tornare poi con la volontà di condividere anche con chi è rimasto a Firenze le nostre impressioni di questa esperienza e di trasformarle in un’ulteriore spinta al nostro desiderio di solidarietà.
Simone Nicolè
Buona partenza!
Arrivati sani e salvi. Secondo giorno: questa mattina abbiamo visitato l’ azienda cercando di capire dove possiamo aiutare queste persone a migliorare la loro agricoltura. Il clima e’ caldissimo ma la sera ce bisogno della felpa! Ciao a tutti vi teniamo aggiornati!
Copy&Paste dal nostro blog!
eccoci arrivati! dopo la sveglia nel bel mezzo della notte ci siamo ritrovati in piazza adua e da lì a bologna, dove ci aspettava l’aereo per amsterdam e dall’olanda fino a nairobi. Siamo arrivati nella capitale kenyota alle 8 di sera, e dopo due pasti terrificanti consumati in volo la prima cosa fatta è stata fermarsi in una stazione di sosta lungo la strada che ci portava sulle colline di ngong per mangiare pollo arrosto e patatine fritte. Una volta scesi dall’aereo, l’africa che ci ha accolti è stata tutta una sorpresa: in genere l’idea tipica di una città del continente nero è un’immagine costituita di case basse, strade sconnesse e terra battuta; invece quello che ci è apparso di fronte è stata una città sviluppata, con strade lisce e perfette e tra gli infiniti spazi aperti (e verdi) qualche palazzo luccicante. già quest’immagine di città moderna faceva riflettere sulla forte contrapposizione tra questi quartieri e l’altra parte della capitale, quella costituita dagli slums in cui regna la povertà e la miseria. sarà veramente sbalorditivo guardare coi nostri stessi occhi a cosa può ridursi la miseria umana. Rispetto al “nostro mondo” quello che colpisce è la grandezza delle loro strade, quasi costruite apposta per riempire gli spazi inutilizzati, e la grande quantità di poliziotti sparsi per le vie della città e intenti a montare posti di blocco ogni pochi chilometri. Siamo stati accolti da Simone, che lavora in kenya per l’onu nel settore dello sviluppo equo e solidale nel settore della moda. insieme a lui due autisti che con 2 pulmini ci hanno portato fino al centro di kibiko (tra l’altro, guida molto allegra da parte di tutti gli autisti in strada, senza pensare molto alle precedenze e soprattutto senza pensare a coloro che non le rispettano). Una volta arrivati al centro siamo stati accolti molto calorosamente dai bambini e dagli adulti che vi lavorano, i quali ci hanno fatto sistemare nei nostri dormitori. ci sono bastate poche ore nel centro per capire, nonostante l’oscurità, che sicuramente è un posto bellissimo e immerso nel verde. ovviamente con la luce del giorno questa prima apparenza potrà essere verificata e potremmo renderci conto del paesaggio kenyota e soprattutto di cos’è l’africa, visto che la notte per ora non ci ha concesso molto… a domani e buona notte a tutti
Lapo Consumi, 22 gennaio 2010 ore 22:30
Non sono molto brava a tradurre le mie emozioni in parole, per questo motivo inizio col raccontarvi la giornata di oggi,
aggiungendo eventuali commenti via via che scrivo…
Questa mattina ci siamo alazati presto, circa alle 6 (le 4 in Italia) abbiamo fatto una colazione veloce e siamo partiti
con i pulmini con destinazione Nairobi, precisamente Korogocho, uno dei 200 slum di Nairobi.
Avvicinandoci a corogocho il paesaggio ma sopratutto le case e l’abbigliamento della gente cambia…si passa da ville
all’inglese e grandi hotel a case in sabbia per arrivare infine a baracche in lamiera. Corogocho si presenta come un grande
avvallamento coperto completamente da lamiere che brillano al sole,come se riflettessero le luci della Nairobi dei sogni…
arriviamo a destinazione,la messa celebrata da padre Paolo è gia iniziata, prendiamo posto nell grande anfiteatro di cemento,
tutti si voltano, tutti ci guardano da lontano incuriositi ma continuando a cantare ballare e battere le mani,
sono queste le cose che a prima vista stupiscono, i colori, la musica e l’allegria con cui questa gente parteciapa
alla cerimonia quasi fosse la festa della comunita.
