<?xml version="1.0" encoding="ISO-8859-1"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>oliva</title>
	<atom:link href="http://blog.intoscana.it/oliva/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://blog.intoscana.it/oliva</link>
	<description>singolare femminile con il nocciolo</description>
	<lastBuildDate>Fri, 09 Mar 2012 15:27:33 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Luisa e l&#8217;8 marzo</title>
		<link>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/03/07/luisa-e-l8-marzo/</link>
		<comments>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/03/07/luisa-e-l8-marzo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 10:59:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oliva</dc:creator>
				<category><![CDATA[amiche]]></category>
		<category><![CDATA[pensosa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.intoscana.it/oliva/?p=589</guid>
		<description><![CDATA[La telefonata di Luisa è stata il colpo di grazia. Dopo una giornata passata a resistere ai colpi della sorte, quella serie di effetti del micropotere della vita quotidiana in cui tutti più o meno siamo immersi, ho ceduto. Luisa fa parte di quelle persone le cui parole hanno un potere speciale, prendono la mira [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La telefonata di Luisa è stata il colpo di grazia. Dopo una giornata passata a resistere ai colpi della sorte, quella serie di effetti del micropotere della vita quotidiana in cui tutti più o meno siamo immersi, ho ceduto. Luisa fa parte di quelle persone le cui parole hanno un potere speciale, prendono la mira e invece di rimanere nell’aria o arrivarmi alle orecchie, mi arrivano direttamente agli stinchi e io, tonf, cado giù. Io e lei siamo state amiche, più che amiche, sorelle direi, almeno fino al liceo, ancora un po’ all’università, poi le cose sono cambiate. Lei è diventata grande come succedeva una volta, è riuscita nell’impresa di darsi un’identità stabile e sicura. Tanti anni fa ha incontrato un uomo, l’ha amato e l’ha scelto, per sempre. Da quel giorno nessun “ti amo-non ti amo, ti voglio-non ti voglio”, solo un grande e ripetuto “va bene così”, nessuno spazio all’esitazione, pochissimo al tormento.  E’ diventata madre e da quel giorno è stata una madre innamorata e orgogliosa dei suoi figli: nessuna crisi, nessuna delusione, nessun dubbio sull’educazione da dare. Se è stata incerta o inquieta per le difficoltà di uno dei suoi bambini ne ha parlato con il marito, con la madre, con un&#8217;amica  dottore ( ama molto il parere degli esperti), con me non ne ha fatto parola. Ma soprattutto Luisa tanti anni fa ha trovato un lavoro, uno e uno solo, uno e sempre quello. Un lavoro e un posto di lavoro, un orario, un’organizzazione, una prospettiva di carriera. E’ uscita da quella carreggiata solo per le ripetute gravidanze, rientrando sempre nei tempi previsti e perfezionando un modello di conciliazione su cui si potrebbero scrivere dei manuali. In tutto questo ha, ovviamente, smesso di fare politica o di impegnarsi in qualcosa di pubblico, ma “smesso” non è il verbo adatto, ha semplicemente “rimandato”. Riprenderà ad avere una vita sociale piena quando i bambini avranno meno bisogno delle sue cure e della sua presenza.</p>
<p>Energica, positiva, ottimista, Luisa è una trottola, ma si risparmia la fatica delle imprese impossibili. Conosce i suoi limiti e li accetta, conosce le contraddizioni del vivere ed evita di sbattere continuamente la testa contro quello che non può cambiare. Si dà pace con la saggezza: “si sa che è così”. Le piace Monti “fa quello che può fare”, mi ha detto al telefono,  ed è convinta che da “quel bel terzetto di donne” (Camusso, Fornero, Marcegaglia) alla fine usciranno delle riforme decenti. Quando le ho detto che in questi giorni mi sono parecchio arrabbiata per le questioni della Tav, è esplosa in un rimbrotto: “Dio bono, la Tav va fatta, se proprio la gente ha voglia di litigare che si arrabbi su questioni serie&#8230;! Dall’altra parte hanno già finito e noi non s’è ancora incominciato! E poi è una decisione dell’Europa…!”. “Ma quale Europa, ti sembra che l’Europa…?” ma prima che andassi avanti mi ha fermato “Senti non ne parliamo ora, tu comunque pensaci, ora dò cena ai miei figlioli, tanto poi ti chiamo e ci vediamo…”. Lo dice ma sappiamo tutt’e due che non lo farà, la sua agenda è fitta fitta e i suoi ritmi la sovrastano. Io un po’ ci sto male, un po’ penso che è una buona cosa, almeno per i miei stinchi.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://blog.intoscana.it/oliva/files/2012/03/oliva_1.jpg"><img class="size-medium wp-image-594  aligncenter" title="donne_8 marzo" src="http://blog.intoscana.it/oliva/files/2012/03/oliva_1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>A Luisa e a tutte quelle come lei va la mia mimosa per questo ennesimo 8 marzo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/03/07/luisa-e-l8-marzo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dai volantini ai megafoni: la politica che serve</title>
		<link>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/03/02/oliva-dai-volantini-ai-megafoni-la-politica-che-serve/</link>
