Questa scena parla da sola. Wenders la riprende nel film che ha dedicato a Pina Bausch ed è bellissima. Se qualcuno di voi riesce a trovarmi su internet la clip del film mi farebbe felice, mi pare che nel film la danzatrice sia Aida Vainieri. La pièce è¨ “Café Muller”, uno degli spettacoli pià famosi di Pina. Questo post non è un post è un appello: se per caso non siete ancora andati a vedere il film fatelo, fatelo subito, se per caso ci siete già andati scrivetemi qualcosa, possibilmente le cose che vi sono piaciute. Per ora vi lascio così. Buona settimana.
Archivio per Dicembre, 2011
Normalmente la mia radio, molto design e zero ricezione, non va: trasmette solo quello che vuole lei e a tratti. Stamani andava e mi è toccata una lunghissima rassegna stampa che girava tutta o quasi intorno alle lacrime della ministra. Probabilmente il dio delle onde medie voleva che io mi sforzassi di avere una mia opinione intorno a questo pianto sovracommentato. Non ce l’ho. Se sto a quella degli altri mi sembra che si divida in due cori, quello del “ma che piangi? dovremmo piangere noi!” e quello del “ma che piangi? cambia la riforma!”. Se poi guardo alla mia personale rassegna stampa fra siti, blog, mailing list di robe femministe, i cori si moltiplicano e si spaccano fra quelle “lacrime vere, lacrime false”, e quelle “lacrime empatiche, lacrime mediatiche”. Ora continuando a pensare che è tutto un po’ ridondante e che non è bello che tutti parlino delle stesse cose con tanta eccitazione, non si può negare che quello di cui si tratta - lacrime di ministra – rappresenti un qualcosa di “irrituale” rispetto ai modi della politica . Probabilmente si potrebbe fare la storia dei precedenti, di tutti quei gesti che esondano dal rituale istituzionale e passano nell’emotivo (Maddalena, Lazzaro e altri probabilmente hanno cominciato a farlo) ma rimaniamo alla nostra ministra imperlata. Se penso alle notizie di ieri che la riguardavano leggo un crescendo: l’abbandono del tavolo che ospitava la delegazione del Forum dei giovani al grido “non ci sono le donne, non va bene, slam” e il pianto insopprimibile in un momento formalissimo. La ministra, è ovvio, è molto molto sottopressione ma questa simpatica doppietta isterica, se lascio andare la mia fantasia, mi parla d’altro. Elsa Fornero, donna autorevole, probabilmente abituata a essere padrona della sua vita come della sua carriera, “battagliera”, come la definiscono, e probabilmente capace di uscire vincente dalle battaglie, è parecchio incazzata perché le tocca scendere a compromessi più di quanto lei stessa immaginava di dover fare. Onorata di vedersi proporre la bicicletta di un ministero tecnico per avviare, razionale e moderna, una riforma del welfare, non aveva capito che le sarebbe toccato pedalare nelle strettoie della politica, fra compromessi, giochi di potere, pressioni di ogni sorta. Non aveva capito, forse, che le sarebbe successo più di una volta di trovarsi in situazioni in cui il ping pong fra stimoli e reazioni non l’avrebbe portata a dire o a fare la cosa giusta, ma a essere così sopraffatta da doversi alzare e sbattere la porta o dal perdere il controllo di sé durante una frase fatidica. Ora io credo che quando una donna non trova la calma necessaria per inventarsi una mediazione autonoma fra lo stimolo che riceve dall’esterno (le probabili pressioni di un mondo di maschi che proprio perché donna le sta facendo fare uno dei lavoretti più sporchi che farà questo governo) e le risposte che vuole dare, quando una donna finisce nell’angolo della scena isterica è bene stare un po’ a guardare. La ministra a questo punto può, e ce lo auguriamo almeno per lei, prendere sul serio la sua incazzatura e cominciare a farsi sentire (perché ripeto, secondo me è incazzata, non è dispiaciuta e empatica, è ovvio, solo non ci sta, non ci sta tutta, qualcosa di lei dice “No!”. Probabilmente la stanno mettendo sotto portandola a forzare la presunta ragionevolezza e legittimità di una riforma “necessaria” verso qualcosa di più iniquo di quello che lei stessa immaginava ). Oppure la ministra, spaventata dalle sue stesse lacrime, in difficoltà crescente a reggere le regole del gioco in cui è capitata con la scusa nobile di “salvare il paese”, può decidere di farsi addomesticare, mettersi sottobraccio a un capo del governo o a un capo qualunque che le finisce le frasi (l’avete visto nel video come interviene Monti?) e le riforme, scegliendo il potere. Il potere degli altri.
Finirei con il suggerimento di Gigi, l’unico che ha sempre la musica giusta