La prima cosa che mi ha colpito è stato un banalissimo spruzzino del sapone, noi solitamente lo usiamo per lavarci le mani,
ma qui è diventato il giocattolo di una piccola bimba, un attimo prima lo usava come fosse una macchinina,
l’attimo dopo lo metteva in bocca e lo morsicchiava come fosse un ciuccio…
…cose cosi anche banali possono anzi devono farci riflettere.
Continuando la cronaca della giornata..appena è finita la messa i primi ad avvicinarsi sono stati i bambini che ci hanno
letteralmente preso d’assalto,a me personalmente hanno preso la manno, l’hanno osservata attentamente, era una cosa
mai vista pelle bianca, mani morbide e pulita sono rare da vedere in giro come i capelli lunghi biondi…Simone ci ha
partato a fare un giro pei i vicoli di corogocho per vedere il modo in cui la maggior parte della popolazione vive.
Tante sono le volte in cui ho visto immagini di baraccopoli alla televisione, ma esserci è tutta un’altra cosa.
I vicoli sono contorti attraversati da fogne a cielo aperto le abitazioni se cosi si possono chiamare i
tuguri di lamiera in cui vivono sorgono ovunque, qua e la si vedono cumuli di rifiuti in prevalenza di materiale
plastico che bruciano, producendo un fumo denso altamente tossico. Da una baracca è sbucata una scrofa portando con
se un odore nauseabondo.L’aria è irrespirabile. Arriviamo in poco tempo alla casa di padre Paolo,
lui insieme ad altri missionari vive insieme alla popolazione a corogocho ed anche lui come loro in una baracca.
Questa appare diversa dalle altre: è colorata, accogliente e pulita, decorata con disegni e cornici, ma guardandola bene
ci si accorge che è costruita con gli stessi materiali, le stesse lamiere, la stessa sabbia impastata delle altre.
Questa casa è un simbolo, è segno di cambiamento, anche se in condizioni degradate è possibile avere un minimo di dignita.
Dentro la casa abbiamo incontrato Vincent, un ragazzo nato e cresciuto a corogocho ma che ha saputo fare le scelte giuste,
ha saputo riconoscere il bene invece del male,non è una scelta facile perche nello slum la linea che divide il bene e il male
è labile. Vincent adesso lavora come social-worker aiuta i padri comboniani nello slum cercando di dare una speranza e
una possibilità di cambiamento attraverso progetti di lavoro che oltre a dare un reddito equo alle persone da anche
la possibilità di costruirsi una nuova vita. Ripartiamo questa volta diretti verso una chiesa ai margini di Korogocho.
Simone ci ha parlato delle varie attività che qui vengono svolte da un gruppo di suore.
La nostra visita a corogocho è finita, torniamo verso Napenda kuishi ma lungo la strada ci fermiamo a mangiare in un’osteria
italiana. L’ambiente che ci si presenta davanti è cosi diverso da quello appena visitato che sembra quasi surreale.
L’osteria rappresenta ed è il lusso, lusso che solo i turisti stranieri e i pochi kenyoti ricchi si possono permettere.
Il nuovo ambiente anche se bellissimo lascia l’amaro in bocca, vedere tanta abbondanza e tanti sprechi dopo aver visto
la maggior parte della popolazione vivere di stenti e mengiare rifiuti sconvolge.
Torniamo a Napenda Kuishi nel pomeriggio e insieme a padre Paolo, Stefano e Simone discutiamo dei miglioramenti che abbiamo
pensato di apportare all’azienda. Passiamo il pomeriggio su e giù per l’azienda, pensando a quali colture possano servire
a questo centro. E’ ora di cena, ceniamo con gli ospiti del centro. finita la cena i ragazzi sparecchiano e vanno a dormire.
