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8 marzo. fra leggende antiche e futuri incontri.

8 marzo. Mattina, non sono ancora uscita e non ho ancora visto i giornali. Compro sempre i giornali l’8 marzo e ho sempre una lunga giornata. Oggi poi sarà lunghissima: tutta la città è piena di cose da fare, tutte le donne, le associazioni, le istituzioni si sono mosse. Sono quasi sicura che quest’anno non mi capiterà di ascoltare né di leggere discorsi sull’opportunità di festeggiare l’8 marzo (ogni anni ci ammorbano) e sono quasi sicura che per tutte, anche per quelle che vanno semplicemente fuori a cena con le amiche, ci sarà qualcosa in più da pensare. La manifestazione del 13 febbraio ha avuto il merito di risollevare un po’ di questioni, di riportare, insieme alle donne, un po’ di pensieri nel disabitato spazio pubblico. E sarei proprio contenta di trovare sulla stampa non la solita sequela di numeri sullo svantaggio femminile (lavoro, rappresentanza etc) ma qualcosa che ne celebri il valore, quel costante muoversi nel mondo conservando  eccedenza.

Quella di 11 ha imparato cos’è l’8 marzo quando ancora andava alla scuola materna. Le maestre si sono messe di buona lena a dare spiegazioni sull’entrata massiccia di mimosa nelle aule della scuola. Così una bambina di 4 anni ha saputo che ben più di 100 anni fa, in America  un gruppo di operaie in sciopero in una filanda, è rimasto vittima di un incendio a causa della violenza padronale. Da quel giorno, nel mondo, pensa Quella di 11, si festeggia l’8 marzo per commemorare il sacrificio e l’eroismo di quelle operaie. In Italia, spiega Alessandra Gissi, nel suo “8 marzo. La giornata internazionale delle donne in Italia” il discorso pubblico dell’8 marzo è rimasto testardamente legato a quell’ episodio, ma le origini di questa data sono tutt’altro che certe. Esistono versioni di quelle origini che spingono meno nella direzione del “sacrificio”. In America ad esempio non sono pochi a collegare l’8 marzo alla commemorazione di una manifestazione spontanea avvenuta nel lontano 1857 in quel di New York ad opera di operaie tessili. Manifestazione che fu brutalmente repressa dalla polizia. Ma anche questa pare sia leggenda. Leggenda per leggenda qui in Italia si è preferito rimanere sulla quella dell’incendio:  il sacrificio, si sa, ci piace di più. Ma al di là della vaghezza che ancora avvolge la storia delle origini, seguire il modo in cui questa giornata internazionale della donna si impone all’attenzione è, e resta, interessante. Alessandra  Gissi mostra come  ricostruire la storia con cui questa giornata è stata festeggiata in Italia dal dopoguerra ad oggi, è un buon modo per capire la rappresentazione pubblica del rapporto fra i sessi e del tipo di cittadinanza pensato per/da  le donne. Nel suo libro sono raccontati un bel po’ di “8 marzo”, gruppi di donne, associazioni, collettivi femministi, sindacati, istituzioni hanno pensato di dare senso a questa giornata seguendo idee e rituali differenti.  Io, per me, vorrei avere molti di quei manifesti che Gissi mette in appendice, non soltanto quello di Lotta femminista contro il lavoro domestico (!), ma anche la copertina di Noi donne con la foto di Anna Magnani piena di mimosa, o  il manifesto di k.m. Sandler  ancora più antico, del 1914, in cui una donna stilizzata sventola una bandiera infinita che si staglia sullo sfondo.  Rossa, naturalmente. “Heraus mit dem Frauenwahlrecht. FRAUEN/TAG 8 marz 1914″.

E ora, con la testa piena di immagini del passato esco verso tutti gli incontri futuri.

Alessandra Gissi. Otto marzo. La Giornata internazionale delle donne in Italia, Viella Edizioni, Roma 2010.