Riscrittura #28
Pinocchio per Pinocchio
autore: Lusky
[ Ringraziamo Vento di Grecale per questa foto ]
Vladimir Ilianovic Rambaldi, detto “Pinocchio” a causa dell’aroma di pino mugo emanato dalle sue lacrime, nacque a Firenze nel 1881. La storia della sua vita è diventata parte del patrimonio collettivo della cultura occidentale soprattutto a causa di alcune peculiarità fisiche che l’hanno reso noto, prima fra tutte quella di essere un pupazzo di legno animato. La sua figura viene inoltre associata a quella del bugiardo per antonomasia, a causa di un inspiegato fenomeno che gli provocava, ad ogni bugia pronunciata, l’allungamento del naso. In realtà, i fatti accertati della sua biografia dimostrano come tale orribile deformazione si verificasse solo in occasioni molto sporadiche, in quanto Vladimir Ilianovic non aveva una propensione alla menzogna più elevata di qualsiasi altro essere umano non impegnato in politica. Successivi studi sociologici riconducono il successo riscontrato nella mitologia popolare dall’idea di un’appendice anatomica in grado di allungarsi in misura inverosimile all’ossessione della società contemporanea per tutto ciò che può essere figurativamente associato al campanile di una chiesa.
[Avevo sei anni la prima volta che ho sentito il grillo parlare. Ero contento e sono corso subito a raccontarlo al papà. Lui però si è arrabbiato molto, ha urlato che non dovevo dire bugie e ha schiacciato il grillo sotto il tacco dello stivale.]
Sull’origine delle sue straordinarie capacità, che violano non poche leggi della fisica ed alcuni diritti Disney, non esiste al momento unanimità tra gli studiosi. Il Piccolo Circolo Bibliofilo della Versilia ritiene che egli sarebbe stato una volta un re, ma questa ipotesi non trova riscontri, non è stata sottoposta ad una revisione tra pari e non spiegherebbe comunque assolutamente nulla. La maggior parte delle fonti si limita invece ad accennare vagamente alla teoria dei quanti o ai tarli radioattivi e glissa con eleganza alla richiesta di ulteriori approfondimenti, concordando piuttosto sul fatto che egli sarebbe stato un semplice pezzo di legno da catasta, buono al massimo per farci una gamba di tavolino. Un simile destino, che avrebbe reso la sua storia incredibilmente più breve e meno interessante (a meno che si trattasse di uno di quei tavolini per sedute spiritiche), gli venne risparmiato grazie alla presenza di spirito del falegname nelle cui mani era capitato, tale Mastro Ciliegia. Fu lui infatti a notare nel travetto che gli era stato consegnato una prima curiosa singolarità: aveva una fibra eccezionalmente nodosa, il che lo rendeva inadatto alla piallatura. Inoltre, il fottuto pezzo di legno parlava.
[A scuola non mi piaceva andare, preferivo stare fuori giocare con gli animali o andare a vedere gli spettacoli con i burattini. Quando papà lo ha scoperto mi ha proibito di andarci, perché c'erano gli zingari, che rapiscono i bambini e poi li mangiano.]
Ancora una volta si sarebbe portati ad interpretare questa scoperta come l’allucinazione di un vecchio falegname dedito all’alcol se Mastro Ciliegia, scosso dal timore reverenziale o dal delirium tremens, non si fosse sbarazzato di quell’osceno scherzo della natura regalandolo all’amico e collega Geppetto, soprannominato Polendina per via del colore della parrucca con cui si presentava alle feste spacciandosi maldestramente per un sosia di Lucio Dalla. Il ruolo della figura di Geppetto nella crescita e nell’educazione di Vladimir Ilianovic non ha mancato di suscitare diverse perplessità nei biografi di quest’ultimo, ma gli va quantomeno riconosciuto che trovatosi nell’insolita situazione di possedere un ciocco parlante, egli abbia saputo dimostrare una certa sagacia progettando di trasformarlo in una marionetta vivente per arricchirsi alle sagre di paese anziché, per esempio, gettarlo nel camino e starsene con gli amici a bere birra ascoltando le sue urla strazianti, come avrebbe fatto una persona più superficiale. Ancora più sagace sarebbe stato nominarlo direttore di un telegiornale, ma Geppetto era a modo suo una persona onesta e totalmente inconsapevole che di lì a un secolo e rotti questa sarebbe divenuta una pratica piuttosto comune.