Noi ci fermiamo ancora un po’ a parlare con Stefano e Paolo…
Quello che mi ha stravolto in questa giornata è stata la visita allo slum, più precisamente il modo in cui la gente vive,
e ciò che mi stupisce e che non riesco ancora a capire è come queste persone si adattino a vivere in condizioni pietose solo
per poter stare in città. E’ la città che attrae questa gente, la speranza dipoter fare fortuna li porta ad abbandonare
le campagne per finire negli slum. Un altra cosa che mi rimmarrà impressa nella mente è quella piccola bimba con il suo
spruzza-sapone in bocca.
Vorrei chiudere il mio racconto aggiungendo una nota di speranza a questa situazione drammatica…
volevo ringraziare tutte le persone che stanno lavorando per dare un futuro alla gente degli slum di Nairobi,
ma anche a tutte le persone che si prodigano per gli altri…
spero che anche se credo di nn essere stata abbastanza brava nel raccontare ciò che ho visto, spero comunque
di potervi dare uno spunto di riflessione…ciao a presto.
Ragazzi del Kenya del tecnico come state?! Sono due giorni che proviamo a contattarvi.. Ma nessuno risponde.. Vabbè un bacio Sheila.
Per CONTO DI MARCO DELL’ISTITUTO AGRARIO DI FI
Kenya, N’gong hills, posto meraviglioso… Siamo qui sotto il sole di giorno e al fresco la notte, per noi questo clima è abbastanza inusuale. Questo è uno dei periodi più secchi e più caldi, ma anche con questo clima le piante coltivate sul
posto stanno molto bene, sono verdi e rigogliose. In questi primi 4 giorni ci siamo ambientati molto bene, ci siamo abituati al loro stile di vita, e soprattutto appena arrivati abbiamo osservato la gioia di vivere di queste persone, che anche con poco loro riescono a divertirsi, con un pallone di stracci, con una semplice corda; questo è quello che dobbiamo imparare da queste persone. Il posto dove siamo ospitati è bello, le persone sono solari, ci sono molte abitazioni, per dormire, per mangiare, ci sono i bagni. Inoltre l’azienda è grande circa 2,5 ettari, quasi tutti coltivati con cavolo, mais, bietole, cipolle, e fagioli. Le colture danno tutte buoni risultati. Inoltre nell’azienda possiedono 3 mucche, qualche coniglio e circa 10 tra galline e polli. Questi animali sono tutti tenuti molto bene. Stiamo passando un buon soggiorno e speriamo di poter aiutare queste persone in qualche modo e proprio per questo siamo molto fiduciosi.
Marco, Istituto Tecnico Agrario di Firenze, 25 gennaio ore 22:30
è abbastanza normale non comunicare bene, la zona dove abitano è un po’ fuori mano, i cellulari dovrebbero funzionare ma ci sta che non prendano bene! Comunque ricevere una chiamata costa parecchio per non parlare di effettuarla o mandare sms!
X Giulia Da Irene
ciao Giulia.. io sono stata in Kenya lo scorso anno… e capisco quanto siano forti le tue emozioni!! a me colpirono molto anche le illustrazioni sulle mura della scuola a Korogocho, quasi fossero un libro a cielo aperto!! e poi l’odore incredibile degli slum!! è un’esperienza che cambia la vita, o almeno per me lo è stata… quindi ti (e vi) auguro di viverla come ci consigliò Simone: con il cuore il più possibile aperto!
Copiato da http://asscambiamente.org/iniziative/noiconglialtri/
NAIROBI E LO SLUM DI KOROGOCHO
questi due giorni africani sono stati molto intensi e stancanti, sia dal punto di vista fisico che per le realtà che
abbiamo potuto verificare di persona.