		<comments>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/03/02/oliva-dai-volantini-ai-megafoni-la-politica-che-serve/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 10:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oliva</dc:creator>
				<category><![CDATA[amiche]]></category>
		<category><![CDATA[cuore di mamma]]></category>
		<category><![CDATA[in salsa rossa]]></category>
		<category><![CDATA[madre-figlia]]></category>
		<category><![CDATA[Val di Susa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.intoscana.it/oliva/?p=584</guid>
		<description><![CDATA[Ho conosciuto Barbara Debernardi, del movimento NO TAV alla presentazione di un libro: io, lei ed altri eravamo stati contattati da un collettivo di studenti di Roma (un bel collettivo di filosofi e filosofe, Verlan). E’ una donna luminosa, una ex sindaca della Valle, ora attivista del movimento. In quell’occasione raccontò che in Val di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho conosciuto Barbara Debernardi, del movimento NO TAV alla presentazione di un libro: io, lei ed altri eravamo stati contattati da un collettivo di studenti di Roma (un bel collettivo di filosofi e filosofe, Verlan). E’ una donna luminosa, una ex sindaca della Valle, ora attivista del movimento. In quell’occasione raccontò che in Val di Susa, come ormai tutti sanno, sono le persone più diverse a opporsi alla “grande” opera dell’Alta Velocità, persone che sanno stare insieme e presidiare il territorio e la lotta mescolando stili e culture diverse. Questa diversità in movimento non si vede data la cura che mettono i media nel dare una rappresentazione dei No Tav tutta incentrata sulla violenza e sui violenti. Per questo, mi raccontò, da diverso tempo è attivo in valle un servizio di accoglienza: le famiglie e i valligiani mettono a disposizione case, giardini, rifugi e di tutto un po’ per ospitare chi vuole andare a vedere con i propri occhi cosa succede da quelle parti. Mi era sembrata un’idea geniale: ospitare per far vedere dal vivo, in opposizione a quello che fanno vedere gli schermi dei media. Pochi giorni dopo il mio incontro con Barbara mi è arrivato l’invito ufficiale con tutti i dettagli per partecipare alla vita della Valle entrando nel  quotidiano dei suoi abitanti. Grande. Considerando che quel territorio è militarizzato, quest’opera di accoglienza mi è sembrata semplicemente grande.</p>
<p>Da quel nostro incontro Barbara mi ha inserito nel suo indirizzario mail e non si dimentica mai di tenermi aggiornata insieme agli altri. Anche in questi giorni ha scritto e con il suo stile ha scritto sempre “grazie”, grazie agli amici di starci vicino, grazie di sostenerci, grazie di fare qualcosa per noi. Così ieri sera bel bella me ne sono andata alla manifestazione di sostegno ai No Tav che si è svolta nella mia città. Intelligentemente il questore o il prefetto o chi per lui non ha mandato le truppe cammellate di poliziotti in tenuta strana, solo una pattuglietta della digos che controllava la situazione, con due giovani donne  intente a fare filmini e fotografie ai manifestanti arrivati. Il presidio era calmo e pacifico, e i manifestanti erano davvero giovani. Per non sentirmi la zia di tutti mi sono guardata in giro cercando persone un po’ più grandi. Ho riconosciuto la donna che dava i volantini e mi sono avvicinata. Lei non mi riconosce mai, devo sempre ri-presentarmi e ci mette un po&#8217; prima di sorridermi. Trovarla mi ha rassicurato:   lei c’è sempre, da anni, in ogni occasione di movimento lei c’è, è una certezza. E’ diventata grande, ha fatto due figli, ha lavorato, e non ha mai smesso di frequentare quello che per lei è il modo e il mondo in cui fare politica ha senso. Dopo averci chiacchierato un po&#8217;  ho continuato a cercare facce note fino a quando non ho beccato Francesca e siamo rimaste lì a guardarci intorno e a parlare un po’. Quando Francesca se n’è andata sono rimasta ancora un po’, ho riconosciuto uno studente che viene a lezione, i capi scout di mia figlia, insomma c’era la parte giovane della mia comunità.  Dopo i cori, gli slogan, le attese,  una ragazza ha preso il megafono e ha cominciato a parlare, a spiegare le ragioni del presidio, a spiegare le ragioni dei No Tav, a dire cose di buon senso (che in questo nostro paese sembrano da  rivoluzionari e facinorosi) sui costi dell’alta velocità, sui costi del presidio militare, sui limiti di una democrazia che non riesce a tener conto della volontà di un numero consistente di cittadini… Cose così, semplici, intelligenti. Quando mi sono avvicinata per vedere di chi era quella voce ho visto che era la figlia della donna da cui avevo preso i volantini e la cosa mi è piaciuta. Questo filo di politica che passa di madre in figlia, questa voce che non si spezza fra una generazione e l’altra mi ha messo di buon umore.  Dopo, non solo manifestare anche preparare la cena è stato più facile.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/03/02/oliva-dai-volantini-ai-megafoni-la-politica-che-serve/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Wislawa, una foto.</title>
		<link>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/02/03/oliva-wislawa-una-foto/</link>