[A otto anni papà mi ha sorpreso mentre parlavo con il gatto. Era simpatico e conosceva delle favole molto divertenti, ma da quel giorno non l'ho più visto. Allora ho iniziato a chiacchierare con l'asino che viveva sul prato dietro la scuola. Mi raccontava sempre di un paese dov'era stato, in cui i bambini giocavano tutto il giorno ed erano sempre felici.]
Dopo aver scolpito l’amorfo pezzo di legno donandogli sembianze passabilmente umanoidi, Geppetto dovette tuttavia rendersi conto di aver sottovalutato la totale ingestionabilità del giovane Vladimir Ilianovic. Né avrebbe potuto fare altrimenti, dato che il termine “ingestionabilità” non era stato inventato fino a trenta secondi fa. Pinocchio, così chiamato a causa del suo pedante vizio di cercare la trave negli occhi altrui, possedeva infatti un carattere anarchico ed indisciplinato che lo rendeva inadatto alla vita nel sobrio mondo dello spettacolo. Il falegname, incapace di farsi ubbidire ed avviare il burattino alla carriera che aveva pensato per lui, ne subì in breve un grave esaurimento nervoso, finendo con l’identificare in quello scarto di segheria il figlio che non era mai riuscito a concepire. Non solo gli diede un nome, gesto pedagogicamente molto positivo se non si fosse trattato di uno stramaledetto giocattolo animato, ma iniziò anche a confezionare per lui stucchevoli vestitini e giunse persino a sottoporsi a considerevoli sacrifici per avviarlo agli studi, nonostante il ragionevole scetticismo espresso degli insegnanti al momento dell’iscrizione.
[Una volta i miei compagni mi hanno preso a botte in cortile e mi è venuta la febbre alta. La mamma mi stringeva la mano e mi baciava. Papà arrivava la sera e mi ficcava in bocca un cucchiaio di medicina amara dicendo che se non l'avessi inghiottita sarei morto. Dopo sognavo sempre un carro funebre tirato da conigli neri che venivano a prendermi per portarmi al cimitero. Qualche volta me li sogno ancora, quei conigli neri.]
Vladimir Ilianovic, peraltro, non si dimostrò particolarmente riconoscente nei confronti del suo padre putativo, tant’è che fin dal primo giorno di scuola prese l’abitudine di disertare le lezioni ed imboscarsi in un locale equivoco per assistere all’esibizione lasciva di alcune marionette di facili costumi, forma di intrattenimento allora molto in voga. Ogni tentativo da parte di Geppetto di inculcare nella mente del pupazzo un po’ di sano rispetto per la propria autorità si rivelò inefficace a causa della naturale resistenza di Vladimir Ilianovic ad ogni genere di percossa, circostanza che provocò una frattura insanabile tra i due e al metacarpo del falegname. Abbandonati definitivamente gli studi e la casa paterna, ben presto il giovane dimostrò i limiti di un cervello letteralmente pieno di segatura facendosi raggirare da due talent scout senza scrupoli, a cui diede forti somme di denaro in cambio di una truffaldina promessa di partecipazione ad un ben noto spettacolo musicale per bambini. Questa delusione professionale spinse Pinocchio, che doveva il proprio soprannome alle tozze proporzioni del membro virile, in uno stato di profonda depressione che lo vide ridursi a vivere da mantenuto presso una prostituta originaria di Costantinopoli, nota nei bassifondi come Fatima la turchina per via della corporatura minuta. La relazione tra i due ebbe termine poco dopo, secondo alcuni a causa dell’abitudine di Vladimir Ilianovic di definire la ragazza una gran “figa di legno”, espressione colloquiale che solo per il pupazzo aveva evidentemente un’accezione positiva.
[Qualche mese dopo ho rubato dei soldi dalle tasche di papà e sono scappato di casa. Mi ha trovato due ore dopo, non ero ancora uscito dal paese. Mi ha detto che ero un bambino cattivo e che non dovevo più farlo, altrimenti mi avrebbe lasciato tutta la notte legato ad un albero in giardino.]
