La telefonata di Luisa è stata il colpo di grazia. Dopo una giornata passata a resistere ai colpi della sorte, quella serie di effetti del micropotere della vita quotidiana in cui tutti più o meno siamo immersi, ho ceduto. Luisa fa parte di quelle persone le cui parole hanno un potere speciale, prendono la mira e invece di rimanere nell’aria o arrivarmi alle orecchie, mi arrivano direttamente agli stinchi e io, tonf, cado giù. Io e lei siamo state amiche, più che amiche, sorelle direi, almeno fino al liceo, ancora un po’ all’università, poi le cose sono cambiate. Lei è diventata grande come succedeva una volta, è riuscita nell’impresa di darsi un’identità stabile e sicura. Tanti anni fa ha incontrato un uomo, l’ha amato e l’ha scelto, per sempre. Da quel giorno nessun “ti amo-non ti amo, ti voglio-non ti voglio”, solo un grande e ripetuto “va bene così”, nessuno spazio all’esitazione, pochissimo al tormento. E’ diventata madre e da quel giorno è stata una madre innamorata e orgogliosa dei suoi figli: nessuna crisi, nessuna delusione, nessun dubbio sull’educazione da dare. Se è stata incerta o inquieta per le difficoltà di uno dei suoi bambini ne ha parlato con il marito, con la madre, con un’amica dottore ( ama molto il parere degli esperti), con me non ne ha fatto parola. Ma soprattutto Luisa tanti anni fa ha trovato un lavoro, uno e uno solo, uno e sempre quello. Un lavoro e un posto di lavoro, un orario, un’organizzazione, una prospettiva di carriera. E’ uscita da quella carreggiata solo per le ripetute gravidanze, rientrando sempre nei tempi previsti e perfezionando un modello di conciliazione su cui si potrebbero scrivere dei manuali. In tutto questo ha, ovviamente, smesso di fare politica o di impegnarsi in qualcosa di pubblico, ma “smesso” non è il verbo adatto, ha semplicemente “rimandato”. Riprenderà ad avere una vita sociale piena quando i bambini avranno meno bisogno delle sue cure e della sua presenza.
Energica, positiva, ottimista, Luisa è una trottola, ma si risparmia la fatica delle imprese impossibili. Conosce i suoi limiti e li accetta, conosce le contraddizioni del vivere ed evita di sbattere continuamente la testa contro quello che non può cambiare. Si dà pace con la saggezza: “si sa che è così”. Le piace Monti “fa quello che può fare”, mi ha detto al telefono, ed è convinta che da “quel bel terzetto di donne” (Camusso, Fornero, Marcegaglia) alla fine usciranno delle riforme decenti. Quando le ho detto che in questi giorni mi sono parecchio arrabbiata per le questioni della Tav, è esplosa in un rimbrotto: “Dio bono, la Tav va fatta, se proprio la gente ha voglia di litigare che si arrabbi su questioni serie…! Dall’altra parte hanno già finito e noi non s’è ancora incominciato! E poi è una decisione dell’Europa…!”. “Ma quale Europa, ti sembra che l’Europa…?” ma prima che andassi avanti mi ha fermato “Senti non ne parliamo ora, tu comunque pensaci, ora dò cena ai miei figlioli, tanto poi ti chiamo e ci vediamo…”. Lo dice ma sappiamo tutt’e due che non lo farà, la sua agenda è fitta fitta e i suoi ritmi la sovrastano. Io un po’ ci sto male, un po’ penso che è una buona cosa, almeno per i miei stinchi.
A Luisa e a tutte quelle come lei va la mia mimosa per questo ennesimo 8 marzo.