Ieri mattina ci siamo diretti a Korogocho, uno degli slum che sorge sulle discariche di Nairobi. Alle 8 Padre Paolo, il
missionario comboniano che cura il centro dove siamo ospiti, celebrava la messa nella baraccopoli e quindi siamo andati ad
assistervi. In Italia non so di quale entità sarebbe stata la mia reazione violenta contro chi mi avrebbe detto, a me che non
sono molto religioso, di svegliarmi alle 6 domenica mattina per andare a seguire una messa celebrata a 40 minuti di macchina;
qui invece le cose cambiano radicalmente, soprattutto perchè la messa in questa realtà non è solo una funzione religiosa ma
soprattutto un motivo d’incontro per tutta la comunità come potrebbe essere per noi l’uscire il sabato sera o il ritrovarsi
a cena fuori una sera; è un evento aspettato e seguito, vissuto in maniera completamente diversa (e secondo me migliore)
rispetto a come viene vissuta da noi: nel nostro mondo è quasi un dovere mentre nello slum di Korogocho, la messa diventa
una festa; e inoltre chi la celebra fa in modo che sia così, inserendo oltre alla lettura dei salmi, ai momenti di preghiera
e alle altre cose eseguite per “prassi”, anche momenti in cui la gente canta tutta insieme e i bambini ballano, rendendo
la cosa molto più coinvolgente. Durante la messa, che si era svolta in una struttura gestita appunto dai padri comboniani e
che a fianco prevederva anche una scuola per i bambini, siamo stati presentati da Padre Paolo alla
comunità e dopo che era finita abbiamo ricevuto il caloroso saluto, oltre che dagli adulti, da tutti i bambini che si sono
avvicinati e ci hanno stretto la mano. C’è stato il modo anche di fare un piccolo giro all’interno dello slum vero e proprio,
tre le baracche costruite col fango e la lamiera, separate da piccole strade larghe un metro circa in cui nel mezzo scorreva
la fogna a cielo aperto, un vero rigagnolo di acqua putrida che raccoglie anche merda e pipi. Il nostro giro è durato poco,
il tempo di raggiungere la casa, sempre all’interno dello slum, in cui i padri comboniani vivono; la casa dei padri sorge in
mezzo alle altre baracche ed è costruita nella stessa maniera, anche se è tenuta meglio, proprio a sottolinare il fatto
che anche in determinate situazioni c’è una possibilità di vita migliore. Anche se il nostro tour è durato poco, ci
siamo accorti subito che Korogocho è l’anticamera dell’inferno: oltre alle baracche di fango, ci sono rifiuti ovunque che
i disperati usano anche per appiccare fuochi neri e densi che solo a guardarli fanno accartocciare i polmoni; tra il sudicio
è comparso ad un certo punto un maiale nero di sporco, lasciato libero nello slum che cercava col grugno tra i rifiuti qualsiasi cosa
potesse mangiare. E l’idea che questo non è certo l’unico posto al mondo in cui esseri umani vivono in queste condizioni, e
nemmeno il peggiore tra tutti, è veramente agghiacciante; questa nostra consapevolezza è stato poi conferamta una volta
tornati al centro dei comboinani quando siamo saliti al secondo piano di un edificio la cui visuale era indirizzata
direttamente sulla discarica vera e propria: lì le persone si dirigevano tra i fumi dei rifiuti e gli uccelli spazzini
per cercare cibo e oggetti, aspettando l’arrivo dei camion che scaricassero i rifiuti provenienti dalla città. COn queste immagini
negli occhi ci siamo diretti verso un’osteria italiana per consumare il pranzo, posto surreale rispetto allo slum con
tanto di giardino all’aperto, piscina e piatti raffinati; una vera contraddizione rispetto alla baraccopoli.
Nel pomeriggio siamo tornati a Kibiko, dove ci avrebbe raggiunti anche Padre Paolo e Padre Stefano, un altro missionario
comboniano arrivato da poco. Insieme a loro abbiamo rivisitato il centro e spiegato le migliorie che secondo noi erano
necessarie apportare per miglirorare la produzione agricola, visto che l’obbiettivo del centro è quello di diventare
indipendenti per certi prodotti e magari vendere quelli in eccesso. Dopo cena, sempre con i due combnoniani abbiamo disucsso
riguardo alla situazione dello slum e delle persone che vi vivono; sono venute alla luce le vere motivazioni per le quali
gli abitanti delle campagne lasciano le loro case e si dirigono verso la città, attratti proprio dal fascino di una vita
migliore e più gratificante; la loro avventura però si conclude presto quando sono costretti per povertà a lasciare la città
e dirigersi nello slum, dove è possibile campare tra mille difficoltà con una somma comunque minore di denaro. Tra le
baracche imperversa la criminalità: si uccide con facilità e con ancora più disinvoltura si viene rapinati e saccheggiati;
le donne vengono violentate molto frequentemente e rimangono in cinta per la prima volta ad un’età media di 15 anni. I
bambini vengono accuditi dalle nonne trentenni e spesso finiscono per strada, dove conducono una vita discriminata; cedere
alla criminalità per loro è molto facile, sicuramente più facile rispetto alle possibilità di uscire dallo slum e costruirsi una vita degna.