Non sono note le circostanze in cui la giovane testa di legno fece la conoscenza di Lucignolo, scapestrato figlio dei fiori che lo introdusse in una libera comune di fricchettoni famosa come “Il Paese dei Balocchi”. A questo proposito, i linguisti ricordano che “balocchi” non va inteso in senso letterale, in quanto nella Toscana dell’epoca era un eufemismo per riferirsi ad alcune sostanze psicotrope, uso ancora in voga in certi ambienti poco raccomandabili. Quel periodo rappresenta per molti studiosi la parentesi più oscura della giovinezza di Vladimir Ilianovic, da egli stesso in seguito descritta come “una sordida esperienza segnata da una peccaminosa promiscuità sessuale e dalla sperimentazione di ogni genere di droghe, in un clima moralmente degradato e psicologicamente abbruttente, ma che io sia truciolato se riesco a ritrovare il dannato posto”. Da questa spirale di depravazione Vladimir Ilianovic, soprannominato “Pinocchio” per motivi che era troppo fatto per ricordare, si salverà solo grazie ad un colpo di fortuna accidentale, gettandosi in mare da una scogliera convinto di essersi trasformato in un somaro. Una tale decisione testimonia in modo inequivocabile il suo stato mentale alterato dato che i somari, a differenza per esempio dei burattini di legno, sono ben noti per la propria incapacità di galleggiare o sopravvivere in ambiente acquatico. Alcune interpretazioni propendono per l’ipotesi che Vladimir Ilianovic si fosse trasformato in un somaro di sughero, ma non è chiaro perché ricorrere a tali azzardate teorie quando l’abuso di acido lisergico sembra già fornire una spiegazione sufficiente.
[Mi hanno portato da un dottore. Il dottore mi ha chiesto perché non volessi andare a scuola. Gli ho risposto che preferivo stare a parlare con gli animali. Ha suggerito al papà e alla mamma di darmi delle gocce per farmi diventare un bambino buono.]
E’ in questo contesto che viene collocata tradizionalmente una delle sue imprese più degne di nota, ovvero il ritrovamento dell’infelice Geppetto nella pancia di un gigantesco pescecane e la successiva evasione dalla pancia del mostro. I biologi che si sono occupati del caso ritengono tuttavia del tutto improbabile la presenza nel Tirreno di squali delle dimensioni adeguate ad ospitare un uomo vivo nel proprio stomaco, per non parlare degli effetti devastanti che i succhi gastrici del pesce avrebbero avuto sulla salute dell’anziano falegname in caso di una lunga permanenza; le interpretazioni più recenti tendono a supporre che Vladimir Ilianovic abbia scambiato per pescecane una balena, o anche una nave, un container galleggiante, forse la spiaggia stessa, errore comprensibile se consideriamo la breve durata della carriera scolastica del giovane o il suo essere un burattino di legno in preda ad una fottuta allucinazione da LSD. Anche la fuga a bordo di una scatoletta di tonno non manca di suscitare qualche sospetto.
[Da due anni passo le giornate in camera a guardare la tivù o a giocare con il computer. Ubbidisco alla mamma e al papà, faccio i compiti e non mi parla più nessuno. Sono tre giorni che tengo le gocce in bocca e poi le sputo nel lavandino.]
Rimangono tuttora avvolte nel mistero anche le ragioni dell’improvvisa scomparsa di Vladimir Ilianovic, detto “Pinocchio” a causa del verde profondo dei suoi occhi, una volta tornato a casa insieme a Geppetto. E’ risaputo che il giovane aveva espresso il proposito di gettarsi finalmente alle spalle tutte le proprie sconsiderate intemperanze giovanili e passare il resto dell’esistenza accanto al genitore adottivo. Secondo la testimonianza del falegname, Vladimir Ilianovic si sarebbe finalmente trasformato in un bambino in carne ed ossa, evento che non apparirebbe incoerente nella sua bizzarra biografia. Tuttavia, nessuno ebbe in seguito occasione di conoscere questo fantomatico “bambino vero”, mentre il vecchio si sarebbe sempre rifiutato di fornire spiegazioni relativamente alle misteriose tracce rinvenute sul fondo del suo camino e alle urla strazianti udite a centinaia di metri di distanza. Anche il successo ottenuto con la sua successiva invenzione della stufa a pellet, frutto di un’intuizione quanto meno considerata di cattivo gusto, non mancò di seminare qualche inquietante sospetto. Qualunque sia stata l’effettiva sorte del burattino, viene oggi unanimemente considerato molto stupido onorarne la memoria indossando ridicoli pantaloni che arrivano al polpaccio.
[Ho trovato un nuovo grillo sul prato. Di solito fa solo crì, crì, crì. Prima mi ha detto che in fondo al primo cassetto, sotto i maglioni di lana, papà tiene nascosta una pistola. Poi di nuovo crì, crì, crì.]