Qualche tempo fa ho scoperto per bocca di un sociologo, lo stimato Matteo Villa dell’Università di Pisa, che in Italia le famiglie 2+2 (madre, padre e due figli) sono soltanto l’11%. Possibile, mi sono detta, la normalità è diventata eccezione? Che fine ha fatto il modello Mulino Bianco? Al fatto che non tutti potessero avere un casale in campagna e quel buon umore mattiniero potevo anche crederci senza esitare, ma che l’intero formato famiglia fosse superato, mi ha stupito un po’. A pranzo, dopo aver ascoltato la sua relazione, ho interrogato Matteo: “ Ma sei sicuro?” (non proprio sofisticata come interlocuzione). Naturalmente ho avuto subito il riferimento Istat, ma non mi è bastato. La sociologia sarà pure una scienza, la statistica un utile strumento, ma niente vale come la ricerca sul campo. Ho pensato allora di stilare una lista di quelle che io considero le mie amiche e ho provato a vedere, selezionando come campione “quelle che inviterei al mio compleanno, se prima o poi mi decidessi a fare un festone” se la percentuale tiene:
Ho cominciato dalle coetanee (ho pensato di darmi anch’io un minimo di criterio sociologico dividendo per classi di età), quindi fra 40 e 50, e le ho divise in due sottogruppi:
a) regolarmente coniugate:
- Giulia : 4 figli
- Mariella.: 3 figli
- Elena.: 2 figli
- Maurizia: 1 figlio
- Silvia.: 0 figli
- Sylvia.: 1 figlia
- Isabella.: 2 figlia
- Maria Luisa (in arrivo)
- Rita. 3 figlie
- Adriana: 1 figlio
- Elena: 2 figli
- Monica: 1 figlio
- Silvia: 3 figli
- Mara: 2 figlie
- Claudia: 2 figli
- Sandra: 1 figlio
b) single, di ritorno o di partenza, il che non vuol dire che non abbiano qualcuno nella propria vita (a volte anche più di uno, a volte non necessariamente dell’altro sesso, ma questi sono dati trasversali, quindi tralasciamoli se no poi mi dicono che io non sono seria è l’Istat sì):
- Maria Gemma: 0
- Maddalena: 0
- Federica: 1
- Monica: 1
- Chiara: 1
- Betti: 1
- Monica: 0
In effetti, le cose sembrano confermare l’Istat, anzi, a occhio questa media mi sembra più bassa. Ma andiamo avanti:
Le mie amiche fra 30 e 40:
a)regolarmente coniugate:
- Angela: 2
b) single etc etc
- Simona: 0
- Desy: 1
- Gaia: 0
- Chiara: 0
Le mie amiche sotto i trent’anni, fra venticinque e trenta, intendo
a) regolarmente coniugate:
- Eleonora: 0
b) single etc etc
- Teresa: 0
- Claudia: 0
- Angela:0
- Roberta: 0
- Valeria: 0
- Federica: 0
Le mie amiche over 50:
a) regolarmente coniugate:
- Bea: 1
- Teresa: 2
b) single: etc etc
- Paola: 2
- Adriana: 1
- Ida: 0
In effetti di tutte queste, le amiche che vivono in una stabile formazione da 4 non sono molte: 7 . Alcune stroppiano, con 4 e 3 figli e un marito, ma le più hanno un figlio solo e non necessariamente un marito. Molte non hanno figli , per scelta e per età. Forse Matteo e l’Istat hanno ragione, anche se nella mia rete di amiche la percentuale mi sembra più alta dell’11%, ma di poco e non vorrei sbagliare i conti. Eppure leggendo questa lista io vedo altre cose: prima di tutto vedo che devo dare una sistematina ai rapporti intergenerazionali nel mio giro di amiche (troppa concentrazione fra le coetanee) e poi che devo decidermi a farlo davvero un festone. Forse facciamo pochi figli ma noi donne contemporanee abbiamo un sacco di amiche, e questo non c’è verso, l’Istat non lo dice! Non c’è modo di avere un’immagine delle donne e delle famiglie che esca dallo stereotipo. Se volete sapere qualcosa sulle donne di oggi in Italia i sociologi vi diranno che fanno pochi figli e che li fanno tardi, che hanno un difficile accesso al lavoro, e che quando hanno un lavoro sono meno pagate. Vi diranno che fanno tutto il lavoro di cura e reggono il carico di un welfare in estinzione. Vi diranno che le famiglie sono “fragili”, che i contesti di vita sono “vulnerabili”. Poi, seguendo quella che Federica chiamerebbe “l’antropologia del becchino”, vi diranno che muoiono più tardi e che, a fronte di una evidente scarsità di vedovi, le vedove abbandono e non sono sempre così allegre. Impossibile però trovare dati che parlino della libertà delle donne, di quello che fanno nel loro tempo, di quello che vivono oltre i loro destini familiari, oltre i matrimoni che finiscono, oltre i figli che non fanno, oltre il lavoro che non trovano… Bisogna saper leggere i numeri fra le righe per capire qualcosa di quello che non si misura e che, come la libertà, pare mancare di indicatori.