		<comments>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/02/03/oliva-wislawa-una-foto/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 11:17:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oliva</dc:creator>
				<category><![CDATA[ci casco dentro]]></category>
		<category><![CDATA[grandi donne]]></category>
		<category><![CDATA[Wislawa Simborska]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.intoscana.it/oliva/?p=574</guid>
		<description><![CDATA[
Tempo fa ho scelto come immagine del mio profilo fb una foto di Wislawa Szymborska, è una foto molto famosa, usata in tantissimi siti internet dedicati a lei: ha una faccina sorridente, ironica, una sigaretta in mano e un look strepitoso, decisamente old fashion. Contavo che i miei amici fb e le mie amiche fb [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.intoscana.it/oliva/files/2012/02/25152_1296485744994_1615883334_714616_7905713_n.jpg"><img class="size-medium wp-image-580 alignleft" title="Wislawa Szymborska" src="http://blog.intoscana.it/oliva/files/2012/02/25152_1296485744994_1615883334_714616_7905713_n-236x300.jpg" alt="" width="236" height="300" /></a></p>
<p>Tempo fa ho scelto come immagine del mio profilo fb una foto di Wislawa Szymborska, è una foto molto famosa, usata in tantissimi siti internet dedicati a lei: ha una faccina sorridente, ironica, una sigaretta in mano e un look strepitoso, decisamente old fashion. Contavo che i miei amici fb e le mie amiche fb la conoscessero e mi piaceva questo gioco di rispecchiamento. A un certo punto mi arriva una richiesta di amicizia con relativo messaggio: &#8221; Ci terrei tanto a diventare sua amica, diceva,  la sua foto è deliziosa e trovo molto personale il tuo taglio di capelli&#8221;. Era una signora che mi scriveva, incantata dalla mia immagine rubata a Szymborska. &#8220;Cara signora mi dispiace, in quella foto non ci sono io ma una poetessa che mi piace molto, anzi un premio nobel per la letteratura&#8221; e le rivelo il trucco. La signora è rimasta molto male e non ha certo voluto rimanere mia amica, voleva lei, Wislawa. Chissà magari è diventata una fan, ha cominciato a leggere tutte le sue poesie, o magari ha soltanto stampato la foto ed è andata dal parrucchiere con la tipica frase: &#8220;Mi faccia così&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/02/03/oliva-wislawa-una-foto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Carciofi, conflitti, conciliazioni e condivisioni</title>
		<link>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/01/30/carciofi-conflitti-conciliazioni/</link>
		<comments>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/01/30/carciofi-conflitti-conciliazioni/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 14:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oliva</dc:creator>
				<category><![CDATA[amiche]]></category>
		<category><![CDATA[ci casco dentro]]></category>
		<category><![CDATA[cuore di mamma]]></category>
		<category><![CDATA[pensosa]]></category>
		<category><![CDATA[agorà del lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[conciliazione]]></category>
		<category><![CDATA[condivisione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.intoscana.it/oliva/2012/01/30/carciofi-conflitti-conciliazioni/</guid>
		<description><![CDATA[“Devo assolutamente mettermi a dieta” penso guardando le morbidezze della mia pancia confinare pericolosamente con il computer che tengo sulle ginocchia. E mentre lo penso guardo con la coda dell’occhio la busta che mi porto da Roma, elegantemente piena di carciofi “capati”, pronti per  la mia novità di stagione: carciofi alla giudìa, rigorosamente fritti, fritti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Devo assolutamente mettermi a dieta” penso guardando le morbidezze della mia pancia confinare pericolosamente con il computer che tengo sulle ginocchia. E mentre lo penso guardo con la coda dell’occhio la busta che mi porto da Roma, elegantemente piena di carciofi “capati”, pronti per  la mia novità di stagione: carciofi alla giudìa, rigorosamente fritti, fritti in due tempi, fritti che più non si può. Niente di più opposto alla dieta. Anche il fatto che me li porti da Roma, in treno, dopo averli  sballottati  di riunione in riunione, dimostra che la mia motivazione si mobilita e mi mobilita verso altro rispetto alla rinuncia. Eppure è stato il proposito con cui ho inaugurato l’anno: imparare bene l’inglese e perdere 10 kg. Ho una certa passione per i buoni propositi e una scarsissima per le decisioni. Pensandoci bene credo di non aver mai deciso niente e mi chiedo come sia possibile. In fondo un po’ di cose le ho fatte, fatte e non decise?  (comincio a sentire l’abisso).  E’ meglio che la smetta qui perché  sono di buon umore. Ci penserò un’altra volta alla carenza di volontà che ha contraddistinto fin qui la mia esistenza e ci penserò un’altra volta a mettermi a dieta, prima  voglio godermi i carciofi e questo stato d’animo da rientro. Quando vado a Roma per lavoro sono felice ma  quando torno a casa  mi sento stranamente bene, come se qualcosa si ricucisse  dentro di me. Dev’essere quel piccolo strappo, quella cosa che sento  ogni volta  che “decido” di partire. Un pezzetto di me, impossibile da mettere totalmente in silenzio, dice che sto abbandonando i miei figli. E’ un  pezzetto piccolo piccolo, ha una voce labile, sommersa dalle tante cose tuonanti che dico  a me stessa e al mondo (<em>una buona madre è una madre felice, non posso mettere sulle spalle dei figli il peso della mia realizzazione, è lavoro etc etc</em>,) ma niente mi impedisce di sentire quel sibilo sommerso.  