Inoltre per poter occupare una baracca si è costretti anche a pagare una sorta di affitto. All”interno della baraccopoli
si cerca il cibo nella discarica vicina e gli oggetti che poi vengono utilizzati o scambiati con altri, se non addirittura venduti.
Il governo sta cominciano ad apparire tra le baracche: è da poco sorta una strada in mezzo allo slum e qualche gigantesco palo
con fari da stadio per illuminare la notte. Ma il problema non si risolverà certamente con la costruzione di infrastrutture
poichè prima dello slum vanno cambiate le persone che ci vivono, riuscire a trasmettere loro una speranza di vita e farli
impegnare in questa direzione anche economicamente, piuttosto che spendere il denaro faticosamente guadagnato in alcool e droga.
Dopo questa intensa discussione ce ne siamo andati a letto: il giorno seguente, cioè oggi, saremmo dovuti partire prestissimo in
direzione Monte Kenya, 4 ore di distanza e 200 chilometri, dove visiteremo una fattoria biologica.
Come detto prima, stamani siamo dovuti alzarci veramente presto: la sveglia alle 5 per me è stato veramente un trauma visto
che prima d’ora non pensavo nemmeno che quest’ora esistesse sull’orologio…
Siamo partiti coi soliti pulmini alle 6; subito fuori dal centro la vita era già attiva: molte persone
stavano aspettando pazientemente gli autobus alle fermate ai bordi delle strade sconnese senza marciapeide, ma più che altro
bambini in divisa che si dirigevano verso la scuola:
da noi i ragazzini vengono accompagnati in macchina mentre qui tutti quanti si riversano sulle strade e camminano per lunghe
distanze verso le scuole. Entrati a Nairobi il traffico della città ci ha tenuti in coda per due ore durante le quali
abbiamo visto come la vita qui comincia non appena spunta il primo raggio e le persone invadono le strade.
Dopo 5 ore e 200 chilometri persorsi abbiamo
finalmente raggiunto la meta; dopo la visita a questa fattoria biologica, di cui non sto a raccontarvi perchè vi
annoierebbe a meno che non siate del settore, ci siamo recati a pranzo in un ristorante dove allevano le trote, che vengono
pescate e cotte per essere servite direttamente nei piatti dei clienti. Adesso sono sul pulmino di ritorno al centro: il viaggio
dura 4 ore e quindi per passare il tempo mi sono messo a scrivere…
Lapo, 25 gennaio ore 17
Kenya, N’gong hills, posto meraviglioso… Siamo qui sotto il sole di giorno e al fresco la notte, per noi questo clima
è abbastanza inusuale. Questo è uno dei periodi più secchi e più caldi, ma anche con questo clima le piante coltivate sul
posto stanno molto bene, sono verdi e rigogliose. In questi primi 4 giorni ci siamo ambientati molto bene, ci siamo abituati
al loro stile di vita, e soprattutto appena arrivati abbiamo osservato la gioia di vivere di queste persone, che anche
con poco loro riescono a divertirsi, con un pallone di stracci, con una semplice corda; questo è quello che dobbiamo
imparare da queste persone. Il posto dove siamo ospitati è bello, le persone sono solari, ci sono molte abitazioni,
per dormire, per mangiare, ci sono i bagni. Inoltre l’azienda è grande circa 2,5 ettari, quasi tutti coltivati con cavolo,
mais, bietole, cipolle, e fagioli. Le colture danno tutte buoni risultati. Inoltre nell’azienda possiedono 3 mucche,
qualche coniglio e circa 10 tra galline e polli.Questi animali sono tutti tenuti molto bene. Stiamo passando un buon
soggiorno e speriamo di poter aiutare queste persone in qualche modo e proprio per questo siamo molto fiduciosi.
