Se tutte le Olive fossero come me, addio Martini…
Latito da questo blog da tempo immemore. Sono una totale lavativa, e forse presto mi chiederanno di rinunciarci per sempre a tenere il ritmo, ma, Dio solo sa quante ne faccio e sotto quale pila di sensi colpa materni si è chiuso l’anno.
Le vacanze si avvicinano, devo stringere i denti. In tutto questo affancendarmi finale, qualche giorno fa ricevo la telefonata di un’amica convinta di aver trovato l’uovo di colombo “Di una segretaria, ecco di cosa abbiamo bisogno! Se avessimo una segretaria tutta la nostra vita funzionerebbe meglio…”.
Sì, lo so, le mie amiche sono strane, e tremendamente portate a prendere posizioni antieconomiche e un cincinino fuori dal mondo. In compenso la tipa che in questo momento è davanti al me sul treno una segretaria ce l’ha e le sta sciorinando una serie di cose da fare o da far fare ad altri. Mi compiaccio per lei, anche se trovo fastidioso trovarmi a fare parte del suo ufficio improvvisato.
La signora ha una faccia televisiva a cui mi pregio di non saper dare un nome, ma sono sicura che sia una di quelle esperte da palinsesto, magari una psicologa. Mi pare anche che tenga una rubrica in un qualche magazine di quelli che leggo io.
Un altro indizio sulla televisività della mia dirimpettaia da treno è lo sguardo leggermente fisso, reso da tale da qualche iniezione di troppo. Però è strano, com’è che è finita in seconda classe? Mah… E’ ancora più strano che indossi le scarpe più brutte che io abbia mai visto in vita mia, tipo ciabattoni di corda imperlinati, e una camicia larghissima perfettamente in continuità con il colore dei capelli.
Ha smesso di telefonare, si è data alla lettura di Repubblica, ecco il cerchio si chiude. Le gallerie mi hanno salvato ma nel tempo che ha avuto a disposizione ha organizzato un premio, una specie di concorso, qualcosa sull’infanzia, un qualcosa che verrà trasmesso in televisione e in cui si parlerà anche “di quel bambino che ha piantato un milione di alberi” (!). Ho assistito in diretta alla composizione della giuria: “Chiama quel preside di facoltà di quella università, chiama quel professore, senti un po’ la marina salomon, sgarbi e in alternativa quell’altro, come si chiama quell’altro? Vabbè te lo dico dopo. Poi Veronesi, ma non il professore, il musicista, e poi don Ciotti e don quell’altro. Si parlava anche della Fracci, verifichiamo. Poi mi piacerebbe che presentasse la Saluzzi, è una brava. Sì… Poi …”. Gallerie. Tregua.
Ora posso leggere un po’, ma sarà per poco, le gallerie finiranno. Certo che è strano lavorare così, da un treno in corsa, all’una di sabato…Anche questi della televisione sono un po’ sfigatelli…Siamo tutti dentro questo lavoro ininterrotto, che vive di comunicazioni, di informazioni , di pioggia di ordini, cose che ci teniamo in testa, che realizziamo così da un punto x della terra con qualcuno messo in un altro punto x.
In preda a questi pensieri smetto di invidiare la signora televisiva che ha una segretaria, per sdilinquirmi di invidia verso un’altra mia compagna di treno, quella che fino a un minuto fa era seduta alla mia destra. L’avevo osservata mentre si scrofanava una scodella colma di uno strano mix a base di wurstel e formaggio, sentendomi un po’ superiore, ma quando si è alzata mi sono resa conto che fra i suoi bagagli c’era anche un violoncello. E allora l’ho invidiata un po’. Magari va a fare un concerto, magari suona in un quartetto…
Quando le gallerie finiscono il telefono suona di nuovo. La signora televisiva risponde. Ha un tono perfetto della voce, è contenuta, ferma, sicura… Oddio mi tocca ricominciare a invidiarla: “Ci vuole qualcuno che si occupi del tema dell’ infanzia, ma un nome, uno importante… Comeeee? Coooosa? Hai fatto vedere quello che ho deciso io a qualcun altroooo? Come sarebbe che era per farmi sapere cosa pensa? COME TI PERMETTI!!???? Ma ti pare che mi faccio controllare tramite te? Ma sei impazzita?”
Oddio, il colpo di scena, la signora perde il suo stile e comincia a urlare sempre più convintamente fino a quando non decide di buttare giù, di brutto. La poveretta dall’altra parte (la traditrice, cioè) richiama, la signora fa squillare il telefono ma non risponde…
Una, due volte, alla terza risponde: “Come vi siete permessi brutti pezzi di merda di fare una cosa del genere? Io vi faccio sparire dalla mia vita!” e attacca ancora.
Non so bene dove guardare, mi impegno per avere un’aria un po’ vaga quando incontro lo sguardo della ragazza seduta proprio accanto alla signora televisiva. E’ incinta. Perfetto: “Quando nasce?” “Fra un mese…” “E’ il primo, è una femmina?” “Che bellezza… Sei contenta..’”. Di parti, figli, di bambini, gioie e dolori si può parlare sempre e per ore se solo si ha voglia. La signora televisiva lo sa, per questo dopo aver spento il telefono, si cala gli occhiali neri sugli occhi, si gira verso il finestrino, si stende un po’ e comincia a dormicchiare.
Mi sa che oggi, con il tema dell’infanzia ha chiuso. Anche la sua segretaria, mi sa.