E’ come un sottofondo, e lo sento con la pancia. Non c’è giorno in cui sono lontana da casa in cui a un certo momento non arrivi qualcosa che chiude stomaco e gola, una bottarella d’angoscia che viene a dirmi che forse non sono dove dovrei essere. E’ tutto qui, penso io, il problema:  oltre a tutti gli ostacoli che ci mettono “da fuori” in questa bella società sessista  c’è questo sibilo che viene da dentro, questo prezzo da pagare. Sempre. E io sono anche fortunata, io mi faccio forte dei miei principi e prendo il treno, sì mi si chiude un po’ la gola, ma parto, poi torno a casa e sono felice. C’è qualcosa di irrisolto ma in fondo va tutto bene. Eppure  ci sono donne che hanno reti familiari diradate, mariti incapaci di prendersi cura dei figli o incasinati anche loro con il lavoro che cambia, che non c’è o che assorbe tutto.  Allora la scelta veramente si fa dura, il sibilo si fa assordante e molte fra noi devono “decidere” di mollare. A Roma ho conosciuto una donna davvero in gamba (la mia blogger preferita) faceva il lavoro che amava e lo faceva bene, ma i suoi figli davvero  non li vedeva mai  e dopo un po’ la vita gli è cominciata a sembrare invivibile. Ha detto basta e si è messa a casa.  Poi da casa ha cominciato a fare un mucchio di cose, ha aperto il cassetto e per fortuna era pieno di progetti lasciati lì, in attesa di essere presi in mano. Ora è una brava scrittrice, pubblica, fa belle cose, ma il suo lavoro, quello che avrebbe voluto fosse il suo lavoro,  va avanti senza di lei, e solo perché è molto brava ha saputo trasformare una rinuncia in un’invenzione. E tutte le altre? Le altre che lasciano e basta,  le altre che si intristiscono? Quelle che non ce la fanno a dire un “doppio sì”, solo perché banalmente è troppo caro: soldi per l’asilo, soldi per la tata, soldi per tutto. Sono quelle che non devono neanche decidere se continuare a sentirsi divise, incasinate, sempre in ritardo, semplicemente non possono. Da anni si parla di “conciliazione” , delle strategie da inventare perché le donne possano tenere tutto insieme, “conciliare” le parti della propria vita che sembrano essere sempre in conflitto e che producono rumori nell&#8217;anima e nella vita più o meno sopportabili.  Da anni si parla anche di “condivisione” del lavoro familiare, di tutte quelle piccole decisioni da prendere giorno dopo giorno perché non si creino proprio nel quotidiano i problemi insormontabili che lasciano gli uomini a lavoro e le donne divise in mille territori dell’esistenza. Perché in fondo se, diceva Winnicot, si tratta di essere madri &#8220;sufficientemente&#8221; buone, i papà basterà che siano decenti, ma che ci siano. La precarietà diffusa sta preoccupantemente portanto alla riedizione di modelli familiari tradizionali, e anch&#8217;io vedo molto donne prendere la strada del &#8220;lavoro di mamme&#8221;, con la stessa lena e lo stesso accanimento che vedo nelle serie televisive sull&#8217;America Anni &#8216;60, pre femminista. E, con tutto il rispetto, non è un bel vedere. Stasera all’Agorà del lavoro a Milano, uomini e donne si troveranno insieme per parlarne, è una buona cosa credo, parlare pubblicamente di queste cose, uomini e donne, padri e madri insieme ( <a href="http://agoradellavoro.wordpress.com/2012/01/24/ci-vediamo-lunedi-30-servizio-baby-compreso">http://agoradellavoro.wordpress.com/2012/01/24/ci-vediamo-lunedi-30-servizio-baby-compreso</a> ).</p>
<p>Sarà una bella serata e vorrei esserci, mi sembra importante portare in piazza questioni che di solito non varcano le soglie degli appartamenti . E mi sembra imporante raccogliere desideri e bisogni, contraddizioni e vie di uscite. Forse contro il sibilo non c&#8217;è conciliazione che tenga, né condivisione, né niente di niente, ma quello che è imporatante è che ogni donna trovi il vulume sopportabile e che sia lei &#8211; per quanto è possibile &#8211; a decidere per sé.</p>
<p>Da lontano mi consolerò con i carciofi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/01/30/carciofi-conflitti-conciliazioni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Oliva. Mani in fuga</title>
		<link>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/01/21/oliva-mani-in-fuga/</link>
		<comments>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/01/21/oliva-mani-in-fuga/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 17:50:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oliva</dc:creator>
				<category><![CDATA[amiche]]></category>
		<category><![CDATA[pensosa]]></category>
		<category><![CDATA[cervelli in fuga]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni donne]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.intoscana.it/oliva/?p=561</guid>