Marco, Istituto Tecnico Agrario di Firenze, 25 gennaio ore 22:30
Allora viaggiatori come sta andando???
Spero tutto bene!!! Vi abbiamo mandato tanti messaggi,ma voi non avete risposto e mi immagino anche il perchè!! Comunque ci farebbe piacere se su questo sito scriveste come state e come vi trovate laggiù in kenya. Ciao ciao claudia.
allora kenyoti come va??? qui tutto bene, anche se un pò ci mancate!!! fateci avere notizie di voi!!!!!!!! un bacione a tutti…al mio pappo in particolare… ciaooooo
ciao a tutti, grazie delle parole scritte e della voce, so che non è come essere lí ma di sicuro siete riusciti a rendere molto bene sia la situazione degli slum che il vostro sgomento e la voglia di cambiare. Almeno: questo è quello che mi è arrivato… un saluto a tutti da Francesca (collega di Simone -l’operatore)
volevo inviare un messaggio ai genitori dei ragazzi dell’agrario di Firenze perchè sono rimasta molto colpita dal loro spirito di adattamento, dalla loro serietà e dalla loro passione e conoscenza dell’agricoltura.
Leonardo (alias il segretario) oggi ha detto che qui ha scoperto la bellezza della vita, e lo ha scoperto vivendo questi giorni con essenzialità insieme ad una comunità di bambini e adulti che rappresentano gli ultimi della terra.Spesso penso che per noi è necessario venire in Africa per scoprire il valore delle cose, di quelle che contano davvero…
Alle mamme ed ai babbi, alle sorelle e ai fratelli ai nonni (con una speciale menzione per il nonno Alvaro e la nonna Fernanda) voglio dire che questi ragazzi sono bravi, in questa settimana non si sono mai tirati indietro, si sono sempre adattati a tutto anche alle situazioni più difficili, hanno collaborato tra di loro e con gli altri senza bisogno di chiederglielo, hanno lavorato la terra con competenza, hanno cucinato, lavato i piatti, hanno fatto tutto quello che richiede una vita in comunità e oggi sono tutti dispiaciuti di dover lasciare questo posto.
Cari genitori, dovete essere orgoliosi dei vostri figli e del lavoro che hanno fatto.
Salve a tutti , oggi noi ragazzi dell’Agraria di buon mattino (dopo una bella colazione!) ci siamo avviati al campo che stiamo lavorando assieme ai bimbi ed ai ragazzi del Centro Napenda Kuishi qui sulle N’Gong Hills per continuare il lavoro iniziato ieri . Stamani abbiamo tracciato nuovi solchi e piantato i fagiolini; nel pomeriggio invece abbiamo deciso che irrigheremo bene il sorgo che avevamo interrato ieri. Dopo queste attività all’aperto abbiamo assistito e partecipato alla messa di Padre Paolo il responsabile di questo centro di recupero. La messa è stata bilingue ( Swahili- Italiano) per permettere a tutti di capire la parabola raccontataci dal Padre : la parabola del seminatore. Credo che il significato di questa parabola sia che l’Uomo è come il seme, a seconda delle condizioni che la Vita gli mette davanti si comporta in modo differente anche se Dio permette a tutti la possibilità di vivere , alcuni semi non germineranno perchè si perderanno lungo la strada, altri verranno soffocati dalle spine ( metafora per le preoccupazioni dell’Uomo di oggi) altri semi troveranno la terra buona e produrranno . Quanto produrre spetta a noi decidere ricordandosi sempre che questa produzione può variare e aumentare, nulla resta immutabile nel tempo e questa è una speranza per il futuro. Durante la messa abbiamo cantato inni in swahili, il Padre ci ha benedetto e dopo ci ha tradotto i saluti che i bambini ed i ragazzi volevano scambiare con noi. La messa è stata molto bella e coinvolgente e dopo un giro di fotografie di noi “agrari” con i bambini siamo corsi in cucina per organizzare una bella pastasciutta per tutti. Oggi inoltre è il compleanno di Lara a cui vanno i nostri più cari auguri ! Come ogni festa che si rispetti c’era il dolce che tutti noi (bimbi compresi) abbiamo molto gradito ! Il viaggio volge al termine ormai … e adesso francamente dispiace dover ripartire dato che c’eravamo affezionati ai bimbi e a questo posto, colgo l’occasione per ringraziare Daniela,l’Unicoop, i nostri mitici professori e le associazioni che ci hanno permesso di fare questa indimenticabile esperienza.