		<description><![CDATA[Chiara ha le mani sottili e le dita molto lunghe. E&#8217; la prima cosa che noto di lei quando si presenta davanti a me  nella sua tenuta tutta blu &#8220;Buongiorno, siamo in ritardo&#8221;, mi dice. &#8220;Ah, io pensavo di essere pronta per mezzogiorno&#8221;. &#8220;Mezzogiorno?&#8221; mi risponde fermissima, &#8220;non so cosa riusciremo a fare in così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chiara ha le mani sottili e le dita molto lunghe. E&#8217; la prima cosa che noto di lei quando si presenta davanti a me  nella sua tenuta tutta blu &#8220;Buongiorno, siamo in ritardo&#8221;, mi dice. &#8220;Ah, io pensavo di essere pronta per mezzogiorno&#8221;. &#8220;Mezzogiorno?&#8221; mi risponde fermissima, &#8220;non so cosa riusciremo a fare in così poco tempo&#8230;&#8221;.&#8221;Avevo calcolato un&#8217;ora, poi dovrei andare a prendere mio figlio a scuola&#8230;&#8221;. &#8220;Vedremo cosa si può fare&#8221;, è ancora delusa. &#8220;Provo a farmi sostituire&#8221;. &#8220;Sì, è meglio. D&#8217;altronde io sono a metà con il trattamento che ho in corso e non posso certo lasciarlo <em>incompiuto</em>&#8220;. Quell&#8217;aggettivo mi dà la misura di una cosa che avrei potuto immaginare: quelle che fanno massaggi ayurvedici sono molto serie. Decido di mandare qualcuno a scuola a sostituirmi e mi metto buona ad aspettare. Quando è il mio turno vengo invitata a spogliarmi e a sdraiarmi sopra un lettino di gommapiuma, un lenzuolo sotto e un lenzuolo sopra. E&#8217; il mio primo massaggio ayurvedico e anzi, è  uno dei miei primi massaggi.  Normalmente la tensione diventa dolore in altri modi nel mio corpo, &#8220;tutti nella testa&#8221; come mi dirà anche Chiara, otiti, cefalee, cervicali, ma due settimane fa la schiena ha cominciato a urlare, due giorni di &#8220;mal di vita&#8221; ininterrotti. Sotto le sapienti mani di Chiara e sotto il caldo di lenzuola e coperte comincio a rilassarmi davvero e penso che quel lettino di gommapiuma è una meraviglia: &#8220;Dove si comprerà un lettino così? Lo voglio&#8221;. Continuo a pensarlo e vorrei anche chiederlo ma sto zitta, si tace durante un massaggio. Anche Chiara me lo dice: &#8220;Parli solo per dirmi se le faccio male&#8221;. Ma lei non mi fa male, anzi, mi meraviglio per le scariche di benessere che si producono con l&#8217;allungamento dei muscoli, con la pressione sulla schiena, con il respiro profondo, deciso a comando. &#8220;Respiri qui!&#8221; mi ordina, come se ogni centimentro della mia pelle potesse respirare.  Sento la testa che si libera, la colonna che si rilassa e lascio fare. La stanza è quella messa a disposizione da un&#8217;amica, piena di libri e di una luce pacata che entra silenziosa. Chiara si riempe le mani di olio di mandorle e lavora. Quando prendo un po&#8217; di confidenza rompo la regola del silenzio: &#8220;Sei andata fino in India ad imparare?&#8221; .&#8221;No, io no ma la mia maestra sì, piacerebbe anche a me, prima o poi forse&#8230;&#8221; Capisco che è lei a non poter parlare, quando lavora inspira ed espira, aiuta i suoi movimenti, cerca la concentrazione. Decido di rispettarla e aspetto che abbia finito per continuare la mia intervista.  Chiara deve essere nata da queste parti, ha un accento toscano impigliato nelle frasi, ma abita a Roma da un po&#8217; di tempo e &#8220;ancora per poco&#8221;, mi dice &#8220;sto per trasferirmi alle Canarie, ho capito che c&#8217;è una buona situazione per il mio lavoro&#8221;. Alla parola Canarie corrisponde ben poco nella mia testa e la guardo stupita, &#8220;&#8230; c&#8217;è molta gente che fa surf da quelle parti&#8230;&#8221;. Meravigliosa intelligenza femminile dico io, invece di stare qui sulla terra ferma, troppo ferma, di quelle che si incriccano come me, che scaricano sul corpo tensioni e frustrazioni, questa ragazza laureata in filosofia e esperta di una disciplina antica se ne andrà presto a &#8220;trattare&#8221; i muscoli di quelli che si avventurano sulle onde. Bel contrasto penso io, fra l&#8217;immobilità di una stanza, i movimenti silenziosi del massaggio, e l&#8217;energia di chi si butta in mare e litiga con le correnti, che passa di spiaggia  in spiaggia con la tavola sotto braccio. Meravigliosa intelligenza femminile che impara un mestiere e se lo porta con sé nel mondo.  E sto meglio pensando che non ci sono solo cervelli in fuga, ma anche  mani in fuga, che vanno via , senza risentimento,   da un Italia stanca e con il mal di vita.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/01/21/oliva-mani-in-fuga/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Accademici, tecnici e dentisti</title>
		<link>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/01/09/accademici-tecnici-e-dentisti/</link>
		<comments>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/01/09/accademici-tecnici-e-dentisti/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 20:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oliva</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[in salsa rossa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.intoscana.it/oliva/?p=553</guid>
		<description><![CDATA[Qualche tempo fa il mio figlio di sette, con il quale condivido la sfiga di dover frequentare i dentisti, mi ha detto molto dispiaciuto &#8220;poverino il nostro dentista, sta sempre lì a fare quel lavoro&#8221;.
Non ho avuto parole per rispondere.  Come fare a spiegargli che il nostro &#8220;povero&#8221; dentista probabilmente è un milionario, che la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa il mio figlio di sette, con il quale condivido la sfiga di dover frequentare i dentisti, mi ha detto molto dispiaciuto &#8220;poverino il nostro dentista, sta sempre lì a fare quel lavoro&#8221;.</p>
<p>Non ho avuto parole per rispondere.  Come fare a spiegargli che il nostro &#8220;povero&#8221; dentista probabilmente è un milionario, che la somma del suo lavoro e della sistematica evasione delle tasse gli consente non solo di fare una bella vita ma di sentirsi molto furbo e sicuramente molto felice della sua sorte? E poi  in fondo il mio figlio di sette ha ragione, visto da una certa  prospettiva si può dire che &#8220;stare sempre lì a fare quel lavoro&#8221;, cioè a trafficare nella stessa stanza tante ore al giorno in mezzo alle dentature più diverse ma ugualmente incasinate, non è proprio il massimo.</p>
<p>Il mio figlio di sette deve aver preso da me, anch&#8217;io tempo fa mi sono trovata a pensare &#8220;poverino&#8221; di un amico, per poi rendermi conto che non è  &#8220;poverino&#8221; affatto, che ha tutto quello che desidera e forse anche un po&#8217; di più:  un posto sicuro e ben pagato come  professore ordinario all&#8217;università e un incarico politico anche quello più che ben pagato. E io a pensare &#8220;poverino&#8221; ( una fessa).  Lo avevo pensato  perché nel corso di una conversazione ha usato l&#8217;aggettivo &#8220;accademico&#8221; un numero spropositato di volte e in senso positivo. &#8220;Accademico&#8221; come sinonimo di un sapere al di sopra delle parti, scientifico,  di alto livello. Ora io nei miei giri, anche universitari , sono abituata a  usare &#8220;accademico&#8221;  per indicare qualcosa di  ridondante, autorefenziale, sganciato dall&#8217;esperienza. Sentir dire  &#8220;accademico&#8221; per certificare  qualcosa di solido, certo, confermato dalla teoria, mi aveva fatto pensare con tenerezza all&#8217;illusione con cui il mio amico, come tanti intellettuali e cervelloni che conosco,  ha pensato di mettere se stesso al riparo del reale, di quella cosa tanto incerta e confusa e contradditoria all&#8217;interno di cui ci muoviamo tutti. Forte di non so quale saggezza ascoltandolo riflettevo sull&#8217;accanimento  e l&#8217;idealizzazione con cui il mio amico ha concentrato  gli sforzi di tutta una vita per potersi inserire  fra gli accademici e vivere così al di sopra dei comuni mortali. La cosa mi è sembrata titanica e patetica, degna di un pensiero di tenerezza, &#8220;poverino&#8221; (una fessa).  Passeggiando vicino al mio amico, sentendo lui così al sicuro nella sua posizione e sentendo me così in imbarazzo per le di lui certezze, sono stata  anche peggio quando l&#8217;ho visto  interessanto alla vetrina di un negozio di abbigliamento in cui troneggiavano cappottini blu e mocassini.  Blazer di ogni tipo e brand che rimandavano all&#8217;eleganza formale e senza guizzo della longeva tradizione inglese, erano in effetti l&#8217;ovvia conseguenza della sua ricerca di sicurezza e dignità. &#8220;Barbour e burberry?&#8221; Gli  ho detto cercando di fare un po&#8217; di ironia, &#8220;non ti sembrano un po&#8217; un&#8217;uniforme?&#8221;, &#8220;Per niente, mi dice, mi sembrano belli&#8221;. Appunto, &#8220;poverino&#8221; (una fessa).<br />
Sono passati pochi mesi da quel mio sconfortato giro per Firenze  a quello in cui l&#8217;Italia è  stata &#8220;liberata&#8221; da tutto un esercito di accademici, vestiti  con le stesse dignitose uniformi che il mio amico ammirava nella vetrina.<br />
Forse  &#8220;accademico&#8221; vuol dire veramente quello che intendeva il mio amico? Forse c&#8217;è veramente un sapere in grado di prodursi attraverso l&#8217;autoevidenza delle argomentazioni, semplice, lineare e solido come un buon impermeabile inglese? Mi sa di sì, perchè un intero governo di professori passati indenni dalla tradizione del pensiero critico e consacrati al successo da incarichi come la presidenza delle banche, dei consigli di amministrazioni e di organismi internazionali che ci hanno praticamente portato alla rovina, è stato scelto per farci traghettare  oltre il baratro.  Gente pulita, onesta, tanto rispettabile da  pagarsi di tasca propria il cotechino per  il cenone di capodanno e da trattare la politica e il conflitto sociale come gli scarti della teoria, quei materiali troppo grezzi da essere presi in considerazione dal  sapere tecnico e scientifico. Gente pulita, onesta, rispettabile che si mette gratis al servizio del paese  e avvia con decisione una serie di riforme moderne e  avanzate che hanno  la sola controindicazione di produrre  &#8220;lacrime e sangue&#8221;. E&#8217; una strategia politica, copre degli interessi precisi, ma si presenta come  la razionale messa in campo degli   strumenti  tecnici, logici e  &#8220;necessari&#8221;, la soluzione di tutti i mali  sapientemente diretta dai professori, liberi &#8211; come è noto &#8211; dalle pastoie  delle ideologie.  Da tecnici, questi non-politici  usano i loro attrezzi  un po&#8217; come  fa il  dentista, che quando ti fa un male cane non lo fa tanto per guadagnare un botto, nè per vivere la vita che è riuscito a immaginarsi,  lo fa per guarirti,  &#8220;poverino&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/01/09/accademici-tecnici-e-dentisti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Oliva anno nuovo. Olive nel mondo</title>
		<link>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/01/09/oliva-anno-nuovo-olive-nel-mondo/</link>
		<comments>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/01/09/oliva-anno-nuovo-olive-nel-mondo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 11:18:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oliva</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.intoscana.it/oliva/?p=539</guid>
		<description><![CDATA[
Meglio di così non potrei sentirmi rappresentata&#8230;
Buon anno a tutti!