Un saluto dal Kenya
MESSAGGIO PER DANIELA MORI
Sono Lorella (mamma di Leonardo) parlo anche per conto di mio marito Antonio, mio padre “nonno Alvaro” e penso anche per tutti gli altri genitori e volevo dire che ci ha fatto infinitamente piacere,
ed anche un po’ commuovere, leggere quanto ha scritto dei nostri ragazzi,del loro impegno, serieta’ e voglia di aiutare gli altri che
hanno dimostrato.
E’ vero possiamo dirlo, sono proprio dei bravi ragazzi.
E’ vero anche che servirebbe a tutti venire un po’ in Africa, ma quella Africa, non Malindi o luoghi affini, perche’ come hanno scritto i ragazzi “esserci e’ un’altra cosa”. Probabilmente ci renderebbe piu’ disponibili con gli altri, ci soffermeremmo di piu’ a riflettere sul nostro correre sempre piu’ in fretta perdendo di vista appunto le cose essenziali ed i veri valori.
Vorrei ringraziare la prof.Cavallini, il prof.Giannone, tutti gli
altri accompagnatori, organizzatori ecc.. che hanno permesso ai nostri ragazzi di vivere questa importante esperienza che sicuramente
lascera’ loro un segno indelebile.
In questi giorni, ci siamo tenuti in contatto tramite mail e telefono con alcuni genitori, informandoci reciprocamente delle novita’ che apparivato sul sito, foto, messaggi, commenti (ancora un bravi ai ragazzi che, ognuno col proprio stile, hanno saputo descrivere la situazione e trasmetterci le loro sensazioni )e grazie a questo sito ci siamo sentiti anche noi partecipi.
Grazie anche a Padre Paolo ed ai suoi ragazzi per l’accoglienza e le emozioni che hanno tramesso ai nostri.
Infine un grazie a Daniela, che istintivamente ha ispirato fiducia e simpatia, e che pensiamo sia stata vicina ai nostri figli come meglio
non avremmo saputo fare noi.
Lorella , mamma di Leonardo (Il segretario ? !!)
Messaggio per Daniela e i Prof. dell’Istituto Tecnico Agrario
Ciao a tutti sono Renza mamma di Giulia Nutini e
come Lorella (in questi giorni ci siamo tenute in contatto per le news) mi sono veramente commossa di leggere il messaggio di Daniela che ci ha inviato, mi rende (ci rende io e Luca) molto orgogliosi di avere una figlia come Giulia…(e non e non e’ la prima volta).
Ringrazio tantissimo Daniela e tutti per questa opportunita’ che hanno dato ai ragazzi di partecipare a questa esperienza (credo che non se la dimenticheranno mai).
E come dice Lorella tantissime persone dovrebbero venire li
dove siete voi per capire e riflettere su tante cose, sicuramente imparerebbero a essere piu’ rispettosi e disponibili verso gli altri.
Grazie a Padre Paolo per l’accoglienza e per tutto quello che sta facendo per i bambini.
Grazie soprattutto ai nostri ragazzi che ci hanno fatto sentire …ORGOGLIOSI di loro.
Un abbraccio a tutti ci vediamo presto presto.
Renza, mamy di Giulia
Luca, papone di Giulia
Di ritorno a casa..