Olive nel mondo
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="500" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/oIBdbMKlQMY?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Meglio di così non potrei sentirmi rappresentata&#8230;</p>
<p>Buon anno a tutti!</p>
<p>Olive nel mondo</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.intoscana.it/oliva/2012/01/09/oliva-anno-nuovo-olive-nel-mondo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Questo post è&#8230;un appello!</title>
		<link>http://blog.intoscana.it/oliva/2011/12/12/appello/</link>
		<comments>http://blog.intoscana.it/oliva/2011/12/12/appello/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 08:58:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[cafè muller]]></category>
		<category><![CDATA[Pina Bausch]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.intoscana.it/oliva/?p=531</guid>
		<description><![CDATA[
Questa scena parla da sola. Wenders la riprende nel film che ha dedicato a Pina Bausch ed è bellissima. Se qualcuno di voi riesce a trovarmi su internet la clip del film mi farebbe felice, mi pare che nel film la danzatrice sia Aida Vainieri. La pièce è¨ &#8220;Café Muller&#8221;, uno degli spettacoli pià famosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="500" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/oYXjk_qn3cQ?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify">Questa scena parla da sola. Wenders la riprende nel film che ha dedicato a Pina Bausch ed è bellissima. Se qualcuno di voi riesce a trovarmi su internet la clip del film mi farebbe felice, mi pare che nel film la danzatrice sia Aida Vainieri. La pièce è¨ &#8220;Café Muller&#8221;, uno degli spettacoli pià famosi di Pina. Questo post non è un post è un appello: se per caso non siete ancora andati a vedere il film fatelo, fatelo subito, se per caso ci siete già  andati scrivetemi qualcosa, possibilmente le cose che vi sono piaciute. Per ora vi lascio così. Buona settimana.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.intoscana.it/oliva/2011/12/12/appello/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sulle lacrime della ministra</title>
		<link>http://blog.intoscana.it/oliva/2011/12/06/sulle-lacrime-della-ministra/</link>
		<comments>http://blog.intoscana.it/oliva/2011/12/06/sulle-lacrime-della-ministra/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 12:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oliva</dc:creator>
				<category><![CDATA[ci casco dentro]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[in salsa rossa]]></category>
		<category><![CDATA[pensosa]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[psicoliva]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.intoscana.it/oliva/?p=516</guid>
		<description><![CDATA[Normalmente la mia radio, molto design e zero ricezione, non va: trasmette solo quello che vuole lei e a tratti. Stamani andava e mi è toccata una lunghissima rassegna stampa che girava tutta o quasi intorno alle lacrime della ministra. Probabilmente il dio delle onde medie voleva che io mi sforzassi di avere una mia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Normalmente la mia radio, molto design e zero ricezione, non va: trasmette solo quello che vuole lei e a tratti. Stamani andava e mi è toccata una lunghissima rassegna stampa che girava tutta o quasi intorno alle lacrime della ministra. Probabilmente il dio delle onde medie voleva che io mi sforzassi di avere una mia opinione intorno a questo pianto sovracommentato. Non ce l&#8217;ho. Se sto a quella degli altri mi sembra che si divida in due cori, quello del &#8220;ma che piangi? dovremmo piangere noi!&#8221;  e quello del &#8220;ma che piangi? cambia la riforma!&#8221;. Se poi guardo alla mia personale rassegna stampa fra siti, blog, mailing list di robe femministe, i cori si moltiplicano e si spaccano fra quelle &#8220;lacrime vere, lacrime false&#8221;, e quelle &#8220;lacrime empatiche, lacrime mediatiche&#8221;. Ora continuando a pensare che è tutto un po&#8217; ridondante e che non è bello  che tutti parlino delle stesse cose con tanta eccitazione, non si può negare che quello di cui si tratta -  lacrime di ministra &#8211; rappresenti un qualcosa di &#8220;irrituale&#8221; rispetto ai modi della politica . Probabilmente si potrebbe fare la storia dei precedenti, di tutti quei gesti che esondano dal rituale istituzionale e passano nell&#8217;emotivo (<a href="http://homoeuropeus.wordpress.com/2010/02/10/le-lacrime-di-berlusconi-secondo-il-times/">Maddalena, Lazzaro e altri</a> probabilmente hanno cominciato a farlo) ma rimaniamo alla nostra ministra imperlata. Se penso alle notizie di ieri che la riguardavano leggo un crescendo: l&#8217;abbandono del tavolo che ospitava la delegazione del Forum dei giovani al grido &#8220;non ci sono le donne, non va bene, slam&#8221; e il pianto insopprimibile in un momento formalissimo. La ministra, è ovvio, è molto molto sottopressione ma questa simpatica doppietta isterica, se lascio andare la mia fantasia, mi parla d&#8217;altro. Elsa Fornero, donna autorevole, probabilmente abituata a essere padrona della sua vita come della sua carriera, &#8220;battagliera&#8221;,  come la definiscono, e probabilmente capace di uscire vincente dalle battaglie, è parecchio incazzata perché le tocca scendere a compromessi più di quanto lei stessa immaginava di dover fare. Onorata di vedersi proporre la bicicletta di un ministero tecnico per avviare, razionale e moderna, una riforma del welfare, non aveva capito che le sarebbe toccato pedalare nelle strettoie della politica, fra compromessi, giochi di potere, pressioni di ogni sorta. Non aveva capito, forse,  che le sarebbe successo più di una volta di trovarsi in situazioni in cui il ping pong fra stimoli e reazioni non l&#8217;avrebbe portata a dire o a fare la cosa giusta, ma a essere così sopraffatta  da doversi alzare e sbattere la porta o dal perdere il controllo di sé durante una  frase fatidica. Ora io credo che quando una donna non  trova la calma necessaria per inventarsi una mediazione autonoma fra lo stimolo che riceve dall&#8217;esterno (le probabili pressioni di un mondo di maschi che proprio perché donna le sta facendo fare uno dei lavoretti più sporchi che farà  questo governo) e le risposte che vuole dare, quando una donna   finisce nell&#8217;angolo della scena isterica  è bene stare un po&#8217; a guardare. La ministra a questo punto può, e ce lo auguriamo almeno per lei, prendere sul serio la sua incazzatura e cominciare a farsi sentire (perché ripeto, secondo me è incazzata,  non è  dispiaciuta e empatica, è ovvio, solo non ci sta, non ci sta tutta, qualcosa di lei dice &#8220;No!&#8221;.   Probabilmente  la stanno mettendo sotto  portandola   a forzare la presunta ragionevolezza e  legittimità di una riforma &#8220;necessaria&#8221; verso qualcosa di più iniquo di quello che lei stessa immaginava ). Oppure la ministra, spaventata dalle sue stesse lacrime, in difficoltà crescente a reggere le regole del gioco in cui è capitata con la scusa nobile  di &#8220;salvare il paese&#8221;, può decidere di farsi addomesticare, mettersi sottobraccio a un capo del governo o a un capo qualunque  che le finisce le frasi  (l&#8217;avete visto nel video come interviene Monti?) e le riforme, scegliendo il potere. Il potere degli altri.</p>
<p>Finirei con il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=2gqTT02KIMU" target="_blank">suggerimento di Gigi</a>, l&#8217;unico che ha sempre la musica giusta</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.intoscana.it/oliva/2011/12/06/sulle-lacrime-della-ministra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>C&#8217;è solo una via: la fuga.</title>
		<link>http://blog.intoscana.it/oliva/2011/11/28/giovedi-oliva-25-novembre/</link>
		<comments>http://blog.intoscana.it/oliva/2011/11/28/giovedi-oliva-25-novembre/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 09:48:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oliva</dc:creator>
				<category><![CDATA[pensosa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.intoscana.it/oliva/?p=501</guid>
		<description><![CDATA[Non seguo tanto le questioni sulla violenza sulle donne. So benissimo che le donne e le associazioni di donne fanno moltissimo, a volte capito anche a qualche iniziativa, ma tendenzialmente me ne sto alla larga. Questa cosa che le relazioni fra uomini e donne vadano così male da passare per le botte e la progressione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non seguo tanto le questioni sulla violenza sulle donne. So benissimo che le donne e le associazioni di donne fanno moltissimo, a volte capito anche a qualche iniziativa, ma tendenzialmente me ne sto alla larga. Questa cosa che le relazioni fra uomini e donne vadano così male da passare per le botte e la progressione irreversibile di violenza,  è  una cosa che capisco ma che faccio fatica a pensare. Così la lascio ad altre, più coraggiose di me. Anche per questo non sapevo una cosa che non mi pare  un dettaglio: non ci sono i dati (la questione dei dati ritorna, ahimè). Nessuno, se non la rete delle associazioni di donne e i centri antiviolenza che raccolgono i dati dalla stampa, si cura di monitorare il problema, non uno straccio di ufficio di un ministero, di una prefettura, niente. Sulla questione della violenza alle donne e sui femminicidi non ci sarebbero dati se le donne dei centri e delle associazioni (che già sono alle prese con un lavoro non proprio semplice) non tenessero d&#8217;occhio le notizie che escono sulla stampa. Grazie a questo paziente e artigianale lavoro sappiamo che quest&#8217;anno alla data del 25 novembre (Giornata mondiale contro la violenza sulle donne indetta dall&#8217;ONU) solo in Italia 129 donne hanno perso la vita violentemente per mano di un uomo, spesso un compagno, un marito, a volte un figlio, molto spesso un ex (la zona delle separazioni è rischiosissima).  Quando venerdì scorso l&#8217;Associazione Casa della donna di Pisa ha organizzato una<a href="http://pisanotizie.it/video/news_20111126_giornata_internazionale_contro_violenza_donne_manifestazione_pisa.html"> </a><a href="http://pisanotizie.it/video/news_20111126_giornata_internazionale_contro_violenza_donne_manifestazione_pisa.html" target="_blank">manifestazione-istallazione</a> per ricordar queste donne, leggendone tutti i nomi e i singoli modi in cui è stata loro inferta  la fine, sentivo la faccia che mi scendeva giù giù in uno sgomento che non trovava fine, se non in un gocciolìo infantile di dolore.</p>
<p>Stiamo attente ragazze e se butta male c&#8217;è una sola via: la fuga.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.intoscana.it/oliva/2011/11/28/giovedi-oliva-25-novembre/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using disk
Page Caching using disk
Database Caching using disk

Served from: blog.intoscana.it @ 2013-05-25 21:33:08 -->