Quest’oggi è stato il nostro ultimo giorno di Africa; ce ne andiamo con le immagini più tipiche di questo continente: in uno
scorcio di savana concessoci dal Nairobi National Partk abbiamo ammirato zebre, antilopi, bufali, e altri animali. Trascorsa
la mattinata dietro a queste bestie, ci siamo recati nuovamente all’osteria italiana del quartiere Karen, il più benestante
della città, come quando andammo a visitare Korogocho. Adesso siamo all’aereoporto: dopo pranzo siamo andati a fare un po’ di
spese prima al Marula Studios, dove si producono oggetti ricavati dai rifiuti riciclati, e ad un mercato Masai; tra tutte
quelle trascorse in Kenya, questa giornata è stata la più turistica. Il nostro aereo partirà alle 10 e 50 e arriveremo a
Firenze domani pomeriggio intorno alle una, considerando tutti i fusi orari: quello che più farebbe piacere trovare al ritorno
è un piatto di carbonara e bistecca al sangue (vi prego, qualcuno si assicuri che i miei legghino questo trafiletto), ma anche
tutte le altre comodità di casa non saranno certo disprezzate; abbiamo passato una settimana molto spartana, abbiamo vissuti
in stanze separate a gruppi con bagni e docce esterne. Ma sicuramente è stato meglio passarla in questa maniera, a contatto
con i bambini del centro e con i membri del suo staff piuttosto che in un albergo di lusso. Abbiamo insegnato molto a queste
persone, ma allo stesso tempo abbiamo ricevuto moltissimo: è stata un’esperienza di vita che nessuno di noi scorderà mai.
Stamattina ci siamo congedati da coloro che ci avevano accolti una settimana fa con lo stesso entusiasmo e ha fatto molto
piacere che alla nostra partenza i sentimenti reciproci sono stati sinceri e veri. Anche tra di noi, tra gli stessi membri della
spedizione, si è instaurato un rapporto molto bello che ha sicuramente aiutato la buona riuscita del viaggio: non è stata
certo una cosa scontata visto che siamo riusciti a costituire un gruppo composto da adulti, insegnanti, e ragazzi, che per
definizioni sono nemici come il gatto e il topo; tutto ciò è stato possibile grazie anche alla predispozione e alla voglia
di fare messa in campo da parte di tutti.
Riabbraceremo la nostra cara Italia domani pomeriggio, come detto, è già molte cose di questa settimana ci accompagneranno
in futuro: innanzitutto la terra rossa dei campi coltivati che non riuscirò mai a levare dalle scarpe, per quanto io abbia
provato a pulirle, ma anche l’impegno ad intraprendere iniziative a favorire il centro di Napenda Kuishi, con l’obbiettivo
di rendere quel posto completamente autosufficiente; non si conclude certo oggi questo progetto, anzi, è appena cominciato:
le culture che abbiamo piantato non saranno cose isolate, ma farmeo di tutto affinchè saranno per loro un aiuto concreto e
immediato. Di questo paese mi mancheranno le strade sconnesse (ma veramente sconnesse, non come quelle di Firenze), il
nebbione di polvere presente in ogni villaggio, le strade affollate ma nelle quali la gente non correva freneticamente ma
si muoveva adagio, come se il tempo non fosse un inesorabile inseguitore. Non penso sarà difficile riadattarsi alla vita di
tutti i giorni, ma sicuramente tutto quanto ci ha lasciato una traccia indelebile…
ci vediamo domani in piazza Adua alle una…
Lapo, 29 gennaio ore 19 e mezzo
Buon viaggio di ritorno a tutti, ragazzi e adulti!
Prendetevi cura della valigia gonfia che riporterete a casa. Badate di non lasciarla all’aereoporto, che quello che contiene è davvero prezioso: ricordi, emozioni, profumi e tanta tanta voglia di essere protagonisti di un futuro più a colori!
Marzia
Nairobi, kenya, africa e india a confronto…ripercorriamo le stesse strade come persone e come associazioni e finalmente riusciremo a vederle insieme e a farle incrociare.
Del kenya mi rimane la rabbia per l’ingisutizia, la terra rossa, la dignità delle donne, il ritmo lento e il tempo sospeso. mi rimane korogocho come luogo in cui l’umanità si è persa, la vista dall’alto sulla rift valley dove l’uma nità è nata.
Tante contraddizioni, tanto lavoro da fare, tanta speranza da portare.
Dall’India siamo tornati carichi di ricordi che le nostre suorine hanno impresso, che i bambini di strada o i bambini di madaplathuruth hanno scavato in modo semplice e intenso. Dal kenya…troppi sguardi persi e tanto dolore a cui dare una spiegazione e una risposta.
Buon rientro spero che presto possiamo incontrarci